Con ritardo mostruoso compilo il meme relativo alle mie letture dell'anno passato.
Quanti libri hai letto nel 2014?
71, secondo il conteggio della Reading challenge di Goodreads, e quindi sono un pochino scesa rispetto all'anno scorso (ma in parte perché mi sono cimentata con volumi più lunghi).
Quanti erano fiction e quanti no?
13 non erano fiction, ma libri di viaggi e di storia, principalmente. Tutti gli altri titoli erano narrativa.
Quanti scrittori e quante scrittrici?
Circa 30 scrittrici e 13 scrittori.
Il miglior libro letto?
Alcuni titoli della saga di "Outlander", poi "Il gioco dell'inganno" e "Giocare d'azzardo".
E il più brutto?
Due romanzi della Balogh e della Kleypas (che stranamente mi piacciono sempre molto, e invece qui sono state deludenti), poi il soporifero "Perduti tra le pagine" della Oggero. Ma il libro che ho sopportato di meno, in assoluto, è stato "Parigi è un lungo tramonto" di Michele Monina, uno pseudo libro di viaggio dove l'autore divaga, divaga, divaga, e continua a menarcela con considerazioni e preferenze personali. Ma se Parigi e i parigini (ma forse tutti i francesi...) non gli piacciono (cosa che dice chiaro e tondo), avrebbe potuto risparmiarci l'agonia di questo libro!
Quanti libri hai riletto?
Ho riletto "La straniera" della Gabaldon, che avevo letto nel 2003. Dato che sapevo che durante l'estate sarebbe uscito il telefilm, in primavera ho pensato di rileggere il libro per rinfrescarmi la memoria, ed essere in grado di giudicare la serie TV. Ho finito per divorarmi tutta la serie (13 libri + short stories recuperate qua e là) entro ottobre.
I libri più letti dello stesso autore quest'anno?
Ovviamente la Gabaldon, di cui come dicevo prima mi sono fatta tutta la serie di Outlander.
Quanti libri scritti da autori italiani?
17
E quanti dei libri letti sono stati presi in biblioteca?
Solo uno, mi pare.
Dei libri letti quanti erano ebook?
Circa una trentina.
mercoledì 25 febbraio 2015
giovedì 19 febbraio 2015
ci sono
Ci sono. Non sono sparita. Ma non riesco più a trovare il tempo per scrivere due righe su queste pagine, mannaggia... Cercherò di provvedere al più presto.
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uffa
lunedì 5 gennaio 2015
una vista mozzafiato su praga
Il castello (hrad) domina benignamente la città di Praga, dall'alto della collina di Malà Strana.
E' stata una sorpresa visitarlo, e rendersi conto che non si trattava di un unico palazzo, ma di un vero e proprio complesso di edifici, diversi fra loro sia per funzione sia per epoca, una vera e propria cittadella lunga 570 metri e larga mediamente 130.
Fra gli innumerevoli palazzi e giardini, al suo interno si trova anche la cattedrale gotica di San Vito, una delle più grandi d'Europa, che venne costruita nel corso di quasi 600 anni (e comunque non è l'unica chiesa presente nello hrad).
San Vito si incontra dopo un paio di cortili iniziali, dopo essere passati in un porticato che entra su una nuova corte; la sua facciata si trova alquanto sacrificata, poiché di fronte ad essa lo spazio è molto ristretto, ed è impossibile godere di qualsiasi prospettiva. C'è talmente tanto poco spazio che risulta impossibile anche soltanto fare una foto completa all'intera facciata della cattedrale, perché è impossibile raggiungere l'angolatura di ripresa necessaria.
Una volta dentro, vale la pena raggiungere la cima del campanile, che è visitabile.
Lì, dall'alto, si gode di una vista favolosa non soltanto del castello e del famoso Ponte Carlo che attraversa la Moldova, ma di tutta la Città Vecchia (Stare Mesto) di Praga.

Proprio legato alla salita al campanile è un ricordo che mi è rimasto impresso, nonostante siano passati alcuni anni, e ora capirete perché.
La scaletta d'accesso al campanile è una scala a chiocciola in pietra, vecchia e con gli scalini consumati e scivolosi, piuttosto stretta.
Ci sono 297 scalini e bisogna fare attenzione, non soltanto alla testa che gira un po' a furia di girare in tondo, ma anche alle persone che vengono in senso opposto.
Ecco, io ho avuto il "piacere" di trovarmi in questo stretto cubicolo, intenta a salire gli scalini in un caldo agosto, mentre dall'alto scendevano robusti e rubicondi signori slavi, tutti belli affaticati, sudati e molti senza maniche... lo strusciamento umidiccio è stato inevitabile, e rabbrividisco ancora al pensiero :-)
Comunque una volta arrivata in cima al campanile, il panorama che si gode da lassù ha ripagato veramente della fatica della salita (e anche di questi piccoli disagi imprevisti, eh sì).
giovedì 18 dicembre 2014
panini al salmone sotto la pioggia
Dicono che una delle città più piovose del mondo sia Bergen,
in Norvegia, e non ho motivo di dubitarne. Ci sono stata tre giorni e
ha piovuto in continuazione: per tutto il tempo non ho mai abbandonato
la giacchetta impermeabile e l'ombrello. Addirittura buona parte delle
cartoline ironizzano su questa peculiarità, quindi dev'essere un dato di
fatto incontrovertibile. Pare che la media annua di giornate piovose
sia 285!
Ma per fortuna Bergen è famosa anche per altri aspetti, fra cui uno è il caratteristico mercato del pesce, il Fisketorget, che si tiene nelle vicinanze del porto. Lo spazio del mercato non è molto ampio, ma le bancarelle sono alquanto pittoresche: i tendoni che le sovrastano sono rossi e contribuiscono a diffondere una tonalità rossa su tutto l'ambiente sottostante, sottolineata ancor di più dai colori dei pesci esposti sui banconi.
Ci sono moltissime varietà di pesci, principalmente salmoni e gamberetti (che in buona parte finiscono dentro a panini da asporto fatti direttamente sul momento), ma anche carne di balena, granchi, aringhe, e tanti altri a me sconosciuti. La Norvegia era l'unico paese al mondo (insieme al Giappone) ad esercitare ancora la caccia alla balena, quando ci sono stata, per cui qui la vendita della sua carne era consentita. La carne di balena ha un colore molto scuro, e un amico l'aveva comprata per assaggiarla. Io invece mi ero fatta prendere dagli scrupoli e non l'avevo fatto.
Le persone dietro ai banchi del Torget indossano tutte delle maxi salopette di gomma da pescatori, con degli alti stivaloni. E' un po' una babele, poiché parlano moltissime lingue diverse. Si tratta infatti principalmente di studenti (molti stranieri), che lavorano al mercato durante l'estate, per pagarsi gli studi.
Sulle bancarelle comunque non si trovano esclusivamente pesci, ma anche frutti, bacche, fiori oppure maglioni tipici, quelli belli spessi ricamati di lana. Giusto per non farsi mancare nulla, dato che il mercato è frequentatissimo dai turisti.
Ma per fortuna Bergen è famosa anche per altri aspetti, fra cui uno è il caratteristico mercato del pesce, il Fisketorget, che si tiene nelle vicinanze del porto. Lo spazio del mercato non è molto ampio, ma le bancarelle sono alquanto pittoresche: i tendoni che le sovrastano sono rossi e contribuiscono a diffondere una tonalità rossa su tutto l'ambiente sottostante, sottolineata ancor di più dai colori dei pesci esposti sui banconi.
Ci sono moltissime varietà di pesci, principalmente salmoni e gamberetti (che in buona parte finiscono dentro a panini da asporto fatti direttamente sul momento), ma anche carne di balena, granchi, aringhe, e tanti altri a me sconosciuti. La Norvegia era l'unico paese al mondo (insieme al Giappone) ad esercitare ancora la caccia alla balena, quando ci sono stata, per cui qui la vendita della sua carne era consentita. La carne di balena ha un colore molto scuro, e un amico l'aveva comprata per assaggiarla. Io invece mi ero fatta prendere dagli scrupoli e non l'avevo fatto.
Le persone dietro ai banchi del Torget indossano tutte delle maxi salopette di gomma da pescatori, con degli alti stivaloni. E' un po' una babele, poiché parlano moltissime lingue diverse. Si tratta infatti principalmente di studenti (molti stranieri), che lavorano al mercato durante l'estate, per pagarsi gli studi.
Sulle bancarelle comunque non si trovano esclusivamente pesci, ma anche frutti, bacche, fiori oppure maglioni tipici, quelli belli spessi ricamati di lana. Giusto per non farsi mancare nulla, dato che il mercato è frequentatissimo dai turisti.
lunedì 8 dicembre 2014
the king
Per quanto mi riguarda, non ha più la verve dei primi titoli della serie. Troppo dispersivo, troppa carne al fuoco, troppo spazio a personaggi che mi interessano poco (le Ombre), e poco a quelli di cui vorrei leggere di più (Layla e Xcor, e inoltre personaggi appena accennati in passato come Murhder e Luchas - la Ward se li è persi nel dimenticatoio?).
Si vede che la Ward, quando decide di prediligere particolarmente un personaggio, gli prepara minuziosamente il campo già diversi libri prima di quello che a lui espressamente dedicato. E' successo con John, poi l'ho notato tantissimo con la coppia Qhuinn e Blay, e adesso con le Ombre. Peccato che in ciascuno di questi casi l'eccessivo spazio che dedica loro mi sfinisce: insomma, già si tratta di personaggi che non sono MAI quelli che a me interessano, e il troppo mi stufa.
Ma poi... le Ombre? Quando la Ward ha introdotto questi fratelli (all'epoca in cui lavoravano nel club di Rehvenge) li aveva ammantati di un'aura mitica di pericolo, in quanto appartenenti a una razza particolare, diversa dai vampiri, etc etc, insomma c'erano grandi aspettative... e adesso invece uno fa il cuoco nel tempo libero, e l'altro il puttaniere seriale per sfuggire allo spleen esistenziale: ma dai!
E Selena: ho letto tutti i libri precedenti ma mi sfugge davvero dove fosse fatta menzione di una malattia mortale fra le Elette, da dove l'ha tirata fuori la Ward?
In quanto alla storia di Beth e Wrath devo dire che la parte che mi è piaciuta di più è stata quella con i flashback relativa ai genitori di Wrath (e se anche la Ward l'avesse ampliata un pochetto non mi sarei lamentata). Ho trovato abbastanza ridicola (e confezionata su misura) la gestione del needing di Beth e della sua gravidanza inconsapevole - anche alla luce del fatto che abbiamo Layla incinta da quanto? due libri?, mentre Beth scopre di essere incinta e dà alla luce il figlio nel giro di pochi capitoli.
La storia fra Sola e Assail ha continuato a piacermi (non da impazzire, ma visto il resto...), com'era stato nel libro precedente.
In definitiva, ho letto il libro, ma senza alcuna fretta né entusiasmo, tant'è che è la prima volta che non mi sono fiondata sull'edizione inglese appena uscita, ma con tutta calma ho letto l'edizione italiana oltre sei mesi più tardi, senza nessuna ansia. Il desiderio di proseguire con la serie mi era già scemato moltissimo con "Lover at last", e con questo titolo non è certo riaumentato.
Si vede che la Ward, quando decide di prediligere particolarmente un personaggio, gli prepara minuziosamente il campo già diversi libri prima di quello che a lui espressamente dedicato. E' successo con John, poi l'ho notato tantissimo con la coppia Qhuinn e Blay, e adesso con le Ombre. Peccato che in ciascuno di questi casi l'eccessivo spazio che dedica loro mi sfinisce: insomma, già si tratta di personaggi che non sono MAI quelli che a me interessano, e il troppo mi stufa.
Ma poi... le Ombre? Quando la Ward ha introdotto questi fratelli (all'epoca in cui lavoravano nel club di Rehvenge) li aveva ammantati di un'aura mitica di pericolo, in quanto appartenenti a una razza particolare, diversa dai vampiri, etc etc, insomma c'erano grandi aspettative... e adesso invece uno fa il cuoco nel tempo libero, e l'altro il puttaniere seriale per sfuggire allo spleen esistenziale: ma dai!
E Selena: ho letto tutti i libri precedenti ma mi sfugge davvero dove fosse fatta menzione di una malattia mortale fra le Elette, da dove l'ha tirata fuori la Ward?
In quanto alla storia di Beth e Wrath devo dire che la parte che mi è piaciuta di più è stata quella con i flashback relativa ai genitori di Wrath (e se anche la Ward l'avesse ampliata un pochetto non mi sarei lamentata). Ho trovato abbastanza ridicola (e confezionata su misura) la gestione del needing di Beth e della sua gravidanza inconsapevole - anche alla luce del fatto che abbiamo Layla incinta da quanto? due libri?, mentre Beth scopre di essere incinta e dà alla luce il figlio nel giro di pochi capitoli.
La storia fra Sola e Assail ha continuato a piacermi (non da impazzire, ma visto il resto...), com'era stato nel libro precedente.
In definitiva, ho letto il libro, ma senza alcuna fretta né entusiasmo, tant'è che è la prima volta che non mi sono fiondata sull'edizione inglese appena uscita, ma con tutta calma ho letto l'edizione italiana oltre sei mesi più tardi, senza nessuna ansia. Il desiderio di proseguire con la serie mi era già scemato moltissimo con "Lover at last", e con questo titolo non è certo riaumentato.
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venerdì 28 novembre 2014
la fiera delle vanità
Vanity Fair. La fiera delle vanità
di Mira Nair, 2004, GB-USA
interpreti: Reese Witherspoon, James Purefoy, Gabriel Byrne, Jonathan Rys-Myers, Bob Hoskins.
La bella Becky, appassionata, spiritosa e calcolatrice, figlia di uno squattrinato artista inglese e di una ballerina francese, resta orfana in tenera età. Fin da bambina è sensibile al fascino di una vita piú agiata e ripudia il suo ambiente di origine. Abbandona l'Accademia di Miss Pinkerton a Chiswick, decisa a conquistare l'alta società inglese con ogni mezzo a sua disposizione. Per scalare le vette sociali ricorrerà a tutta la sua intelligenza, astuzia e sensualità.
Un film che in molti passaggi ricorda "Via col vento", consigliato a tutte le romantiche che amano i film in costume, con eroine forti e indomite. Si tratta della versione cinematografica del romanzo di William Makepeace Thackeray, con scenografie molto sontuose, costumi coloratissimi, moltissimi rimandi alla cultura indiana (la regista è indiana), e bravissimi attori.
Non ho mai letto il romanzo, ma nonostante questo so - da ricordi scolastici - che si tratta di un acutissimo romanzo di analisi sociale. Non so se la "vera" Becky Sharp di Thackeray fosse soltanto un'arrampicatrice sociale, senza scrupoli, e quindi un personaggio negativo. Nel film Becky è sicuramente piu' "soft" di quanto non sia nel libro. Tutte le recensioni che ho letto fanno notare questo punto.
Comunque il personaggio del film secondo me è sfaccettato: le sue azioni sono mosse, in principio, dalla voglia di emergere e di farsi strada. Anche quando, più avanti, si trova nella rete del marchese di Steyne, fa buon viso a catttivo gioco per ottenere qualcosa in cambio. Pero' quando si trova a perdere - per causa sua - sia il marito sia il figlio, secondo me la sua pena è sincera, per quanto non esternata platealmente.
Io credo che il personaggio di Becky sia da considerarsi positivamente, nonostante tutto, come una donna intelligente e astuta, che cerca di usare cio' che ha a sua disposizione per migliorare la propria condizione.
Sul dvd ci sono sia un finale sia un inizio alternativi. Io li ho preferiti entrambi, rispetto a quelli che invece sono stati usati. Nei titoli di testa (meravigliosi e con un motivo di sottofondo delicatissimo - "She walks in beauty" ispirato ai versi di Byron - che ha continuato a risuonarmi in testa tutta la sera) l'immagine della farfalla che vola tanto vicino alla fiammella della candela da bruciarsi le ali è bellissima, è una vivida metafora dell'esistenza di Becky... peccato che abbiano deciso di non usarla.
di Mira Nair, 2004, GB-USA
interpreti: Reese Witherspoon, James Purefoy, Gabriel Byrne, Jonathan Rys-Myers, Bob Hoskins.
La bella Becky, appassionata, spiritosa e calcolatrice, figlia di uno squattrinato artista inglese e di una ballerina francese, resta orfana in tenera età. Fin da bambina è sensibile al fascino di una vita piú agiata e ripudia il suo ambiente di origine. Abbandona l'Accademia di Miss Pinkerton a Chiswick, decisa a conquistare l'alta società inglese con ogni mezzo a sua disposizione. Per scalare le vette sociali ricorrerà a tutta la sua intelligenza, astuzia e sensualità.
Un film che in molti passaggi ricorda "Via col vento", consigliato a tutte le romantiche che amano i film in costume, con eroine forti e indomite. Si tratta della versione cinematografica del romanzo di William Makepeace Thackeray, con scenografie molto sontuose, costumi coloratissimi, moltissimi rimandi alla cultura indiana (la regista è indiana), e bravissimi attori.
Non ho mai letto il romanzo, ma nonostante questo so - da ricordi scolastici - che si tratta di un acutissimo romanzo di analisi sociale. Non so se la "vera" Becky Sharp di Thackeray fosse soltanto un'arrampicatrice sociale, senza scrupoli, e quindi un personaggio negativo. Nel film Becky è sicuramente piu' "soft" di quanto non sia nel libro. Tutte le recensioni che ho letto fanno notare questo punto.
Comunque il personaggio del film secondo me è sfaccettato: le sue azioni sono mosse, in principio, dalla voglia di emergere e di farsi strada. Anche quando, più avanti, si trova nella rete del marchese di Steyne, fa buon viso a catttivo gioco per ottenere qualcosa in cambio. Pero' quando si trova a perdere - per causa sua - sia il marito sia il figlio, secondo me la sua pena è sincera, per quanto non esternata platealmente.
Io credo che il personaggio di Becky sia da considerarsi positivamente, nonostante tutto, come una donna intelligente e astuta, che cerca di usare cio' che ha a sua disposizione per migliorare la propria condizione.
Sul dvd ci sono sia un finale sia un inizio alternativi. Io li ho preferiti entrambi, rispetto a quelli che invece sono stati usati. Nei titoli di testa (meravigliosi e con un motivo di sottofondo delicatissimo - "She walks in beauty" ispirato ai versi di Byron - che ha continuato a risuonarmi in testa tutta la sera) l'immagine della farfalla che vola tanto vicino alla fiammella della candela da bruciarsi le ali è bellissima, è una vivida metafora dell'esistenza di Becky... peccato che abbiano deciso di non usarla.
mercoledì 26 novembre 2014
una spia rossa sul cruscotto
Per me e per le mie due amiche erano le prime ore della nostra vacanza scozzese. Avevamo appena ritirato l'auto a noleggio all'aeroporto di Glasgow, e fatto alcune prove nella piazzola della Hertz con la guida a sinistra prima di avventurarci nelle strade "vere". Tutto andava liscio.
La guida a sinistra ha una fama più brutta di quella che in realtà si merita. Certo, continuavo a ritenere che fosse "strana" anche mentre mi trovavo là, ma tutto sommato, dopo 1-2 giorni di pratica, ero entrata abbastanza nell'ottica (anche se continuavo sempre a cercare il cambio dando colpi col gomito alla portiera, prima di realizzare che dovevo cercarlo con l'altro braccio...)
Comunque, quel primo giorno avevamo già fatto un bel po' di chilometri verso nord (pardon, miglia), e ci trovavamo dalle parti del Loch Lomond, quando ci accorgiamo che una spia sul cruscotto è diventata rossa. Accidenti: ci ha preso lo sconforto perché ormai eravamo troppo distanti da Glasgow. Come cominciare bene una vacanza! Se la spia si fosse accesa prima saremmo potute tornare alla Hertz per chiedere che ci dessero un'altra macchina.
Ad ogni modo, la spia incriminata era quella dell'olio, per cui forse si trattava di un problema risolvibile. Da tenere presente che era il tardo pomeriggio di domenica, e non si vedeva niente di aperto in giro. Ci siamo fermate in una zona con uno spiazzo lungo il lago e abbiamo dato un'occhiata direttamente sotto al cofano. Individuata la stecca dell'olio, abbiamo appurato che in effetti il livello era basso, anche se non di tantissimo. In teoria potevamo ancora arrivare al b&b di Inveraray che avevamo prenotato per la prima sera con relativa tranquillità, senza tirare troppo.
E alla fine abbiamo fatto così, andando pian pianino, restando però col timore che nel frattempo si accendesse qualche altra spia. Per fortuna non è successo, e la mattina dopo ci siamo fermate alla prima stazione di servizio finalmente aperta che abbiamo trovato. Abbiamo subito comprato un bidoncino di olio, e poi abbiamo chiesto al gestore se poteva aiutarci e verificare se l'olio che avevamo preso andava bene per il modello di auto (dal libretto del noleggio non si capiva nemmeno se fosse a benzina o a diesel...sigh, altro aspetto che avremmo dovuto risolvere prima del primo rifornimento...).
Il tipo ha subito guardato e ci ha aiutato a rabboccare il serbatoio dell'olio con quello che avevamo preso (fortunatamente andava bene). Rimesso in moto, la spia non si è più riaccesa: problema risolto.
Non per lodarci e imbrodarci da sole, ma quanti - non solo donne, ma anche uomini - sarebbero invece subito andati in panico davanti a una spia rossa appena sbarcati in terra straniera?
A voi non è mai capitato un episodio del genere, soprattutto con auto a noleggio che conoscevate poco o nulla?
domenica 23 novembre 2014
cronologia della serie Outlander
La serie di Outlander comprende tre tipi di storie:
- i grandi ed enormi libri principali (Big Enormous Books - BEBs), di un genere difficilmente indicabile,
- i romanzi più brevi, non meno indescrivibili (Shorter Less Indescribable Novels - SLINs), che sono più o meno dei mystery storici, anche se trattano pure di battaglie e pratiche sessuali leggermente devianti,
- i rigonfiamenti (Bulges), che sono pezzi ancora più brevi che si incastrano in qualche punto lungo le storie dei BEB e degli SLIN, come farebbero delle prede inghiottite da un serpente. Questi trattano spesso - ma non soltanto - di personaggi secondari, sono prequel oppure sequel, e/o riempiono delle lacune lasciate nelle storie originali.
La maggior parte degli SLIN, finora, coprono un grande buco lasciato in mezzo a "Voyager", intorno al 1757-1761. Anche alcuni dei Bulges sono ambientati in tale periodo, e altri no.
Ecco una cronologia dettagliata, utile per i lettori. E' comunque da notare che gli SLIN e i Bulges sono fatti in modo da poter essere letti singolarmente, senza riferimenti incrociati gli uni con gli altri o con i libri principali, in caso si volesse soltanto gustare un piccolo snack letterario, invece di un pasto completo con nove portate, bevande e dolce.
- Virgins (BULGE). Ambientata in Francia nel 1740. In cui il diciannovenne Jamie Fraser e il suo amico ventenne Ian Murray diventano giovani mercenari.
(trad. it. "Vergini" contenuto in "La ragazza nello specchio e nuove storie di donne pericolose")
- Outlander (BEB). Se non avete mai letto nulla della serie, suggerirei di partire da qui. Se non siete sicuri, aprite il libro a caso e leggete tre pagine. Se poi riuscite a posarlo, vi darò un dollaro.
(trad. it. "La straniera")
- Dragonfly in Amber (BEB). Non comincia dove pensereste voi. E non finisce dove pensate che arriverà, neanche. Ma continuate a leggere: andrà tutto bene.
(trad. it. "L'amuleto d'ambra" + "Il ritorno")
- Voyager (BEB). Se decidete di leggere in ordine la serie, questo libro va sicuramente letto prima di cominciare gli SLIN e i Bulges.
(trad. it. "Il cerchio di pietre" + "La collina delle fate")
- Lord John and the Hand of Devils ('Hell-Fire Club') (BULGE). Per aumentare la confusione, questo è uno SLIN che comprende 3 Bulges (novelle). La prima storia del libro ("Hell-fire club") è ambientata a Londra nel 1757, e tratta di un uomo coi capelli rossi che approccia Lord John Grey con un'urgente richiesta di aiuto, appena prima di morirgli davanti.
- Lord John and the private matter (SLIN). Ambientato a Londra, 1757, è un mystery storico imbevuto di sangue e altre sostanze meno invitanti, nel quale Lord John incontra (in breve sequenza) un valletto, un traditore, un farmacista con una cura certa per la sifilide, un borioso tedesco, e un poco scrupoloso mercante.
(trad. it. "Lord John e una questione personale")
- Hands of Devils ('Succubus')(BULGE). La seconda novella della raccolta "Hands of Devils" trova Lord John in Germania, alle prese con sogni spiazzanti su Jamie Fraser, incontri spiazzanti con principesse sassoni, diavoli notturni, e un incontro davvero disturbante con un grande Hannoveriano biondo.
- Lord John and the brotherhood of the blade (SLIN). IL secondo romanzo dedicato a Lord John (ma include anche Jamie Fraser) è ambientato nel 1759, tratta di un ventennale scandalo familiare e vede Lord John impegnato da vicino con cannoni esplosivi ed emozioni ancora più pericolosamente esplosive.
(trad. it. "Lord John e i fantasmi del passato" + "Lord John e una verità inaspettata")
- Hands of Devils ('Haunted Soldier') (BULGE). 1759, Londra e l'arsenale di Woolwich. In cui Lord John affronta un'inchiesta sull'esplosione di un cannone, e impara che al mondo ci sono cose più pericolose della polvere da sparo.
- The Scottish prisoner (SLIN). Questo è ambientato nel 1760, nel Lake District, Londra e Irlanda. Una specie di romanzo ibrido, è diviso equamente fra Jamie Fraser e Lord John Grey, i quali propongono le loro diverse prospettive su un racconto di politica, corruzione, omicidio, sogni oppiacei, cavalli e figli illegittimi.
- Drums of Autumn (BEB). Questo comincia nel 1766, nel Nuovo Mondo, dove Jamie e Claire trovano un appoggio nelle montagne del North Carolina, e la loro figlia Brianna trova un sacco di cose che non si aspettava, quando un sinistro ritaglio di giornale la manda alla ricerca dei suoi genitori.
(trad. it. "Tamburi d'autunno" + "Passione oltre il tempo")
- The Fiery Cross (BEB). Seconda parte degli anni 1760. Lo sfondo storico è la guerra dei Regolatori nel North Carolina, che fu più o meno una prova per la nascente Rivoluzione Americana. Nella quale Jamie Fraser divenne un riluttante ribelle, sua moglie Claire una congiurante, e incontrò un fantasma. Qualcosa di molto peggio succede al marito di Brianna, Roger.
(trad. it. "La croce di fuoco" + "Vessilli di guerra")
- A Breath of Snow and Ashes (BEB). Prima metà degli anni 1770.
(trad. it. "Nevi infuocate" + "Cannoni per la libertà" )
- An Echo in the Bone (BEB). 1777-78 America, Londra, Canada e Scozia. Questo libro ha quattro storie principali: Jamie e Claire; Roger e Brianna (e famiglia); Lord John e William; e il giovane Ian. Tutte si intersecano, insieme alla Rivoluzione Americana, e tutte quante con punte acuminate.
(trad. it. "Destini incrociati" + "Il prezzo della vittoria")
- The Space Between (BULGE). Ambientato prevalentemente a Parigi, nel 1778, questo romanzo verte su Michael Murray (un fratello più grande del giovane Ian), Joan MacKimmie (la sorella più giovane di Marsali), il conte di Saint Germain (che non è morto, dopo tutto), Madre Hildegarde, e alcuni altri personaggi di interesse. Lo spazio in mezzo a che cosa? Dipende da chi è il tuo interlocutore...
- Written in my own Heart's Blood (BEB). L'ottavo dei libroni, comincia nell'estate del 1778 (e nell'autunno 1974).
(trad. it. "Legami di sangue" + "Prigioniero di nessuno")
- A Leaf on the Wind of All Hallows (BULGE). Ambientato per la maggior parte nel 1940-42, è la storia di cosa è veramente successo ai genitori di Roger MacKenzie.
(tradotto dalla lista scritta da Diana Gabaldon)
- i grandi ed enormi libri principali (Big Enormous Books - BEBs), di un genere difficilmente indicabile,
- i romanzi più brevi, non meno indescrivibili (Shorter Less Indescribable Novels - SLINs), che sono più o meno dei mystery storici, anche se trattano pure di battaglie e pratiche sessuali leggermente devianti,
- i rigonfiamenti (Bulges), che sono pezzi ancora più brevi che si incastrano in qualche punto lungo le storie dei BEB e degli SLIN, come farebbero delle prede inghiottite da un serpente. Questi trattano spesso - ma non soltanto - di personaggi secondari, sono prequel oppure sequel, e/o riempiono delle lacune lasciate nelle storie originali.
La maggior parte degli SLIN, finora, coprono un grande buco lasciato in mezzo a "Voyager", intorno al 1757-1761. Anche alcuni dei Bulges sono ambientati in tale periodo, e altri no.
Ecco una cronologia dettagliata, utile per i lettori. E' comunque da notare che gli SLIN e i Bulges sono fatti in modo da poter essere letti singolarmente, senza riferimenti incrociati gli uni con gli altri o con i libri principali, in caso si volesse soltanto gustare un piccolo snack letterario, invece di un pasto completo con nove portate, bevande e dolce.
- Virgins (BULGE). Ambientata in Francia nel 1740. In cui il diciannovenne Jamie Fraser e il suo amico ventenne Ian Murray diventano giovani mercenari.
(trad. it. "Vergini" contenuto in "La ragazza nello specchio e nuove storie di donne pericolose")
- Outlander (BEB). Se non avete mai letto nulla della serie, suggerirei di partire da qui. Se non siete sicuri, aprite il libro a caso e leggete tre pagine. Se poi riuscite a posarlo, vi darò un dollaro.
(trad. it. "La straniera")
- Dragonfly in Amber (BEB). Non comincia dove pensereste voi. E non finisce dove pensate che arriverà, neanche. Ma continuate a leggere: andrà tutto bene.
(trad. it. "L'amuleto d'ambra" + "Il ritorno")
- Voyager (BEB). Se decidete di leggere in ordine la serie, questo libro va sicuramente letto prima di cominciare gli SLIN e i Bulges.
(trad. it. "Il cerchio di pietre" + "La collina delle fate")
- Lord John and the Hand of Devils ('Hell-Fire Club') (BULGE). Per aumentare la confusione, questo è uno SLIN che comprende 3 Bulges (novelle). La prima storia del libro ("Hell-fire club") è ambientata a Londra nel 1757, e tratta di un uomo coi capelli rossi che approccia Lord John Grey con un'urgente richiesta di aiuto, appena prima di morirgli davanti.
- Lord John and the private matter (SLIN). Ambientato a Londra, 1757, è un mystery storico imbevuto di sangue e altre sostanze meno invitanti, nel quale Lord John incontra (in breve sequenza) un valletto, un traditore, un farmacista con una cura certa per la sifilide, un borioso tedesco, e un poco scrupoloso mercante.
(trad. it. "Lord John e una questione personale")
- Hands of Devils ('Succubus')(BULGE). La seconda novella della raccolta "Hands of Devils" trova Lord John in Germania, alle prese con sogni spiazzanti su Jamie Fraser, incontri spiazzanti con principesse sassoni, diavoli notturni, e un incontro davvero disturbante con un grande Hannoveriano biondo.
- Lord John and the brotherhood of the blade (SLIN). IL secondo romanzo dedicato a Lord John (ma include anche Jamie Fraser) è ambientato nel 1759, tratta di un ventennale scandalo familiare e vede Lord John impegnato da vicino con cannoni esplosivi ed emozioni ancora più pericolosamente esplosive.
(trad. it. "Lord John e i fantasmi del passato" + "Lord John e una verità inaspettata")
- Hands of Devils ('Haunted Soldier') (BULGE). 1759, Londra e l'arsenale di Woolwich. In cui Lord John affronta un'inchiesta sull'esplosione di un cannone, e impara che al mondo ci sono cose più pericolose della polvere da sparo.
- The Scottish prisoner (SLIN). Questo è ambientato nel 1760, nel Lake District, Londra e Irlanda. Una specie di romanzo ibrido, è diviso equamente fra Jamie Fraser e Lord John Grey, i quali propongono le loro diverse prospettive su un racconto di politica, corruzione, omicidio, sogni oppiacei, cavalli e figli illegittimi.
- Drums of Autumn (BEB). Questo comincia nel 1766, nel Nuovo Mondo, dove Jamie e Claire trovano un appoggio nelle montagne del North Carolina, e la loro figlia Brianna trova un sacco di cose che non si aspettava, quando un sinistro ritaglio di giornale la manda alla ricerca dei suoi genitori.
(trad. it. "Tamburi d'autunno" + "Passione oltre il tempo")
- The Fiery Cross (BEB). Seconda parte degli anni 1760. Lo sfondo storico è la guerra dei Regolatori nel North Carolina, che fu più o meno una prova per la nascente Rivoluzione Americana. Nella quale Jamie Fraser divenne un riluttante ribelle, sua moglie Claire una congiurante, e incontrò un fantasma. Qualcosa di molto peggio succede al marito di Brianna, Roger.
(trad. it. "La croce di fuoco" + "Vessilli di guerra")
- A Breath of Snow and Ashes (BEB). Prima metà degli anni 1770.
(trad. it. "Nevi infuocate" + "Cannoni per la libertà" )
- An Echo in the Bone (BEB). 1777-78 America, Londra, Canada e Scozia. Questo libro ha quattro storie principali: Jamie e Claire; Roger e Brianna (e famiglia); Lord John e William; e il giovane Ian. Tutte si intersecano, insieme alla Rivoluzione Americana, e tutte quante con punte acuminate.
(trad. it. "Destini incrociati" + "Il prezzo della vittoria")
- The Space Between (BULGE). Ambientato prevalentemente a Parigi, nel 1778, questo romanzo verte su Michael Murray (un fratello più grande del giovane Ian), Joan MacKimmie (la sorella più giovane di Marsali), il conte di Saint Germain (che non è morto, dopo tutto), Madre Hildegarde, e alcuni altri personaggi di interesse. Lo spazio in mezzo a che cosa? Dipende da chi è il tuo interlocutore...
- Written in my own Heart's Blood (BEB). L'ottavo dei libroni, comincia nell'estate del 1778 (e nell'autunno 1974).
(trad. it. "Legami di sangue" + "Prigioniero di nessuno")
- A Leaf on the Wind of All Hallows (BULGE). Ambientato per la maggior parte nel 1940-42, è la storia di cosa è veramente successo ai genitori di Roger MacKenzie.
(tradotto dalla lista scritta da Diana Gabaldon)
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libri
sabato 15 novembre 2014
festive in death
E' quasi Natale, ma il tenente Eve Dallas non è in vena di festeggiare. Mentre Roarke progetta un'enorme e scintillante festa, ai cui preparativi anche Eve dovrà partecipare - a meno di non farsi riprendere da Summerset, il tenente Dallas ha per la testa, e fra le mani, un caso di omicidio.
La vittima, il personal trainer Trey Ziegler, era un problema in vita, e ancor di più nella morte. Vanesio, infedele e ricattatore, Trey si era procurato un sacco di nemici. Il che significa che Eve ha un mucchio di potenziali sospettati. E a un certo punto i sospetti principali si focalizzano su uno dei mariti traditi, che veniva ricattato da Trey in quanto lui stesso aveva una tresca con una giovane amante. Ma sarà davvero lui, per quanto sia un bugiardo e una persona disgustosa, il vero colpevole? Nell'ultimo capitolo Eve si rende conto che il vero assassino di Trey in realtà è un'altra persona.
Natale può essere una festività piena di luminarie, ma Eve sarà costretta ancora una volta ad incamminarsi su un sentiero alquanto oscuro, nella caccia alla verità.
Ci ho impiegato un bel po' di tempo per finirlo (circa tre settimane), e già questo è indicativo. Oggettivamente non riesco a trovare una ragione precisa per cui non mi ha convinta del tutto, però non l'ho trovato né stimolante né coinvolgente. Sempre la solita minestra, e probabilmente sono stanca di questa cosa. Eppure è un peccato, perché lo scorso titolo della serie si era un po' ripigliato e speravo che il momento positivo potesse continuare.
La vittima, il personal trainer Trey Ziegler, era un problema in vita, e ancor di più nella morte. Vanesio, infedele e ricattatore, Trey si era procurato un sacco di nemici. Il che significa che Eve ha un mucchio di potenziali sospettati. E a un certo punto i sospetti principali si focalizzano su uno dei mariti traditi, che veniva ricattato da Trey in quanto lui stesso aveva una tresca con una giovane amante. Ma sarà davvero lui, per quanto sia un bugiardo e una persona disgustosa, il vero colpevole? Nell'ultimo capitolo Eve si rende conto che il vero assassino di Trey in realtà è un'altra persona.
Natale può essere una festività piena di luminarie, ma Eve sarà costretta ancora una volta ad incamminarsi su un sentiero alquanto oscuro, nella caccia alla verità.
Ci ho impiegato un bel po' di tempo per finirlo (circa tre settimane), e già questo è indicativo. Oggettivamente non riesco a trovare una ragione precisa per cui non mi ha convinta del tutto, però non l'ho trovato né stimolante né coinvolgente. Sempre la solita minestra, e probabilmente sono stanca di questa cosa. Eppure è un peccato, perché lo scorso titolo della serie si era un po' ripigliato e speravo che il momento positivo potesse continuare.
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venerdì 17 ottobre 2014
il cane di bruges
Questa scena la conoscevo ancor prima di vederla dal vivo. Qualche mese prima, avevano pubblicato una foto sul sito di Repubblica. E mentre ero lì che passeggiavo per le stradine di Bruges e mi guardavo in giro, con la mia piccola macchinina fotografica a tracolla, ecco che si verifica un deja-vu.
Dall'altra parte del canale, su uno scorcio già pittoresco di per sé, si stagliava un cagnone affacciato paciosamente alla finestra a bovindo di un palazzo storico, col muso e le zampe anteriori poggiate su un cuscino. Sembrava davvero un quadro, con tutta l'edera verde che circondava il finestrone.
Ero molto contenta di essere passata in quel punto proprio nel momento buono per scattare anch'io la fotografia al cane.
Credevo che i fotografi di Repubblica avessero fatto chissà quale scoop, ma compiendo delle ricerche a posteriori, sembra che quel cane sia lì alla finestra molto spesso, e da molto tempo, per cui penso che siano moltissimi i turisti che riescono a ritrarlo, non solo io.
E' diventato un po' una specie di mascotte.
mercoledì 24 settembre 2014
tradizioni bretoni
Ci troviamo in Bretagna, io e le mie solite amiche compagne di viaggio, nella regione del Finistère, per la tappa che abbiamo prenotato nei pressi di Locronan.
Arrivati alla bucolica fattoria imboscata in mezzo alla foresta (più tardi, rincasando per la notte, una volpe ci avrebbe attraversato davanti ai fari dell'auto), la signora aveva appena finito di mostrarci la camera e ci stava spiegando come funzionava il discorso colazione per la mattina successiva. Dopo accenni a kouignamman e altre delizie burrose, ci dice che l'avrebbe servita un po' prima rispetto agli orari consueti della domenica, perché poi sia lei che il marito sarebbero andati in paese alla processione della Tromenie, e ci chiede se saremmo andate a vederla anche noi. Non sapevamo bene in cosa consistesse l'evento, ma ricordavo di averne letto qualche accenno sulla Lonely Planet, per cui ci siamo andate anche noi.
In pratica la Tromenie è una processione religiosa molto antica, che si svolge su un'area molto vasta. In Bretagna se ne svolgono alcune ancor oggi, e quella di Locronan è la più vecchia e forse la più famosa. La cosiddetta Grande Tromenie è lunga ben 12 chilometri, e si svolge ogni sei anni. La Petite Tromenie invece è più corta, e si tiene ogni anno la seconda domenica di luglio. Ed è quella che abbiamo visto noi. Non abbiamo seguito la processione, ma siamo andate in paese a vederne l'arrivo sulla piazza principale, e poi abbiamo assistito alla Messa.
Locronan è un villaggio carinissimo, la cui piazza centrale sembra non avere subito il passaggio dei secoli. Le facciate delle case sono ancora tutte in pietra, e sembra davvero di trovarsi trasportati indietro nel tempo. Per questo motivo il paesello è usato spesso come set cinematografico di film storici.
Buona parte degli abitanti hanno partecipato alla processione (inclusi i padroni della nostra fattoria) vestendo i costumi tradizionali bretoni, e portando bandiere e stendardi vari. Molte donne indossavano le classiche cuffie alla bigouden in pizzo ricamato.
Arrivati alla bucolica fattoria imboscata in mezzo alla foresta (più tardi, rincasando per la notte, una volpe ci avrebbe attraversato davanti ai fari dell'auto), la signora aveva appena finito di mostrarci la camera e ci stava spiegando come funzionava il discorso colazione per la mattina successiva. Dopo accenni a kouignamman e altre delizie burrose, ci dice che l'avrebbe servita un po' prima rispetto agli orari consueti della domenica, perché poi sia lei che il marito sarebbero andati in paese alla processione della Tromenie, e ci chiede se saremmo andate a vederla anche noi. Non sapevamo bene in cosa consistesse l'evento, ma ricordavo di averne letto qualche accenno sulla Lonely Planet, per cui ci siamo andate anche noi.
In pratica la Tromenie è una processione religiosa molto antica, che si svolge su un'area molto vasta. In Bretagna se ne svolgono alcune ancor oggi, e quella di Locronan è la più vecchia e forse la più famosa. La cosiddetta Grande Tromenie è lunga ben 12 chilometri, e si svolge ogni sei anni. La Petite Tromenie invece è più corta, e si tiene ogni anno la seconda domenica di luglio. Ed è quella che abbiamo visto noi. Non abbiamo seguito la processione, ma siamo andate in paese a vederne l'arrivo sulla piazza principale, e poi abbiamo assistito alla Messa.
Locronan è un villaggio carinissimo, la cui piazza centrale sembra non avere subito il passaggio dei secoli. Le facciate delle case sono ancora tutte in pietra, e sembra davvero di trovarsi trasportati indietro nel tempo. Per questo motivo il paesello è usato spesso come set cinematografico di film storici.
Buona parte degli abitanti hanno partecipato alla processione (inclusi i padroni della nostra fattoria) vestendo i costumi tradizionali bretoni, e portando bandiere e stendardi vari. Molte donne indossavano le classiche cuffie alla bigouden in pizzo ricamato.
martedì 16 settembre 2014
chi ha paura dello spoiler?
Piccolo sfogo. Non riesco a non rimanere basita di fronte ad alcune lamentele di certe persone sui social network. Provo a spiegare. Nulla di grave, sia chiaro, è una cavolata...
Se segui una serie televisiva basata su una serie di romanzi, il cui primo titolo venne pubblicato quasi venticinque anni fa, e se ti iscrivi a varie pagine dei social dedicate a questa serie, immagino che tu lo faccia proprio per condividere pareri, leggere recensioni, altre opinioni, vedere fotografie e scene, eccetera. E lo fai anche perché vuoi avere qualche piccola anticipazione, qualche notizia in più, non negarlo, perché altrimenti non avresti nemmeno cercato la pagina del telefilm in questione. Dico bene? E non puoi essere così ingenuo da escludere che nessuno degli altri partecipanti non abbia anche letto i libri. Non puoi pensare di essere l'unico pivello che ha appena scoperto questa storia, suvvia! Il mondo esisteva (e girava) anche prima di te.
Quindi non urlare allo scandalo di lesa maestà se qualcuno degli altri fan ha l'ardire di parlare di qualcosa che non è ancora avvenuto nel telefilm (eh già, perché tantissimi degli altri fan hanno anche letto i libri, guarda un po'), e ti lamenti come se ti avessero pestato un piede. Sei davvero fastidioso e pesante, sappilo. Se non volevi rovinarti la sorpresa non dovevi navigare sulle pagine di questi social, e invece no, tu (e un altro piccolo numero di personaggi come te) devi scassare le palle agli altri cento che - secondo te - dovrebbero scrivere "spoiler" qui e "spoiler" lì ogni due righe. Ma fattene una ragione.
Sarà che io invece ricerco gli spoiler, se qualcosa mi interessa, e anzi sono contenta quando riesco a trovarne. Non mi rovinano minimamente la sorpresa del dopo, di quanto effettivamente leggerò quel pezzo del libro, oppure mi godrò la trasmissione dell'episodio. A me piacciono. Ma comunque, se non li gradissi, non mi sognerei mai di lamentarmi, tanto più se sono finita volontariamente sulle pagine spoilerose, forse con la curiosità nascosta di saperne un po' di più...
Se non mi piacesse, non navigherei più su quelle pagine, ma non chiederei certo agli altri di adeguarsi a me.
Se segui una serie televisiva basata su una serie di romanzi, il cui primo titolo venne pubblicato quasi venticinque anni fa, e se ti iscrivi a varie pagine dei social dedicate a questa serie, immagino che tu lo faccia proprio per condividere pareri, leggere recensioni, altre opinioni, vedere fotografie e scene, eccetera. E lo fai anche perché vuoi avere qualche piccola anticipazione, qualche notizia in più, non negarlo, perché altrimenti non avresti nemmeno cercato la pagina del telefilm in questione. Dico bene? E non puoi essere così ingenuo da escludere che nessuno degli altri partecipanti non abbia anche letto i libri. Non puoi pensare di essere l'unico pivello che ha appena scoperto questa storia, suvvia! Il mondo esisteva (e girava) anche prima di te.
Quindi non urlare allo scandalo di lesa maestà se qualcuno degli altri fan ha l'ardire di parlare di qualcosa che non è ancora avvenuto nel telefilm (eh già, perché tantissimi degli altri fan hanno anche letto i libri, guarda un po'), e ti lamenti come se ti avessero pestato un piede. Sei davvero fastidioso e pesante, sappilo. Se non volevi rovinarti la sorpresa non dovevi navigare sulle pagine di questi social, e invece no, tu (e un altro piccolo numero di personaggi come te) devi scassare le palle agli altri cento che - secondo te - dovrebbero scrivere "spoiler" qui e "spoiler" lì ogni due righe. Ma fattene una ragione.
Sarà che io invece ricerco gli spoiler, se qualcosa mi interessa, e anzi sono contenta quando riesco a trovarne. Non mi rovinano minimamente la sorpresa del dopo, di quanto effettivamente leggerò quel pezzo del libro, oppure mi godrò la trasmissione dell'episodio. A me piacciono. Ma comunque, se non li gradissi, non mi sognerei mai di lamentarmi, tanto più se sono finita volontariamente sulle pagine spoilerose, forse con la curiosità nascosta di saperne un po' di più...
Se non mi piacesse, non navigherei più su quelle pagine, ma non chiederei certo agli altri di adeguarsi a me.
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