Sono gli ultimi giorni del 2060. Il tenente Eve Dallas del NYPDS negli ultimi due anni ha risolto numerosi omicidi di alto profilo, e ha ricevuto molta attenzione da parte dei media. Lei e Roarke, il suo marito multimilionario, si sono ormai abituati ad essere oggetto di attenzione e pettegolezzi da parte del grande pubblico.
Ma stavolta Eve è diventata l'oggetto dell'ossessione di una persona. Di qualcuno che la trova straordinaria, e pensa a lei in ogni momento della giornata. Qualcuno che pensa che loro due abbiano un rapporto speciale, e che ucciderebbe per lei, ancora ed ancora.
Un'aggressiva avvocatessa della difesa, che era stata avversaria di Eve in aula, è la prima vittima, e purtroppo non è l'ultima. Il messaggio lasciato per Eve sulla scena del delitto le fa venire i brividi (l'assassino si definisce un "suo fedele e leale amico"), ma lei rifiuta di passare l'indagine ad altri. Con un assassino pronto a leggere significati reconditi in ogni sua più piccola mossa, portare avanti le indagini su questo caso sarà una danza psicologica, delicata e pericolosa.
Premetto che l'idea di un assassino alla Dexter, che agisce per punire i "cattivi" dove la giustizia ha le mani legate, non era affatto malaccio. Anche all'inizio di questo libro, ci intravedevo del potenziale. Però poi questo schema qui viene sprecato, soprattutto quando si capisce che questo angelo vendicatore non è un lucido (per quanto folle) individuo con manie di onnipotenza, ma una povera sfigata che si sente incompresa da tutto il mondo, e che trova (a suo parere) in Eve un modello a cui rifarsi. Quindi non ho trovato ben costruita la figura dell'antagonista di Eve: con un villain diverso e di maggior spessore ne poteva venire fuori un libro con più mordente.
Nel complesso è stato più interessante leggere delle varie interazioni fra Eve e la sua cerchia: Nadine, Summerset, Mavis, Mira e Peabody (e Roarke, naturalmente), rispetto alla parte di indagine vera e propria.
In questo libro ci sono molti riferimenti a casi trattati da Eve nel corso dei due anni precedenti, tutti casi trattati nei romanzi precedenti della serie. E' grave che non me ne ricordassi praticamente più nessuno?
mercoledì 15 aprile 2015
venerdì 10 aprile 2015
song of the sea
Irlanda/Lussemburgo/Belgio/Francia/Danimarca, 2014
Regia: Tomm Moore
Il piccolo Ben, che vive in un faro su un isolotto presso la costa irlandese, viene abbandonato dalla madre in occasione della nascita della sorellina Saoirse, e viene cresciuto dal padre.
Quando Saorsie compie sei anni, la bambina, che non ha mai parlato, trova in un baule un prezioso mantello magico, indossando il quale si trasforma magicamente in una piccola foca. Saoirse è infatti una selkie, proprio come lo era la madre, che infatti era tornata dal suo popolo. Le selkie sono figure fantastiche del folklore irlandese e scozzese, donne che si trasformano da foche in esseri umani.
Quando il padre scopre che Saoirse ha trovato il mantello, per paura di perdere anche la figlia dopo l'amata moglie, manda la bambina e il fratello a vivere in città con la nonna paterna, e getta in mare il mantello fatato.
Ai due bambini però non piace vivere in città, e durante la notte di Halloween decidono di tornare a casa al faro. Durante il viaggio, Ben e Saoirse incontrano creature dimenticate di una tradizione e di leggende che stanno scomparendo e scoprono che le canzoni di Saoirse sono la chiave per la loro sopravvivenza. Saoirse, però, non può cantare e nemmeno parlare senza il suo mantello Selkie, che il padre le ha tolto.
Inizia così una corsa contro il tempo per ritrovare il mantello, recuperarlo e salvare gli altri esseri magici come Saoirse, e Ben riuscirà coraggiosamente a comportarsi come il 'miglior fratello maggiore del mondo', proprio come aveva promesso tanti anni prima a sua madre.
Non so se questo film di animazione sia stato distribuito nelle sale cinematografiche italiane. So che è stato presentato al Sottodiciotto Film Festival di Torino, e ad un altro festival romano, ma nella programmazione delle sale normali non mi è capitato di notarlo. Io l'ho visto in lingua originale (senza sottotitoli, che non ho trovato...), per cui non so nemmeno se ne esista una versione doppiata.
E' un peccato, perché è un cartone molto bello e pieno di atmosfera. Ma a parte questo, ciò che mi ha colpito di più sono i disegni, con fondali fissi che sembrano acquerelli, a volte piatti e senza apparente prospettiva, ma molto evocativi. Sembrano le illustrazioni di un libro per bambini. Danno davvero l'idea di un tocco di magico alla storia.
Regia: Tomm Moore
Il piccolo Ben, che vive in un faro su un isolotto presso la costa irlandese, viene abbandonato dalla madre in occasione della nascita della sorellina Saoirse, e viene cresciuto dal padre.
Quando Saorsie compie sei anni, la bambina, che non ha mai parlato, trova in un baule un prezioso mantello magico, indossando il quale si trasforma magicamente in una piccola foca. Saoirse è infatti una selkie, proprio come lo era la madre, che infatti era tornata dal suo popolo. Le selkie sono figure fantastiche del folklore irlandese e scozzese, donne che si trasformano da foche in esseri umani.
Quando il padre scopre che Saoirse ha trovato il mantello, per paura di perdere anche la figlia dopo l'amata moglie, manda la bambina e il fratello a vivere in città con la nonna paterna, e getta in mare il mantello fatato.
Ai due bambini però non piace vivere in città, e durante la notte di Halloween decidono di tornare a casa al faro. Durante il viaggio, Ben e Saoirse incontrano creature dimenticate di una tradizione e di leggende che stanno scomparendo e scoprono che le canzoni di Saoirse sono la chiave per la loro sopravvivenza. Saoirse, però, non può cantare e nemmeno parlare senza il suo mantello Selkie, che il padre le ha tolto.
Inizia così una corsa contro il tempo per ritrovare il mantello, recuperarlo e salvare gli altri esseri magici come Saoirse, e Ben riuscirà coraggiosamente a comportarsi come il 'miglior fratello maggiore del mondo', proprio come aveva promesso tanti anni prima a sua madre.
Non so se questo film di animazione sia stato distribuito nelle sale cinematografiche italiane. So che è stato presentato al Sottodiciotto Film Festival di Torino, e ad un altro festival romano, ma nella programmazione delle sale normali non mi è capitato di notarlo. Io l'ho visto in lingua originale (senza sottotitoli, che non ho trovato...), per cui non so nemmeno se ne esista una versione doppiata.
E' un peccato, perché è un cartone molto bello e pieno di atmosfera. Ma a parte questo, ciò che mi ha colpito di più sono i disegni, con fondali fissi che sembrano acquerelli, a volte piatti e senza apparente prospettiva, ma molto evocativi. Sembrano le illustrazioni di un libro per bambini. Danno davvero l'idea di un tocco di magico alla storia.
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domenica 5 aprile 2015
l'attesa per outlander è finita
Ci siamo, ci siamo! I sei mesi di attesa che ci hanno imposto tra le prime otto puntate e la ripresa della stagione sono finalmente arrivati al termine. A fine settembre sembrava un tempo impossibile da sopportare (è stato addirittura coniato l'hashtag #Droughtlander). E' stata durissima, ma per fortuna la produzione non ci ha lasciati da soli: ogni tanto arrivava una piccola dose di fotografie nuove, piccoli trailer, eventi a cui gli attori partecipavano e a cui seguivano vagonate di foto e filmati, tutti hanno continuato a essere presenti sui social, è stata rilasciata la colonna sonora originale con 13 meravigliosi brani strumentali. Insomma non ci hanno lasciati in astinenza completa.
Si sono curati di noi.
Commenti alla puntata 1x09 "The Reckoning"
L'episodio è incentrato su Jamie, stavolta è accompagnato dal suo punto di vista e non da quello di Claire (e questa è già una prima bella differenza rispetto al libro). I parallelismi con l'episodio 1x01, e con la narrazione di Claire, sono davvero molto evidenti e voluti (le frasi di Claire e di Jamie cominciano praticamente allo stesso modo: strange the things you remember...) I primi minuti ci mostrano Jamie al salvataggio di sua moglie dentro Fort William, con nuove musiche di Bear McCreary che sottolineano le atmosfere di pericolo. Le note di sottofondo sono sempre protagoniste importanti, non sono mai un semplice accompagnamento. Dopo la sigla iniziale c'è poi una bellissima scena post-sigla in cui Jamie "veste" il suo kilt. Queste scene sono sempre dei piccoli gioiellini, e di solito rappresentano pienamente il senso della puntata.
Fra le varie deviazioni rispetto al libro, ci sono sia le scene con Laoghaire, sia la questione con i due zii MacKenzie, che funzionano molto bene nell'economia complessiva della puntata.
Laoghaire che si avanti con Jamie, gli chiede spiegazioni e anzi gli si offre esplicitamente è creazione dello sceneggiatore (Matt Roberts) e non della Gabaldon (in questo punto della storia), ma è perfettamente coerente, perché tutti noi, lettori e telespettatori, sappiamo che potrebbe essere andata così. La scena è sensata. Mi lascia però un po' perplessa il fatto che Jamie riconosca che è stata lei a mettere i ramoscelli di cattivo augurio, rendendosi così conto della sua inclinazione alla vendetta nei confronti di Claire. Nei libri sembrava che Jamie non ne fosse consapevole - (spoiler alert!) anche perché altrimenti non si spiegherebbe perché, dieci anni dopo, si comporti con lei nel modo che noi lettori ben sappiamo, e odiamo...
La parte di Colum e Dougal ci mostra le divergenze tra i due fratelli attraverso gli occhi di Jamie (cosa che il POV di Claire non avrebbe potuto fare), e fa emergere le qualità di leadership e diplomazia di Jamie. Rispetto al libro, Colum riconosce apertamente con Jamie che avrebbe potuto essere lui il suo successore come laird: chissà se questo avrà ripercussioni future sulla trama?
E grazie a queste qualità, Jamie riesce a risolvere anche la frattura tra lui e Claire, derivata dalla punizione che le ha dato per aver messo in pericolo buona parte del gruppo con la sua disobbedienza. Jamie è abbastanza intelligente e di larghe vedute da sapere che non vuole una moglie sottomessa, che è importante ricucire il rapporto con sua moglie, e che stavolta deve piegarsi lui. Così come non aveva fatto voto di fedeltà a Colum, giura invece lealtà a Claire, facendo voto di non alzare mai più le mani su di lei.
Commenti alla puntata 1x09 "The Reckoning"
L'episodio è incentrato su Jamie, stavolta è accompagnato dal suo punto di vista e non da quello di Claire (e questa è già una prima bella differenza rispetto al libro). I parallelismi con l'episodio 1x01, e con la narrazione di Claire, sono davvero molto evidenti e voluti (le frasi di Claire e di Jamie cominciano praticamente allo stesso modo: strange the things you remember...) I primi minuti ci mostrano Jamie al salvataggio di sua moglie dentro Fort William, con nuove musiche di Bear McCreary che sottolineano le atmosfere di pericolo. Le note di sottofondo sono sempre protagoniste importanti, non sono mai un semplice accompagnamento. Dopo la sigla iniziale c'è poi una bellissima scena post-sigla in cui Jamie "veste" il suo kilt. Queste scene sono sempre dei piccoli gioiellini, e di solito rappresentano pienamente il senso della puntata.
Fra le varie deviazioni rispetto al libro, ci sono sia le scene con Laoghaire, sia la questione con i due zii MacKenzie, che funzionano molto bene nell'economia complessiva della puntata.
Laoghaire che si avanti con Jamie, gli chiede spiegazioni e anzi gli si offre esplicitamente è creazione dello sceneggiatore (Matt Roberts) e non della Gabaldon (in questo punto della storia), ma è perfettamente coerente, perché tutti noi, lettori e telespettatori, sappiamo che potrebbe essere andata così. La scena è sensata. Mi lascia però un po' perplessa il fatto che Jamie riconosca che è stata lei a mettere i ramoscelli di cattivo augurio, rendendosi così conto della sua inclinazione alla vendetta nei confronti di Claire. Nei libri sembrava che Jamie non ne fosse consapevole - (spoiler alert!) anche perché altrimenti non si spiegherebbe perché, dieci anni dopo, si comporti con lei nel modo che noi lettori ben sappiamo, e odiamo...
La parte di Colum e Dougal ci mostra le divergenze tra i due fratelli attraverso gli occhi di Jamie (cosa che il POV di Claire non avrebbe potuto fare), e fa emergere le qualità di leadership e diplomazia di Jamie. Rispetto al libro, Colum riconosce apertamente con Jamie che avrebbe potuto essere lui il suo successore come laird: chissà se questo avrà ripercussioni future sulla trama?
E grazie a queste qualità, Jamie riesce a risolvere anche la frattura tra lui e Claire, derivata dalla punizione che le ha dato per aver messo in pericolo buona parte del gruppo con la sua disobbedienza. Jamie è abbastanza intelligente e di larghe vedute da sapere che non vuole una moglie sottomessa, che è importante ricucire il rapporto con sua moglie, e che stavolta deve piegarsi lui. Così come non aveva fatto voto di fedeltà a Colum, giura invece lealtà a Claire, facendo voto di non alzare mai più le mani su di lei.
sabato 4 aprile 2015
valmont in versione manga
Chiho Saito, Valmont. Le relazioni pericolose, Planet Manga
Quando ho scoperto che l'anno scorso era uscita la riduzione manga delle Relazioni pericolose non ho potuto far altro che cercarla in fumetteria. Tempo un giorno e me la sono già letta tutta (si tratta di due soli volumetti).
I disegni mi piacciono molto, hanno un tratto molto delicato e Valmont è davvero un gran figo. Per essere un fumetto è un po' particolare perché tenta di trasporre un romanzo che è in buona parte epistolare, quindi ci sono delle tavole un po' verbose, rispetto a un manga standard, però è ugualmente scorrevole. L'ambientazione è nella Francia del Settecento, e in alcuni momenti mi ha ricordato un po' Lady Oscar...
Non so quanto questo adattamento sia fedele al romanzo di Choderlos de Laclos, poiché io non l'ho mai letto ma conosco soltanto le versioni cinematografiche di Stephen Frears e di Milos Forman (devo porre rimedio a questa lacuna).
Comunque se vi piacciono le ambientazioni storiche e le figure dei libertini irresistibili (e siete in grado di accettare il finale tragico) io ve lo consiglio.
Quando ho scoperto che l'anno scorso era uscita la riduzione manga delle Relazioni pericolose non ho potuto far altro che cercarla in fumetteria. Tempo un giorno e me la sono già letta tutta (si tratta di due soli volumetti).
I disegni mi piacciono molto, hanno un tratto molto delicato e Valmont è davvero un gran figo. Per essere un fumetto è un po' particolare perché tenta di trasporre un romanzo che è in buona parte epistolare, quindi ci sono delle tavole un po' verbose, rispetto a un manga standard, però è ugualmente scorrevole. L'ambientazione è nella Francia del Settecento, e in alcuni momenti mi ha ricordato un po' Lady Oscar...
Non so quanto questo adattamento sia fedele al romanzo di Choderlos de Laclos, poiché io non l'ho mai letto ma conosco soltanto le versioni cinematografiche di Stephen Frears e di Milos Forman (devo porre rimedio a questa lacuna).
Comunque se vi piacciono le ambientazioni storiche e le figure dei libertini irresistibili (e siete in grado di accettare il finale tragico) io ve lo consiglio.
giovedì 2 aprile 2015
haggis a colazione
Se nel corso dei vostri viaggi vi è capitato di passare per la Scozia, non potete non aver almeno sentito parlare dell'haggis. Io l'ho anche mangiato, più di una volta, e l'ho addirittura apprezzato.
Ma andiamo per ordine. L'haggis non è un dolce tipico, né un frutto esotico: nulla di così invitante. Si tratta di un piatto tradizionale scozzese, nato dalla cucina povera del passato che combinava gli avanzi. E' una specie di insaccato, che unisce interiora macinate di pecora, mescolate con carne, grasso, cipolle e farina d'avena, il sale e le spezie e le cuoce dentro uno stomaco di pecora. Una cosina leggera, insomma. Il tutto viene poi servito accompagnato da purè di patate (tatties) e purè di rape bianche (neeps).
Suppongo che i più schizzinosi a questo punto abbiano già abbandonato la lettura. Ai più impavidi racconto invece che io ho ordinato l'haggis un paio di volte quando sono stata in Scozia, in pub o taverne.
Quando sono in viaggio mi piace assaggiare i piatti tipici di un certo luogo, se questi mi incuriosiscono o mi ispirano. In questo caso la spinta è nata dalla curiosità: volevo vedere se l'haggis era davvero così terribile come poteva sembrare, oppure se tutto sommato era mangiabile. E si mangia, davvero, non è niente male... e anche se la porzione ritratta nella foto grande non sono riuscita a finirla tutta (buono è buono, ma è comunque un po' pesante, soprattutto se non vi si è abituati), non mi è per niente dispiaciuto.
Pensate che, in un b&b nei pressi di Inverness, la proprietaria è stata tanto gentile da farci assaggiare l'haggis casalingo fatto da lei (ci aveva chiesto il giorno prima se ci avrebbe fatto piacere), insieme al resto della classica Full Scottish, al tè e alle marmellate. Quindi una mattina mi sono "goduta" una mini-porzione di haggis anche a colazione, per la serie abbinamenti-strani...
lunedì 23 marzo 2015
la finezza fatta uomo
Durante il weekend una mia collega è andata a trovare degli amici in Romagna. Sabato pomeriggio si trovava a Milano Marittima e si è imbattuta in Gabriel Garko. Con la faccia di tolla che la contraddistingue gli ha chiesto di fare una fotografia insieme. La foto esiste, a riprova dell'incontro, ma naturalmente non la posto qui per rispettare la privacy della mia collega.
Ad ogni modo, la cosa "divertente", che lei mi ha raccontato oggi, è stata che Garko, alla richiesta della foto, le ha risposto di sì, soltanto che dovevano fare un po' in fretta perché "aveva troppa voglia di pisciare" e doveva assolutamente cercare un bar per andare al gabinetto.
Bonjour finesse! Che gentleman, che uomo di classe!
Ad ogni modo, la cosa "divertente", che lei mi ha raccontato oggi, è stata che Garko, alla richiesta della foto, le ha risposto di sì, soltanto che dovevano fare un po' in fretta perché "aveva troppa voglia di pisciare" e doveva assolutamente cercare un bar per andare al gabinetto.
Bonjour finesse! Che gentleman, che uomo di classe!
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domenica 22 marzo 2015
i love mini shopping
Becky Brandon (nata Bloomwood) pensava che essere madre fosse una passeggiata, ma non è così, naturalmente. La piccola Minnie, che ha ora due anni, è a dir poco un uragano, specie quando entra con la madre nei negozi afferrando tutto ciò che vede al grido di "miiiooooo!" Chissà come mai?
Se la nostra Becky è comunque portata a escludere che la figlia sia una bambina viziata, in realtà per lei c'è proprio bisogno di una super tata come quelle dei reality tv.
Becky e Luke vivono ancora dai genitori di lei e la crisi finanziaria si fa sentire, costringendo Becky a darsi una regolata. Tutta a modo suo, però, senza cioè riuscire a impedirle di organizzare (molto in economia...) una strepitosa festa a sorpresa per il compleanno di Luke. E per evitare che Luke ne venga a conoscenza, le bugie che Becky si inventa non si contano...
Questa serie mi era piaciuta molto nei primi libri, ma questo titolo ho finito di leggerlo per dovere, più che per piacere. Becky appare sempre immatura, vacua, contafrottole e poco attenta alle conseguenze delle proprie azioni esattamente come il primo giorno. Il suo grado di maturazione nel corso di sei libri è pari a zero.
Come fa 'sto povero cristo di Luke a stare con lei, veramente non lo capisco...
Se la nostra Becky è comunque portata a escludere che la figlia sia una bambina viziata, in realtà per lei c'è proprio bisogno di una super tata come quelle dei reality tv.
Becky e Luke vivono ancora dai genitori di lei e la crisi finanziaria si fa sentire, costringendo Becky a darsi una regolata. Tutta a modo suo, però, senza cioè riuscire a impedirle di organizzare (molto in economia...) una strepitosa festa a sorpresa per il compleanno di Luke. E per evitare che Luke ne venga a conoscenza, le bugie che Becky si inventa non si contano...
Questa serie mi era piaciuta molto nei primi libri, ma questo titolo ho finito di leggerlo per dovere, più che per piacere. Becky appare sempre immatura, vacua, contafrottole e poco attenta alle conseguenze delle proprie azioni esattamente come il primo giorno. Il suo grado di maturazione nel corso di sei libri è pari a zero.
Come fa 'sto povero cristo di Luke a stare con lei, veramente non lo capisco...
mercoledì 11 marzo 2015
incontro con Alessia Gazzola
Martedi 10 marzo Alessia Gazzola ha incontrato i suoi lettori al Circolo dei Lettori di Torino. L'occasione è stata la presentazione dell'ultimo libro "Una lunga estate crudele", quarto titolo (quinto se includiamo il prequel) della serie dedicata ad Alice Allevi. L'incontro è stato moderato dalla giornalista Elena Masuelli. Visto che non mi sono presa nessun appunto, faccio affidamento sulla memoria per farne un resoconto, in ordine alquanto sparso.
Premetto che seguo i libri della Gazzola da circa 3 anni, li trovo letture piacevoli e poco impegnative, ma in quest'incontro ho trovato anche l'autrice una persona davvero carina e deliziosa, che è stata molto gentile e disponibile con tutti noi presenti.
I personaggi del suo libro
La parte rosa dei suoi libri è quella che molti dei suoi lettori prediligono. Pare addirittura che alcuni tra i suoi fan le abbiano detto che della parte gialla non gliene frega granché, ma che leggono i suoi libri solo per le avventure sentimentali di Alice. Questo naturalmente ad Alessia fa un po' dispiacere, perché lei pone ogni attenzione anche nella costruzione della parte gialla della trama, e anzi comincia a scrivere soltanto quando ha ben chiara in testa l'intera struttura della storia, del caso, e della possibilità di un'eventuale falsa pista. Non è per niente facile scrivere un giallo, bisogna avere metodo.
Anche in quest'ultimo libro il cuore di Alice continua ad essere diviso fra due uomini, Claudio e Arthur. Entra in scena anche un terzo pretendente, ma la Gazzola non ha inserito questo terzo personaggio con l'intenzione di portarlo a qualcosa di concreto, ha semplicemente voluto dare ad Alice l'ebbrezza di essere corteggiata, dato che sia Claudio che Arthur non le hanno mai concesso questo piacere. Nel prossimo libro (che nelle intenzioni della Gazzola dovrebbe essere l'ultimo della serie) l'autrice vorrebbe dare un happy end ad Alice, sia professionale sia sentimentale, però non è ancora certa di "come" darglielo (o per lo meno non si è voluta sbilanciare). Da quanto mi sembra di aver capito non ci sarà di nuovo un terzo incomodo, negli interessi amorosi, ma "vincerà" uno fra Claudio o Arthur. Almeno questo è quello che la Gazzola ha ammesso in una prima risposta. Non penso che lei abbia già deciso chi dei due, per ora. Successivamente, in un'altra risposta verso la fine dell'incontro ha accennato che potrebbe anche essere un happy end che non richieda che per forza che Alice si debba sistemare sentimentalmente. Quindi certezze sul prossimo libro non ne ha ancora nemmeno lei, pare...
Comunque l'impressione è che la Gazzola voglia provare a cimentarsi con altro, sempre narrativa, ironica o con toni da commedia, non necessariamente gialla. Ma con Alice, per quanto parlasse di un happy end, vorrebbe comunque lasciarsi dietro una specie di porta aperta, se per caso volesse riprendere le fila del discorso più avanti.
E poi c'è sempre l'ispettore Calligaris, l'altro uomo di Alice, quello con cui c'è un rapporto più pulito e paterno, anche meritocratico, se vogliamo... Nel primo libro forse l'ispettore considerava Alice una specie di mitomane, innocente ed idealista, ma adesso ne riconosce le intuizioni e il valore investigativo.
Cold cases e ambientazione nel mondo del teatro
Il caso giallo di "Una lunga estate crudele" parte dal ritrovamento del cadavere di un attore teatrale ucciso quasi trent'anni prima: un cold case, com'era già stato nel precedente romanzo. L'ispirazione per l'ambientazione nel mondo teatrale è venuta alla Gazzola dall'aver assistito a una recita del Macbeth in inglese rivolta alle scuole, una recita nella quale si è "imbucata", dopo essere uscita dal tribunale, accodandosi ad una scolaresca in cui si era imbattuta per caso. Uno spettacolo con una compagnia molto brava, addirittura quasi "sprecata" (o forse no?) per ragazzini che non ne hanno quasi sicuramente apprezzato né la bravura né l'impegno. Il teatro del Bardo citato nel libro è stato inventato di sana pianta dalla Gazzola, mentre la scelta di "Molto rumore per nulla" è legata al fatto che è ambientata a Messina, e si tratta quindi di un omaggio di Alessia alla sua città.
Quali sono le letture di Alessia Gazzola?
Alicia Gimenez-Bartlett e Fred Vargas sono le autrici che al momento la Gazzola predilige, per restare in ambito giallistico. E' sua intenzione leggere per migliorare la sua scrittura e il modo in cui tratteggia e costruisce i personaggi, per cui cerca di fare riferimento ai classici del genere. Nel periodo della sua prima gravidanza (l'ho detto che la Gazzola attualmente ha una seconda bimba in arrivo? da una foto sopra si nota un po'...) aveva dovuto stare a riposo per tre mesi, durante i quali aveva avuto molto tempo per leggere un tomo come Guerra e pace di Tolstoj, ma adesso - con tutte le varie attività - diventa difficile.
Alessia ha sottolineato come spesso i personaggi su cui lei non ripone particolari aspettative, in fase di stesura, alla fine si rivelino poi quelli più riusciti, come ad esempio il personaggio della zingara in quest'ultimo libro. Altri, su cui magari ha cercato di fare un lavoro più approfondito, magari alla fine non risaltano come avrebbe voluto.
Quali sono i suoi telefilm preferiti?
Il podio l'ha assegnato immediatamente a Downton Abbey, poi seguono Il trono di spade e Homeland, rigorosamente in quest'ordine. Ha detto di aver amato molto anche le prime due stagioni di Grey's Anatomy (che dopo si è perso diventando una sorta di telenovela) e di Sex and the city. Invece non ha mai seguito né Body of Proof, né Bones, nonostante l'attinenza con la sua professione.
I suoi colleghi (medici legali) leggono i libri di Alessia Gazzola?
Qualcuno sì, naturalmente. E' singolare come almeno una decina di persone pensino - del tutto senza motivo! - di essere stati d'ispirazione per il personaggio di Claudio Conforti, mentre i diretti interessati, quelli che sono stati in effetti presi come spunto per qualche figura, non se ne sono resi conto e non l'hanno notato.
Fra gli altri personaggi che trovano le loro radici nella realtà di Alessia - non solo in ambito lavorativo - c'è poi quello della nonna di Alice, che l'autrice ha costruito fondendo le figure sia di sua nonna che di suo nonno. Alcune espressioni e alcune battute sono davvero tratte dalla realtà.
I titoli dei capitoli
Sin dal primo libro, sono caratteristiche le citazioni al principio di ogni capitolo. Vengono tutte da una raccolta decennale che colleziona citazioni da libri e canzoni: Alessia si porta sempre dietro un taccuino dove segna le frasi che la colpiscono.
I luoghi
Le ambientazioni e i posti citati nei vari libri sono tutti luoghi dove la Gazzola è stata (escludendo il Sudan citato ne "L'allieva"). Ciò vale anche in quest'ultimo romanzo, per Marsiglia e per Alicudi. A Marsiglia l'autrice è stata per circa un mese proprio nel periodo in cui ne stava scrivendo, prima per lavoro, e poi agganciandoci un periodo di vacanza. Alicudi, nelle Eolie, invece è uno de luoghi familiari dell'infanzia.
La fiction Rai di prossima realizzazione
Alessia ha ammesso che, nella sua testa, finora si era immaginata Alice con le fattezze dell'americana Zoey Deschanel, ma naturalmente non c'è ancora un cast per la fiction sulle avventure di Alice che verrà realizzata dalla Rai (nda: e probabilmente il cast sarà nostrano). Alessia sta comunque supervisionando la sceneggiatura, anche se non la sta scrivendo lei.
Premetto che seguo i libri della Gazzola da circa 3 anni, li trovo letture piacevoli e poco impegnative, ma in quest'incontro ho trovato anche l'autrice una persona davvero carina e deliziosa, che è stata molto gentile e disponibile con tutti noi presenti.
I personaggi del suo libro
La parte rosa dei suoi libri è quella che molti dei suoi lettori prediligono. Pare addirittura che alcuni tra i suoi fan le abbiano detto che della parte gialla non gliene frega granché, ma che leggono i suoi libri solo per le avventure sentimentali di Alice. Questo naturalmente ad Alessia fa un po' dispiacere, perché lei pone ogni attenzione anche nella costruzione della parte gialla della trama, e anzi comincia a scrivere soltanto quando ha ben chiara in testa l'intera struttura della storia, del caso, e della possibilità di un'eventuale falsa pista. Non è per niente facile scrivere un giallo, bisogna avere metodo.
Anche in quest'ultimo libro il cuore di Alice continua ad essere diviso fra due uomini, Claudio e Arthur. Entra in scena anche un terzo pretendente, ma la Gazzola non ha inserito questo terzo personaggio con l'intenzione di portarlo a qualcosa di concreto, ha semplicemente voluto dare ad Alice l'ebbrezza di essere corteggiata, dato che sia Claudio che Arthur non le hanno mai concesso questo piacere. Nel prossimo libro (che nelle intenzioni della Gazzola dovrebbe essere l'ultimo della serie) l'autrice vorrebbe dare un happy end ad Alice, sia professionale sia sentimentale, però non è ancora certa di "come" darglielo (o per lo meno non si è voluta sbilanciare). Da quanto mi sembra di aver capito non ci sarà di nuovo un terzo incomodo, negli interessi amorosi, ma "vincerà" uno fra Claudio o Arthur. Almeno questo è quello che la Gazzola ha ammesso in una prima risposta. Non penso che lei abbia già deciso chi dei due, per ora. Successivamente, in un'altra risposta verso la fine dell'incontro ha accennato che potrebbe anche essere un happy end che non richieda che per forza che Alice si debba sistemare sentimentalmente. Quindi certezze sul prossimo libro non ne ha ancora nemmeno lei, pare...
Comunque l'impressione è che la Gazzola voglia provare a cimentarsi con altro, sempre narrativa, ironica o con toni da commedia, non necessariamente gialla. Ma con Alice, per quanto parlasse di un happy end, vorrebbe comunque lasciarsi dietro una specie di porta aperta, se per caso volesse riprendere le fila del discorso più avanti.
E poi c'è sempre l'ispettore Calligaris, l'altro uomo di Alice, quello con cui c'è un rapporto più pulito e paterno, anche meritocratico, se vogliamo... Nel primo libro forse l'ispettore considerava Alice una specie di mitomane, innocente ed idealista, ma adesso ne riconosce le intuizioni e il valore investigativo.
Cold cases e ambientazione nel mondo del teatro
Il caso giallo di "Una lunga estate crudele" parte dal ritrovamento del cadavere di un attore teatrale ucciso quasi trent'anni prima: un cold case, com'era già stato nel precedente romanzo. L'ispirazione per l'ambientazione nel mondo teatrale è venuta alla Gazzola dall'aver assistito a una recita del Macbeth in inglese rivolta alle scuole, una recita nella quale si è "imbucata", dopo essere uscita dal tribunale, accodandosi ad una scolaresca in cui si era imbattuta per caso. Uno spettacolo con una compagnia molto brava, addirittura quasi "sprecata" (o forse no?) per ragazzini che non ne hanno quasi sicuramente apprezzato né la bravura né l'impegno. Il teatro del Bardo citato nel libro è stato inventato di sana pianta dalla Gazzola, mentre la scelta di "Molto rumore per nulla" è legata al fatto che è ambientata a Messina, e si tratta quindi di un omaggio di Alessia alla sua città.
Quali sono le letture di Alessia Gazzola?
Alicia Gimenez-Bartlett e Fred Vargas sono le autrici che al momento la Gazzola predilige, per restare in ambito giallistico. E' sua intenzione leggere per migliorare la sua scrittura e il modo in cui tratteggia e costruisce i personaggi, per cui cerca di fare riferimento ai classici del genere. Nel periodo della sua prima gravidanza (l'ho detto che la Gazzola attualmente ha una seconda bimba in arrivo? da una foto sopra si nota un po'...) aveva dovuto stare a riposo per tre mesi, durante i quali aveva avuto molto tempo per leggere un tomo come Guerra e pace di Tolstoj, ma adesso - con tutte le varie attività - diventa difficile.
Alessia ha sottolineato come spesso i personaggi su cui lei non ripone particolari aspettative, in fase di stesura, alla fine si rivelino poi quelli più riusciti, come ad esempio il personaggio della zingara in quest'ultimo libro. Altri, su cui magari ha cercato di fare un lavoro più approfondito, magari alla fine non risaltano come avrebbe voluto.
Quali sono i suoi telefilm preferiti?
Il podio l'ha assegnato immediatamente a Downton Abbey, poi seguono Il trono di spade e Homeland, rigorosamente in quest'ordine. Ha detto di aver amato molto anche le prime due stagioni di Grey's Anatomy (che dopo si è perso diventando una sorta di telenovela) e di Sex and the city. Invece non ha mai seguito né Body of Proof, né Bones, nonostante l'attinenza con la sua professione.
I suoi colleghi (medici legali) leggono i libri di Alessia Gazzola?
Qualcuno sì, naturalmente. E' singolare come almeno una decina di persone pensino - del tutto senza motivo! - di essere stati d'ispirazione per il personaggio di Claudio Conforti, mentre i diretti interessati, quelli che sono stati in effetti presi come spunto per qualche figura, non se ne sono resi conto e non l'hanno notato.
Fra gli altri personaggi che trovano le loro radici nella realtà di Alessia - non solo in ambito lavorativo - c'è poi quello della nonna di Alice, che l'autrice ha costruito fondendo le figure sia di sua nonna che di suo nonno. Alcune espressioni e alcune battute sono davvero tratte dalla realtà.
I titoli dei capitoli
Sin dal primo libro, sono caratteristiche le citazioni al principio di ogni capitolo. Vengono tutte da una raccolta decennale che colleziona citazioni da libri e canzoni: Alessia si porta sempre dietro un taccuino dove segna le frasi che la colpiscono.
I luoghi
Le ambientazioni e i posti citati nei vari libri sono tutti luoghi dove la Gazzola è stata (escludendo il Sudan citato ne "L'allieva"). Ciò vale anche in quest'ultimo romanzo, per Marsiglia e per Alicudi. A Marsiglia l'autrice è stata per circa un mese proprio nel periodo in cui ne stava scrivendo, prima per lavoro, e poi agganciandoci un periodo di vacanza. Alicudi, nelle Eolie, invece è uno de luoghi familiari dell'infanzia.
La fiction Rai di prossima realizzazione
Alessia ha ammesso che, nella sua testa, finora si era immaginata Alice con le fattezze dell'americana Zoey Deschanel, ma naturalmente non c'è ancora un cast per la fiction sulle avventure di Alice che verrà realizzata dalla Rai (nda: e probabilmente il cast sarà nostrano). Alessia sta comunque supervisionando la sceneggiatura, anche se non la sta scrivendo lei.
una lunga estate crudele
Alessia Gazzola, Una lunga estate crudele
Longanesi, 2015
Alice Allevi, giovane specializzanda in medicina legale, ha ormai imparato a resistere a tutto. O quasi a tutto. Da brava allieva, resiste alle pressioni dei superiori, che le hanno affidato la supervisione di una specializzanda… proprio a lei, che fatica a supervisionare se stessa!
E lo dimostra anche la sua tortuosa vita sentimentale. Alice, infatti, soffre ancora della sindrome da cuore in sospeso che la tiene in bilico tra due uomini tanto affascinanti quanto agli opposti: Arthur, diventato l’Innominabile dopo troppe sofferenze, e Claudio, il medico legale più rampante dell’istituto, bello e incorreggibile, autentico diavolo tentatore.
E infine, Alice resiste, o ci prova, all’istinto di lanciarsi in fantasiose teorie investigative ogni volta che, in segreto, collabora alle indagini del commissario Calligaris. Il quale invece dimostra di nutrire in lei più fiducia di quanta ne abbia Alice stessa.
Ma è difficile far fronte a tutto questo insieme quando, nell’estate più rovente da quando vive a Roma, Alice incappa in un caso che minaccia di coinvolgerla fin troppo. Il ritrovamento dello scheletro di un giovane attore teatrale, che si credeva fosse scomparso anni prima e che invece è stato ucciso, è solo il primo atto di un’indagine intricata e complessa. Alice dovrà fare così i conti con una galleria di personaggi che, all’apparenza limpidi e sinceri, dietro le quinte nascondono segreti inconfessabili. Alice lo sa: nessun segreto è per sempre.
E chi non impara a tenere a bada i propri segreti finisce col lasciarsene dominare… fino al più tragico e crudele dei finali.
Longanesi, 2015
Alice Allevi, giovane specializzanda in medicina legale, ha ormai imparato a resistere a tutto. O quasi a tutto. Da brava allieva, resiste alle pressioni dei superiori, che le hanno affidato la supervisione di una specializzanda… proprio a lei, che fatica a supervisionare se stessa!
E lo dimostra anche la sua tortuosa vita sentimentale. Alice, infatti, soffre ancora della sindrome da cuore in sospeso che la tiene in bilico tra due uomini tanto affascinanti quanto agli opposti: Arthur, diventato l’Innominabile dopo troppe sofferenze, e Claudio, il medico legale più rampante dell’istituto, bello e incorreggibile, autentico diavolo tentatore.
E infine, Alice resiste, o ci prova, all’istinto di lanciarsi in fantasiose teorie investigative ogni volta che, in segreto, collabora alle indagini del commissario Calligaris. Il quale invece dimostra di nutrire in lei più fiducia di quanta ne abbia Alice stessa.
Ma è difficile far fronte a tutto questo insieme quando, nell’estate più rovente da quando vive a Roma, Alice incappa in un caso che minaccia di coinvolgerla fin troppo. Il ritrovamento dello scheletro di un giovane attore teatrale, che si credeva fosse scomparso anni prima e che invece è stato ucciso, è solo il primo atto di un’indagine intricata e complessa. Alice dovrà fare così i conti con una galleria di personaggi che, all’apparenza limpidi e sinceri, dietro le quinte nascondono segreti inconfessabili. Alice lo sa: nessun segreto è per sempre.
E chi non impara a tenere a bada i propri segreti finisce col lasciarsene dominare… fino al più tragico e crudele dei finali.
mercoledì 4 marzo 2015
bouquinistes all'inglese
Mi piace molto l'utilizzo "multi-funzione" che la religione anglicana fa delle chiese. Si tratta di ambienti sacri, certo, ma destinati comunque all'uso quotidiano da parte della comunità, non chiusi sotto una campana di vetro come capita per certe chiese cattoliche.
Nel corso delle mie vacanze inglesi ne ho visitate diverse, dalle semplici chiese dei villaggi alle grandi cattedrali e spesso ho avuto questa sensazione. Quasi sempre c'è l'angolo destinato ai più piccoli, con le sedie a misura di bambino, i cuscini colorati e a volte i giocattoli. Poi naturalmente ci sono le sezioni dedicate ai cori e ai musicisti, ma questo non è strano.
Quello che ha colpito maggiormente la mia fantasia è stato però quando ho visto anche una vendita di libri usati, in perfetto stile charity shop. Peccato che non si trattasse di Oxfam, PDSA o una delle infinite altre sigle, ma di una chiesa consacrata e funzionante a tutti gli effetti, in un carinissimo villaggio delle Cotswolds. La classica chiesetta inglese in pietra dorata, in stile vagamente goticheggiante, circondata dalle lapidi in pietra di un piccolo cimitero.
Qual è stato il mio stupore quando, entrando, ho visto che per tutta la lunghezza di una delle navate laterali c'era una bancarella piena di libri usati in svendita, per una raccolta di fondi. E naturalmente, sempre in perfetto stile inglese, non c'era nemmeno nessuno che controllasse.
Così, per la modica cifra di mezza sterlina a volumetto, ho recuperato, con mio sommo giubilo, due vecchie edizioni anni Sessanta di Georgette Heyer e un altro vecchio romanzetto con le pagine ingiallite, per i quali ho messo le monete nella cassetta delle offerte. Vecchi libriccini che hanno passato decenni in qualche sperduto cottage della campagna inglese, e che poi sono partiti con me per l'Italia, in un Grand Tour senza ritorno...
martedì 3 marzo 2015
il canto del deserto
Adele Vieri Castellano, Il canto del deserto
Leggereditore
Luxor, 1871. Lady Sylvia Dunmore, vedova dopo un disastroso matrimonio, giunge in Egitto con il padre. Per lei è un sogno che si avvera, finalmente potrà vedere con i suoi occhi i luoghi mitici che conosce solo attraverso le lettere di suo fratello Adam, che da anni collabora nelle sue spedizioni archeologiche con Lord Brokenwood, l'amore negato della sua adolescenza, divenuto cieco a causa di un terribile incidente.
Presto, la bellezza di Sylvia, così eterea da ricordare quella della regina Nefertiti, viene notata da Zayd Ambath, il figlio del rais. Ma lei ha altro per la testa: sta per partire per una spedizione nel deserto unica e irrinunciabile alla ricerca di quello che rimane del mitico esercito di Cambise.
Solo non si aspetta che quel mare di sabbia nasconda una pericolosa minaccia, che può mettere a rischio la sua stessa vita. Toccherà a Lord Brokenwood accorrere in suo soccorso, ma l’uomo avrà bisogno di tutto il suo coraggio, e della forza dell’amore, per salvare Sylvia dalle spire del deserto.
Un voto basso. Ma non perché il libro se lo meriti oggettivamente, bensì solo per un mio giudizio soggettivo, perché non l'ho trovato per niente nelle mie corde. Appena due mesi fa, della stessa autrice avevo letto "Il gioco dell'inganno", ambientato nella Venezia napoleonica, che mi aveva intrigata e coinvolta pienamente. Anche i due libri precedenti di ambientazione romana mi erano piaciuti molto, per quanto forse più in senso complessivo, per le atmosfere e per le vivide ricostruzioni storiche, che non per le vicende sentimentali dei personaggi.
A me non piace l'ambientazione nel deserto, con tuareg e sceicchi vari. Non mi è mai piaciuta e sono stata piuttosto combattuta, quando il libro è uscito, se comprarlo oppure no, sapendo che in effetti era ambientato in Egitto.
Ma poi - leggendo commenti positivi di altri lettori/lettrici - ho pensato che anche qui la maestria (innegabile) della Castellano avrebbe compiuto il miracolo, mi avrebbe piacevolmente "stordita" e avrebbe finito per farmi apprezzare il romanzo. Purtroppo non è andata così: il libro è molto lento (anche se questo non è da considerarsi un difetto in assoluto, ma ricalca le atmosfere e le indolenze mediorientali) e ci ho impiegato due settimane per leggerlo. I personaggi di entrambe le coppie non mi hanno destato alcuna scintilla di simpatia (sforzandomi, riesco forse a salvare Sylvia e Nicholas, ma il fratello e la pittrice mi sono stati cordialmente indifferenti e per nulla coinvolgenti).
Onestamente non posso dire che si tratti di un libro brutto, perché non è così in senso assoluto, però non è un libro adatto a me. Non mi è piaciuto granché.
Leggereditore
Luxor, 1871. Lady Sylvia Dunmore, vedova dopo un disastroso matrimonio, giunge in Egitto con il padre. Per lei è un sogno che si avvera, finalmente potrà vedere con i suoi occhi i luoghi mitici che conosce solo attraverso le lettere di suo fratello Adam, che da anni collabora nelle sue spedizioni archeologiche con Lord Brokenwood, l'amore negato della sua adolescenza, divenuto cieco a causa di un terribile incidente.
Presto, la bellezza di Sylvia, così eterea da ricordare quella della regina Nefertiti, viene notata da Zayd Ambath, il figlio del rais. Ma lei ha altro per la testa: sta per partire per una spedizione nel deserto unica e irrinunciabile alla ricerca di quello che rimane del mitico esercito di Cambise.
Solo non si aspetta che quel mare di sabbia nasconda una pericolosa minaccia, che può mettere a rischio la sua stessa vita. Toccherà a Lord Brokenwood accorrere in suo soccorso, ma l’uomo avrà bisogno di tutto il suo coraggio, e della forza dell’amore, per salvare Sylvia dalle spire del deserto.
Un voto basso. Ma non perché il libro se lo meriti oggettivamente, bensì solo per un mio giudizio soggettivo, perché non l'ho trovato per niente nelle mie corde. Appena due mesi fa, della stessa autrice avevo letto "Il gioco dell'inganno", ambientato nella Venezia napoleonica, che mi aveva intrigata e coinvolta pienamente. Anche i due libri precedenti di ambientazione romana mi erano piaciuti molto, per quanto forse più in senso complessivo, per le atmosfere e per le vivide ricostruzioni storiche, che non per le vicende sentimentali dei personaggi.
A me non piace l'ambientazione nel deserto, con tuareg e sceicchi vari. Non mi è mai piaciuta e sono stata piuttosto combattuta, quando il libro è uscito, se comprarlo oppure no, sapendo che in effetti era ambientato in Egitto.
Ma poi - leggendo commenti positivi di altri lettori/lettrici - ho pensato che anche qui la maestria (innegabile) della Castellano avrebbe compiuto il miracolo, mi avrebbe piacevolmente "stordita" e avrebbe finito per farmi apprezzare il romanzo. Purtroppo non è andata così: il libro è molto lento (anche se questo non è da considerarsi un difetto in assoluto, ma ricalca le atmosfere e le indolenze mediorientali) e ci ho impiegato due settimane per leggerlo. I personaggi di entrambe le coppie non mi hanno destato alcuna scintilla di simpatia (sforzandomi, riesco forse a salvare Sylvia e Nicholas, ma il fratello e la pittrice mi sono stati cordialmente indifferenti e per nulla coinvolgenti).
Onestamente non posso dire che si tratti di un libro brutto, perché non è così in senso assoluto, però non è un libro adatto a me. Non mi è piaciuto granché.
giovedì 26 febbraio 2015
un paese che muore
Il colpo d'occhio è di quelli che non si scordano tanto facilmente.
Vecchi edifici e un campanile svettante si fondono con un promontorio roccioso, rossastro, terroso, attaccato nella parte bassa dal verde della vegetazione. Un brutto ponte moderno in cemento armato collega questa visione con il nostro punto di osservazione.
E' un panorama inconsueto, sembra una fusione di due fogli lucidi: il grand canyon americano che si interseca con una boscaglia verde.
Si tratta di Civita di Bagnoregio, parte antica del borgo laziale di Bagnoregio, un paese "che muore". Geologicamente parlando, la zona in cui si trova Civita è composta prevalentemente di tufo e di argilla, ed è molto soggetta a frane ed lenti fenomeni di erosione. Il borgo antico ha conosciuto fenomeni di spopolamento già a partire dal Settecento, quando alcuni terremoti isolarono il promontorio dal resto dell'abitato di Bagnoregio, ma è soprattutto nel corso del Novecento che Civita si è progressivamente svuotata, sino ad essere quasi del tutto abbandonata (sembra che vi siano residenti soltanto una decina di persone).
Ormai è una specie di museo a cielo aperto, frequentata però da moltissimi turisti. Per arrivarci abbiamo lasciato l'auto a Bagnoregio (e trovare parcheggio non è stata un'impresa facile, trattandosi di una domenica tardo-primaverile), e poi abbiamo scarpinato a piedi per un chilometro abbondante, fino ad arrivare al ponte, unico modo per raggiungere Civita. La passeggiata non è particolarmente indicata per chi ha carrozzine con bambini, oppure persone anziane al seguito, però una volta varcata la porta d'ingresso del borgo ci si trova davvero riportati indietro in un'atmosfera senza tempo, triste e fiera insieme, magica e toccante.
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