giovedì 21 luglio 2016

hay-on-wye: il paese dei libri


Esiste un paese, proprio al confine tra Inghilterra e Galles, che si può assolutamente definire la capitale del libro usato. A Hay-on-Wye ci sono libri dappertutto, in numerosissimi negozi e botteghe, e in molti casi le librerie sono aperte ad ogni ora del giorno. In questo luogo esiste addirittura un "re".

I libri non sono sempre stati l'elemento caratterizzante di Hay-on-Wye, ma hanno di sicuro contribuito a salvare il paese dall'oblio. Nel dopoguerra la cittadina gallese sembrava destinata a spopolarsi e scomparire, anche perché non era in una posizione felice in quanto a collegamenti ferroviari e stradali.
Ma negli anni Sessanta arrivò un eccentrico antiquario appassionato di libri, un certo Richard Booth, il quale aprì un primo negozio di libri usati, e cominciò ad acquistarne sempre di più, da ogni parte del mondo. Hay-on-Wye fu scoperta dagli intellettuali e dagli hippies, prima britannici e poi anche stranieri.



Negli anni Settanta mister Booth autoproclamò l'indipendenza del villaggio e si incoronò "re": il fatto venne rilanciato dai vari media, e questa pubblicità funzionò. Curiosi da tutto il mondo volevano venire a vedere il paese dei libri.

Oggi, nonostante il paese non sia grande, ospita circa una quarantina di librerie (principalmente di libri usati), di tutte le dimensioni e tutte le specializzazioni.


E c'è poi l'Honesty Book Shop, una libreria all'aperto intorno al castello di Hay-on-Wye, nel quale mister Booth aveva posto la propria base, in cui ci si può servire liberamente dei libri, lasciando le monetine in una specie di cassetta/buca delle lettere rossa.

Pur di visitare questa cittadina, ho costretto i miei compagni di viaggio a fare una mega-deviazione nel nostro itinerario, che ci portato via oltre mezza giornata.
Forse perché non avevo molto tempo a disposizione - non me lo spiego altrimenti - ma la mia visita non è stata all'altezza delle aspettative che avevo. E' vero che ci sono tante librerie (anche se quando sono passata io non erano tutte aperte), ma alla fine tutto risulta molto dispersivo. E' molto difficile trovare un certo autore o un determinato titolo: spesso i volumi non sono ordinati e diventa impossibile cercare qualcosa di preciso, altre volte invece ci sono criteri di ordinamento molto specifici, che cambiano da libreria a libreria.



All'Honesty Book Shop, poi, i libri erano tutti pieni di polvere, stropicciati, accartocciati ed ingialliti per il sole, il vento e la pioggia, stando perennemente all'aperto. Comunque il tutto è molto pittoresco: se amate i libri una visita è assolutamente d'obbligo.

venerdì 24 giugno 2016

brexit

La prima cosa che ho fatto stamattina, ancor prima di infilarmi gli occhiali, è stata collegarmi a un quotidiano on-line per vedere il risultato del referendum inglese. E ho dovuto leggere due volte il titolo perché mi sembrava impossibile che avesse vinto la Brexit. Non ci credevo.
Ancora ieri sembrava che i sondaggi non la dessero prevalente. Sembrava un'eventualità possibile, ma tutto sommato non credevo (e come me tanti altri) che si sarebbe verificata. E invece mai dire mai. Non siamo più in un'epoca in cui si possa sperare nella lungimiranza e nell'intelligenza degli elettori. Non parlo soltanto dei britannici, che sia chiaro... purtroppo ormai si vota di pancia, e non più con il cervello.


E' tutto il giorno che sto provando ad immaginarmi che cosa cambierà, ma la verità è che nessuno lo sa. Visti i risultati ottenuti delle varie zone del Regno Unito, è altamente probabile che adesso la Scozia e l'Irlanda del Nord cercheranno di ottenere la loro, di indipendenza.
And so farewell to the "United" Kindgom, too!
Cameron può davvero essere fiero di sé: oltre ad essere causa dell'uscita dall'UE (perché nessuno l'ha costretto - pistola alla tempia né tantomeno obblighi legislativi - a indire questo referendum), probabilmente sarà anche ricordato come colui che ha dato l'avvio allo sfascio del Regno Unito stesso. E dopo aver blaterato che lui non si sarebbe dimesso, qualsiasi fosse stato il risultato, ecco che ad inizio mattinata rassegna le dimissioni e lascia che tra 3 mesi sia qualcun altro a gestire la patata bollente della ridiscussione dei rapporti con l'Unione Europea.
Bravo mister Cameron, davvero un leader su cui fare affidamento! E certo che se anche quelli del resto d'Europa sono della stessa pasta, non ci troviamo davvero in buone acque.

La Gran Bretagna tutto sommato ha sempre goduto di uno status molto specifico in Europa: c'era sì, ma non ci stava pienamente. Oltre a non avere adottato l'euro, non era nemmeno nell'area Schengen e tutto sommato ha sempre mantenuto una propria identità autonoma: era Europa, certo, ma prima di tutto era sempre Gran Bretagna. Nonostante a livello personale mi dispiaccia molto rendermi conto che la maggioranza degli inglesi non si sentiva "europea" (mentre io adoro la loro cultura e il loro paese), il problema grande per l'Europa forse non sarà il fatto che abbia deciso di andarsene.
Il forte rischio adesso è che ci sia un effetto domino, e che questa voglia di "uscire" contagi anche altri paesi. Allo stato attuale delle cose nessun paese ne è immune, e ormai non ho più la tranquillità di pensare che in giro ci sia sufficiente intelligenza per evitare la disgregazione, nemmeno fra chi siede nei parlamenti e nei governi d'Europa.

Solo fino a pochi anni fa io speravo davvero che nel giro di qualche anno ci saremmo trasformati negli Stati Uniti d'Europa, speravo davvero che ci sarebbe stata una naturale evoluzione dell'Unione Europea in senso federale. Mi sembrava un passo naturale e scontato. Ma ormai penso che sia diventato impossibile.
L'uomo non impara mai davvero nulla dalla sua storia.

mercoledì 15 giugno 2016

elisabetta, l'ultima regina


Il 10 dicembre del 1936 Edoardo VIII rinuncia al trono d’Inghilterra per amore dell’americana Wallis Simpson. Il nuovo sovrano è suo fratello “Bertie”, Giorgio VI, padre di Elisabetta e Margaret. In quei giorni la piccola Margaret, che ha solo sei anni, chiede alla sorella maggiore: «Questo significa che poi diventerai regina anche tu?». «Suppongo di sì», risponde Elisabetta, improvvisamente molto seria. E Margaret commenta, candida: «Povera te». Quasi ottant’anni dopo, il 9 settembre 2015, la regina Elisabetta II ha superato il record del regno di Vittoria, durato 63 anni e 217 giorni, divenendo il sovrano che ha regnato più a lungo nella storia della Gran Bretagna.

Vittorio Sabadin racconta la straordinaria vita di Elisabetta: la lunga storia d’amore con Filippo di Grecia, dal loro primo incontro, a bordo dello yacht reale, quando lui era soltanto un giovane allievo ufficiale della Marina e lei aveva appena tredici anni, sino ai festeggiamenti per le loro nozze di diamante (unici reali nella storia inglese a raggiungere il traguardo); il complesso rapporto con il figlio Carlo e con “la principessa del popolo”, Diana; le relazioni, non sempre facili, con i capi di Stato stranieri e con i premier inglesi – memorabili i contrasti con Margaret Thatcher e Tony Blair.

Una biografia curiosa e documentata, che intreccia con abilità i grandi eventi storici e gli aneddoti più intimi e personali, restituendo un ritratto spesso sorprendente della Regina: Sabadin ci rivela risvolti inediti della ben nota passione di Elisabetta per i cavalli e i cani corgi, ci spiega i segreti del suo inconfondibile stile e ci conduce persino a bordo del Britannia, l’amato Royal Yacht su cui la Regina ha trascorso molti dei suoi rari momenti di riposo.

Ultima rappresentante di un modo di concepire la regalità come servizio e dovere, fortemente convinta dell’imparzialità del suo ruolo nei confronti della politica e della netta divisione tra la sfera pubblica e istituzionale e quella privata, Elisabetta II è riuscita a diventare nel tempo un’icona per generazioni distanti e molto diverse tra loro: nessuno, per quanti secoli possa ancora durare la monarchia britannica, sarà più come Elisabetta, l’ultima regina.

Festeggiamenti per i 90 anni della Regina, giugno 2016

In concomitanza con i festeggiamenti per i 90 anni della Regina Elisabetta (e i 95 del principe Filippo) ho letto in maniera alquanto scorrevole quest'ennesima biografia della sovrana. La coincidenza non è stata voluta, me ne sono resa conto soltanto mentre leggevo. Il libro è abbastanza recente, è uscito soltanto l'anno scorso, ma non bisogna aspettarsi niente di sostanzialmente nuovo. Visto che la regina non concede mai interviste, ciò che viene scritto su di lei si basa sulle scarse fonti disponibili.

Ad ogni modo quello che ho apprezzato molto del libro è che non vira mai sul gossip, ma resta ancorato a un'atmosfera sobria. I capitoli di cui si compone il libro sono abbastanza sganciati fra loro, e nonostante rispettino l'ordine cronologico degli avvenimenti, potrebbero addirittura essere letti in maniera autonoma senza provocare difficoltà. A volte si divaga forse un po' troppo su storie terze, come quella di Edoardo VIII e Wallis Simpson, Diana e Carlo... ma anche queste, in fondo, appartengono alla biografia di Elisabetta, e quindi è opportuno citarle.

Leggendo, si viene portati a rivalutare le figure di Carlo e del principe Filippo, che anni di gossip ci hanno sempre ritratto come fedifraghi insensibili e vecchi babbioni, mentre forse avrebbero meritato di essere trattati diversamente. E forse le figure che i media ci hanno sempre presentato sotto una luce dorata (come Diana) non lo meritavano poi troppo...

Forse, come pare sostenere l'ultimo capitolo, Elisabetta sarà davvero "l'ultima regina" della Gran Bretagna. Viene ipotizzato che Carlo, quando sarà finalmente re, apporterà cambiamenti importanti alla Corona, cambiamenti che, insieme allo spirito dei tempi che soffia, forse le daranno uno scossone quasi letale, o comunque molto grave. Vedremo. Anche se non mi stupirei di avere almeno ancora un intero altro decennio "elisabettiano" (la Queen Mother Elizabeth superò brillamente il traguardo dei cent'anni, e si dice che il sangue non sia acqua).

martedì 7 giugno 2016

la costanza di scrivere

Non è che non avrei avuto cose da scrivere. Non è che non abbia letto libri, visto film (anzi, soprattutto telefilm) per i quali avrei potuto spendere due righe di commento. Ci sarebbero stati.
Però non riesco a trovare il tempo - forse soprattutto la voglia - per farlo...
Spero di ritrovarli a breve.

giovedì 12 maggio 2016

il principato di seborga



In Liguria, sulle alture dell'immediato entroterra di Bordighera si trova il paese di Seborga, famoso in quanto sostiene di essere un principato indipendente, autonomo rispetto alla Repubblica Italiana.
Però l'Italia non lo riconosce, e di fatto nel paese vi è un normalissimo municipio retto da un sindaco come dappertutto.


La motivazione ufficiale della (presunta) autonomia si perde nei meandri storici, e nella burocrazia dei tempi che furono. In buona sostanza, il principato venne venduto nel 1729 a Vittorio Amedeo II di Savoia, ma come patrimonio personale del re (pare che fu pagato coi fondi personali del sovrano, e non con quelli della Corona) e quindi non facente parte del Regno di Sardegna. Inoltre si sostiene che l'atto di vendita riguardasse soltanto il possesso dei territori di Seborga, e non la sovranità sul luogo. Ed infine pare che l'atto di vendita non venne mai registrato.

Di conseguenza, gli abitanti di Seborga sostengono che il loro paese non fece mai parte del Regno di Sardegna, per cui l'annessione al Regno d'Italia, prima, e alla Repubblica Italiana, dopo, avvennero in maniera unilaterale da parte italiana, senza il loro accordo, e quindi il tutto risulterebbe non valido.


Ai nostri giorni, la notorietà del paesello si traduce soprattutto in servizi televisivi o in articoli sulle riviste di viaggio.

Il paesello (pardon, principato) ha una forma di governo retta da un Principe (una carica che immaginavo ereditaria, ma che invece ho scoperto essere elettiva!), da un Consiglio dei Priori e da un Consiglio della Corona. Il sito ufficiale del Principato racconta che viene battuta moneta (il "luigino") e vengono addirittura stampati dei francobolli.

Tutto molto folkoristico... ancor di più se pensate che un paio di settimane prima che mi ci recassi, su alcuni giornali era comparsa la notizia di un "colpo di stato" a Seborga: in pratica un francese si sarebbe autoproclamato lui Principe al posto di quello attualmente in carica. Manovre di palazzo che sembravano non far sfigurare Seborga rispetto al più blasonato Principato di Monaco, che si trova a una sola trentina di km di distanza.


Con tutte queste doverose premesse, ero pronta a godermi la visita "stando al gioco", nel senso che mi aspettavo una specie di pittoresca mini-Seborgaland con varie trovate acchiappa-turisti, anche un po' kitsch. Me le aspettavo proprio: ci contavo.

Invece, la tappa a Seborga è stata piuttosto deludente. In un pomeriggio di un sabato primaverile c'erano in giro pochissimi visitatori, ma soprattutto il paese non offriva nulla in più - né di diverso - rispetto agli altri borghi dell'entroterra della zona. Degli unici due bar/trattorie che abbiamo visto soltanto uno era aperto (e dentro non c'era anima viva).
Nella piazzetta del paese c'era un solo negozietto che vendeva pasta, olio, miele, marmellate, amaretti e qualche altra golosità.
L'altra vetrina - ahimé polverosa - che esponeva souvenir era chiusa, e abbiamo dovuto aspettare che aprisse a metà pomeriggio; ma potevamo anche risparmiarci l'attesa, poiché a parte i famosi francobolli e i "luigini", tutto il resto non era strettamente legato a Seborga (vendeva infatti paccottiglia di stampo medievale e merchandising del Signore degli Anelli: robe che si possono trovare anche vicino a casa, senza fare tutti quei chilometri).


Abbiamo visitato la piccola chiesa del paese e il caso ha poi voluto che, all'uscita, fossimo sorpresi da diverse persone vestite con una tunica di foggia templare. Devo confessare che il mio primo pensiero è stato: ma guarda, ecco il gruppo folkloristico locale che ci dà il benvenuto... ma allora ci tengono, a far bella figura coi turisti! In realtà abbiamo poi capito subito che anche questi personaggi erano turisti esattamente come noi: si trattava infatti di un gruppo francese gemellato con quello locale.


In definitiva, se vi trovate a passare da quelle parti potete anche farci un salto, a Seborga. Chissà, magari durante la stagione estiva ci troverete un po' più di movimento. Magari la Pro loco (anzi, come direbbero loro, il Ministero del Turismo) organizza qualcosa di originale.
Ma non vi consiglio di andarci apposta. Per me è stata un po' una delusione.

domenica 1 maggio 2016

giardinaggio

Una simpatica foto dal web, di manodopera (anzi "zampadopera") in giardino.

mercoledì 27 aprile 2016

l'usignolo

La narrazione comincia negli Stati Uniti, anni Novanta, con un'anziana signora, malata, che sta lasciando la propria casa per l'ultima volta per essere accompagnata dal figlio Julian in una casa di riposo. Il suo stato d'animo è di tranquilla rassegnazione, ma di fronte a scatole di vecchi cimeli tornano a farsi strada i ricordi.

L'ambientazione passa in Francia, primi anni Quaranta. Nel tranquillo paesino di Carriveau, Vianne Mauriac saluta il marito Antoine che si sta dirigendo al fronte. Vianne non avrebbe mai creduto che i nazisti avrebbero attaccato la Francia, ma in breve tempo si ritrova circondata da soldati tedeschi, carri armati, aerei che scaricano bombe su innocenti (vicino a Carriveau c'è un aeroporto militare).
Ora che la Francia e il suo villaggio sono stati invasi, Vianne è obbligata a ospitare il nemico in casa sua: un capitano tedesco alloggia da lei. Da quel momento ogni suo movimento diventa difficile, e lei e sua figlia Sophie sono in costante pericolo. Senza più cibo né denaro, in una situazione di crescente paura, Vianne si troverà costretta a prendere, una dopo l'altra, decisioni difficilissime.

Isabelle Rossignol, la sorella più giovane di Vianne, è una diciottenne ribelle - appena buttata fuori dall'ennesimo collegio - in cerca di un obiettivo su cui lanciarsi con tutta l'incoscienza della giovinezza. Il padre di Vianne e Isabelle, che vive a Parigi, è rimasto vedovo anni prima, non ha molto tempo da dedicare alle figlie, e anzi sembra particolarmente distaccato nei loro riguardi: dopo la morte della moglie sembra essere diventato un'altra persona.

Mentre Isabelle sta lasciando Parigi insieme a migliaia di persone, per scappare dai tedeschi in avanzata nella capitale e andare dalla sorella, incontra il misterioso Gaëtan, un giovane partigiano convinto che i francesi possano e debbano combattere i nazisti.
Rapita dalle idee e dal fascino del ragazzo, Isabelle si unirà alla Resistenza senza mai guardarsi indietro, non considerando i rischi gravissimi a cui andrà incontro.


L'autrice, sorretta da una documentazione molto accurata, si addentra nell'universo epico della Seconda guerra mondiale per illuminare una parte della Storia raramente affrontata: la guerra delle donne. L'Usignolo racconta di due sorelle distanti per età, esperienze e ideali, ognuna alle prese con la propria battaglia per la sopravvivenza ma entrambe alla ricerca fiduciosa dell'amore e della libertà. 

Il libro ha ricevuto recensioni entusiaste su Goodreads ("Choice Award 2015" dei lettori nella categoria Historical fiction) e su Amazon. Premetto che ormai io diffido come la peste dei libri incensati su vari siti, o sui cataloghi degli editori: il più delle volte si tratta di giudizi fatti a tavolino, semplicemente per vendere. Però la trama di questo libro mi attirava, mi attirava tanto, e non mi sono per niente pentita di averlo cominciato. Già dall'inizio mi ha presa, mi ha coinvolta a più livelli: durante la lettura mi sembrava davvero di essere dentro alle pagine, di star "vedendo" la storia da vicino, e ogni volta che lo posavo non vedevo l'ora di riprenderlo per andare avanti e vedere cosa succedeva.
Ti chiedi ben presto chi sia la signora conosciuta in apertura del libro: dev'essere sicuramente una delle figure femminili raccontate. Potrebbe essere Vianne, oppure Isabelle, o addirittura Sophie. Ma non voglio rovinare la sorpresa a chi di voi deciderà di leggere L'usignolo. La sorpresa (e lo choc) per me è stato Julian.


Per cui stavolta i giudizi stra-positivi sul romanzo sono veramente meritati. Il libro secondo me è bellissimo. Le vicende raccontate sono drammatiche (e quando pensi che la guerra si avvicini quasi alla fine, gli eventi per le sorelle Rossignol precipitano ulteriormente). Una storia toccante, dolorosa e coinvolgente che celebra la resilienza dell'animo umano e la straordinaria forza delle donne.

domenica 10 aprile 2016

the painter's daughter

Sophie Dupont, figlia di un ritrattista, aiuta il padre nel suo studio, tenendo celati alla gente i propri lavori. Lo studio si trova in una piccola cittadina nel Devonshire, e spesso Sophie si trova a passeggiare per i sentieri della scogliera lungo la costa, un luogo molto popolare fra gli artisti e i poeti. E' proprio qui che Sophie incontra l'affascinante Wesley Overtree, il primo uomo a dirle che è bella.

Il capitano Stephen Overtree invece è abituato a prendersi in carico i doveri lasciati perdere dal fratello. A casa in licenza, viene inviato a recuperare Wesley. Sapendo che suo fratello ha affittato un cottage da un amico, il capitano si reca nel Devonshire e incontra miss Dupont, la figlia del pittore. La riconosce immediatamente da un ritratto in miniatura che porta con sé - una delle opere fatte (e abbandonate) dal fratello.

Ma il suo senso di felicità si spegne quando si rende conto che Wesley ha lasciato miss Dupont in attesa di un figlio, e se n'è andato in Italia in cerca di una nuova musa. Dato che Stephen ha intenzione di fare qualcosa di utile con la propria vita, propone a Sophie di sposarlo. Non le offre amore, e nemmeno un futuro insieme (è infatti convinto che, a causa di un'oscura predizione, sia destinato a morire presto in battaglia), ma può salvarla dallo scandalo. Se morirà in battaglia, lei sarà una vedova rispettabile, con la protezione della famiglia di lui.

Alla disperata ricerca di una via per sfuggire alla propria infelice situazione, Sophie acconsente a sposare quello straniero, e a viaggiare con lui verso la tenuta della sua famiglia. Ma a Overtree Hall, i suoi problemi saranno soltanto al principio.
Si pentirà di aver sposato il capitano Overtree, quando Wesley, pentito, farà ritorno? Oppure si troverà combattuta tra il padre del suo bambino e il suo crescente affetto per il marito che conosceva a malapena, e che nel frattempo è stato richiamato in servizio e si trova a Waterloo?

giovedì 24 marzo 2016

da poussin agli impressionisti

Da Poussin agli Impressionisti. Tre secoli di pittura francese dall'Ermitage
Torino, Palazzo Madama
11 marzo - 4 luglio 2016

Dopo infiniti rinvii di data, si è finalmente aperta a Palazzo Madama una grande mostra dedicata alla storia dell’arte francese. Capolavori straordinari che rispecchiano l’evolversi del gusto artistico in Russia e la passione per l’arte francese, e al contempo testimoniano l’amore per l’Italia di molti dei pittori in mostra.
Una selezione di oltre 70 opere dalle collezioni del prestigioso Museo dell’Ermitage di San Pietroburgo (la cui collezione di pittura francese conta oltre duemila dipinti, la più vasta raccolta al di fuori della Francia) per una mostra che illustra la storia della pittura francese dal 1600 alla fine dell’Ottocento, dall’avvento delle accademie fino alla nuova libertà della pittura en plein air proposta dagli impressionisti.

L’esposizione intreccia tutti i grandi temi della pittura moderna – dai soggetti sacri a quelli mitologici, dalla natura morta al ritratto, dal paesaggio alla scena di genere – e delinea la storia della fortuna dell’arte francese in Russia: le ragioni storiche e culturali del successo di alcuni generi accademici, rispetto all’impegno sociale delle correnti realiste; il gusto raffinato di Caterina II che nel 1772 si aggiudicò gran parte dei dipinti raccolti a Parigi dal celebre amateur francese Pierre Crozat negli anni a cavallo tra il Sei e il Settecento; gli acquisti alla moda dei ricchi aristocratici russi nell’Ottocento, le riorganizzazioni dei musei nel Novecento in seguito alla Rivoluzione d’Ottobre.

Il percorso in mostra, articolato in 12 sezioni per un totale di circa 50 artisti, si apre con le influenze caravaggesche di Simon Vouet, prosegue attraverso il destino dei grandi maestri del classicismo, da Philippe de Champaigne ai sommi Poussin e Lorrain; attraversa la nuova libertà della pittura di Watteau, Boucher e Fragonard, per approdare al ritorno all’antico di Greuze e alla poesia venata di Romanticismo di Vernet e Hubert Robert; il neoclassicismo di Ingres si intreccia al nuovo sentimento del paesaggio che si affaccia con Croot e all’affermazione dell’Impressionismo con Renoir, Sisley, Monet, Pissarro, fino all’apertura verso le avanguardie moderne con Cézanne e Matisse.

lunedì 21 marzo 2016

l'abbazia della novalesa

L'abbazia della Novalesa si trova in una bellissima posizione nella conca naturale della Val Cenischia, una ramificazione della Valle di Susa che porta al colle del Moncenisio, importante punto di passaggio obbligato fra Italia e Francia nei secoli passati.
L'abbazia venne fondata nel 726, in una posizione strategica, su una delle rotte principali dei pellegrini che dalla Francia e dall'Inghilterra si recavano in Italia. Questa data fa rientrare la Novalesa fra i monasteri più antichi d'Europa. Anche l'imperatore Carlo Magno vi passò e vi fece tappa.



L'attività dei monaci benedettini era fondamentale per dare assistenza ai viandanti e ai pellegrini in transito, e al tempo stesso serviva per trasmettere cultura, poiché la comunità dei monaci trascriveva codici. Ai tempi infatti, la biblioteca della Novalesa era una fra le più ricche d'Europa (citata anche da Eco ne "Il nome della rosa"). Questi primi secoli di vita furono i più fiorenti per l'abbazia. Purtroppo intorno all'anno Mille la Novalesa venne gravemente saccheggiata dai Saraceni, che la misero a ferro e fuoco. I monaci fuggirono per salvarsi, e anche se successivamente vi fecero ritorno, l'abbazia nei secoli successivi non tornò più agli antichi splendori.

A metà dell'Ottocento la legge Siccardi abolì tutti i monasteri: da allora e per oltre un secolo l'edificio dell'abbazia divenne prima un albergo, poi la dependance estiva di un collegio torinese.
Nel 1972 la Provincia di Torino acquistò il complesso, lo restaurò e lo affidò a una nuova comunità di monaci benedettini provenienti dal Veneto. Da allora rivivono le atmosfere di spiritualità e lavoro tipiche dei monaci. Oggi nell'abbazia ha sede un importante centro di restauro di libri antichi, e negli ultimi anni è stato allestito anche un museo archeologico.

Il complesso dell'abbazia è composto dalla chiesa principale, un chiostro e altri locali collegati, e da quattro piccole e semplici cappelle nei terreni circostanti. Uno degli aspetti che sorprendono di più i visitatori (sì, perché il posto si può visitare: ci sono anche visite guidate che sono quelle che consiglio) è il ciclo di affreschi che si trovano ormai soltanto nella cappella di Sant'Eldrado. Sono stati fatti circa mille anni fa, ma sono ancora oggi in buonissimo stato di conservazione, e dotati di una brillantezza di colori incredibile, data la loro età.



Io conservo un particolare ricordo infantile legato a un'altra cappella, quella di San Salvatore, più spoglia e spartana, perché quando ero piccola, durante l'estate andavo spesso lì coi miei alla messa della domenica pomeriggio: era forse l'unico posto che avevo visto (fino ad allora) dove usavano l'incenso durante la liturgia, e visto che l'ambiente era molto piccolo, l'odore pervadeva intensamente tutto lo spazio.
Da allora, e ancora oggi, io associo sempre il profumo dell'incenso all'immagine di quella cappella medievale, dagli spogli e spessi muri di pietra.


venerdì 11 marzo 2016

meme libri 2015

Ogni anno si fa più grande il ritardo con cui arrivo a postare questo breve riepilogo delle mie letture nell'anno precedente. E per fortuna esiste Goodreads, altrimenti sarei persa...

Quanti libri hai letto nel 2015?
Affidandomi all'ormai indispensabile Goodreads, rilevo che sono 71. Esattamente come l'anno precedente.

Quanti erano fiction e quanti no?
La fiction prevale: circa 63 titoli.

Il miglior libro letto?
Due libri della Gabaldon, legati alla serie  Outlander: l'ultimo uscito "Written in my own heart's lood" e "The Scottish prisoner". Ho trovato piuttosto avvincente anche "Pleasured" di Candace Camp: bei personaggi.

E il più brutto?
Mi sono pentita di aver acquistato "Il canto del deserto" di Alice Vieri Castellano (che invece avevo tanto apprezzato in un paio di suoi titoli precedenti): stavolta sono stati soldi che potevo risparmiarmi. Poi un altro libro in cui mi sono imbattuta, e che ho trovato molto scialbo, è stato "Il castello di Edimburgo" di Caroline Barnes.

Quanti libri hai riletto?
Ho riletto "La mummia" di Anne Rice, e "Innocenza e seduzione" di Anne Stuart.

I libri più letti dello stesso autore quest'anno?
Diana Gabaldon, Anne Stuart, Mary Jo Putney, Mary Balogh, Lisa Kleypas, Lucinda Brant.

Quanti libri scritti da autori italiani?
8.

E quanti dei libri letti sono stati presi in biblioteca?
Nessuno.

Dei libri letti quanti erano ebook?
Faccio prima a dire quanti erano libri "tradizionali": 17. Invece tutti gli altri in formato e-book.

Il libro più vecchio che hai letto?
Forse "La svastica sul sole" di Philip K. Dick

Quale il libro col titolo più lungo?
"Métronome : l'histoire de France au rythme du métro parisien" di Lorant Deutsch.

E quello col titolo più corto?
"Tempesta" di Lilli Gruber.