venerdì 5 marzo 2010

cioccolato per strada

Ciokemotion!
In via Lagrange, Torino (dal 4 all'8 marzo)
Una passeggiata in via Lagrange in questi giorni è accompagnata da un incredibile profumo di cioccolata, che pervade tutta la via. Ci sono i gazebo di numerosi negozi e aziende produttrici di cioccolato, animazioni e laboratori cioccolatosi, e la mostra con sculture di cioccolato ricavate da blocchi di 50 kg. Resistere agli assaggi e agli acquisti è praticamente impossibile...


Queste sculture di cioccolato sono davvero sorprendenti. Viste da lontano sembrano normali sculture di legno: il colore è lo stesso, e anche avvicinandosi il dubbio rimane. Le ho osservate da vicinissimo, e soltanto il profumo paradisiaco mi ha convinto della loro vera "natura".

lunedì 1 marzo 2010

sissi

La giovane Elisabetta di Baviera, passata alla storia come l’imperatrice Sissi, è probabilmente una delle figure femminili più famose e amate della storia europea. Importante per l’influenza che esercitò sulla politica dell’epoca, Sissi lasciò un’impronta anche per gli innumerevoli eventi che segnarono la sua vita. Era l’anno 1854 quando la corona si posava sul capo della giovane Elisabetta, che a soli sedici anni si apprestava a diventare Imperatrice di uno dei più grandi e potenti imperi del mondo: l’Impero Asburgico.
Questa è la sua storia. La storia di un incontro e di un amore, quello tra lei e Franz Joseph d’Asburgo, che cambia radicalmente e repentinamente il destino dei due giovani. Ma anche la storia di una ragazzina dalla bellezza selvaggia, dal carattere forte e ribelle, sfrontata e moderna, costretta dalla Storia e dall’amore a diventare rapidamente donna, moglie, madre e Imperatrice.

Costato oltre undici milioni di euro, questo film in due puntate è una coproduzione televisiva senza eguali, realizzata da Publispei per l’Italia, in collaborazione con Rai Fiction, Sunset Austria per l’ORF e EOS Entertainment per ZDF. Nel difficile ruolo della principessa Sissi Cristiana Capotondi; Martina Gedeck interpreta, invece, l’Arciduchessa Sofia e David Rott veste i panni dell’Imperatore Francesco Giuseppe. Nel cast anche Licia Maglietta nel ruolo della Duchessa Ludovica, madre di Sissi, Christiane Filangieri nel ruolo di Nenè, sorella più grande dell’Imperatrice e Katy Saunders nel ruolo di Ida Ferency, dama di compagnia della Principessa. Inoltre, Federica De Cola interpreta Carlotta Del Belgio e Andrea Osvart è nel ruolo di Eugenia moglie di Napoleone III.

Sono oltre 2000 le comparse che hanno partecipato alle riprese ambientate in luoghi storici come la Hofburg di Vienna, il castello e i giardini della reggia di Schönbrunn, il castello di Eckartsau, nella Bassa Austria, il castello di Brunnsee nella Stiria e ancora il castello di Miramare a Trieste e diverse location veneziane. Per le riprese nel castello di Miramare è stata trasportata a Trieste una nave storica, successivamente ormeggiata nelle acque del Mediterraneo. Particolarmente impegnativo è stato l’allestimento di 20 carrozze storiche e l’impiego di più di 100 cavalli. Per la carrozza dorata usata da Sissi e Francesco Giuseppe in occasione del loro matrimonio è stata utilizzata una carrozza originale a sei cavalli del 1740, data in prestito dall’Arcivescovo di Olmütz (Repubblica Ceca).

Il film ha inoltre richiesto l’utilizzo di 700 costumi, la sola Imperatrice indossa più di 50 abiti diversi, appositamente realizzati per lei nelle migliori sartorie italiane, da tessuti comprati nel nostro paese. Per ogni costume sono stati usati 8-10 metri di stoffa, rivisitando in chiave moderna gli abiti originali dell’epoca. Di straordinaria bellezza l’abito da sposa per il quale è stata confezionata una sottogonna che ha visto l’utilizzo di 80 metri di tulle.

Un grandissimo lavoro, insomma, dietro a quella che rappresenta una sfida: raccontare nuovamente, dopo oltre cinquant’anni, la vita, la bellezza e le emozioni di Elisabetta, Imperatrice d’Austria.
(fonte: sito Rai)

Commento a caldo, appena terminato di vedere la seconda e ultima puntata di questa fiction. Non mi è dispiaciuta :) tutt'altro...
Di sicuro non era un compito facile riuscire a far dimenticare i vecchi film con Romy Scheidner (o riuscire almeno a non sfigurare, di fronte a questi "storici" concorrenti). Io ho trovato questa versione molto più accurata e fedele alla storia e alla biografia di Sissi rispetto ai vecchi film, i quali - pur con tutto l'affetto che gli porto, li avrò visti come minimo una volta all'anno da quando ero bambina - erano un po' stile fiabetta, con diversi personaggi macchietta di contorno e battute umoristiche. Molti avvenimenti tragici nei vecchi film non erano stati toccati (ad es. la morte della figlia e l'assassinio di Massimiliano d'Asburgo).
Mi è piaciuto molto il fatto che abbiano girato la nuova fiction proprio nelle location "reali" (Hofburg e Schonbrunn, riconoscibilissimi), e anche la cura e l'attenzione posta a diversi particolari, ad esempio gli attrezzi ginnici di Sissi nella Hofburg (dove sono tuttora visibili due anelli da ginnasta attaccati allo stipite di una porta); la sua ossessione per il peso; le sue famose pettinature - uguali a quelle riportate nei suoi celebri ritratti, uno dei quali, di Winterhalten, Franz Joseph teneva nel suo studio "vero" e abbiamo visto riprodotto nello studio della fiction. Addirittura il cane di Sissi che si intravede nella fiction era proprio della razza che lei aveva nella realtà (un irish wolfhound bianco di nome Shadow).

Cristiana Capotondi come Sissi mi è abbastanza piaciuta, e l'ho trovata fisicamente adeguata al ruolo, cosa che invece non posso dire per David Rott, l'attore che interpreta Franz Joseph: non assomiglia per niente ai ritratti giovanili dell'imperatore, e i truccatori per lo meno avrebbero potuto osare e affibbiargli un paio di baffi.

monday morning

Come cominciare in modo fantastico il lunedì mattina? Arrivare al parcheggio di interscambio con la metropolitana e scoprire che la metro non funziona - e non ti dicono perché - ma bisogna prendere la navetta sostitutiva. Mettersi a correre per recarsi alla fermata di questa benedetta navetta, salirci per il rotto della cuffia e sentirsi dire che è fuori servizio. Quindi scendere e aspettare che arrivi il mezzo giusto.
Nel frattempo, accorgersi di aver perso lo spillone originale scozzese di chiusura appuntato alla gonna a quadri, e cominciare a disperarsi, mandando silenziose maledizioni... Ripercorrere gli ultimi metri fatti (tanto la navetta giusta continua a non arrivare), e sbirciare sul mezzo fuori servizio - ormai con le porte chiuse - sul quale però si era messo piede per 10 secondi, giusto il tempo perché una spilla potesse cadere. Ma non ve n'è traccia...
Tornare indietro verso le scale mobili, e accorgersi che la spilla a forma di spadone è là per terra, piccolina mia, e c'è un tizio che la sta calpestando, ma non importa perché sono felice di averla recuperata, e sembra che non si sia fatta nulla :-)
Salire finalmente su 'sta benedetta navetta sostitutiva, che - piena come un carro bestiame - ci impiegherà 50 minuti per compiere il percorso normalmente coperto dalla metro in 10 minuti. Mettersi il cuore in pace perché tanto sai già che arriverai in ritardo alla riunione con la capa che cominciava alle nove - ma tanto hai avvisato i colleghi e non c'è niente che tu possa fare per velocizzare il percorso.
Bene signori, benvenuti nella settimana che comincia oggi!

(Edit: foto della spilla per Mariabei)

domenica 28 febbraio 2010

seta

Morire di nostalgia per qualcosa che non avrai mai...

Di Baricco non avevo mai letto nulla. E non sapevo nemmeno cosa aspettarmi: pare che ci sia chi lo osanni come scrittore, e chi lo ritenga decisamente sopravvalutato.
"Seta" mi è capitato fra le mani casualmente, volumetto disponibile sullo scaffale dedicato al book-crossing nel bar/caffetteria dove vado spesso a mangiare. E così l'ho cominciato.

1861. Un'epidemia inarrestabile che in Europa uccide le uova dei bachi da seta riducendo in rovina una delle industrie più fiorenti dell'epoca; il fascino del viaggio in paesi lontani; Hervé Joncour - commerciante francese che ogni anno si reca via terra in Giappone per acquistare quelle uova preziose; l'incontro con una donna misteriosa (l'amante dell'uomo che gli vende le uova); una moglie bellissima e lontana; una storia d'amore scandita dal lento ritmo del tempo e dei viaggi annuali; l'esperienza del tradimento e di come sia possibile amare contemporaneamente due persone diverse; avventure, sentimenti, passioni; episodi che si susseguono l'uno dopo l'altro.

Libriccino breve e veloce da leggere. Una storia lieve e raccontata con piccoli tocchi. "Tutte le storie hanno una loro musica. Questa ha una musica bianca. E' importante dirlo perché la musica bianca è una musica strana, a volte ti sconcerta: si suona piano, si balla adagio" scrive Baricco nel risvolto di copertina. Non mi era chiaro che cosa intendesse, ma a lettura in corso l'ho compreso. Si riferiva al tono del libro, della narrazione: senza enfasi, delicata - come la seta - e quasi silenziosa. E però il penultimo capitoletto ti dà un brivido, una scossa...
In definitiva l'ho trovato gradevole, pur essendo una storia talmente impalpabile che non so dire quanto mi resterà impressa e quanto invece evaporerà, a breve.

Ho recuperato il film che è stato tratto da "Seta", diretto da François Girard nel 2007, con Michael Pitt e Keira Knightley. L'ho trovato piuttosto fedele al libro, con soltanto qualche leggerissimo e ininfluente scostamento. Nel film si adotta l'espediente della voce narrante di Hervé, che racconta la sua vicenda al giovane giardiniere Ludovique, mentre il libro è narrato in terza persona, e lo stesso Hervé appare come una figura remota. Diversamente rispetto al libro, nel film non c'è la voliera con gli uccelli, che simboleggia la fedeltà della concubina di Hara Kei; la concubina stessa sembra giapponese in tutto e per tutto, e non ha gli occhi dal taglio non orientale che vengono accennati nel libro.
Il ritmo del film in alcuni punti è un po' lento, e penso che possa risultare un pochino monotono per chi non conosca il romanzo. Avendo però letto il libro, io ho apprezzato anche il film. La fotografia è molto bella: il paesino provenzale abbarbicato su una collina, le strade e le botteghe molto "francesi", il giardino dei gigli e gli scenari innevati giapponesi.

venerdì 26 febbraio 2010

presto che è tardi

Esce finalmente la prossima settimana nelle sale cinematografiche l'ultimo film del geniale Tim Burton: "Alice in Wonderland".



Alice è un personaggio creato dalla penna dello scrittore Lewis Carroll nel 1865, ma nel film di Burton non è una bambina, bensì una ragazza cresciuta. Soffocata dalla mentalità delle donne aristocratiche della Londra vittoriana, è alle prese con il suo matrimonio, organizzato a sua insaputa dalla madre con un arrogante aristocratico. Ma rincorrendo un coniglio bianco Alice tornerà nel mondo incantato in cui era già stata da bambina. Insomma si tratta di un sequel della storia che conosciamo, e che - ad esempio - abbiamo anche visto trasposta in una versione a cartoni animati della Disney (1951).


Questa versione è stata girata con attori veri e in 3D. Alice è interpretata dalla quasi debuttante Mia Wasikowska, mentre la regina di cuori e il cappellaio matto hanno i volti, rispettivamente, di Helena Bonham Carter, moglie di Burton, e da Johnny Depp, suo attore feticcio.

mercoledì 24 febbraio 2010

il battello del delirio

George R.R. Martin, Il battello del delirio, Gargoyle Books
(edizione originale: 1982)

Fiume Mississippi, 1857. Il ghiaccio di un gelido inverno ha appena distrutto la flotta commerciale del Capitano Abner Marsh. Privo di assicurazione, il vecchio armatore si ritrova solo, in bancarotta, disperato. Ma ecco che, inaspettatamente, un bizzarro straniero di nome Joshua York si offre di rilevare la meta' della sua compagnia di navigazione in rovina, mettendo sul piatto una cifra spropositata. Ma non e' tutto. York intende investire il proprio denaro nella costruzione del battello piu' lussuoso, piu' bello e soprattutto piu' veloce che abbia mai solcato le torbide acque del Mississippi, e per di piu' ne offre il comando al Capitano Marsh. L’unica condizione posta da York e' semplice: gli ordini da lui impartiti saranno pochi, ma per quanto strani o assurdi possano sembrare, ogni qual volta verranno emanati, Marsh dovra' assicurarsi che essi vengano eseguiti alla lettera, senza fare domande. E cosi' il nuovo gioiello del fiume, battezzato Fevre Dream, inizia il suo viaggio. Tuttavia, man mano che il battello discende il tortuoso corso del Mississippi, Marsh prende a insospettirsi sempre piu'. Perche' il misterioso York si fa vedere soltanto di notte? Come mai lui e i suoi amici si dissetano ogni sera col disgustoso vino nerastro della sua riserva privata? Quando la verita' sara' finalmente rivelata, il Capitano dovra' scegliere da che parte stare...

Sta per essere ripubblicato dalla Gargoyle Books "Il battello del delirio", di George R.R. Martin. Dovrebbe essere nelle librerie il 25 febbraio. Questo libro (Fevre Dream in originale) è uno di quelli che non può mancare nella libreria di un appassionato di letteratura horror-vampirica, ed era da molti anni che la vecchia edizione italiana della Fanucci era fuori catalogo e non più reperibile, se non sul mercato dell'usato - e in genere con molta difficoltà e a prezzi alti.

Si tratta di una bella storia di vampiri, originale e misteriosa al punto giusto, con uno stile di scrittura molto ricco. L'ambientazione è molto affascinante, sui fiumi Ohio e Mississippi, tra New Orleans e St. Louis, al'epoca dello schiavismo, nel periodo in cui i viaggi sui battelli a vapore erano il sistema più comodo e veloce, e a volte più lussuoso, per viaggiare... ma sono i personaggi a "fare" questo libro, talmente sono belli e coinvolgenti.

Io l'avevo letto circa 3-4 anni fa, prima opera di Martin che mi capitava di leggere - e mi era parso davvero un autore molto bravo a rendere il mondo che sta raccontando (in effetti adesso sto "recuperando" un commento che avevo fatto all'epoca).
Il libro mi era piaciuto molto. Davvero una storia ben scritta, con il giusto dosaggio di suspence e di colpi di scena per il lettore. Arrivata alla fine pero' mi ero chiesta quanto fosse giusto definirlo un libro "sui vampiri". In effetti queste creature hanno un comportamento simile a quello che tradizionalmente si attribuisce ai vampiri: si muovono di notte, il sole li danneggia, si nutrono di sangue umano, etc etc...
Pero' è altrettanto vero che se ne differenziano in maniera altrettanto netta: si possono riprodurre sessualmente (seppur in presenza di determinate condizioni e con esito - ahime' - letale per la madre), non possono creare altri simili a loro con morsi o procedure simili. E soprattutto nascono già cosi', ovvero non sono mai stati "umani" nel vero senso della parola, non si tratta di individui che muoiono e divengono non-morti. A tutti gli effetti sono una razza diversa, simile a quella umana ma diversa, con tratti ferini molto più accentuati. Questa è stata naturalmente una scelta di Martin, che d'altronde era pienamente libero di gestire come voleva la propria figura di vampiro, pero' a me ha ricordato molto di più un essere tipo un licantropo che non un vampiro.

Ad ogni modo il libro è generalmente definito un libro sui vampiri, ed è ritenuto uno dei capolavori di questo genere. E' quindi positivo che la Gargoyle lo stia ripubblicando, forse sulla scia della moda attuale. Attenzione però: qui Twilight e compagnia bella c'entrano davvero poco/niente :-)

domenica 21 febbraio 2010

lover avenged

Quest'ultimo capitolo della BDB è sempre più corale, e sempre meno focalizzato sulla storia singola della coppia di turno. Storia che in questo caso è dedicata a Rehvenge - colui che con Vishous si contende il primo posto nelle mie preferenze - ed Ehlena. Ma ci sono cambiamenti che coinvolgono molti personaggi, nello svolgimento di questo libro.

Wrath perde definitivamente la vista e ciò lo porta, giocoforza, ad accettare il ruolo di re che si limita a governare e a non partecipare attivamente ai combattimenti; il suo rapporto con Beth viene messo alla prova a causa di alcune cose da lui tenutele nascoste. Il Blind King comincia ad essere guidato da un amico peloso, un cane con il quale ci sono scenette molto dolci che ci mostrano il rapporto di fiducia reciproca che comincia ad instaurarsi fra i due.

Rehvenge, che nel frattempo è arrivato al punto limite della sua relazione con la Principessa dei Symphaths, comincia un rapporto con Ehlena, una delle infermiere di Havers da cui era sempre stato nascostamente attratto, sino a rendersi conto che lei è proprio la sua Shellan. Ricattato per via delle proprie origini, sceglie però di sacrificare se stesso per non mettere in pericolo coloro che ama. E saranno proprio Ehlena e Xhex, con l'aiuto della Brotherhood, a salvarlo e riportarlo a casa prima che sia troppo tardi. Devo dire però che il suo futuro ruolo di Re dei Symphats mi piace davvero poco, lo preferivo mooolto di più come The Reverend... vedremo se e come la Ward ce ne parlerà nei prossimi volumi (e spero non si dimentichi dei due Moors, 'che mi piacciono molto come personaggi).

Lash intanto è sempre più avviato sulla strada dell'apprendistato della malvagità, e il suo percorso si incrocia con quello dei Symphaths e della Principessa e, alla fine del libro, con Xhex. L'Omega in questo titolo non fa alcuna apparizione, e anche la Virgin Scribe ormai non ha più la fama di potere e spietatezza che aveva nei primi libri (ormai sembra essere stata ridotta a una divinità che tutti continuano a nominare nelle esclamazioni e nelle preghiere, ma che alla fine conta ben poco!)

John e Xhex fanno del loro meglio per rendere sempre più incasinata l'attrazione e la situazione che c'è fra loro due: lei perché inconsciamente non vuole che qualcun'altro muoia o impazzisca a causa sua, e lui perché si sente usato e privo di legami di appartenenza, che invece vorrebbe disperatamente. Due disperazioni che potrebbero incastrarsi bene l'una col l'altra e aiutarsi a diminuire, ma che per il momento sono in fase di conflitto; comunque il prossimo libro della Ward sarà dedicato proprio a loro due, e sono sicura che - conoscendo la scrittrice - finirà per farmi piacere di nuovo tutti e due questi personaggi (adesso li prenderei a randellate tutti e due...)

mercoledì 17 febbraio 2010

commesse e negozi

Lo confesso: sono insofferente nei confronti delle commesse che ti seguono e ti "assistono" mentre sei in un negozio. Devo essere lasciata da sola, non mi piace se mi tampinano.
Stasera. Sul mio solito percorso del rientro a casa dall'ufficio. Sono gli ultimi giorni di saldi e può capitare di trovare ancora qualcosina ribassato al massimo, se si ha fortuna con le taglie, quindi decido di farmi un giro da Promod - dove appena varcata la soglia mi cade subito l'occhio su una blusa multi-colorata (della nuova collezione). Prendo la taglia che intendo provarmi, e poi aggiungo ancora un paio di pantaloni in stra-saldo (la taglia è difficile, ma ci provo lo stesso), dopo di che mi dirigo nei camerini prova. La tipa mi dà il cartellino con il numero dei capi.
Ah, doveroso background alla scena: fuori stava piovendo, per cui - oltre al cappotto, mega-sciarpa, cappellino, maglione dolcevita, le mie solite due borse, scarponcini con due chilometri di lacci, avevo in mano anche un ombrellino mezzo scassato tutto bagnato e gocciolante. E poi ovviamente i vestiti che volevo provarmi.
Entro nel cubicolo 1 metro per 1 metro, dotato di un solo appendiabiti "di design" (praticamente inutile), e sono costretta a posare tutto per terra. Dopo di che comincio a togliere i vari strati che avevo addosso, maglione incluso perché devo provare la blusa. Ok, mi piace e mi va bene: la metto da parte perché la prenderò. Poi la tolgo e lascio provvisoriamente da parte il mio maglione perché fa un caldo boia lì dentro a 'sto camerino. Passo a provarmi le due paia di pantaloni, e per quelli non c'è speranza... la cerniera si chiuderebbe anche, ma poi non potrei più piegarmi :)
Mentre sono lì che armeggio per tentare di sfilarmeli, sento che la tipa fuori fa "Come vanno le prove?"... dato che non ho sentito entrare nessun'altra nei camerini a fianco suppongo che ce l'abbia con me, ma io non ho davvero voglia di fare conversazione con lei proprio mentre sono qui incasinata e alle prese con la ri-vestizione di tutto l'ambaradan che avevo addosso :-) E cosa le dovrei rispondere? No, guarda, purtroppo ho tentato di infilarmi in questo bellissimo pantalone taglia 38 che costa solo dieci euro, ma non c'è stato verso.... e comunque non c'è bisogno che tu venga quasi oltre la tenda ad aiutarmi, grazie lo stesso.
'Che poi io sono una che quando va in giro per negozi preferisce farlo da sola, senza amiche a dispensare consigli. Quindi mi scoccia ancora di più l'intervento non richiesto di altri, commesse incluse...

giovedì 11 febbraio 2010

let it snow (and what else should i do?)

Un'altra giornata di neve: oggi grandi fiocchi hanno turbinato vorticosamente per tutto il giorno sulla città. Erano davvero pittoreschi, l'aria gelida li faceva roteare e li spingeva sotto i portici, all'ingresso dei negozi, giù per le scale di ingresso della metropolitana.
Uno scenario abbastanza carino se lo si poteva guardare da dietro una finestra, ma alquanto fastidioso se andava vissuto in prima persona.
Sono stufa di 'sto tempo. Non vedo l'ora che arrivi la primavera!

venerdì 5 febbraio 2010

storia di barbie

La bambola Barbie ha compiuto 50 anni l'anno scorso e la sua fama ha raggiunto praticamente ogni landa del pianeta. I numeri sono impressionanti: dal 1959 la Mattel ha prodotto quasi un miliardo di esemplari. Come ogni star che si rispetti, anche Barbie non ha un passato specchiato: è nata in Germania, il suo primo nome è Lilli ed è destinata a un pubblico maschile adulto. Ma l'incontro con l'industria americana è l'inizio di una nuova vita. Lo scopo è renderla indispensabile per qualunque teenager. Corredata di abitini alla moda, ha una missione ben precisa: accompagnare le bambine verso l'età adulta proponendo un modello "perfetto" di femminilità. Eppure nell'America degli anni Cinquanta Barbie non attira molte simpatie: manca di classe e distinzione. Per rimediare la Mattel si ispira agli indiscussi modelli dell'eleganza mondiale: splendidamente abbigliata, Barbie scimmiotta Jacqueline Kennedy e l'alta moda parigina. I tempi cambiano in fretta, e con loro i modelli di femminilità: Barbie prima va al college, poi si dedica alla preparazione di nozze magnifiche e sempre rimandate, infine rinuncia alle arie da signorina del bel mondo per avvicinarsi alla fascia medio-bassa delle sue potenziali clienti e inaugura una linea cheap nell'aspetto e nel prezzo.
Di quanti significati è stata caricata la povera Barbie nel corso dei decenni passati, e tuttora! Eppure io ho amato le 3 Barbie che ho posseduto da bambina (Barbie Superstar, Barbie Tennis e una simil-Barbie acquistata al mercato), ho tagliato e cucito vestitini per loro utilizzando la fantasia e le stoffe di scarto a mia disposizione, ho utilizzato scatoloni di cartone e pezzi di legno al posto delle case rosa che non ho mai avuto, ho dato loro un nome e una personalità secondo i miei desideri, del tutto incurante degli "scopi e degli obiettivi" che secondo l'autrice di questo libro la Mattel avrebbe avuto. E dato che tutt'oggi le conservo gelosamente in soffitta, sono inorridita nel leggere delle sevizie a cui certi bambini le sottoporrebbero...
Penso sia esagerato sostenere che il fine di Barbie fosse indottrinare le ragazzine con gli ideali della mistica della femminilità. Molto più semplicemente credo che la bambola fosse uno specchio dei tempi, per cui riproponeva questo stereotipo anche nel gioco. E in effetti è singolare vedere come 30 anni dopo siano le stesse femministe a difendere Barbie contro gli attacchi dei nuovi fondamentalisti religiosi, segno che forse il problema non era la bambola in sé, quanto l'ambiente da cui traeva il modello.

lover enshrined

Eccomi giunta alla fine di questo sesto libro della serie Black Dagger Brotherhood (Confraternita del Pugnale Nero nella traduzione italiana). L'avevo cominciato da qualche giorno, ma ieri sera ho fatto le ore piccole per finire le ultime 100 pagine: DOVEVO leggerle!
Beh, nel corso dei sei libri Phury è sempre stato il personaggio che sono riuscita ad inquadrare di meno: mi è stato alternativamente simpatico ed insopportabile più e più volte, anche nel corso dello stesso libro, prima fratello votato al sacrificio e all'autoflagellazione, poi drogato sulla china della rovina personale. E in realtà anche in questa storia - che dovrebbe essere quella dedicata a lui e Cormia - ho riprovato queste sensazioni ambivalenti nei suoi confronti. E il finale, con il ritiro in campagna della nuova coppia e di un manipolo di Chosen "liberate", mi è sembrato piuttosto tirato lì...
Di tutto il libro, le due scene memorabili, che mi hanno commossa di più, sono state quelle fra Qhuinn e Blay nell'infermeria (quanta tensione fra questi due! Non pensavo che un rapporto fra due uomini mi avrebbe toccata così delicatamente...) e l'abbraccio in lacrime fra John e Tohr. Bello, bello!
L'unica lamentela che mi sentirei di muovere alla Ward è che, una volta esauriti i libri a loro dedicati, Vicious e Butch compaiono sempre meno, sigh sigh...
E adesso mi butto a capofitto nel libro numero sette, la storia di Rehvenge...

mercoledì 3 febbraio 2010