venerdì 25 febbraio 2011

animali in arte


Animali in arte
L'Arcadia della biodiversità

Museo Regionale di Scienze Naturali, Torino
(28 gennaio-27 febbraio 2011)


Il lavoro artistico di Maurizio Boscheri costituisce un approccio interessante all'analisi e alla percezione dell'universo floro-faunistico. La serie di 50 dipinti presentati in mostra, infatti, rappresenta un insolito approccio per conoscere la vita animale che, in luoghi lontani, scorre inviolata.

"Animali in arte, l'Arcadia della biodiversità" sembra raccogliere un mondo onirico in cui il confine tra reale e irreale, difficilmente percepibile, è talmente labile da disorientare l'osservatore. Gli animali sono dipinti con un realismo quasi fotografico e i dettagli sono estremamente curati e minuziosi. I paesaggi in cui questi si trovano, invece, sembrano illustrare un universo fantastico, slegato dalla realtà. I soggetti e i contesti si raccordano però con armonia, grazie ai cromatismi esasperati che sottolineano la carica emotiva e suggestiva delle tele.

I formati delle tele sono svariati: alcuni pannelli hanno un taglio orizzontale o verticale che li vedrebbe benissimo collocati sulle pareti del salotto di casa.
Sono rimasta a lungo davanti a un pannello raffigurante "Raganelle e Ibiscus", ad osservare il contrasto degli occhioni rossi sul corpicino da cartone animato delle raganelle, e la composizione simpatica e divertente delle figurine rappresentate. Altri pannelli, dal taglio verticale (ad esempio "Sifaka di Verreaux", mi hanno ricordato moltissimo le tele di Klimt, con la forte presenza di dorature belle cariche, polveri metallizzate, lamine e glitter, decorazioni astratte sullo sfondo dell'immagine, di una figura "stirata". Molto belli davvero, hanno catturato a lungo il mio sguardo.



E nella prima parte della sala tutte le tele sono dedicate alle tigri (e ai grandi felini in genere), le quali hanno gli occhi dolcissimi e l'espressione mansueta e delicata (sicuramente molto più di quanto non l'abbiano nella realtà).

La mostra, prima di Torino, è già stata ospitata con successo in numerose sedi e città, tra cui Trento, Roma e Dubai.
Sito dell'artista: www.maurizioboscheri.it



martedì 22 febbraio 2011

tramonto di una Punto

E' arrivato il momento di prendere seriamente in considerazione l'idea di cambiare macchina. Anzi, più che prenderla in considerazione, muoversi concretamente per farlo.
Non c'ho più voglia di spendere soldi in rattoppi e riparazioni (anche corpose) dal meccanico, e adesso c'è di nuovo un bel problemino (mi si è rotto qualcosa nel circuito di raffreddamento, per cui ho il pozzetto sotto al volante perennemente bagnato di paraflu da un paio di settimane, e devo girare con una bottiglia d'acqua a portata di mano per rabboccare il radiatore - adesso ho anche capito come mai i vetri non si spanano più e ho sempre macchie grasse sul parabrezza che non riesco a togliere: una figata per guidare con sicurezza! soprattutto quando piove e fa freddo...)

Ho preso atto che siamo davvero arrivati alla frutta. Mi dispiace un po' per la mia Punto, che mi ha accompagnata dal 1997, ma da ieri mi sto dedicando a prendere informazioni per decidere chi potrà essere la possibile sostituta. E anche questo non sarà un lavoro semplice.

mercoledì 16 febbraio 2011

the king's speech

Mi sono presa il pomeriggio di permesso - tanto ho un sacco di ore da consumare che altrimenti perdo - e me ne sono andata al cinema a vedere "Il discorso del re" (The king's speech). Sono andata al cinemino a due passi dall'ufficio, che proponeva la pellicola in lingua originale con i sottotitoli in italiano (pur sempre necessari, perché senza di loro non me la sarei cavata completamente...)


Bello, bello, quasi commovente in molti passaggi. Bravissimi Colin Firth, Geoffrey Rush e Helena Bonham-Carter. Perfetta fusione fra le difficoltà psicologiche di Bertie, che si manifestano nelle sua balbuzie, e gli aspetti pubblici dell'essere un re (o anche soltanto il "semplice" duca di York). Ho letto che anche la regina Elisabetta, alla quale il film è stato proiettato prima che uscisse nelle sale, l'ha apprezzato molto.

p.s. Ho scoperto solo nei titoli di coda che Jennifer Ehle interpretava la moglie di Logue: accidenti, non l'ho minimamente riconosciuta, anche se l'attrice mi pareva familiare... e dire che lei e Colin Firth sono stati la coppia Elizabeth/Darcy nella mitica trasposizione BBC di "Orgoglio e Pregiudizio" del 1995!

Niente sembrava aprire a Albert Frederick Arthur George Windsor, duca di York, la via della corona inglese: era il secondogenito di re Giorgio V (nato un anno dopo Edward Albert Christian George Andrew Patrick David Windsor) e soprattutto era funestato da una balbuzie che l’esplosione della radio nel primo dopoguerra del Novecento sembrava rendere ancor più drammatica e popolare. Eppure le cose presero una ben diversa piega perché, salito al trono con il nome di Edoardo VIII, Edward Albert eccetera eccetera preferì agli onori del trono le grazie della divorziata statunitense Wallis Simpson (americana e separata: due macchie indelebili per chi avrebbe dovuto essere anche il capo della Chiesa Anglicana), abdicando a favore del fratello minore. Che si trovò ad affrontare, oltre alle sue balbuzie, anche la Seconda guerra mondiale.

E proprio questi due «eventi» - la diffusione della radio e lo scoppio della guerra - sono quelli che racchiudono la parabola di Il discorso del re di Tom Hooper (nessuna parentela con il quasi omonimo ma più vecchio Tobe), a sottolineare ancora di più come privato e politico, pubblico e psicologico si intrecciano indissolubilmente. Specie nel secolo che ha «inventato» le comunicazioni di massa. Perché anche se la maggioranza delle scene si svolgono al riparo da occhi indiscreti, nelle stanze reali o in quelle, ben più povere, del «logopedista» Lionel Logue, è solo il senso di questo soffocante incombere (della Storia e della Dignità regale) che può spiegare e giustificare le azioni di tutti. Un «peso» che l’inglese e aristocratico Albert non sembra disposto a riconoscere e che invece l’australiano e plebeo Logue - e lo spettatore con lui - capiscono immediatamente.

Così la bella sceneggiatura di David Seidler diventa una specie di inchiesta psicologica dentro le tante contraddizioni di un uomo che non sembra prendere minimamente in considerazione l’ipotesi di essere stato schiacciato dall’educazione, dalla tradizione, dal padre, dal regno, dal dovere, dalla radio, da tutto. Mentre il suo «antagonista» deve cercare di farglielo capire, sbarazzandosi di tutti questi ostacoli che finiscono per bloccargli le parole in bocca. Come in una specie di braccio di ferro tra i primi e gli ultimi, la classe reale e i discendenti dei deportati nelle colonne penali australi. Tutto questo, naturalmente, senza che sia mai detto esplicitamente ma solo fatto intuire da tanti piccoli particolari, che sceneggiatore e regista disseminano lungo il film (l’attimo di imbarazzo di Elizabeth Bowes-Lyon, futura Elisabetta II, che si aspetta che qualcun altro faccia funzionare l’ascensore al suo posto; i convenevoli del tè a casa Logue) e che aggiungono più complessi livelli di lettura alla lotta di un uomo pubblico contro il suo handicap.

Per dare maggior forza a queste idee, Hooper sceglie una messa in scena frontale, spesse volte con macchina fissa, utilizzando obiettivi leggermente deformanti, così da accentuare il senso di accerchiamento che «il mondo» esercita sul futuro Giorgio VI. Un mondo complesso e contraddittorio, a volte urticante, come quello che il fratello raccoglie nel suo castello insieme all’amante Wallis Simpson e che come per incanto sparisce quando il principe balbuziente segue il percorso riabilitativo di Logue. Allora la scena ridiventa spoglia, come se il disadorno studio del logopedista fosse una specie di metafora del mondo interiore del futuro re Giorgio: senza niente a cui «aggrapparsi» o dietro cui «difendersi», dove persino i disegni e i colori alle pareti sono di difficile decifrazione. Mentre le richieste dell’insegnante sembra voler distruggere ogni «equilibrio» (il principe di York deve sdraiarsi, cantare a squarciagola, dire parolacce: cioè spogliarsi delle sue attitudini regali).

Una messa in scena minimale che si può reggere solo su una eccezionale prova d’attore. E Colin Firth (Giorgio VI), Geoffrey Rush (Lionel Logue) ed Helena Bonham Carter (Elisabetta II) sono davvero superlativi: Firth (già premiato col Golden Globe e seriamente favorito all’Oscar) e Bonham Carter restituiscono dallo schermo tutte le sfumature di una coppia regale che è costretta a confrontarsi con il mondo della concretezza quotidiana, fuori dai cancelli di Buckingham Palace; mentre Rush sa far trasparire, dietro il rispetto e l’educazione che si deve alla famiglia reale, quel tanto di rivalsa «psicologica» che l’Inghilterra del primo Novecento sta coltivando verso i suoi sovrani. Un gioco di sguardi, di allusioni, di inchini e sorrisi che raccontano meglio di tanti discorsi le due velocità a cui stava avanzando il Paese e che la minaccia della guerra saprà riunire in un fronte comune.

Offrendo così al sovrano l’occasione di ritrovare un comune sentire insieme a un eloquio finalmente non più tartagliante.

(Paolo Mereghetti, Corriere della Sera, 24 gennaio 2011)

venerdì 11 febbraio 2011

gialli parigini

Ciò che mi piace di più dei libri della Vargas non è tanto la vicenda gialla in sé, quanto le atmosfere e la scrittura dell'autrice.
Il commissario Adamsberg, protagonista di buona parte di questi libri, è una figura piuttosto svagata - è definito infatti "spalatore di nuvole" - non ha particolari doti metodologiche o razionali, ma grazie al suo intuito alla fine arriva sempre a rintracciare i colpevoli. Non si nutre per lui l'ammirazione invidiata che potremmo riservare a uno Sherlock Holmes, anzi a volte sembra quasi un povero sfigato, calmo, lento, con i suoi tempi, alle prese talvolta con una sua ex non-fidanzata, tale Camille.
Sua spalla nel corso delle indagini è l'ispettore Danglard - altra figura tragica, mollato dalla moglie, con quattro figli a carico più uno non suo, in continua relazione con la bottiglia - che bilancia in parte la leggerezza di Adamsberg con una parvenza di metodo logico di investigazione.

Se già i personaggi principali appaiono strani, non lo è certo di meno tutta la fauna umana disseminata nei vari libri: scienziate, storici, filosofi, marinai, poveracci e un altro vasto assortimento. Le atmosfere che pervadono i libri sono prevalentemente parigine, con riferimenti precisi alle strade e ai vari arrondissements; c'è qualche trasferta bretone o all'estero, ma anche in questi ultimi casi quella certa aria "francese" (che ho molta difficoltà a definire con precisione) rimane.

I romanzi polizieschi della Vargas sono editi in Italia dalla Einaudi, e sono stati pubblicati in un ordine astruso (per restare in tema e usare un francesismo, potrei dire "alla c***"), in un modo che sembra pensato apposta per fare ammattire un lettore.

L'ordine corretto di lettura (se si vuole seguire l'ordine in cui sono stati pubblicati dall'autrice) è il seguente:
- L'uomo dei cerchi azzurri (L'Homme aux cercles bleus, 1996) (Einaudi, 2007)
- Chi è morto alzi la mano (Debout les morts, 1995) (Einaudi, 2002)
- Un po' più in là sulla destra (Un peu plus loin sur la droite, 1996) (Einaudi, 2008)
- Io sono il Tenebroso (Sans feu ni lieu, 1997) (Einaudi, 2000)
- L'uomo a rovescio (L'Homme à l'envers, 1999) (Einaudi, 2006)
- Parti in fretta e non tornare (Pars vite et reviens tard, 2001) (Einaudi, 2004)
- Sotto i venti di Nettuno (Sous les vents de Neptune, 2004) (Einaudi, 2005)
- Nei boschi eterni (Dans les bois éternels, 2006) (Einaudi, 2007)
- Un luogo incerto (Un lieu incertain, 2008) (Einaudi, 2009)

p.s. Il nome della Vargas in Italia è associato anche a quello del terrorista Battisti, in quanto la scrittrice fa parte del gruppo di intellettuali francesi che lo ha sempre difeso. Non voglio entrare nel merito della questione ma, pur non condividendo queste sue idee, non mi va neanche di giudicarla soltanto per questo.
I suoi libri gialli sono scritti bene, sono intelligenti, fantasiosi e mi piacciono molto: per questo li leggo e li consiglio. Le idee politiche della signora Vargas non credo debbano avere nulla a che fare con i suoi romanzi "di fantasia".

giovedì 10 febbraio 2011

se non ora quando


Dedico volentieri un post anch'io per pubblicizzare questa iniziativa in programma domenica 13 febbraio, e alla quale quasi sicuramente parteciperò.
Il messaggio qua sotto è relativo alla manifestazione di Torino, ma in Rete trovate informazioni anche per il resto d'Italia.

Appuntamento per domenica 13 febbraio in piazza San Carlo alle ore 14,30.

Chiediamo a tutte e a tutti di arrivare all'appuntamento portando:
- un ombrello
- un gomitolo di lana colorata

Fra le varie proposte abbiamo convenuto queste.
- L'ombrello "per riparare i nostri corpi dal fango che ci piove addosso"
- Il gomitolo di lana per tessere una rete colorata fra tutte e tutti noi.

In piazza e durante tutto il corteo saranno organizzati momenti creativi per esempio: un minuto di silenzio seguito da un grande urlo collettivo di rabbia (il primo è previsto per le ore 15).
Inoltre verranno date le indicazione per l'apertura simultanea degli ombrelli.

Nel rispetto rigoroso dell'autonomia e della trasversalità, ricordiamo a tutte e tutti che NON CI DEVONO ESSERE SIMBOLI PARTITICI O SINDACALI O DI ASSOCIAZIONI.
Nel caso qualcuna/o venisse in piazza comunque con tali simboli sarà pregata/o di riporli.

Ribadiamo che non ci saranno né palchi né interventi. E che
- la manifestazione non è fatta per giudicare altre donne, contro altre donne, o per dividere le donne in buone e cattive. I cartelli e gli striscioni non dovranno generare equivoci su questo fatto.
- la manifestazione è fatta per esprimere la forza e la indignazione delle donne
- la manifestazione è promossa dalle donne, la partecipazione di uomini amici è richiesta e benvenuta.

Al di là di queste indicazioni collettive, ciascuna e ciascuno esprima tutta la propria creatività!

Percorso della manifestazione:
da piazza San Carlo, via Roma, piazza Castello, via Po, via Rossini, via Verdi (dove, davanti alla Rai, sarà letto l'appello "Se non ora, quando?"), via Montebello, via Po, piazza Vittorio.

Arrivederci a domenica!
Gruppo promotore di Torino "Se non ora, quando?"

giovedì 3 febbraio 2011

martedì 1 febbraio 2011

meme libri 2010

La gentile Francesca D. del blog Piccolo Sogno Antico mi ha invitata a partecipare al MEME, vale a dire questo mini-questionario a tema "libresco" riepilogativo dell'anno trascorso, che viene passato ad altri blogger, a mo' di catena. In pratica chi lo riceve dovrebbe rispondere alle domande, e poi girarlo ad altri 5 colleghi.

Dato che non c'è nessuno obbligo, e mi sembra una cosuccia simpatica per chi ama leggere, io inviterei al proseguimento del MEME:
Reader gone Wild(e)
The book lover
L'arte dello scrivere, forse
Dannati danni
Tacchi a spillo.. e gambe di zucchero filato


Quanti libri hai letto nel 2010?
66

Quanti erano fiction e quanti no?
La maggior parte (ben oltre la quarantina) erano decisamente romanzi, poi ci sono stati anche una manciata di fumetti e graphic novel, ma anche un paio di biografie, saggi e qualche guida.

Quanti scrittori e quante scrittrici?
37 scrittrici e 17 scrittori.

Il miglior libro letto?
Mi limito a segnare quelli a cui su Anobii ho dato 5 palline, ovvero "L'ombra del vento", "Le ho mai raccontato del vento del Nord", "Lover avenged" e "Tre uomini in barca". Oltre a questi me ne sono piaciuti anche tanti altri, ma l'attribuzione delle cinque palline su Anobii è una votazione che non elargisco a manica troppo larga, quindi vuol dire che questi mi hanno colpita particolarmente.

E il più brutto?
Di sicuro "Il principe vampiro" di Christine Feehan, un libro di cui avevo sentito parlare per quasi dieci anni come se fosse stato chissà quale capolavoro. Ed ecco che quando arriva anche in traduzione italiana, per quanto mi riguarda io lo boccio senza appello. La storia avrebbe del potenziale ma si perde e mi annoia. Tanto, ma tanto!

Il libro più vecchio che hai letto?
Più vecchio nel senso di prima pubblicazione? Oppure di quanto tempo l'ho lasciato a prendere polvere sui miei scaffali prima di cominciare a leggerlo? (perché data la mia lunghissima pila di arretrati, anche questa seconda opzione ha un senso). Se intendiamo il primo significato, credo che sia Northanger Abbey, edito nel 1818...

E il più recente?
Probabilmente I segreti del Vaticano di Augias.

Quale il libro col titolo più lungo?
Le strade del mistero di Torino. Un itinerario tra le vie, i vicoli e le piazze, alla scoperta dei luoghi testimoni di eventi mai chiariti, di Renzo Rossotti.

E quello col titolo più corto?
Seta, di Baricco.

Quanti libri hai riletto?
Ho riletto solo Northanger Abbey, dopo quasi una ventina d'anni da che l'avevo letto la prima volta.

E quali vorresti rileggere?
Per adesso nessuno. Preferirei invece smaltire un po' la pila infinita di arretrati che devo ancora leggere per la prima volta.

I libri più letti dello stesso autore quest'anno?
Quasi sicuramente Charlaine Harris, di cui mi sono divorata un bel po' di libri della serie di Sookie Stackhouse, ma la segue da vicino J.R. Ward.

Quanti libri scritti da autori italiani?
14.

E quanti dei libri letti sono stati presi in biblioteca?
Quest'anno ho ripreso un pochino la frequentazione delle biblioteche, approfittando di quelle più vicino all'ufficio. Però il numero complessivo dei libri letti che provengono da lì non è molto alto, solo 8.

Dei libri letti quanti erano ebook?
Solo 2. Però non avendo (ancora) un ebook reader li ho dovuti leggere al computer, e non nascondo che lo trovo abbastanza pesante, nonché scomodo (ma cosa non si fa per i nuovi volumi delle proprie serie preferite!).

(p.s. per fortuna che c'è Anobii ad aiutarmi a tenere traccia delle letture, altrimenti buona parte di queste domande avrebbero avuto risposte molto difficili da ricordarsi...)

martedì 25 gennaio 2011

le mie vicissitudini con anna karenina

Mi sto dedicando alla lettura di Anna Karenina. Per ora mi trovo quasi alla fine della seconda parte. Forse la mole del romanzo può spaventare un po', ma io sono rimasta piacevolmente sorpresa di trovarlo molto scorrevole e leggibile (almeno per ora): i capitoli sono molto brevi e le scene si alternano fra le vicende di Stiva, Dolly, Levin, Kitty, Anna, Vronskij e tutti gli altri personaggi.

Ecco, avevo appena letto la tragica e toccante scena di Vronskij (Dio, quanto lo sto già odiando e sono appena a un quarto del libro!) e della cavalla Frou-Frou, quando mi accorgo che, sul volume che tengo fra le mani, dopo pagina 192 viene di nuovo pagina 129. Guardo, riguardo, mi riaggiusto gli occhiali, riguardo ancora, ma è proprio così, non ho le traveggole; scorro con la mano le pagine, arrivo nuovamente a un secondo punto dove incontro di nuovo pagina 192, e dopo questa la pagina 257. Il classico errore della tipografia, per cui nella rilegatura il mio volume ha un doppio sedicesimo pagg.129-192, ma gli manca quello delle pagg.193-256.

Mi sono immediatamente ricordata che era una cosa simile a quella successa al Lettore in "Se una notte d'inverno un viaggiatore" di Calvino, che - guarda caso - avevo finito di leggere una quindicina di giorni fa, per cui mi sono anche un po' sentita come in un proseguimento di "quella" narrazione...

Potete ben immaginare quale sia stato il mio disappunto, soprattutto perché ho dovuto interrompere la lettura proprio in un momento topico in cui il bravo Tolstoj mi aveva quasi portata ad una lacrimuccia per la povera Frou-Frou.

Se si fosse trattato di un'edizione acquistata di recente, oggi mi sarei recata in libreria per farmi sostituire la copia, ma purtroppo si trattava di un'edizione mammut Newton Compton che ho lasciato per circa 15 anni a prendere polvere in libreria, prima di decidermi finalmente a leggerla.
Ne ho recuperata un'edizione digitale dal Progetto Manuzio, ma da brava bibliofila non potevo rinunciare anche a un'edizione cartacea che fosse completa, per cui stasera sono passata a comprarmene un'altra copia (Oscar Mondadori).

Comunque non è la prima volta che mi succede questo fastidioso inconveniente degli errori di rilegatura/stampa, tutt'altro. E' cominciato quand'ero piccolina con il mio amatissimo "Il grande libro della natura", che aveva una quindicina di pagine che alternavano facciate bianche a quelle stampate; poi ne ho avuto un altro esempio con l'antologia del biennio delle superiori, dove mancava un'intero sedicesimo di pagine; e poi nuovamente con i "Racconti" di Poe (sempre della Newton Compton, sarà un vizio?) che avevano diverse pagine bianche. E a voi è mai capitato?

domenica 23 gennaio 2011

the vampire diaries


La premessa è che io non ho mai letto i libri di Lisa Jane Smith a cui questa serie tv si ispira, e nemmeno ho intenzione di farlo :) Per questo non so esattamente come e quanto il telefilm si discosti dai libri, ma - leggendo qua e là sul web - pare che lo faccia abbastanza, sia per l'aspetto della protagonista Helena e di alcuni altri personaggi, sia per il passato dei due fratelli vampiri.

Ad ogni modo, la parte iniziale della prima stagione di "The vampire diaries" tutto subito mi è sembrata il classico telefilm per adolescenti, con le solite storielle inconcludenti fra liceali, in questo caso condite dall'ormai abusato ingrediente "ci sono due vampiri (fighi) in incognito". Ma, nonostante io abbia praticamente il doppio dell'età del target di riferimento, ho continuato a guardarmi le puntate principalmente per lustrarmi la vista con i due fratelli Salvatore, Damon e Stephen: occhi da urlo uno, e corpo da infarto l'altro :)
Poi, più o meno dopo la metà degli episodi, la storia ha cominciato ad avere qualche barlume di interesse: sono saltati fuori altri vampiri, si è cominciata ad avere qualche spiegazione in più sulla storia cominciata nel 1864 e sul coinvolgimento delle famiglie dei fondatori della città, Helena ha scoperto che la sua nascita nascondeva qualche mistero di cui lei non sapeva nulla, Stephen ha mostrato una parte più cupa della sua natura, così come Damon si è dimostrato più sensibile ed "umano". In pratica, è diventato un telefilm interessante e piacevole da guardare, anche per gli spettatori maggiorenni...


Nel frattempo, Italia Uno aveva deciso tranquillamente di interrompere il telefilm a metà dopo la dodicesima puntata lasciando a bocca asciutta i pochi sfigati spettatori che, come me, non si erano ancora visti la serie su Premium o scaricandosela da Internet. Questo perché a suo dire aveva pochi ascolti - eccicredo, se il telefilm già lo passano prima sul canale a pagamento, e poi in chiaro ne programmano 3 puntate a botta, senza pubblicizzarlo granché... non può mica fare milioni e milioni di audience... Evidentemente però il canale dev'essere stato subissato di proteste, perché la settimana seguente il telefilm è stato riprogrammato come se nulla fosse stato, e adesso deo gratias riusciremo a vedercelo sino all'ultima puntata. Considerando tutte le puttanate che Italia Uno trasmette di solito in prima serata (escludendo Dr.House e Grey's Anatomy), in confronto questo telefilm è oro colato, ed era davvero ridicolo che avessero deciso di cancellarlo.

giovedì 20 gennaio 2011

piccoli odii mattutini

Piccoli odii mattutini per cominciare bene la giornata:

- il ghiaccio scivoloso in cortile
- la tessera microchip dell'abbonamento alla metropolitana che mi dava sempre lucetta rossa e che mi ha costretta a passare accodandomi dietro un'altra signora come una ladra (perché ovviamente quando serve non c'è mai nessuno degli addetti a cui rivolgersi)
- la tizia sedutasi accanto a me in metro, che aveva evidentemente fumato l'impossibile prima di entrare in carrozza, e che puzzava di fumo come una ciminiera (trasmettendo anche parte della sua puzza sui miei capelli appena lavati, grr...)
- il collega appena rientrato dall'influenza, che ci ha deliziati con racconti dettagliati di come ha passato gli scorsi giorni nella sua salle de bain
- l'altra collega a cui ho fatto usare il computer per 30 secondi ed è riuscita a scollegarmi subito dalla rete cliccando su un'icona che non doveva usare...

E non siamo ancora arrivati a metà giornata...

venerdì 14 gennaio 2011

saldi tentatori

Mi ero ripromessa che con i saldi di quest'anno non avrei comprato nulla, anche perché in questo momento non mi serve davvero nulla di particolare, anzi ho l'armadio strapieno. Ma a una settimana buona dall'inizio dei saldi, sono già capitolata senza speranza di redenzione:

- pigiama 19,90 9,95 euro
- pantaloni pigiama a righe 14,90 7,45 euro
- borsa 1 in stoffa 29,90 20,90 euro (già puntata prima di Natale, purtroppo l'hanno scontata solo del 30%)
- jeans 49,90 24,97 euro (incontrati per puro caso, ma già indossati 2 giorni e sono molto soddisfatta: buon acquisto perché vestono molto bene e sono comodi)
- borsa 2 in finta pelle scamoscio a tracolla 39,00 19,50 euro (non preventivata, ma comprata perché non troppo grande e con tante tasche)
- portafoglio 12,90 9,00 euro (questo perché devo fare un regalo di compleanno a un'amica in questi giorni)
- giaccone 50,00 40,00 euro (questo davvero non mi serviva ma non sono riuscita a dirgli di no)
- t-shirt 12,90 7,75 euro
- t-shirt manica lunga con disegno simpatico 12,90 6,45 euro

Di quest'ultima devo assolutamente farvi vedere la foto (è un po' impegnativa da indossare, lo so bene :) ma mi sono assicurata di poter scucire senza danni il mega-fiocco).


Ridendo e scherzando i miei 150 euro di spesa li ho fatti: adesso mi riprometto di nuovo di tenere il borsellino chiuso, se non in casi di estrema necessità. Vedremo se stavolta riuscirò a non soccombere alle tentazioni...

giovedì 13 gennaio 2011

premio


Ringrazio moltissimo Francesca D. che mi ha inserita nella sua rosa di blog premiati con il Sunshine Award. Il suo blog è nato da poco ma lo trovo già molto carino ed interessante.

Adesso a mia volta devo assegnare questo premio ad altri blog che normalmente seguo.
Le regole sono:
1) Ringraziare coloro che ci hanno premiato.
2) Scrivere un post per il premio
3) Passarlo a 12 blog che riteniamo meritevoli
4) Inserire il link di ciascuno dei blog che abbiamo scelto
5) Dirlo ai premiati

Non è un compito facile :) e in più non mi trovo mai con il tempo sufficiente a disposizione (quello di cui avrei bisogno) per leggere in modo regolare i vari post dei blog che seguo. Mi piacerebbe riuscire a frequentarli tutti un po' di più... Comunque il mio elenco alla fine è il seguente:

1) Meraviglie della Scozia
2) Reader gone Wild(e)
3) Dannati danni
4) Georgiana's garden
5) The book lover
6) L'arte dello scrivere, forse
7) Cipria e merletti
8) La iena (era) sotto i mulini
9) Tanto per...
10) La susina on the rocks
11) Laddove i pensieri sono confusi
12) Jane Austen today