Mercatino francese di Natale
Torino, piazza Solferino
(11-24 novembre 2013)
mercoledì 13 novembre 2013
sabato 9 novembre 2013
il mondo di sarah kay
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Le bambine degli anni '70 e '80 (ma credo anche quelle nate dopo) ricorderanno sicuramente le inconfondibili illustrazioni di Sarah Kay.
I suoi soggetti sono immediatamente riconoscibili per la loro capacità di ispirare dolcezza e tenerezza. Un tratto delicato e uno spiccato gusto per la decorazione, danno vita a una miriade di bambine che si aggirano per una fattoria che non vediamo, ma sappiamo essere dietro l'angolo. E mentre le bambine di Sarah Kay se ne vanno in giro con dei fiori in mano, giocano con un cane o un gatto, fanno un pic-nic o semplicemente ramazzano per terra, chi le osserva non può fare a meno di sognare e immaginare di essere lì con loro. Come se fosse possibile con un disegno tornare indietro nel tempo, a quando si era bambini e il mondo sembrava più semplice e più bello.
Le illustrazioni di Sarah Kay decorano calendari, quaderni, etichette, libri, poster, adesivi, biancheria, capi di vestiario e molti altri oggetti distribuiti in tutto il mondo.
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L'autrice di questi fortunati disegni è molto riservata. Infatti non rilascia interviste e le notizie che si hanno su di lei sono pochissime. Anche cercando maggiori informazioni su Google, sono riuscita a trovare ben poco.
Pare che, da sempre appassionata di disegno e pittura, l’australiana Sarah Kay decida di studiare arte e già a vent'anni riesca a farsi assumere in un'agenzia pubblicitaria. La sua vita sembra percorrere binari prestabiliti, quando un giorno sua figlia si ammala gravemente e Sarah non sa cosa fare per cercare di distrarla. La prima cosa che le viene in mente è disegnare. In quel momento allora pensa a quale può essere il soggetto migliore per confortare la bambina malata e con la memoria torna alla fattoria di suo nonno. La serenità e il senso di sicurezza che provava allora, quando era piccola e le sembrava di vivere un'epoca magica, quasi un'età dell'oro, tutto questo le viene in soccorso. E con la sua straordinaria abilità lo riversa in magnifici disegni che aiutano la bimba a stare meglio. Poco dopo Sarah decide di provare a vendere questi disegni e trova così un editore di biglietti di auguri, il quale vede i disegni, li apprezza e decide di comprarli. La prima volta Sarah ne venderà venti, che l'editore deciderà di utilizzare per una serie di biglietti di auguri di compleanno.
In poco tempo andranno tutti a ruba e per Sarah sarà l'inizio di una carriera di grande successo.
Le notizie più aggiornate dicono che oggi Sarah Kay abita in un sobborgo di Sidney, distante dal frastuono e dal caos della metropoli. Ha due figli, Adam e Allison, e naturalmente una casa con un magnifico giardino.
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Una curiosità. Nel corso nelle ricerche sul web, ho scoperto che recentemente la DeAgostini ha messo in commercio delle action figures da collezione (e dal prezzo caruccio...) che rappresentano le bambine di Sarah Kay, mentre annaffiano un fiore, trasportano una cesta di mele, leggono un libro, fanno colazione in mezzo a un prato, portano a spasso il cagnolino, etc. Le statuine sono alte circa dodici centimetri - prodotte a tiratura limitata - e sono in resina dipinta a mano, precise in ogni dettaglio, per poter restituire al meglio la magia delle illustrazioni originali.
lunedì 4 novembre 2013
spot natalizio di marks and spencer
Ecco il nuovissimo spot di Marks and Spencer, la famosa catena inglese di grandi magazzini, che ripropone un mix fiabesco in atmosfere natalizie. Molto carino.
Tra gli interpreti: David Gandy (nei triplici panni del cappellaio matto, di Aladdin e dello spaventapasseri del mago di Oz), la modella/attrice Rosie Huntington-Whiteley e l'immancabile Helena Bonham-Carter.

(link al video su YouTube - tolto embed per evitare rogne con la Cookie Law)
Magic and Sparkle!
Tra gli interpreti: David Gandy (nei triplici panni del cappellaio matto, di Aladdin e dello spaventapasseri del mago di Oz), la modella/attrice Rosie Huntington-Whiteley e l'immancabile Helena Bonham-Carter.

(link al video su YouTube - tolto embed per evitare rogne con la Cookie Law)
Magic and Sparkle!
lunedì 28 ottobre 2013
thankless in death
Anno 2060: si avvicina la festa del Ringraziamento. Il tenente Eve Dallas ha molto di cui essere grata: ospitare la grande famiglia irlandese di Roarke può essere impegnativo, ma è un felice miglioramento rispetto alla sua drammatica infanzia.
Ma altre coppie non sono così fortunate come Eve e Roarke. I coniugi Reinholds, per esempio, sono distesi nella loro casa accoltellati e bastonati, quasi irriconoscibili, uccisi dal loro stesso figlio. Ventisei anni, Jerry non ha mai fatto una grande impressione sui precedenti datori di lavoro, che lo hanno licenziato o sulla fidanzata, che lo ha scaricato, ma nessuno pensava che sarebbe arrivato a tanto.
E invece si scopre che Jerry non è soltanto in grado di compiere simili brutalità, ma che ci sta prendendo gusto. E con i soldi che ha rubato ai suoi genitori, ha intenzione di lasciare finalmente il suo segno nel mondo, a modo suo...
Titolo numero trentotto della serie In death. Negli ultimi libri ho sperato che la Robb introducesse qualche elemento di novità nei libri successivi, perché c'era un'atmosfera di "stanca". Insomma, speravo in un guizzo che ravvivasse un po' il mio interesse.
In "Thankless in death" il tenente Dallas non deve scoprire chi è l'assassino: a differenza di gran parte dei titoli precedenti, noi lettori sappiamo subito chi è, lo vediamo subito all'opera, e anche Eve, sulla scena del primo duplice omicidio, capisce subito chi è l'autore. Il problema è che, pur avendo dispiegato tutte le notevoli risorse a disposizione, il dipartimento di polizia non riesce a trovarlo subito, e nel frattempo questo disgraziato porta a termine altri due omicidi. La banalità del male: l'assassino è un ragazzotto che ha avuto ogni possibilità dalla vita e dalla famiglia, ma nonostante questo ritiene di essere un povero incompreso, con ogni diritto di vendicarsi di tutto e di tutti perché niente è mai colpa sua, ma sempre degli altri! Le scene di tortura e di omicidio sono raccapriccianti, e mi ha disturbato leggerle: ho provato davvero un forte disprezzo per il personaggio dell'assassino.
Se qualcuno (come me) sperava di vedere Eve ottenere i gradi di capitano in uno dei prossimi libri, mi sa che deve mettersi il cuore in pace. La Robb non ci concederà questa grazia... In Thankless Whitney comunica a Eve che i gradi sarebbero lì, pronti, che non ci sono più pregiudiziali da parte dei superiori (a causa del suo matrimonio con Roarke, il cui passato non è proprio cristallino), e che basterebbe che lei li accettasse... ma lei cosa fa? Dice di no, risponde che se li accettasse non potrebbe più fare il lavoro sul campo e dunque per questo motivo li rifiuta.
Ok, da una parte la capisco, ma dall'altra le avrei dato una mazzata in testa :-) Ad esempio Feeney è capitano della divisione informatica, ma non mi sembra che questo gli impedisca di partecipare al lavoro sul campo: certo, magari non sempre, ma mi pare che sia abbastanza libero di gestirsi come vuole. E non potrebbe essere lo stesso per Eve? Quindi, dato che l'idea che Eve diventi capitano ce la possiamo scordare di nuovo per un bel pezzo, l'idea che Eve e Roarke possano avere un figlio pure (la Robb ha sempre detto che quest'eventualità rappresenterebbe la fine della serie)... a questo punto mi sembra che per i prossimi libri ci possiamo aspettare nuovamente solo la solita frittata. Uffi....
Ma altre coppie non sono così fortunate come Eve e Roarke. I coniugi Reinholds, per esempio, sono distesi nella loro casa accoltellati e bastonati, quasi irriconoscibili, uccisi dal loro stesso figlio. Ventisei anni, Jerry non ha mai fatto una grande impressione sui precedenti datori di lavoro, che lo hanno licenziato o sulla fidanzata, che lo ha scaricato, ma nessuno pensava che sarebbe arrivato a tanto.
E invece si scopre che Jerry non è soltanto in grado di compiere simili brutalità, ma che ci sta prendendo gusto. E con i soldi che ha rubato ai suoi genitori, ha intenzione di lasciare finalmente il suo segno nel mondo, a modo suo...
Titolo numero trentotto della serie In death. Negli ultimi libri ho sperato che la Robb introducesse qualche elemento di novità nei libri successivi, perché c'era un'atmosfera di "stanca". Insomma, speravo in un guizzo che ravvivasse un po' il mio interesse.
In "Thankless in death" il tenente Dallas non deve scoprire chi è l'assassino: a differenza di gran parte dei titoli precedenti, noi lettori sappiamo subito chi è, lo vediamo subito all'opera, e anche Eve, sulla scena del primo duplice omicidio, capisce subito chi è l'autore. Il problema è che, pur avendo dispiegato tutte le notevoli risorse a disposizione, il dipartimento di polizia non riesce a trovarlo subito, e nel frattempo questo disgraziato porta a termine altri due omicidi. La banalità del male: l'assassino è un ragazzotto che ha avuto ogni possibilità dalla vita e dalla famiglia, ma nonostante questo ritiene di essere un povero incompreso, con ogni diritto di vendicarsi di tutto e di tutti perché niente è mai colpa sua, ma sempre degli altri! Le scene di tortura e di omicidio sono raccapriccianti, e mi ha disturbato leggerle: ho provato davvero un forte disprezzo per il personaggio dell'assassino.
Se qualcuno (come me) sperava di vedere Eve ottenere i gradi di capitano in uno dei prossimi libri, mi sa che deve mettersi il cuore in pace. La Robb non ci concederà questa grazia... In Thankless Whitney comunica a Eve che i gradi sarebbero lì, pronti, che non ci sono più pregiudiziali da parte dei superiori (a causa del suo matrimonio con Roarke, il cui passato non è proprio cristallino), e che basterebbe che lei li accettasse... ma lei cosa fa? Dice di no, risponde che se li accettasse non potrebbe più fare il lavoro sul campo e dunque per questo motivo li rifiuta.
Ok, da una parte la capisco, ma dall'altra le avrei dato una mazzata in testa :-) Ad esempio Feeney è capitano della divisione informatica, ma non mi sembra che questo gli impedisca di partecipare al lavoro sul campo: certo, magari non sempre, ma mi pare che sia abbastanza libero di gestirsi come vuole. E non potrebbe essere lo stesso per Eve? Quindi, dato che l'idea che Eve diventi capitano ce la possiamo scordare di nuovo per un bel pezzo, l'idea che Eve e Roarke possano avere un figlio pure (la Robb ha sempre detto che quest'eventualità rappresenterebbe la fine della serie)... a questo punto mi sembra che per i prossimi libri ci possiamo aspettare nuovamente solo la solita frittata. Uffi....
lunedì 21 ottobre 2013
martedì 15 ottobre 2013
renoir in mostra a torino
Sta per aprirsi una mostra che non mancherò sicuramente di visitare. Renoir è stato forse uno dei primi artisti che ho imparato ad apprezzare, già da ragazzina, complice un grande poster appeso nella mia stanza, che raffigurava tante riproduzioni - in piccolo - dei suoi dipinti. Questi quadri mi sono perciò diventati molto familiari, e anche se ho già avuto la possibilità di ammirarli dal vero nei musei parigini nei quali sono normalmente conservati, sono curiosa di vederli esposti tutti insieme, a due passi da casa.
Renoir. Dalle collezioni del Musée d'Orsay e dell'Orangerie
Torino, Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea
(23 ottobre 2013 - 23 febbraio 2014)
Il Musée d’Orsay e il Musée de l’Orangerie di Parigi, che conservano la collezione più completa al mondo dell’opera di Renoir, hanno accettato di privarsi per quattro mesi di una sessantina di capolavori, per dare vita a una straordinaria rassegna che documenta tutta l’attività di questo grandissimo pittore, testimoniando i momenti più significativi.
Con questa esposizione si vuole percorrere la complessa evoluzione del percorso artistico di Renoir – attivo per oltre un cinquantennio tanto da produrre oltre cinquemila dipinti e un numero elevatissimo di disegni e acquerelli –, evidenziando la grande varietà e qualità della sua tecnica pittorica e i diversi temi affrontati. Nell’arco della sua vita, Renoir si misura infatti con la sperimentazione della pittura en plein air, fianco a fianco con l’amico e collega Monet, portando al tempo stesso a compimento opere in atelier.
La mostra torinese si articola nelle seguenti sezioni:
L’età della Bohème
Dopo l’ammissione all’Ecole des Beaux-Arts nel 1862, Renoir conosce e frequenta Alfred Sisley, Frédéric Bazille e Claude Monet, con cui soprattutto condivide sessioni di pittura en plein air a Fontainebleau o alla Grenouillère nei dintorni di Parigi. Sono di questo periodo alcuni suoi ritratti di conoscenti e amici: William Sisley (1864), Frédéric Bazille (1867), Claude Monet (1875), esposti in questa sezione con due opere dello stesso Bazille, il suo studio (1870) e un ritratto dello stesso Renoir (1867), e uno di Monet.
Renoir sceglie le sue protagoniste da ogni estrazione sociale: borghesi, operaie, ballerine, tutte rivestite da una grazia speciale e da un’impalpabile bellezza che rievocano i modelli femminili dell’arte settecentesca.
La “recherche heureuse du côté moderne”
Qui troviamo cinque opere dedicate a uno spaccato della società moderna e ai nuovi divertimenti dei parigini, dai balli alle escursioni in campagna: inarrivabile è La balançoire (1876) ovvero L’altalena, dove le magnifiche figure della donna, del giardiniere e della bambina accanto all’altalena si stagliano in un giardino dai colori vivissimi. I tocchi di colore stesi per piccole macchie rendono l’effetto della luce solare filtrata attraverso le foglie, creando un’atmosfera di vibrazione cromatica e luminosa, che ne fa una delle massime espressioni della pittura impressionistica en plein air.
“Le métier de paysagiste” (Renoir)
La collezione di opere di paesaggio di Renoir del Musée d’Orsay è probabilmente la più bella al mondo.
Questa sezione ne presenta dieci, che ripercorrono un esteso arco cronologico, comprendente il viaggio ad Algeri effettuato dall’artista nel 1881. Relative a questo soggiorno nordafricano troviamo esposte: Campo di banani, Paesaggio algerino e La moschea, dove Renoir dipinge palme baciate dal sole, giardini privati e orti dal sapore esotico. Le altre tele rappresentano splendide vedute dove si percepisce la grande attrazione del maestro per l’acqua, il verde e i giardini, fonte continua di ispirazione.
Infanzia
I bambini, spesso i suoi figli o figli di amici, sono molto presenti nell’opera di Renoir.
Queste nove opere esposte fanno a gara con i ritratti femminili nel regalarci istantanee di volti infantili carichi di poesia: dal bellissimo pastello su carta Ritratto di ragazza bruna seduta, con le mani incrociate (1879), al dipinto Fernand Halphen bambino (1880) in un serioso ritratto abbigliato da marinaretto, dalla deliziosa Julie Manet (1887) a una tenera Maternità (1885), al Ritratto del figlio Pierre (1885) dalla collezione della GAM.
Il celeberrimo capolavoro Jeunes filles au piano (1892) è stato il primo dipinto di Renoir a entrare nelle collezioni di un museo francese. Accanto ad esso è esposta un’altra splendida tela: Yvonne e Christine Lerolle al piano (1897-1898 circa) e due soggetti legati alla musica: il famoso ritratto di Richard Wagner, ritratto a Palermo nel corso di un memorabile incontro tra Renoir e il compositore tedesco, e quello di Théodore de Banville (entrambi del 1882).
“Beau comme un tableau de fleurs”
Piccola sezione di opere straordinarie: i bouquet di Renoir sono magistrali nella tecnica e nei colori, è uno dei temi dove l’artista sperimenta maggiormente.
“Le nu, forme indispensable de l’art”
È una sezione capitale della mostra, con opere fondamentali nella carriera di Renoir, che aveva sempre manifestato un profondo interesse per l’arte italiana rinascimentale, ammirando le opere di Raffaello, Tiziano, e il barocco nordico di Rubens, da cui assimila le forme morbide e languide e un cromatismo pieno, che fanno parte della sua cifra stilistica riguardo al modo di trattare la figura femminile.
In mostra, cinque tele spettacolari, tutte dipinte nell’ultimo periodo della sua vita, tra il 1906 e il 1917, fra cui Grand nu (1907), La toilette (Donna che si pettina) (1907-1908), Nudo di donna visto di spalle (1909).
L’eredità delle Bagnanti
All’ultimo fondamentale capolavoro di Renoir, Le bagnanti (1918-1919), è dedicata la “chiusura” della mostra. Il quadro è emblematico delle ricerche effettuate dall’artista alla fine della sua vita. Qui vi celebra una natura senza tempo, da cui ogni riferimento al contemporaneo è bandito. Le bagnanti sono da considerarsi il testamento pittorico di Renoir. Queste figure devono anch’esse molto ai nudi di Tiziano e Rubens, tanto ammirati da Renoir.
In mostra sono esposti anche gli strumenti di lavoro dell’artista: tavolozza, scatola di colori, pennelli, inseparabili attrezzi del grande maestro. Sino all’ultimo aveva lavorato alle sue Bagnanti, facendosi legare i pennelli alle dita ormai deformate dall’artrite reumatoide. Renoir muore il 3 dicembre 1919, ucciso da un’infezione polmonare.
Renoir. Dalle collezioni del Musée d'Orsay e dell'Orangerie
Torino, Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea
(23 ottobre 2013 - 23 febbraio 2014)
Il Musée d’Orsay e il Musée de l’Orangerie di Parigi, che conservano la collezione più completa al mondo dell’opera di Renoir, hanno accettato di privarsi per quattro mesi di una sessantina di capolavori, per dare vita a una straordinaria rassegna che documenta tutta l’attività di questo grandissimo pittore, testimoniando i momenti più significativi.
Con questa esposizione si vuole percorrere la complessa evoluzione del percorso artistico di Renoir – attivo per oltre un cinquantennio tanto da produrre oltre cinquemila dipinti e un numero elevatissimo di disegni e acquerelli –, evidenziando la grande varietà e qualità della sua tecnica pittorica e i diversi temi affrontati. Nell’arco della sua vita, Renoir si misura infatti con la sperimentazione della pittura en plein air, fianco a fianco con l’amico e collega Monet, portando al tempo stesso a compimento opere in atelier.
La mostra torinese si articola nelle seguenti sezioni:
L’età della Bohème
Dopo l’ammissione all’Ecole des Beaux-Arts nel 1862, Renoir conosce e frequenta Alfred Sisley, Frédéric Bazille e Claude Monet, con cui soprattutto condivide sessioni di pittura en plein air a Fontainebleau o alla Grenouillère nei dintorni di Parigi. Sono di questo periodo alcuni suoi ritratti di conoscenti e amici: William Sisley (1864), Frédéric Bazille (1867), Claude Monet (1875), esposti in questa sezione con due opere dello stesso Bazille, il suo studio (1870) e un ritratto dello stesso Renoir (1867), e uno di Monet.
Renoir sceglie le sue protagoniste da ogni estrazione sociale: borghesi, operaie, ballerine, tutte rivestite da una grazia speciale e da un’impalpabile bellezza che rievocano i modelli femminili dell’arte settecentesca.
La “recherche heureuse du côté moderne”
Qui troviamo cinque opere dedicate a uno spaccato della società moderna e ai nuovi divertimenti dei parigini, dai balli alle escursioni in campagna: inarrivabile è La balançoire (1876) ovvero L’altalena, dove le magnifiche figure della donna, del giardiniere e della bambina accanto all’altalena si stagliano in un giardino dai colori vivissimi. I tocchi di colore stesi per piccole macchie rendono l’effetto della luce solare filtrata attraverso le foglie, creando un’atmosfera di vibrazione cromatica e luminosa, che ne fa una delle massime espressioni della pittura impressionistica en plein air.
“Le métier de paysagiste” (Renoir)
La collezione di opere di paesaggio di Renoir del Musée d’Orsay è probabilmente la più bella al mondo.
Questa sezione ne presenta dieci, che ripercorrono un esteso arco cronologico, comprendente il viaggio ad Algeri effettuato dall’artista nel 1881. Relative a questo soggiorno nordafricano troviamo esposte: Campo di banani, Paesaggio algerino e La moschea, dove Renoir dipinge palme baciate dal sole, giardini privati e orti dal sapore esotico. Le altre tele rappresentano splendide vedute dove si percepisce la grande attrazione del maestro per l’acqua, il verde e i giardini, fonte continua di ispirazione.
Infanzia
I bambini, spesso i suoi figli o figli di amici, sono molto presenti nell’opera di Renoir.
Queste nove opere esposte fanno a gara con i ritratti femminili nel regalarci istantanee di volti infantili carichi di poesia: dal bellissimo pastello su carta Ritratto di ragazza bruna seduta, con le mani incrociate (1879), al dipinto Fernand Halphen bambino (1880) in un serioso ritratto abbigliato da marinaretto, dalla deliziosa Julie Manet (1887) a una tenera Maternità (1885), al Ritratto del figlio Pierre (1885) dalla collezione della GAM.
Il celeberrimo capolavoro Jeunes filles au piano (1892) è stato il primo dipinto di Renoir a entrare nelle collezioni di un museo francese. Accanto ad esso è esposta un’altra splendida tela: Yvonne e Christine Lerolle al piano (1897-1898 circa) e due soggetti legati alla musica: il famoso ritratto di Richard Wagner, ritratto a Palermo nel corso di un memorabile incontro tra Renoir e il compositore tedesco, e quello di Théodore de Banville (entrambi del 1882).
“Beau comme un tableau de fleurs”
Piccola sezione di opere straordinarie: i bouquet di Renoir sono magistrali nella tecnica e nei colori, è uno dei temi dove l’artista sperimenta maggiormente.
“Le nu, forme indispensable de l’art”
È una sezione capitale della mostra, con opere fondamentali nella carriera di Renoir, che aveva sempre manifestato un profondo interesse per l’arte italiana rinascimentale, ammirando le opere di Raffaello, Tiziano, e il barocco nordico di Rubens, da cui assimila le forme morbide e languide e un cromatismo pieno, che fanno parte della sua cifra stilistica riguardo al modo di trattare la figura femminile.
In mostra, cinque tele spettacolari, tutte dipinte nell’ultimo periodo della sua vita, tra il 1906 e il 1917, fra cui Grand nu (1907), La toilette (Donna che si pettina) (1907-1908), Nudo di donna visto di spalle (1909).
L’eredità delle Bagnanti
All’ultimo fondamentale capolavoro di Renoir, Le bagnanti (1918-1919), è dedicata la “chiusura” della mostra. Il quadro è emblematico delle ricerche effettuate dall’artista alla fine della sua vita. Qui vi celebra una natura senza tempo, da cui ogni riferimento al contemporaneo è bandito. Le bagnanti sono da considerarsi il testamento pittorico di Renoir. Queste figure devono anch’esse molto ai nudi di Tiziano e Rubens, tanto ammirati da Renoir.
In mostra sono esposti anche gli strumenti di lavoro dell’artista: tavolozza, scatola di colori, pennelli, inseparabili attrezzi del grande maestro. Sino all’ultimo aveva lavorato alle sue Bagnanti, facendosi legare i pennelli alle dita ormai deformate dall’artrite reumatoide. Renoir muore il 3 dicembre 1919, ucciso da un’infezione polmonare.
venerdì 27 settembre 2013
miss fisher, delitti e misteri
Durante l'estate Rai Uno ha trasmesso la prima stagione di un bel telefilm australiano, naturalmente in seconda serata in modo che il minor numero possibile di spettatori se ne accorgesse... Si tratta di "Miss Fisher, delitti e misteri" (tit. orig. Miss Fisher’s Murder Mysteries).
La storia è ambientata a Melbourne nei ruggenti anni Venti del secolo scorso. Phryne Fisher (Essie Davis) è una donna affascinante e moderna, ricca e indipendente, spregiudicata e coraggiosa, sempre vestita all'ultima moda e col caschetto nero alla Louise Brooks, la quale si improvvisa detective, un po' per amore della giustizia e un po' a causa di una dolorosa vicenda personale che riguarda il suo passato.
Dopo molti anni passati all'estero, Phryne torna a Melbourne per cominciare una nuova vita nella sua città natale, ma anche per assicurarsi che l'uomo condannato per la misteriosa sparizione della sua sorellina, anni prima, non esca mai più di prigione. Peccato che, ancor prima che la compassata zia Prudence riesca a trascinarla alla sua prima soirée, Phryne si ritrovi coinvolta in un omicidio.
Phryne fa amicizia con la più improbabile delle sospettate dell'omicidio, la giovane Dot Williams, e la prende sotto la propria ala protettiva, offrendole un lavoro come cameriera. Nel corso delle puntate, Dot diventerà una delle persone più vicine a Phryne, nonché un aiuto prezioso nelle tante indagini. Dagli aborti clandestini alle dispute sindacali, dai lavoratori sfruttati alle ragazze scomparse, Phryne cercherà di fare giustizia per coloro che non riescono ad ottenerla.
Mentre scava nell'oscuro mondo del crimine, Phryne incrocia la sua strada con la polizia locale e fa amicizia con l'affascinante tenente Jack Robinson (Nathan Page), il quale, sebbene sposato (infelicemente) si ritrova attratto dalla vibrante personalità di Phryne e cerca di tenerla fuori dai guai.
I due finiscono per darsi una mano a vicenda: Jack recuperando le informazioni attraverso le procedure standard di polizia, e Phryne attraverso canali meno convenzionali. Quando, a volte, Jack non intende collaborare con Phryne, lei riesce facilmente a manipolare il suo assistente, il giovane detective Hugh Collins, per carpirgli più o meno inconsapevolmente le informazioni.
Il personaggio di Phryne Fisher prende vita nel 1989, grazie alla penna della scrittrice australiana Kerry Greenwood, che ha inventato quest'audace lady detective protagonista di una serie di numerosi libri gialli .
La serie TV è stata realizzata con grande accuratezza (lusso e glamour, costumi d’epoca, ambientazioni e dettagli curatissimi) tanto che ogni episodio è costato un milione di dollari. Soldi ben spesi, visto che ha ottenuto un grandissimo successo in patria ed è stata già realizzata la seconda stagione.
La storia è ambientata a Melbourne nei ruggenti anni Venti del secolo scorso. Phryne Fisher (Essie Davis) è una donna affascinante e moderna, ricca e indipendente, spregiudicata e coraggiosa, sempre vestita all'ultima moda e col caschetto nero alla Louise Brooks, la quale si improvvisa detective, un po' per amore della giustizia e un po' a causa di una dolorosa vicenda personale che riguarda il suo passato.
Dopo molti anni passati all'estero, Phryne torna a Melbourne per cominciare una nuova vita nella sua città natale, ma anche per assicurarsi che l'uomo condannato per la misteriosa sparizione della sua sorellina, anni prima, non esca mai più di prigione. Peccato che, ancor prima che la compassata zia Prudence riesca a trascinarla alla sua prima soirée, Phryne si ritrovi coinvolta in un omicidio.
Phryne fa amicizia con la più improbabile delle sospettate dell'omicidio, la giovane Dot Williams, e la prende sotto la propria ala protettiva, offrendole un lavoro come cameriera. Nel corso delle puntate, Dot diventerà una delle persone più vicine a Phryne, nonché un aiuto prezioso nelle tante indagini. Dagli aborti clandestini alle dispute sindacali, dai lavoratori sfruttati alle ragazze scomparse, Phryne cercherà di fare giustizia per coloro che non riescono ad ottenerla.
Mentre scava nell'oscuro mondo del crimine, Phryne incrocia la sua strada con la polizia locale e fa amicizia con l'affascinante tenente Jack Robinson (Nathan Page), il quale, sebbene sposato (infelicemente) si ritrova attratto dalla vibrante personalità di Phryne e cerca di tenerla fuori dai guai.
I due finiscono per darsi una mano a vicenda: Jack recuperando le informazioni attraverso le procedure standard di polizia, e Phryne attraverso canali meno convenzionali. Quando, a volte, Jack non intende collaborare con Phryne, lei riesce facilmente a manipolare il suo assistente, il giovane detective Hugh Collins, per carpirgli più o meno inconsapevolmente le informazioni.
Il personaggio di Phryne Fisher prende vita nel 1989, grazie alla penna della scrittrice australiana Kerry Greenwood, che ha inventato quest'audace lady detective protagonista di una serie di numerosi libri gialli .
La serie TV è stata realizzata con grande accuratezza (lusso e glamour, costumi d’epoca, ambientazioni e dettagli curatissimi) tanto che ogni episodio è costato un milione di dollari. Soldi ben spesi, visto che ha ottenuto un grandissimo successo in patria ed è stata già realizzata la seconda stagione.
mercoledì 25 settembre 2013
oltre ogni fantasia
Mi chiedo se siamo finiti in una realtà parallela, un'altra dimensione...
Un paese dove l'amministratore delegato della società nazionale di telecomunicazioni dice che ha appreso solo a posteriori, dai comunicati stampa, che la quota di maggioranza della sua azienda è passata in mano straniera (ma le telecomunicazioni non dovrebbero essere un asset strategico, di cui è importante mantenere il controllo? Non so, è una mia idea da semplice cittadina...).
Un paese dove metà degli eletti in parlamento minacciano, da bravi pecoroni, di dimettersi in ossequio al capriccio di un vecchio bambino dell'asilo che continua a fare i capricci, invece di ritirarsi finalmente in un Eden remoto a fare la bella vita insieme alla sua fidanzata ventisettenne (così nessuno lo perseguiterebbe più).
Un paese dove la speranza nel futuro e nel cambiamento è bell'e che morta.
Un paese dove l'amministratore delegato della società nazionale di telecomunicazioni dice che ha appreso solo a posteriori, dai comunicati stampa, che la quota di maggioranza della sua azienda è passata in mano straniera (ma le telecomunicazioni non dovrebbero essere un asset strategico, di cui è importante mantenere il controllo? Non so, è una mia idea da semplice cittadina...).
Un paese dove metà degli eletti in parlamento minacciano, da bravi pecoroni, di dimettersi in ossequio al capriccio di un vecchio bambino dell'asilo che continua a fare i capricci, invece di ritirarsi finalmente in un Eden remoto a fare la bella vita insieme alla sua fidanzata ventisettenne (così nessuno lo perseguiterebbe più).
Un paese dove la speranza nel futuro e nel cambiamento è bell'e che morta.
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lunedì 19 agosto 2013
senza trucco
Nadia Tadioli - Senza Trucco. Cosa c'è , davvero, nei cosmetici che usiamo ogni giorno
Stampa Alternativa - Nuovi equilibri
Ci spalmiamo la faccia di creme agli isoflavoni della soia e ai polifenoli dell’uva per combattere ossidazione e radicali liberi e nutriamo una passione smodata per l’acido ialuronico e il collagene. A volte però leggere gli ingredienti dei prodotti è un’esperienza ardua.
Etichette alla mano, ecco un manuale sintetico e semplice, per scoprire i principali ingredienti di creme, saponi e bagnoschiuma, soprattutto quelli su cui si concentrano critiche e sospetti.
Non mancano i capitoli dedicati alla cosmesi naturale: uno all’aromaterapia – con un essenziale e pratico vademecum delle principali essenze e delle relative proprietà – un altro agli oli, per impararne composizione, uso e conservazione.
Terminato di leggere questo interessante libricciuolo (ma anche mentre lo stavo leggendo) mi sono passata in rassegna gran parte dei vasetti/flaconcini di creme, shampoo, bagnoschiuma e quant'altro avessi per casa, per controllarne l'INCI. Avete presente quella lista di ingredienti, scritta sempre molto in piccolo, che si trova sui flaconi? Ecco, quella è l'INCI (International Nomenclature of Cosmetic Ingredients). Alla fine, se avessi dato retta a ciò che avevo appena letto - e di cui non ho ragione particolare di dubitare, tut'altro - avrei dovuto buttare via quasi tutto. Non ho trovato nemmeno un prodotto che non avesse, tra gli ingredienti, almeno un componente a rischio di rilascio di sostanze cancerogene, di formaldeide, etc... soprattutto fra i conservanti. Ad esempio, l'acqua distillata di rose della Roberts contiene il conservante 2-bromo-2-nitropropane-1,3-diol, che pare possa essere cancerogeno; tutte le creme idratanti per il corpo che ho (esclusa una della Perlier) contengono quantità più che rilevanti di paraffina liquida, che deriva dagli idrocarburi ed è potenzialmente dannosa anche lei; il bagnoschiuma con olio idratante Neutro Roberts (spacciato come morbido e naturale) contiene il conservante imidazolidinyl urea, che sembra potenzialmente tossico, senza contare i vari Peg e tensioattivi vari presenti in shampoo e saponi.
Che faccio? Prendo tutto e butto via in blocco, oppure continuo così come ho fatto sino ad ora, beatamente inconsapevole di quello che c'è nei prodotti che adopero ogni giorno? Magari opto per una via di mezzo. Mi tengo i prodotti che ho già in casa e li uso, terminando il contenuto del flacone; però da ora in poi, per i nuovi acquisti, invece di fermarmi al packaging tanto carino e al prezzo conveniente, mi metterò a leggere con maggiore attenzione (e sicuramente maggiore consapevolezza) anche l'etichetta con l'INCI sul retro, e a scegliere in base a quello.
Stampa Alternativa - Nuovi equilibri
Ci spalmiamo la faccia di creme agli isoflavoni della soia e ai polifenoli dell’uva per combattere ossidazione e radicali liberi e nutriamo una passione smodata per l’acido ialuronico e il collagene. A volte però leggere gli ingredienti dei prodotti è un’esperienza ardua.
Etichette alla mano, ecco un manuale sintetico e semplice, per scoprire i principali ingredienti di creme, saponi e bagnoschiuma, soprattutto quelli su cui si concentrano critiche e sospetti.
Non mancano i capitoli dedicati alla cosmesi naturale: uno all’aromaterapia – con un essenziale e pratico vademecum delle principali essenze e delle relative proprietà – un altro agli oli, per impararne composizione, uso e conservazione.
Terminato di leggere questo interessante libricciuolo (ma anche mentre lo stavo leggendo) mi sono passata in rassegna gran parte dei vasetti/flaconcini di creme, shampoo, bagnoschiuma e quant'altro avessi per casa, per controllarne l'INCI. Avete presente quella lista di ingredienti, scritta sempre molto in piccolo, che si trova sui flaconi? Ecco, quella è l'INCI (International Nomenclature of Cosmetic Ingredients). Alla fine, se avessi dato retta a ciò che avevo appena letto - e di cui non ho ragione particolare di dubitare, tut'altro - avrei dovuto buttare via quasi tutto. Non ho trovato nemmeno un prodotto che non avesse, tra gli ingredienti, almeno un componente a rischio di rilascio di sostanze cancerogene, di formaldeide, etc... soprattutto fra i conservanti. Ad esempio, l'acqua distillata di rose della Roberts contiene il conservante 2-bromo-2-nitropropane-1,3-diol, che pare possa essere cancerogeno; tutte le creme idratanti per il corpo che ho (esclusa una della Perlier) contengono quantità più che rilevanti di paraffina liquida, che deriva dagli idrocarburi ed è potenzialmente dannosa anche lei; il bagnoschiuma con olio idratante Neutro Roberts (spacciato come morbido e naturale) contiene il conservante imidazolidinyl urea, che sembra potenzialmente tossico, senza contare i vari Peg e tensioattivi vari presenti in shampoo e saponi.
Che faccio? Prendo tutto e butto via in blocco, oppure continuo così come ho fatto sino ad ora, beatamente inconsapevole di quello che c'è nei prodotti che adopero ogni giorno? Magari opto per una via di mezzo. Mi tengo i prodotti che ho già in casa e li uso, terminando il contenuto del flacone; però da ora in poi, per i nuovi acquisti, invece di fermarmi al packaging tanto carino e al prezzo conveniente, mi metterò a leggere con maggiore attenzione (e sicuramente maggiore consapevolezza) anche l'etichetta con l'INCI sul retro, e a scegliere in base a quello.
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martedì 23 luglio 2013
fotografie naturalistiche
Wildlife Photographer of the Year 2012
Torino, Museo Regionale di Scienze Naturali
(5 luglio - 8 settembre 2013)
La nuova edizione della mostra Wildlife Photographer of the Year raccoglie oltre cento immagini, vincitrici nelle 18 categorie del concorso indetto dal Natural History Museum di Londra in collaborazione con il BBC Wildlife Magazine e giunto ormai alla sua 48esima edizione.
Il premio, che si tiene ogni anno dal 1964, è senz’altro il più prestigioso al mondo nel suo genere, e in questa edizione ha visto la partecipazione di oltre 48.000 concorrenti provenienti da 98 paesi. In ognuna delle categorie, sono stati selezionati i vincitori da una giuria di stimati esperti e fotografi naturalisti.
Il premio più ambito, il Veolia Environnement Wildlife Photographer of the Year, è stato assegnato al fotografo canadese Paul Nicklen per la sua fotografia Bubble-jetting emperor, un’immagine spettacolare di pinguini imperatori, nel loro caotico mondo sottomarino, scattata nel Mar di Ross, in Antartide. Paul è rimasto immobile, con le gambe bloccate nel ghiaccio, aspettando i pinguini. Improvvisamente gli uccelli sono saltati fuori dalla profondità e, con le dita congelate, il fotografo ha catturato questa incredibile immagine. «Questa immagine - secondo il parere espresso dalla giuria - ti trascina per un attimo nel privato mondo dei pinguini imperatori: un caos infinito e perfettamente organizzato».
La mostra si articola in un percorso che comprende varie categorie:
- Animali nel loro ambiente
- Comportamento animale: uccelli
- Comportamento animale: mammiferi
- Comportamento animale: tutti gli altri animali
- ll mondo subacqueo
- Ritratti di animali
- Natura in città
- Natura in bianco e nero
- Visioni creative della natura
- Paesaggi incontaminati
- Fotogiornalismo
Tre premi speciali:
- animali in estinzione
- interazione tra l’uomo e il mondo naturale
- migliore portfolio di sei immagini scattate da fotografi di età non superiore ai 26 anni
In più tre categorie Junior riservate a fotografi di età compresa tra i 15-17 anni, tra gli 11-14 anni e per fotografi di età inferiore ai 10 anni.
Torino, Museo Regionale di Scienze Naturali
(5 luglio - 8 settembre 2013)
La nuova edizione della mostra Wildlife Photographer of the Year raccoglie oltre cento immagini, vincitrici nelle 18 categorie del concorso indetto dal Natural History Museum di Londra in collaborazione con il BBC Wildlife Magazine e giunto ormai alla sua 48esima edizione.
Il premio, che si tiene ogni anno dal 1964, è senz’altro il più prestigioso al mondo nel suo genere, e in questa edizione ha visto la partecipazione di oltre 48.000 concorrenti provenienti da 98 paesi. In ognuna delle categorie, sono stati selezionati i vincitori da una giuria di stimati esperti e fotografi naturalisti.
Il premio più ambito, il Veolia Environnement Wildlife Photographer of the Year, è stato assegnato al fotografo canadese Paul Nicklen per la sua fotografia Bubble-jetting emperor, un’immagine spettacolare di pinguini imperatori, nel loro caotico mondo sottomarino, scattata nel Mar di Ross, in Antartide. Paul è rimasto immobile, con le gambe bloccate nel ghiaccio, aspettando i pinguini. Improvvisamente gli uccelli sono saltati fuori dalla profondità e, con le dita congelate, il fotografo ha catturato questa incredibile immagine. «Questa immagine - secondo il parere espresso dalla giuria - ti trascina per un attimo nel privato mondo dei pinguini imperatori: un caos infinito e perfettamente organizzato».
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| Photo by Paul Nicklen |
La mostra si articola in un percorso che comprende varie categorie:
- Animali nel loro ambiente
- Comportamento animale: uccelli
- Comportamento animale: mammiferi
- Comportamento animale: tutti gli altri animali
- ll mondo subacqueo
- Ritratti di animali
- Natura in città
- Natura in bianco e nero
- Visioni creative della natura
- Paesaggi incontaminati
- Fotogiornalismo
Tre premi speciali:
- animali in estinzione
- interazione tra l’uomo e il mondo naturale
- migliore portfolio di sei immagini scattate da fotografi di età non superiore ai 26 anni
In più tre categorie Junior riservate a fotografi di età compresa tra i 15-17 anni, tra gli 11-14 anni e per fotografi di età inferiore ai 10 anni.
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| Photo by Steve Winter |
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| Photo by Pal Hermansen |
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| Photo by Kim Wolhuter |
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| Photo by Larry Lynch |
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| Photo by Daniel Eggert |
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| Photo by Anna Henly |
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| Photo by Frits Hoogendijk |
mercoledì 17 luglio 2013
shopping
Date le difficoltà lavorative (e conseguentemente di stipendio), questa stagione di saldi per me è stata soltanto "visuale". Ho comprato soltanto una borsa gialla (stavo cercando da mesi una borsa con questo colore, che non costasse un occhio della testa), e tre paia di calzini carini.
Il tutto per 23 euro. Questa è stata la mia spesa media per i saldi estivi 2013, e non comprerò altro.
Il tutto per 23 euro. Questa è stata la mia spesa media per i saldi estivi 2013, e non comprerò altro.
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martedì 16 luglio 2013
il lavoro che non c'è più
Negli ultimi tempi non sono stata molto presente sul blog, ma questo periodo per me non è dei migliori.
Al lavoro stiamo chiudendo e tra poche settimane il lavoro non ce l'avrò più. Dopo quattordici anni di lavoro resto con niente, e a quarant'anni le prospettive non sono certo lì che aspettano te, anche se - come sempre - sei rimasta curiosa, disponibile e pronta ad imparare. In campo informatico, dove ho lavorato in tutti questi anni, è necessario esserlo.
Buona parte del tempo che passo su Internet in'sti giorni mi serve per cercare aziende, mandare curriculum, e studiare. Su circa una ventina di richieste mandate ho ottenuto tre colloqui, ma per ora resto in attesa.
Sono amareggiata ed incazzata, anche perché sto accorgendomi sulla mia pelle che in questo paese i lavoratori, ma anche i disoccupati, non sono tutti uguali. Lo sapevo già, è ovvio, ma che questo succeda anche fra i disoccupati penso che sia davvero grave. Tutti i disoccupati dovrebbero essere sostenuti allo stesso modo dal cosiddetto welfare. Invece no. Se hai avuto la fortuna di lavorare in un'azienda grande, o in un certo settore, puoi godere della cassa integrazione per periodi anche lunghissimi - io vivo a Torino, e qui è ordinaria amministrazione sentire che chi lavora in Fiat è in cassa integrazione, così come gli operai dell'indotto, e questo va avanti per anni. Un fratello di un'amica che lavorava nelle Carrozzerie Bertone è stato in cassa integrazione per 5 anni! Certo non è bello, ma godere della cassa integrazione significa avere un minimo di tutele, un minimo di stipendio, un minimo di contributi versati, etc... Io e i miei (pochi) colleghi non abbiamo neanche quello. Poi ci sono quelli che hanno la possibilità di essere messi in mobilità, grazie alla quale diventi "appetibile" per un eventuale nuovo datore di lavoro che intendesse assumerti, perché potrebbe godere di sgravi fiscali e/o contributivi. Ebbene, io ho la gravissima colpa di aver lavorato in un'azienda con meno di 15 dipendenti, e a partire da inizio 2013 non ho nemmeno questa possibilità. Grazie cara Fornero!
Se va bene, dal giorno in cui decorrerà la lettera di licenziamento che abbiamo ricevuto, potremo soltanto fare domanda per l'Aspi (la ex indennità di disoccupazione), per un periodo di 8 mesi... e già tante grazie anche per questa, perché ho scoperto che ci sono categorie di ex-lavoratori ancor più di serie Zeta di noi che non ne hanno neanche diritto. Allucinante!
Ma in questo paese disgraziato il governo e il parlamento si scannano giornalmente per questioni idiote di cui non frega niente a nessuno, mentre milioni di persone restano senza lavoro (e soprattutto senza speranze, che è molto peggio!). E i tanto strombazzati interventi di stimolo all'occupazione sono rivolti soltanto agli under 30, come se fossero loro il "vero" problema, e non la fascia d'età più anziana, composta da tanti lavoratori, magari precari da decenni, e da coloro che hanno perso il lavoro che avevano.
Siamo in una botte di ferro, dove però i chiodi sono rivolti tutti verso l'interno...
Al lavoro stiamo chiudendo e tra poche settimane il lavoro non ce l'avrò più. Dopo quattordici anni di lavoro resto con niente, e a quarant'anni le prospettive non sono certo lì che aspettano te, anche se - come sempre - sei rimasta curiosa, disponibile e pronta ad imparare. In campo informatico, dove ho lavorato in tutti questi anni, è necessario esserlo.
Buona parte del tempo che passo su Internet in'sti giorni mi serve per cercare aziende, mandare curriculum, e studiare. Su circa una ventina di richieste mandate ho ottenuto tre colloqui, ma per ora resto in attesa.
Sono amareggiata ed incazzata, anche perché sto accorgendomi sulla mia pelle che in questo paese i lavoratori, ma anche i disoccupati, non sono tutti uguali. Lo sapevo già, è ovvio, ma che questo succeda anche fra i disoccupati penso che sia davvero grave. Tutti i disoccupati dovrebbero essere sostenuti allo stesso modo dal cosiddetto welfare. Invece no. Se hai avuto la fortuna di lavorare in un'azienda grande, o in un certo settore, puoi godere della cassa integrazione per periodi anche lunghissimi - io vivo a Torino, e qui è ordinaria amministrazione sentire che chi lavora in Fiat è in cassa integrazione, così come gli operai dell'indotto, e questo va avanti per anni. Un fratello di un'amica che lavorava nelle Carrozzerie Bertone è stato in cassa integrazione per 5 anni! Certo non è bello, ma godere della cassa integrazione significa avere un minimo di tutele, un minimo di stipendio, un minimo di contributi versati, etc... Io e i miei (pochi) colleghi non abbiamo neanche quello. Poi ci sono quelli che hanno la possibilità di essere messi in mobilità, grazie alla quale diventi "appetibile" per un eventuale nuovo datore di lavoro che intendesse assumerti, perché potrebbe godere di sgravi fiscali e/o contributivi. Ebbene, io ho la gravissima colpa di aver lavorato in un'azienda con meno di 15 dipendenti, e a partire da inizio 2013 non ho nemmeno questa possibilità. Grazie cara Fornero!
Se va bene, dal giorno in cui decorrerà la lettera di licenziamento che abbiamo ricevuto, potremo soltanto fare domanda per l'Aspi (la ex indennità di disoccupazione), per un periodo di 8 mesi... e già tante grazie anche per questa, perché ho scoperto che ci sono categorie di ex-lavoratori ancor più di serie Zeta di noi che non ne hanno neanche diritto. Allucinante!
Ma in questo paese disgraziato il governo e il parlamento si scannano giornalmente per questioni idiote di cui non frega niente a nessuno, mentre milioni di persone restano senza lavoro (e soprattutto senza speranze, che è molto peggio!). E i tanto strombazzati interventi di stimolo all'occupazione sono rivolti soltanto agli under 30, come se fossero loro il "vero" problema, e non la fascia d'età più anziana, composta da tanti lavoratori, magari precari da decenni, e da coloro che hanno perso il lavoro che avevano.
Siamo in una botte di ferro, dove però i chiodi sono rivolti tutti verso l'interno...
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