sabato 4 aprile 2015

valmont in versione manga

Chiho Saito, Valmont. Le relazioni pericolose, Planet Manga 
Quando ho scoperto che l'anno scorso era uscita la riduzione manga delle Relazioni pericolose non ho potuto far altro che cercarla in fumetteria. Tempo un giorno e me la sono già letta tutta (si tratta di due soli volumetti).

 

I disegni mi piacciono molto, hanno un tratto molto delicato e Valmont è davvero un gran figo.  Per essere un fumetto è un po' particolare perché tenta di trasporre un romanzo che è in buona parte epistolare, quindi ci sono delle tavole un po' verbose, rispetto a un manga standard, però è ugualmente scorrevole. L'ambientazione è nella Francia del Settecento, e in alcuni momenti mi ha ricordato un po' Lady Oscar...

Non so quanto questo adattamento sia fedele al romanzo di Choderlos de Laclos, poiché io non l'ho mai letto ma conosco soltanto le versioni cinematografiche di Stephen Frears e di Milos Forman (devo porre rimedio a questa lacuna).
Comunque se vi piacciono le ambientazioni storiche e le figure dei libertini irresistibili (e siete in grado di accettare il finale tragico) io ve lo consiglio.

giovedì 2 aprile 2015

haggis a colazione


Se nel corso dei vostri viaggi vi è capitato di passare per la Scozia, non potete non aver almeno sentito parlare dell'haggis. Io l'ho anche mangiato, più di una volta, e l'ho addirittura apprezzato.
Ma andiamo per ordine. L'haggis non è un dolce tipico, né un frutto esotico: nulla di così invitante. Si tratta di un piatto tradizionale scozzese, nato dalla cucina povera del passato che combinava gli avanzi. E' una specie di insaccato, che unisce interiora macinate di pecora, mescolate con carne, grasso, cipolle e farina d'avena, il sale e le spezie e le cuoce dentro uno stomaco di pecora. Una cosina leggera, insomma. Il tutto viene poi servito accompagnato da purè di patate (tatties) e purè di rape bianche (neeps).

Suppongo che i più schizzinosi a questo punto abbiano già abbandonato la lettura. Ai più impavidi racconto invece che io ho ordinato l'haggis un paio di volte quando sono stata in Scozia, in pub o taverne.

Quando sono in viaggio mi piace assaggiare i piatti tipici di un certo luogo, se questi mi incuriosiscono o mi ispirano. In questo caso la spinta è nata dalla curiosità: volevo vedere se l'haggis era davvero così terribile come poteva sembrare, oppure se tutto sommato era mangiabile. E si mangia, davvero, non è niente male... e anche se la porzione ritratta nella foto grande non sono riuscita a finirla tutta (buono è buono, ma è comunque un po' pesante, soprattutto se non vi si è abituati), non mi è per niente dispiaciuto.

Pensate che, in un b&b nei pressi di Inverness, la proprietaria è stata tanto gentile da farci assaggiare l'haggis casalingo fatto da lei (ci aveva chiesto il giorno prima se ci avrebbe fatto piacere), insieme al resto della classica Full Scottish, al tè e alle marmellate. Quindi una mattina mi sono "goduta" una mini-porzione di haggis anche a colazione, per la serie abbinamenti-strani...


lunedì 23 marzo 2015

la finezza fatta uomo

Durante il weekend una mia collega è andata a trovare degli amici in Romagna. Sabato pomeriggio si trovava a Milano Marittima e si è imbattuta in Gabriel Garko. Con la faccia di tolla che la contraddistingue gli ha chiesto di fare una fotografia insieme. La foto esiste, a riprova dell'incontro, ma naturalmente non la posto qui per rispettare la privacy della mia collega.
Ad ogni modo, la cosa "divertente", che lei mi ha raccontato oggi, è stata che Garko, alla richiesta della foto, le ha risposto di sì, soltanto che dovevano fare un po' in fretta perché "aveva troppa voglia di pisciare" e doveva assolutamente cercare un bar per andare al gabinetto.
Bonjour finesse! Che gentleman, che uomo di classe!

domenica 22 marzo 2015

i love mini shopping

Becky Brandon (nata Bloomwood) pensava che essere madre fosse una passeggiata, ma non è così, naturalmente. La piccola Minnie, che ha ora due anni, è a dir poco un uragano, specie quando entra con la madre nei negozi afferrando tutto ciò che vede al grido di "miiiooooo!" Chissà come mai?
Se la nostra Becky è comunque portata a escludere che la figlia sia una bambina viziata, in realtà per lei c'è proprio bisogno di una super tata come quelle dei reality tv.
Becky e Luke vivono ancora dai genitori di lei e la crisi finanziaria si fa sentire, costringendo Becky a darsi una regolata. Tutta a modo suo, però, senza cioè riuscire a impedirle di organizzare (molto in economia...) una strepitosa festa a sorpresa per il compleanno di Luke. E per evitare che Luke ne venga a conoscenza, le bugie che Becky si inventa non si contano...


Questa serie mi era piaciuta molto nei primi libri, ma questo titolo ho finito di leggerlo per dovere, più che per piacere. Becky appare sempre immatura, vacua, contafrottole e poco attenta alle conseguenze delle proprie azioni esattamente come il primo giorno. Il suo grado di maturazione nel corso di sei libri è pari a zero. 

Come fa 'sto povero cristo di Luke a stare con lei, veramente non lo capisco...

mercoledì 11 marzo 2015

incontro con Alessia Gazzola

Martedi 10 marzo Alessia Gazzola ha incontrato i suoi lettori al Circolo dei Lettori di Torino. L'occasione è stata la presentazione dell'ultimo libro "Una lunga estate crudele", quarto titolo (quinto se includiamo il prequel) della serie dedicata ad Alice Allevi. L'incontro è stato moderato dalla giornalista Elena Masuelli. Visto che non mi sono presa nessun appunto, faccio affidamento sulla memoria per farne un resoconto, in ordine alquanto sparso.
Premetto che seguo i libri della Gazzola da circa 3 anni, li trovo letture piacevoli e poco impegnative, ma in quest'incontro ho trovato anche l'autrice una persona davvero carina e deliziosa, che è stata molto gentile e disponibile con tutti noi presenti.



I personaggi del suo libro
La parte rosa dei suoi libri è quella che molti dei suoi lettori prediligono. Pare addirittura che alcuni tra i suoi fan le abbiano detto che della parte gialla non gliene frega granché, ma che leggono i suoi libri solo per le avventure sentimentali di Alice. Questo naturalmente ad Alessia fa un po' dispiacere, perché lei pone ogni attenzione anche nella costruzione della parte gialla della trama, e anzi comincia a scrivere soltanto quando ha ben chiara in testa l'intera struttura della storia, del caso, e della possibilità di un'eventuale falsa pista. Non è per niente facile scrivere un giallo, bisogna avere metodo.
Anche in quest'ultimo libro il cuore di Alice continua ad essere diviso fra due uomini, Claudio e Arthur. Entra in scena anche un terzo pretendente, ma la Gazzola non ha inserito questo terzo personaggio con l'intenzione di portarlo a qualcosa di concreto, ha semplicemente voluto dare ad Alice l'ebbrezza di essere corteggiata, dato che sia Claudio che Arthur non le hanno mai concesso questo piacere. Nel prossimo libro (che nelle intenzioni della Gazzola dovrebbe essere l'ultimo della serie) l'autrice vorrebbe dare un happy end ad Alice, sia professionale sia sentimentale, però non è ancora certa di "come" darglielo (o per lo meno non si è voluta sbilanciare). Da quanto mi sembra di aver capito non ci sarà di nuovo un terzo incomodo, negli interessi amorosi, ma "vincerà" uno fra Claudio o Arthur. Almeno questo è quello che la Gazzola ha ammesso in una prima risposta. Non penso che lei abbia già deciso chi dei due, per ora. Successivamente, in un'altra risposta verso la fine dell'incontro ha accennato che potrebbe anche essere un happy end che non richieda che per forza che Alice si debba sistemare sentimentalmente. Quindi certezze sul prossimo libro non ne ha ancora nemmeno lei, pare...
Comunque l'impressione è che la Gazzola voglia provare a cimentarsi con altro, sempre narrativa, ironica o con toni da commedia, non necessariamente gialla. Ma con Alice, per quanto parlasse di un happy end, vorrebbe comunque lasciarsi dietro una specie di porta aperta, se per caso volesse riprendere le fila del discorso più avanti.
E poi c'è sempre l'ispettore Calligaris, l'altro uomo di Alice, quello con cui c'è un rapporto più pulito e paterno, anche meritocratico, se vogliamo... Nel primo libro forse l'ispettore considerava Alice una specie di mitomane, innocente ed idealista, ma adesso ne riconosce le intuizioni e il valore investigativo.


Cold cases e ambientazione nel mondo del teatro
Il caso giallo di "Una lunga estate crudele" parte dal ritrovamento del cadavere di un attore teatrale ucciso quasi trent'anni prima: un cold case, com'era già stato nel precedente romanzo. L'ispirazione per l'ambientazione nel mondo teatrale è venuta alla Gazzola dall'aver assistito a una recita del Macbeth in inglese rivolta alle scuole, una recita nella quale si è "imbucata", dopo essere uscita dal tribunale, accodandosi ad una scolaresca in cui si era imbattuta per caso. Uno spettacolo con una compagnia molto brava, addirittura quasi "sprecata" (o forse no?) per ragazzini che non ne hanno quasi sicuramente apprezzato né la bravura né l'impegno. Il teatro del Bardo citato nel libro è stato inventato di sana pianta dalla Gazzola, mentre la scelta di "Molto rumore per nulla" è legata al fatto che è ambientata a Messina, e si tratta quindi di un omaggio di Alessia alla sua città.

Quali sono le letture di Alessia Gazzola?
Alicia Gimenez-Bartlett e Fred Vargas sono le autrici che al momento la Gazzola predilige, per restare in ambito giallistico. E' sua intenzione leggere per migliorare la sua scrittura e il modo in cui tratteggia e costruisce i personaggi, per cui cerca di fare riferimento  ai classici del genere. Nel periodo della sua prima gravidanza (l'ho detto che la Gazzola attualmente ha una seconda bimba in arrivo? da una foto sopra si nota un po'...) aveva dovuto stare a riposo per tre mesi, durante i quali aveva avuto molto tempo per leggere un tomo come Guerra e pace di Tolstoj, ma adesso - con tutte le varie attività - diventa difficile.
Alessia ha sottolineato come spesso i personaggi su cui lei non ripone particolari aspettative, in fase di stesura, alla fine si rivelino poi quelli più riusciti, come ad esempio il personaggio della zingara in quest'ultimo libro. Altri, su cui magari ha cercato di fare un lavoro più approfondito, magari alla fine non risaltano come avrebbe voluto.

Quali sono i suoi telefilm preferiti?
Il podio l'ha assegnato immediatamente a Downton Abbey, poi seguono Il trono di spade e Homeland, rigorosamente in quest'ordine. Ha detto di aver amato molto anche le prime due stagioni di Grey's Anatomy (che dopo si è perso diventando una sorta di telenovela) e di Sex and the city. Invece non ha mai seguito né Body of Proof, né Bones, nonostante l'attinenza con la sua professione.


I suoi colleghi (medici legali) leggono i libri di Alessia Gazzola?
Qualcuno sì, naturalmente. E' singolare come almeno una decina di persone pensino - del tutto senza motivo! - di essere stati d'ispirazione per il personaggio di Claudio Conforti, mentre i diretti interessati, quelli che sono stati in effetti presi come spunto per qualche figura, non se ne sono resi conto e non l'hanno notato.
Fra gli altri personaggi che trovano le loro radici nella realtà di Alessia - non solo in ambito lavorativo - c'è poi quello della nonna di Alice, che l'autrice ha costruito fondendo le figure sia di sua nonna che di suo nonno. Alcune espressioni e alcune battute sono davvero tratte dalla realtà.

I titoli dei capitoli
Sin dal primo libro, sono caratteristiche le citazioni al principio di ogni capitolo. Vengono tutte da una raccolta decennale che colleziona citazioni da libri e canzoni: Alessia si porta sempre dietro un taccuino dove segna le frasi che la colpiscono.

I luoghi
Le ambientazioni e i posti citati nei vari libri sono tutti luoghi dove la Gazzola è stata (escludendo il Sudan citato ne "L'allieva"). Ciò vale anche in quest'ultimo romanzo, per Marsiglia e per Alicudi. A Marsiglia l'autrice è stata per circa un mese proprio nel periodo in cui ne stava scrivendo, prima per lavoro, e poi agganciandoci un periodo di vacanza. Alicudi, nelle Eolie, invece è uno de luoghi familiari dell'infanzia.


La fiction Rai di prossima realizzazione
Alessia ha ammesso che, nella sua testa, finora si era immaginata Alice con le fattezze dell'americana Zoey Deschanel, ma naturalmente non c'è ancora un cast per la fiction sulle avventure di Alice che verrà realizzata dalla Rai (nda: e probabilmente il cast sarà nostrano). Alessia sta comunque supervisionando la sceneggiatura, anche se non la sta scrivendo lei.

una lunga estate crudele

Alessia Gazzola, Una lunga estate crudele
Longanesi, 2015


Alice Allevi, giovane specializzanda in medicina legale, ha ormai imparato a resistere a tutto. O quasi a tutto. Da brava allieva, resiste alle pressioni dei superiori, che le hanno affidato la supervisione di una specializzanda… proprio a lei, che fatica a supervisionare se stessa!
E lo dimostra anche la sua tortuosa vita sentimentale. Alice, infatti, soffre ancora della sindrome da cuore in sospeso che la tiene in bilico tra due uomini tanto affascinanti quanto agli opposti: Arthur, diventato l’Innominabile dopo troppe sofferenze, e Claudio, il medico legale più rampante dell’istituto, bello e incorreggibile, autentico diavolo tentatore.
E infine, Alice resiste, o ci prova, all’istinto di lanciarsi in fantasiose teorie investigative ogni volta che, in segreto, collabora alle indagini del commissario Calligaris. Il quale invece dimostra di nutrire in lei più fiducia di quanta ne abbia Alice stessa.

Ma è difficile far fronte a tutto questo insieme quando, nell’estate più rovente da quando vive a Roma, Alice incappa in un caso che minaccia di coinvolgerla fin troppo. Il ritrovamento dello scheletro di un giovane attore teatrale, che si credeva fosse scomparso anni prima e che invece è stato ucciso, è solo il primo atto di un’indagine intricata e complessa. Alice dovrà fare così i conti con una galleria di personaggi che, all’apparenza limpidi e sinceri, dietro le quinte nascondono segreti inconfessabili. Alice lo sa: nessun segreto è per sempre.
E chi non impara a tenere a bada i propri segreti finisce col lasciarsene dominare… fino al più tragico e crudele dei finali.

mercoledì 4 marzo 2015

bouquinistes all'inglese


Mi piace molto l'utilizzo "multi-funzione" che la religione anglicana fa delle chiese. Si tratta di ambienti sacri, certo, ma destinati comunque all'uso quotidiano da parte della comunità, non chiusi sotto una campana di vetro come capita per certe chiese cattoliche.
Nel corso delle mie vacanze inglesi ne ho visitate diverse, dalle semplici chiese dei villaggi alle grandi cattedrali e spesso ho avuto questa sensazione. Quasi sempre c'è l'angolo destinato ai più piccoli, con le sedie a misura di bambino, i cuscini colorati e a volte i giocattoli. Poi naturalmente ci sono le sezioni dedicate ai cori e ai musicisti, ma questo non è strano.

Quello che ha colpito maggiormente la mia fantasia è stato però quando ho visto anche una vendita di libri usati, in perfetto stile charity shop. Peccato che non si trattasse di Oxfam, PDSA o una delle infinite altre sigle, ma di una chiesa consacrata e funzionante a tutti gli effetti, in un carinissimo villaggio delle Cotswolds. La classica chiesetta inglese in pietra dorata, in stile vagamente goticheggiante, circondata dalle lapidi in pietra di un piccolo cimitero.

Qual è stato il mio stupore quando, entrando, ho visto che per tutta la lunghezza di una delle navate laterali c'era una bancarella piena di libri usati in svendita, per una raccolta di fondi. E naturalmente, sempre in perfetto stile inglese, non c'era nemmeno nessuno che controllasse.
Così, per la modica cifra di mezza sterlina a volumetto, ho recuperato, con mio sommo giubilo, due vecchie edizioni anni Sessanta di Georgette Heyer e un altro vecchio romanzetto con le pagine ingiallite, per i quali ho messo le monete nella cassetta delle offerte. Vecchi libriccini che hanno passato decenni in qualche sperduto cottage della campagna inglese, e che poi sono partiti con me per l'Italia, in un Grand Tour senza ritorno...


martedì 3 marzo 2015

il canto del deserto

Adele Vieri Castellano, Il canto del deserto
Leggereditore

Luxor, 1871. Lady Sylvia Dunmore, vedova dopo un disastroso matrimonio, giunge in Egitto con il padre. Per lei è un sogno che si avvera, finalmente potrà vedere con i suoi occhi i luoghi mitici che conosce solo attraverso le lettere di suo fratello Adam, che da anni collabora nelle sue spedizioni archeologiche con Lord Brokenwood, l'amore negato della sua adolescenza, divenuto cieco a causa di un terribile incidente.
Presto, la bellezza di Sylvia, così eterea da ricordare quella della regina Nefertiti, viene notata da Zayd Ambath, il figlio del rais. Ma lei ha altro per la testa: sta per partire per una spedizione nel deserto unica e irrinunciabile alla ricerca di quello che rimane del mitico esercito di Cambise.
Solo non si aspetta che quel mare di sabbia nasconda una pericolosa minaccia, che può mettere a rischio la sua stessa vita. Toccherà a Lord Brokenwood accorrere in suo soccorso, ma l’uomo avrà bisogno di tutto il suo coraggio, e della forza dell’amore, per salvare Sylvia dalle spire del deserto.

Un voto basso. Ma non perché il libro se lo meriti oggettivamente, bensì solo per un mio giudizio soggettivo, perché non l'ho trovato per niente nelle mie corde. Appena due mesi fa, della stessa autrice avevo letto "Il gioco dell'inganno", ambientato nella Venezia napoleonica, che mi aveva intrigata e coinvolta pienamente. Anche i due libri precedenti di ambientazione romana mi erano piaciuti molto, per quanto forse più in senso complessivo, per le atmosfere e per le vivide ricostruzioni storiche, che non per le vicende sentimentali dei personaggi.

A me non piace l'ambientazione nel deserto, con tuareg e sceicchi vari. Non mi è mai piaciuta e sono stata piuttosto combattuta, quando il libro è uscito, se comprarlo oppure no, sapendo che in effetti era ambientato in Egitto.
Ma poi - leggendo commenti positivi di altri lettori/lettrici - ho pensato che anche qui la maestria (innegabile) della Castellano avrebbe compiuto il miracolo, mi avrebbe piacevolmente "stordita" e avrebbe finito per farmi apprezzare il romanzo. Purtroppo non è andata così: il libro è molto lento (anche se questo non è da considerarsi un difetto in assoluto, ma ricalca le atmosfere e le indolenze mediorientali) e ci ho impiegato due settimane per leggerlo. I personaggi di entrambe le coppie non mi hanno destato alcuna scintilla di simpatia (sforzandomi, riesco forse a salvare Sylvia e Nicholas, ma il fratello e la pittrice mi sono stati cordialmente indifferenti e per nulla coinvolgenti).
Onestamente non posso dire che si tratti di un libro brutto, perché non è così in senso assoluto, però non è un libro adatto a me. Non mi è piaciuto granché.

giovedì 26 febbraio 2015

un paese che muore


Il colpo d'occhio è di quelli che non si scordano tanto facilmente.
Vecchi edifici e un campanile svettante si fondono con un promontorio roccioso, rossastro, terroso, attaccato nella parte bassa dal verde della vegetazione. Un brutto ponte moderno in cemento armato collega questa visione con il nostro punto di osservazione.
E' un panorama inconsueto, sembra una fusione di due fogli lucidi: il grand canyon americano che si interseca con una boscaglia verde.

Si tratta di Civita di Bagnoregio, parte antica del borgo laziale di Bagnoregio, un paese "che muore".  Geologicamente parlando, la zona in cui si trova Civita è composta prevalentemente di tufo e di argilla, ed è molto soggetta a frane ed lenti fenomeni di erosione. Il borgo antico ha conosciuto fenomeni di spopolamento già a partire dal Settecento, quando alcuni terremoti isolarono il promontorio dal resto dell'abitato di Bagnoregio, ma è soprattutto nel corso del Novecento che Civita si è progressivamente svuotata, sino ad essere quasi del tutto abbandonata (sembra che vi siano residenti soltanto una decina di persone).

Ormai è una specie di museo a cielo aperto, frequentata però da moltissimi turisti. Per arrivarci abbiamo lasciato l'auto a Bagnoregio (e trovare parcheggio non è stata un'impresa facile, trattandosi di una domenica tardo-primaverile), e poi abbiamo scarpinato a piedi per un chilometro abbondante, fino ad arrivare al ponte, unico modo per raggiungere Civita. La passeggiata non è particolarmente indicata per chi ha carrozzine con bambini, oppure persone anziane al seguito, però una volta varcata la porta d'ingresso del borgo ci si trova davvero riportati indietro in un'atmosfera senza tempo, triste e fiera insieme, magica e toccante.

mercoledì 25 febbraio 2015

meme libri 2014

Con ritardo mostruoso compilo il meme relativo alle mie letture dell'anno passato.

Quanti libri hai letto nel 2014?
71, secondo il conteggio della Reading challenge di Goodreads, e quindi sono un pochino scesa rispetto all'anno scorso (ma in parte perché mi sono cimentata con volumi più lunghi).

Quanti erano fiction e quanti no?
13 non erano fiction, ma libri di viaggi e di storia, principalmente. Tutti gli altri titoli erano narrativa.

Quanti scrittori e quante scrittrici?
Circa 30 scrittrici e 13 scrittori.

Il miglior libro letto?
Alcuni titoli della saga di "Outlander", poi "Il gioco dell'inganno" e "Giocare d'azzardo".

E il più brutto?
Due romanzi della Balogh e della Kleypas (che stranamente mi piacciono sempre molto, e invece qui sono state deludenti), poi il soporifero "Perduti tra le pagine" della Oggero. Ma il libro che ho sopportato di meno, in assoluto, è stato "Parigi è un lungo tramonto" di Michele Monina, uno pseudo libro di viaggio dove l'autore divaga, divaga, divaga, e continua a menarcela con considerazioni e preferenze personali. Ma se Parigi e i parigini (ma forse tutti i francesi...) non gli piacciono (cosa che dice chiaro e tondo), avrebbe potuto risparmiarci l'agonia di questo libro!

Quanti libri hai riletto?
Ho riletto "La straniera" della Gabaldon, che avevo letto nel 2003. Dato che sapevo che durante l'estate sarebbe uscito il telefilm, in primavera ho pensato di rileggere il libro per rinfrescarmi la memoria, ed essere in grado di giudicare la serie TV. Ho finito per divorarmi tutta la serie (13 libri + short stories recuperate qua e là) entro ottobre.

I libri più letti dello stesso autore quest'anno?
Ovviamente la Gabaldon, di cui come dicevo prima mi sono fatta tutta la serie di Outlander.

Quanti libri scritti da autori italiani?
17

E quanti dei libri letti sono stati presi in biblioteca?
Solo uno, mi pare.

Dei libri letti quanti erano ebook?
Circa una trentina.

giovedì 19 febbraio 2015

ci sono

Ci sono. Non sono sparita. Ma non riesco più a trovare il tempo per scrivere due righe su queste pagine, mannaggia... Cercherò di provvedere al più presto.

lunedì 5 gennaio 2015

una vista mozzafiato su praga


Il castello (hrad) domina benignamente la città di Praga, dall'alto della collina di Malà Strana.
E' stata una sorpresa visitarlo, e rendersi conto che non si trattava di un unico palazzo, ma di un vero e proprio complesso di edifici, diversi fra loro sia per funzione sia per epoca, una vera e propria cittadella lunga 570 metri e larga mediamente 130.
Fra gli innumerevoli palazzi e giardini, al suo interno si trova anche la cattedrale gotica di San Vito, una delle più grandi d'Europa, che venne costruita nel corso di quasi 600 anni (e comunque non è l'unica chiesa presente nello hrad).

San Vito si incontra dopo un paio di cortili iniziali, dopo essere passati in un porticato che entra su una nuova corte; la sua facciata si trova alquanto sacrificata, poiché di fronte ad essa lo spazio è molto ristretto, ed è impossibile godere di qualsiasi prospettiva. C'è talmente tanto poco spazio che risulta impossibile anche soltanto fare una foto completa all'intera facciata della cattedrale, perché è impossibile raggiungere l'angolatura di ripresa necessaria.

Una volta dentro, vale la pena raggiungere la cima del campanile, che è visitabile.
Lì, dall'alto, si gode di una vista favolosa non soltanto del castello e del famoso Ponte Carlo che attraversa la Moldova, ma di tutta la Città Vecchia (Stare Mesto) di Praga.



Proprio legato alla salita al campanile è un ricordo che mi è rimasto impresso, nonostante siano passati alcuni anni, e ora capirete perché.
La scaletta d'accesso al campanile è una scala a chiocciola in pietra, vecchia e con gli scalini consumati e scivolosi, piuttosto stretta.
Ci sono 297 scalini e bisogna fare attenzione, non soltanto alla testa che gira un po' a furia di girare in tondo, ma anche alle persone che vengono in senso opposto.
Ecco, io ho avuto il "piacere" di trovarmi in questo stretto cubicolo, intenta a salire gli scalini in un caldo agosto, mentre dall'alto scendevano robusti e rubicondi signori slavi, tutti belli affaticati, sudati e molti senza maniche... lo strusciamento umidiccio è stato inevitabile, e rabbrividisco ancora al pensiero :-)

Comunque una volta arrivata in cima al campanile, il panorama che si gode da lassù ha ripagato veramente della fatica della salita (e anche di questi piccoli disagi imprevisti, eh sì).