lunedì 9 novembre 2015

scorci d'autunno a torino


Non sono una grande fan degli articoli-classifica, quelli che riportano le "10 cose da fare a...", le "10 cose da vedere a..." e via di questo passo. Sono soggettivi, spesso discutibili e quasi mai esaustivi. Semplici giochetti in forma di elenchi.
Però Torino, la mia città, è comparsa di recente nella lista delle 15 bellissime città d’Italia da visitare in autunno stilata da Skyscanner, importante comparatore di voli internazionale, e la coordinatrice del blog Chicks and Trips mi ha chiesto di preparare un post fotografico in tema.
Quindi ecco il mio piccolo contributo (che riporto anche qua).




L'eleganza del centro, degli antichi palazzi e dei cortili vi faranno rivivere le atmosfere regali e un po' malinconiche dei tempi andati.



Le fontane e i monumenti, numerosissimi e sparsi in tutta Torino, vi porteranno alla mente personaggi dei secoli passati: scienziati, sovrani, eroi risorgimentali e non solo.



Grazie ai numerosi parchi e giardini pubblici potrete rilassarvi durante le vostre esplorazioni della città.



Se dovesse piovere o far brutto tempo, grazie alle lunghe vie porticate del centro non avrete la scocciatura di dover tenere l'ombrello aperto, e fare contemporaneamente le fotografie. (E a volte sotto i portici incontrerete piacevoli sorprese...)



I panorami torinesi vi permetteranno di spaziare lungo tutto l'arco alpino, soprattutto da alcuni punti privilegiati di osservazione, come la Mole, il Monte dei Cappuccini o il nuovo grattacielo Intesa-Sanpaolo (beninteso: se il meteo vi sarà amico).



 Le botteghe e i caffè storici di Torino vi faranno conoscere i gianduiotti, i cremini, il bicerin, il sabaudo, il vermouth e altre squisitezze subalpine.


Se siete appassionati di storie magiche e vi incuriosiscono i temi esoterici, Torino vi fornirà pane per i vostri denti. Lo sapete, vero, che Torino è città magica per eccellenza?
Esistono appositi tour, molto frequentati non solo dai turisti, che ve la racconteranno tramite le storie più note.

Inoltre Torino è ricchissima di musei, sia in ambito artistico sia scientifico, adatti sia a grandi che piccini. Giusto per citarne due: il Museo Egizio e il Museo Nazionale del Cinema, ospitato dentro la scenografica Mole Antonelliana.
E poi il mese di novembre è particolarmente denso di eventi di rilevanza internazionale, nel campo dell'arte contemporanea e del cinema. Vi dicono nulla Artissima, Luci d'Artista e il Torino Film Festival, arrivato alla 33a edizione?
Ah, non paghi del riconoscimento citato in apertura, ho appena scoperto che anche il sito Trivago ha inserito Torino fra le 10 città italiane più ambite dove passare il Capodanno.
Cosa aspettate? Avete ancora bisogno di altre scuse per progettare un weekend (o una tappa più lunga) a Torino?

mercoledì 28 ottobre 2015

devoted in death

L'altro giorno mi hanno chiesto com'era l'ultimo libro della serie "In death", e ho avuto un attimo di defaillance nel ricordarmi di cosa parlasse. Il punto è che l'ho finito di leggere solo due settimane fa, e ho dovuto sforzarmi per ricordare.
Un po' sarà colpa della vecchiaia che avanza, ma sicuramente "Devoted in death" non è un libro indimenticabile. E purtroppo gli ultimi della Robb sono su questa lunghezza d'onda.

La storia si apre all'inizio del nuovo anno (siamo arrivati nel 2061 o nel 2062? Mi sono persa...) con una coppia in stile Bonnie & Clyde, che nel suo percorso dall'Arkansas a New York lascia una lunga scia di morti, passate per lo più inosservate.

Le cose cambiano quando, per il caso della loro prima vittima a New York, comincia ad investigare il tenente Dallas. Eve capisce presto che la vittima potrebbe essere soltanto l'ultima di una lunga serie, e questa sua intuizione è sostenuta pienamente da un vice sceriffo dell'Arkansas che partecipa alle indagini insieme al solito team di Eve.

I due assassini sono perciò chiari sin dalle primissime pagine, e il tenente Dallas riesce ben presto anche ad individuare i loro nomi. La difficoltà risiederà quindi nel trovarli e nel catturarli prima che possano uccidere anche le due nuove vittime che nel frattempo hanno intrappolato.

Non c'è molto Roarke in questo titolo, secondo me, e quello che c'è è molto "addomesticato", ormai è del tutto dedito ad aiutare la moglie con le investigazioni: credo che il capo di Eve potrebbe ormai dare anche a lui un distintivo onorario, oltre al titolo di "Civilian Consultant".
Le dinamiche tra Eve, Peabody e gli altri del suo gruppo sono ormai rodate, non ci sono sorprese. L'unico avvenimento degno di nota è Trueheart che verso fine libro sostiene l'esame per diventare detective (e naturalmente lo passa).

Mah, vediamo cosa ci proporrà il prossimo titolo della serie. Dovrebbe uscire a febbraio del prossimo anno: penso che lo leggerò ma non farò certo il conto dei giorni che mancano alla sua uscita.

mercoledì 21 ottobre 2015

il museo egizio di torino

"La strada per Menfi e Tebe passa da Torino" (Jean-Francois Champollion)

Da generazioni, noi ex-bambini torinesi conosciamo bene il Museo Egizio di Torino, poiché è una delle visite pressoché d'obbligo che vengono fatte nel corso della nostra carriera scolastica. Soprattutto le mummie sono fra i reperti che colpiscono di più la nostra immaginazione. Ma non ci sono soltanto loro. L'estrema familiarità con questo museo a volte ci fa dimenticare che il Museo Egizio di Torino è uno dei più importanti al mondo per la tematica, secondo solo a quello del Cairo.


Al mondo ci sono altri musei famosi che conservano cimeli egizi, ad esempio il British Museum di Londra, il Louvre di Parigi o il Neues Museum di Berlino.
Però quello di Torino è unico e ha una connotazione particolare rispetto ad essi, dato che non solo illustra la storia dell'Antico Egitto e conserva pezzi di particolare interesse artistico e testi funerari e religiosi, ma anche armi, strumenti musicali, utensili, vestiti, resti di cibi, documenti pubblici e privati che raccontano la vita quotidiana dell'Egitto antico, affascinante e misterioso, dal 4000 a.C. al 700 d.C.


Come mai un museo del genere nacque proprio a Torino? Semplicemente perché prese vita, nel 1824, dalla fusione di due ricche collezioni: quella di Bernardino Drovetti e quella dei Savoia.
Il piemontese Drovetti era console generale di Francia in Egitto durante le campagne napoleoniche, e raccolse oltre 5000 pezzi antichi, che riportò a casa creando il primo nucleo della collezione. I Savoia la acquistarono unendola agli oggetti (statue, mummie e tavole) che avevano già acquisito nei decenni precedenti per arricchire il museo di antichità dell'Università torinese.
Si formò così un museo Egizio, primo al mondo di nome e di fatto, che venne collocato nel Palazzo dell'Accademia delle Scienze.


Gli oggetti documentavano soprattutto i periodi del Nuovo Regno e dell'Età Tarda (dalla metà del II al I millennio a.C), periodi più recenti rispetto all'epoca delle grandi piramidi. Questa lacuna venne colmata nei primi decenni del '900, grazie agli scavi archeologici condotti da Ernesto Schiaparelli e Giulio Farina, che fecero arrivare a Torino altri 18.000 oggetti.
Vennero ritrovate tombe a el-Giza, sculture delle prime dinastie, arredi intatti di tombe di ignoti dell'Antico Regno. Si trovarono anche i sarcofagi di Nefertari, moglie di Ramesse II, e la tomba intatta dell'architetto Kha e di sua moglie Merit.

Negli anni Sessanta la collezione crebbe ancora con il Tempio di Ellesjia, che venne donato dal governo egiziano all'Italia nel 1970, come ringraziamento per l'aiuto nel recupero dei templi nubiani minacciati dalla costruzione della diga di Assuan. Il tempio venne trasferito e fedelmente rimontato in un ambiente del Museo.


Secondo me le sale più monumentali del museo sono quelle dello statuario, che raccolgono le grandi statue delle divinità (molte raffigurazioni delle dee Bastet e Sekmet) e dei faraoni (bellissima la grande statua in basalto nero di Ramesse II).
L'allestimento attuale è stato ideato dallo scenografo premio Oscar Dante Ferretti, in occasione delle Olimpiadi invernali del 2006, svoltesi a Torino, il quale ha dato alle sale un'ambientazione buia molto suggestiva, con sapienti giochi di specchi.


Ma dopo le Olimpiadi è stato tutto il Museo Egizio ad essere oggetto di ristrutturazione. I cantieri sono andati avanti dal 2010 al 2015, per settori, senza mai chiudere il museo ai visitatori.

Il 1° aprile 2015 il nuovo Museo Egizio è stato presentato ufficialmente. Gli spazi espositivi sono stati ampliati, occupando anche i piani più alti del palazzo dell'Accademia delle Scienze (precedentemente occupati dalla Galleria Sabauda che è stata spostata), e le collezioni sono state ricollocate in senso cronologico.

Tutto il percorso di visita è stato impostato ex-novo: la biglietteria e il bookshop adesso si trovano al piano ipogeo (-1), insieme al settore dove viene illustrata tutta la storia del museo stesso. Si prende poi una moderna scala mobile - risalendo metaforicamente il fiume Nilo riprodotto su una parete laterale - per raggiungere il secondo piano, da dove ha inizio la visita.
Tutte le bacheche e le vetrine sono state riammodernate  e valorizzate al meglio, come spazi e come illuminazione.
I vecchi biglietti giallognoli con le scritte a macchina (che avevano un loro fascino retrò...) sono stati sostituiti da didascalie più ampie, in italiano e in inglese. Gli oggetti sono stati redistribuiti in modo radicale. Sono ora presenti postazioni multimediali di approfondimento.

Una curiosità: quando percorrete la Galleria dei Sarcofagi, alzate gli occhi verso il soffitto e osservate anche gli affreschi degli animali che fanno capolino dalle lunette in alto. Non hanno attinenza con l'Egitto, ma sono dipinti del vecchio museo di scienze che aveva sede nel palazzo nel '700, e che sono stati riscoperti dai lavori dei cantieri. Belli e delicati.


Il museo si è lanciato in un'intensa attività di promozione e comunicazione rivolta al grande pubblico. Anche Alberto Angela ha dedicato alla riapertura del museo la puntata-documentario "Una notte al museo", andata in onda su RaiUno.
Noi torinesi siamo molto fieri del nostro Museo Egizio, e siamo orgogliosi che venga scoperto ed apprezzato anche da un pubblico molto più ampio.

venerdì 2 ottobre 2015

le case cubo di rotterdam/2

Rotterdam è stata una città duramente colpita dai bombardamenti durante la Seconda Guerra Mondiale. Buona parte del centro venne rasa al suolo, e nel dopoguerra si procedette lentamente alla sua ricostruzione.


Questo ha significato che nella seconda metà dello scorso secolo la città è stata un perfetto canovaccio sul quale diversi architetti si sono sbizzarriti. Uno degli aspetti che infatti colpiscono di più il visitatore, oltre all'enorme porto, è l'architettura estremamente moderna dei palazzoni del centro e dei ponti. E il lavoro di ricostruzione prosegue tutt'oggi costantemente, tanto che ritornando a Rotterdam dopo alcuni anni si viene accolti da nuove costruzioni avveniristiche.


In mezzo a tanti palazzoni e opere risaltano in modo particolare le originalissime case cubo di Piet Blom, realizzate negli anni Ottanta. Si affacciano sull'Oudehaven, un'ansa raccolta del vecchio porto in pieno centro, con il loro giallo intenso che le fa assomigliare a tanti favi di un alveare.
Questo complesso di edifici a cubo comprende abitazioni, alcuni negozi, aule di scuola, spazi di passaggio, e addirittura un ostello.

Una casa cubo in particolare è aperta al pubblico, e rappresenta una sorta di museo grazie alla quale si comprende meglio l'utilizzo degli spazi all'interno. La casa-cubo standard è ripartita su tre piani.
Il piano inferiore, dove si entra, rappresenta la zona soggiorno e in un angolo è collocata la cucina; al piano intermedio - quello più largo - c'è una camera da letto, uno spazio studio e un piccolo bagno; al piano superiore c'è un ulteriore spazio living (l'attico!).
Ovviamente in ciascun piano bisogna anche tenere conto dello spazio occupato dalla scala!



Senza visitare la casa-museo non si riesce a rendersi conto fino in fondo di quanto ogni centimetro cubico sia sfruttato a fini abitativi.
Non avrei mai pensato che fosse possibile recuperare tutto quello spazio al loro interno. E nemmeno che questi enormi cubi potessero essere davvero funzionali e ci si potesse realmente abitare, ma entrandoci ti rendi conto che invece è così.
Certo, bisogna farsi fare tutti i mobili su misura, non bisogna avere problemi di deambulazione (persone anziane, disabili o con bimbi piccoli non sarebbero esattamente gli inquilini ideali), ma per una persona "media" va bene.


lunedì 21 settembre 2015

lady chatterley's lover


Lessi per la prima volta "L'amante di Lady Chatterley" da ragazzina, immaginando di trovarvi dentro chissà quali indicibili perversioni, data l'aura di scandalo che il libro si portava dietro. Un libro che era stato addirittura vietato nei paesi di lingua inglese sino al 1960, per cui mi immaginavo che contenesse racconti pruriginosi e dettagliati.

Invece c'è la storia di un adulterio, quello sì, e anche di una relazione carnale, ma ciò che determinò la messa al bando del libro non fu tanto il sesso in sé, quanto il superamento dei limiti tabù fra le classi sociali. L'amante della lady non era un esponente della upper class (nel qual caso non ci sarebbe stato particolare scandalo, alla fine...), quanto un guardiacaccia, un servo, un uomo appartenente alla working class, di un ceto inferiore. Una relazione "rivoluzionaria", fonte di instabilità per il sistema precostituito.


Questa nuova trasposizione televisiva della BBC condensa il libro in un'ora e mezza. Mi è piaciuta, e in alcuni passaggi l'ho trovata intensa e delicata, cosa che non mi sarei aspettata, poiché alquanto differente rispetto alle atmosfere del libro, che invece mi ricordavo più primordiale e sanguigno.
Per intenderci, in questo film tv John Thomas è appena accennato, e Lady Jane nemmeno menzionata... ma se ricordo abbastanza bene questi "appellativi" a distanza di oltre vent'anni dalla lettura, significa che invece nel libro erano menzionati spesso e volentieri.

Il film tv è piuttosto tranquillo anche visivamente: niente scene di nudo, soltanto qualche immagine del guardiacaccia senza camicia per accontentare le fan di Richard Madden (che interpreta Mellors).

Il finale del film è confezionato ad hoc con un bel lieto fine, con Mellors e Connie che se vanno sull'automobile (di chi? di lei?) dopo che Clifford ha acconsentito a concederle il divorzio. Ma il libro finiva in maniera molto più aperta, con un divorzio che non si sa se verrà concesso, molto meno happy-end.


P.S. E non mi ero nemmeno accorta che l'attrice che interpreta Connie avesse ricoperto, poco tempo fa, anche il ruolo di una delle due sorellastre in Cenerentola, sempre con Richard Madden.

Edit del 6 novembre 2015:
La versione italiana andrà in onda il 18 novembre, alle 21, su Laeffe.

lunedì 14 settembre 2015

un giro nel père lachaise

Già in due occasioni ho visitato il cimitero del Père Lachaise, a Parigi.
La primissima volta, diversi anni fa, si era più giovincelli, e la maggior parte del gruppetto di amici con cui mi trovavo era interessato soprattutto a vedere la tomba di Jim Morrison. Quella volta abbiamo fatto una visita relativamente veloce, in un'area abbastanza circoscritta.



La seconda volta è stata diversi anni dopo, insieme a una cugina con interessi altrettanto "crepuscolari", e in quell'occasione ci abbiamo trascorso almeno 3-4 ore, girandolo praticamente tutto, soffermandoci sui monumenti e andando alla ricerca delle tombe dei personaggi famosi.
Eh sì, perché il Père Lachaise è davvero ricco di monumenti e di storie. Storie di personaggi celebri, ma anche di persone comuni.

Il cimitero venne creato al principio del 1800, e a quell'epoca non si trovava ancora all'interno della città (ricordate l'editto di Saint-Cloud, di foscoliana memoria, che imponeva che i cimiteri si trovassero fuori dai confini dei paesi?). Peccato che all'inizio nessuno ci teneva particolarmente a farsi seppellire nel nuovo cimitero, per cui la municipalità decise di traslarvi le spoglie (o almeno quelle che si ritenevano essere tali) di Molière, di La Fontaine, e di Abelardo ed Eloisa (chissà di loro cosa era rimasto, dopo secoli)...
Questa "campagna di testimonial" funzionò, e nel giro di poco tempo il Père Lachaise ottenne numerose sepolture.

Una fra le tombe più visitate e belle, ricca di mazzi di fiori portati giornalmente, è quella di Chopin.
Quella che cercano tutti coloro che ti fermano chiedendo informazioni è quella di Jim Morrison (che però io ho trovato deludente e sacrificata in un angolino stretto e scomodo).


Sulla scia della narrazione di Augias ne I segreti di Parigi io mi sono messa alla ricerca del monumento funebre di Victor Noir, che in effetti ha un suo fascino.


Mi sono poi imbattuta per caso in una tomba che ha reso concreto un brutto fatto di cronaca successo non molto tempo prima della mia visita: quella di Marie Trintignant, uccisa dal suo compagno, il cantante dei Noir Desir.
Mi ha anche stupito la presenza di tante lapidi cinesi, recenti, segno che la comunità cinese è piuttosto numerosa.
E poi non mi aspettavo che la tomba di Oscar Wilde fosse così grande, pacchiana, sporca e piena di chewing-gum appicicati.

Una passeggiata nel Père Lachaise procura emozioni.
Sia che si creda nella vita dopo la morte, oppure soltanto nell'immortalità dell'arte e della storia, questo è il posto giusto in cui trascorrere qualche ora, nella quiete di una vera e propria città nella città.


lunedì 17 agosto 2015

l'isola degli onesti


Il detto "tutto il mondo è paese" a volte non è così vero, poiché all'estero mi è capitato di vedere cose che voi umani non vi potreste nemmeno immaginare...
Ops, ho sbagliato sceneggiatura. Intendevo dire che ho visto cose che nel nostro paese avrebbero di sicuro un esito diverso.
Come ad esempio lasciare una bancarella di frutta e verdura sguarnita del venditore, affidandosi soltanto all'onestà degli acquirenti.
L'ho visto sull'Ile de Brehat, in Bretagna, un delizioso lungo isolotto non troppo lontano dalla terraferma, dove si può trascorrere un'intera giornata andando a passeggio o noleggiando una bicicletta.
Il cartello indica di servirsi e di lasciare il pagamento dovuto nella buca delle lettere che si nota sulla parte destra della bancarella.
E posso confermare che la procedura veniva seguita, e i soldi venivano inseriti.


venerdì 7 agosto 2015

film di barbara cartland

Ho recuperato due film dei quattro basati sui libri di Barbara Cartland che vennero realizzati dalla tv inglese a cavallo degli anni Ottanta e Novanta, e che furono trasmessi anche dalla Rai. Ricordo che li passarono su Rai Due in prima serata, nel 1990, in un ciclo che avevano intitolato "Duello di cuori", e poi li ritrasmisero in replica almeno una volta in una delle estati successive.
In una di queste repliche ero riuscita a registrarne uno (ahimé solo uno...) su videocassetta, ma nel corso degli anni il nastro ha finito per consumarsi, visto che almeno una volta all'anno me lo riguardavo sempre. Il film che avevo (quello della bionda lady Caroline Faye che si fa passare per la sua dama di compagnia, e finisce per conoscere il segreto della "sorella" pazza di Lord Vane, di cui è innamorata) lo conoscevo quasi in ogni minima scena, mentre gli altri tre me li ero abbastanza dimenticati, dopo oltre vent'anni.

Per fortuna i due film che ho trovato sono proprio fra questi: li ho trovati soltanto in inglese (e senza sottotitoli). Alcune scene di "A hazard of hearts" mi si sono rivelate più familiari di "The lady and the highwayman", evidentemente all'epoca mi aveva colpito di più.
Ora devo mettermi alla ricerca dei due ancora mancanti.

L'intera serie dei 4 film è questa:
  • "A hazard of hearts" (Passione sotto la cenere) con Helena Bonham Carter, Marcus Gilbert, Diana Rigg
  • "A ghost in Montecarlo" (Un fantasma a Montecarlo) con Lysette Anthony, Sarah Miles, Marcus Gilbert
  • "The lady and the highwayman" (La bella e il bandito) con Hugh Grant, Lysette Anthony, Michael York
  • "Duel of Hearts" (Duello di cuori)  con Alison Doody, Michael York, Geraldine Chaplin



A hazard of hearts - 1987 (Passione sotto la cenere)
Sir Giles (Christopher Plummer) ha perso a carte tutte le sue proprietà giocando contro il viscido Lord Wrotham (Edward Fox).  C'è soltanto una cosa di valore che gli resta, ed è la sua bella figlia Serena (Helena Bonham Carter). Nel tentativo di riavere indietro ciò che ha perso, sir Giles punta con Wrotham anche la mano della figlia. Purtroppo perde, e realizzando la gravità di ciò che ha fatto, si suicida.
Lord Justin Vulcan (Marcus Gilbert), che è stato testimone della partita, sfida ai dadi Lord Wrotham. Vince e si ritrova proprietario del patrimonio di Sir Giles nonché della giovane Serena.
Lord Justin la manda a stare come ospite, insieme alla cameriera, a Mandrake Palace, dove vive sua madre, lady Harriet Vulcan (Diana Rigg), la quale non si dimostra troppo amichevole, e non fa mistero di nutrire intenzioni poco onorevoli nei confronti di Serena, alleandosi con Wrotham stesso.

In questa storia ci sono suspence, intrighi, oscuri segreti e passioni. E' un film piacevole, che non deluderà le fans del genere regency. E' carico dei cliché del genere, e credo che proprio in questo risieda il suo fascino. C'è di tutto: una giovane eroina coraggiosa, un affascinante libertino con un oscuro segreto, una madre coinvolta in imprecisati piani di contrabbando, un lord dissipato che perde tutto in una stupida scommessa, duelli, un rapimento, un matrimonio forzato e addirittura un bandito con un cuore d'oro. Tombola! In perfetto stile Cartland, l'eroe non va oltre i casti baci sulla fronte all'eroina, e la scena finale del film è il classico "lieto fine" di fronte all'altare.
Prendendo in prestito un'espressione letta in giro: il film "porta in vita un'era che sembra più di fantasia rispetto alla realtà che era davvero".

Naturalmente questo film io l'ho visto per la prima volta da adolescente, e da allora ne ho mantenuto un ricordo forse idealizzato. E' difficile darne una valutazione obiettiva, con i metri di giudizio attuali.
Helena Bonham Carter era proprio agli inizi della sua carriera, forse subito dopo "Camera con vista", e mi ricordo ancora che in quel periodo era frequente vederla in questi ruoli in costume, da giovane donna in stile bambola di porcellana. La cosa fa sorridere ora, quando siamo abituati ad vederla nei film di Tim Burton, e in ruoli ben più dark e drammatici. In quanto a Marcus Gilbert, l'eroe maschile del film, senza l'aiuto di IMDB non avrei assolutamente saputo quale fine avesse fatto (pare che abbia continuato a recitare).
 
 
 



The Lady and the Highwayman - 1988 (La bella e il bandito)
La storia è ambientata durante la rivoluzione inglese, nel 1649, quando re Carlo II e i suoi cavalieri stanno tentando di riprendere il potere a Cromwell. Lucius Vyne è sempre stato fedele al re, così come tutta la sua famiglia. Il re fugge infatti accompagnato dal giovane duca Lord Richard Vyne, cugino di Lucius. Ma Lord Vyne viene imprigionato, e sua sorella, lady Panthea, nel tentativo di salvarlo accetta di sposare il vecchio esattore Drysdale.
Mentre Panthea e il neo-marito sono in carrozza, vengono assaliti da un cavaliere mascherato, soprannominato Silver Blade, che in realtà è Lucius. Egli rivela a Panthea che il fratello in realtà è già stato giustiziato due settimane prima, poi uccide in duello il vecchio Drysdale e riporta Panthea a Manston Hall.

Quattro anni dopo Lady Panthea vive con una zia presso la corte del re, che ha riottenuto il trono. Là il re propone a Lady Panthea di diventare dama di compagnia della regina, e ciò rende particolarmente gelosa Lady Castlemaine, che è l'amante del re. Lady Castlemaine conspira con Rudolph Vyne, un altro cugino di Panthea, il quale vorrebbe ottenere per sè il titolo di duca che era del defunto Richard, poiché il parente più prossimo, Lucius, è diventato un bandito ed è probabilmente morto. Ma Lucius non è morto, e anzi ha continuato a combattere i veri nemici del re, un po' come una specie di Robin Hood. Panthea, che lo ama in silenzio da quando l'ha salvata dal marito, viene a conoscenza di una trappola per catturarlo e corre a salvarlo, dichiarandogli il suo amore.
Nel frattempo, Lady Castlemaine viene a conoscenza delle circostanze della morte dell'esattore, e fa accusare Panthea dell'omicidio del marito approfittando della partenza del re per la Francia. Lucius tenta di salvarla, ma entrambi vengono arrestati, imprigionati e condannati a morte. La vigilia dell'esecuzione, Lucius riesce ad evadere e salva Panthea in extremis. Altrettanto in extremis re Carlo II torna e sistema la situazione. Lucius accetta il titolo e sposa finalmente Panthea.

Il film è un classico racconto di cappa e spada, con buone dosi di romanticismo, gelosie e tradimenti.

 

lunedì 27 luglio 2015

conta le stelle se puoi

“..ed il Signore disse ad Abramo guarda il cielo e conta le stelle , se puoi contarle… aggiunse, così numerosa sarà la tua stirpe..”

Moise Levi ha solo ventitre anni la mattina d'estate di fine Ottocento in cui lascia Fossano portandosi dietro un carretto di stracci. Vuole andare a Torino a far fortuna, e non può immaginare che quello sia solo l'inizio di una lunga storia.
Perché Moise possiede un fiuto eccezionale per gli affari e per i sentimenti: darà il via a una florida ditta di commerci nel ramo tessile, e avrà due mogli, sei figli e un'infinità di nipoti.
Dopo la grande guerra mondiale e quel «brutto spettacolo» della marcia su Roma, finalmente la vita di tutti ha ripreso il suo corso. Meno male che nel 1924 a quel «brutto muso di Mussolino» gli è preso un colpo secco, altrimenti la storia di nonno Moise e della sua discendenza sarebbe stata molto diversa. Invece la famiglia Levi - con i suoi amori e i suoi affanni, i suoi commerci e le sue tribolazioni, le grandi cene di Pasqua e i lunghi silenzi delle stanze chiuse - diventa sempre piú numerosa nella casa di via Maria Vittoria, costruita proprio lì dove una volta c'era il ghetto e adesso non c'è piú.

Cosa mi ha portato a leggere questo libro? La curiosità derivante dal fatto di lavorare io stessa vicino ai luoghi in cui viveva la famiglia in esso narrata, la voglia di conoscere le atmosfere di questa strada 100-150 anni fa. E man mano che si legge viene sviluppata una saga familiare...

Ma a un certo punto mi sono sentita spaesata: Mussolini non è davvero morto per uno sciùpun nel 1924, e il suffragio universale anche alle donne non è mica stato dato ad inizio secolo.
Che cosa sta succedendo?  Eh, forse è un espediente narrativo dell'autrice - non posso essermi completamente rincitrullita con la storia - ma per averne la certezza ho dovuto cercare conferma su Internet, e interpretare meglio l'avvertimento che era già scritto sulla quarta di copertina, ma al quale io non avevo prestato troppa attenzione. E' stata un'esplicita scelta della Loewenthal, per non dover parlare della Shoah e delle persecuzioni razziali verso gli ebrei, ma io lettrice mi sono sentita presa in giro, è venuto meno il patto di fiducia che pensavo di aver instaurato col libro a cui avevo deciso di dedicare del tempo.

L'ho capito tardi, quando mi mancavano pochi capitoli, e a quel punto sono arrivata alla fine del libro, ma se ne fossi stata consapevole prima non penso proprio che l'avrei terminato.
Sono rimasta con il dubbio di cosa sia veramente successo alle varie figlie/figli/nipoti di nonno Moise, e a lui stesso, dato che la storia raccontata nelle pagine può tranquillamente essere di fantasia. Ma io che leggo non so che cosa sia vero, e che cosa sia invece fantasia.
E non ho nemmeno capito in quali termini la Loewenthal si collochi rispetto a tutto l'albero genealogico (immagino anch'esso suscettibile di essere in parte "finto"), visto che ad inizio libro avevo capito che si trattasse della storia della sua famiglia.

venerdì 24 luglio 2015

cenerentola il film

Cinderella (2015)
Regia: Kenneth Branagh

E' normale che anche avendo varcato (e non da ieri) la soglia degli "anta" mi sia trovata a godermi questo film come se fossi stata una bimba davanti a un negozio di caramelle? Potenza delle fiabe, o - meglio - della maniera magistrale in cui Kenneth Branagh, nelle vesti di regista, ha trasposto questa versione in carne ed ossa della celeberrima storia di Perrault (prima) e di Disney (dopo).

In effetti molti degli aspetti visivi di questo film ricalcavano il cartone Disney. Confesso che io ho visto per la prima volta il cartone disneyano soltanto quando ero già cresciuta, ma da piccolina possedevo un libro Disney pieno di illustrazioni, con la storia di Cenerentola narrata come veniva sviluppata nel cartone, per cui ho finito per conoscerne le scene piuttosto bene. Il libro lo conservo tuttora gelosamente.

Tornando al film, superato un attimo di disorientamento in cui mi sembrava di essere finita dentro Downton Abbey (sia Lily Rose/Cinderella che Sophie McShea/sorellastra recitano nella serie inglese) e il mini-shock nel ri-digerire il sempre amato (e pianto) King in the North Richard Madden nei panni del principe azzurro Kit - ma sto guardando un film o le mie solite serie tv? - me lo sono davvero goduto senza ritegno.

Belle le scenografie, che hanno dato corpo e vita a quanto mi ero raffigurata per tutta un'infanzia di letture; fantastici i costumi, ricchi e colorati; e meravigliosi e stra-riusciti gli effetti speciali, soprattutto nella scena della trasformazione della carrozza e dei suoi palafrenieri, prima e dopo la mezzanotte.

Ma quello che forse mi è piaciuto di più, vista la mia età, è stata la resa dei personaggi, per niente superficiale, come sarebbe potuta essere in una semplice fiaba (anche se poi non è per niente vero che le fiabe sono semplici).




martedì 14 luglio 2015

the scottish prisoner

I lettori della saga Outlander di Diana Gabaldon troveranno una parentesi di estremo interesse anche in "The Scottish prisoner", che non fa propriamente parte della serie, ma viene di solito inserito nella lista dei libri dedicati a Lord John Grey.
In effetti la figura in primo piano è  Lord John, ma in questo titolo è co-protagonista a tutti gli effetti Jamie Fraser. E se siete lettori di Outlander non credo vi serva altro per spingervi alla lettura.

Cronologicamente, le vicende si svolgono nel 1760 (all'incirca da aprile a fine ottobre), verso la metà di "Voyager" ("Il cerchio di pietre" se fate riferimento alle edizioni italiane), quando Jamie vive a Helwater, come stalliere presso i Dunsany, sotto la responsabilità di Lord John. Il piccolo William è già nato, e ha circa un paio d'anni.

Per Jamie Fraser, rilasciato sulla parola nel remoto Lake District, la vita potrebbe anche andare peggio: non è stato esiliato nelle colonie occidentali a tagliare canna da zucchero, ed è abbastanza vicino al figlio che non può rivendicare come proprio. Ma la sua tranquilla esistenza sta per essere agitata, interrotta prima dai sogni della moglie perduta, Claire, poi dalla comparsa di Tobias Quinn, un irlandese ex-compagno delle sollevazioni giacobite.

Come molti giacobiti sopravvissuti, e non imprigionati, Quinn è ancora dedito alla Causa. Il suo ultimo piano riguarda un'antica reliquia che sarà in grado di radunare gli irlandesi.
Jamie non vuole più averci nulla a che fare - ha giurato di lasciar perdere la politica, la lotta e la guerra. Sino a quando Lord John Grey spunta con una richiesta che lo porterà di nuovo lontano da tutto ciò che ama.

Lord John - aristocratico, soldato e spia occasionale - si ritrova in possesso di un pacchetto di documenti esplosivi che denunciano  un caso schiacciante di corruzione nei confronti di un ufficiale britannico. Ma alludono anche a un pericolo più insidioso. Il tempo è essenziale, man mano che l'indagine spinge Lord John verso l'Irlanda, con uno sconcertante messaggio in versi scritto in "Erse", la lingua degli Highlanders scozzesi. Lord John, che ha gestito dei prigionieri giacobiti quando era governatore del carcere di Ardsmuir, e il duca Hal, suo fratello, pensano che Jamie potrebbe essere in grado di tradurre - ma lui accetterà di farlo?

Presto Lord John e Jamie diventano compagni di indagine sulla strada per l'Irlanda, un paese i cui castelli nascondono segreti, e le cui paludi nascondono le ossa dei morti.

Un ritorno accattivante al mondo creato da Diana Gabaldon, un'altra storia epica che consiglio di procurarsi a tutti gli appassionati di Outlander.
(p.s. Nel momento in cui scrivo non mi risulta che il libro sia mai stato tradotto in italiano.)

giovedì 9 luglio 2015

gli stemmi delle case praghesi

Camminare con il naso per aria nella Città Vecchia di Praga permette di imbattersi, praticamente ad ogni portone, in deliziose (e spesso curiose) decorazioni. Sul frontone di ogni vecchia casa ci sono infatti stemmi, decorazioni e bassorilievi che in passato servivano anche per identificare le varie abitazioni. Soprattutto la Via Nerudova, che sale al vecchio castello, ne è ricchissima.



Il sistema di numerazione civico praghese è passato attraverso vari mutamenti, tanto che ancora oggi la maggior parte degli edifici vecchi mantiene due numeri.
Uno è su placca blu, e rappresenta la numerazione moderna, sequenziale lungo la strada, con i pari da una parte e i dispari dall'altra, come siamo abituati ad usare anche noi. L'altro è su fondo rosso, e indica invece la posizione della casa rispetto al vecchio sistema di numerazione, introdotto a metà Settecento, e di solito non ha alcun collegamento con gli edifici immediatamente vicini.

Ma prima del Settecento la numerazione civica non esisteva proprio, per cui non stupisce che l'individuazione di un edificio avvenisse in maniera "empirica", usando dei riferimenti visivi chiari a tutti.
Spesso si indicavano le case con simboli che avevano attinenza con la professione di chi vi abitava, oppure con qualcosa di naturale o di religioso.
E così, ecco ad esempio, la casa dei tre violini, del calice d'oro, del grappolo d'uva, delle tre rose bianche, al luccio blu, della ruota d'oro e innumerevoli altre... basta avere il tempo di soffermarsi per notare i particolari.