lunedì 27 settembre 2010

la doggie bag


La Doggie bag (letteralmente sacchetto per il cane) è una buona abitudine contro gli sprechi, molto comune negli USA, ma poco diffusa qui da noi. In pratica si tratta di portarsi a casa gli avanzi del pasto al ristorante, ufficialmente per darli al cane di casa (ma in alcuni casi non ci sarebbe nulla di male nell'utilizzarli per noi stessi).
Purtroppo in Italia - a causa di condizionamenti culturali - questo fenomeno viene visto come imbarazzante e poco di classe da parte di alcuni snob, ma secondo la mia opinione si tratta invece di una pratica più che lecita e, anzi, molto positiva, sia per le nostre finanze che per la sostenibilità ambientale.
In effetti la quantità di cibo che i ristoranti buttano via è veramente notevole, e si tratta di uno spreco di cibo di buona qualità. Dato che si tratta di cibo che comunque abbiamo già pagato, perché buttarlo e sprecarlo quando invece potremmo portarlo a casa ai nostri amici pelosoni? Inoltre mi sembra che rappresenti anche un segno di rispetto verso il cibo, molto più di quanto non sia limitarsi a spiluccare svogliatamente una portata e buttare nell'immondizia tutto quanto resta nel piatto.

Negli Stati Uniti non si pongono tutti questi problemi, e la doggie bag è un'abitudine consolidata. Chiedere la doggie bag al ristorante è una cosa normalissima e lo fanno tutti, gente comune e persone famose.

Io non vado spessissimo a mangiare pranzi luculliani al ristorante (intendo quelli "corposi", tipo feste o matrimoni, dove giocoforza si finisce per fare gli avanzi), ma nell'ultimo paio d'anni, quando è successo, io e mia madre abbiamo sempre fatto il "pacchettino" da portare alla cagnolona, a cui hanno spesso contribuito con entusiasmo anche gli altri commensali seduti al nostro tavolo - pacchettino che in genere viene spezzettato in 3-4 pasti. Mia madre ci tiene sempre a giustificarsi con i vari camerieri che passano, nonché con le persone che ci hanno invitato - invece io lo farei senza sentirmi in dovere di spiegare la cosa a Tizio e Sempronio - ma devo dire che sinora non abbiamo ancora visto nessuno che storcesse apertamente il naso.

mercoledì 22 settembre 2010

the sookie stackhouse companion

Sta per essere pubblicato negli USA l'ultimo libro di Charlaine Harris, The Sookie Stackhouse Companion. L'uscita è prevista nel febbraio 2011.
Non si tratta del prossimo romanzo della serie di Sookie Stackhouse, un "companion", vale a dire una sorta di manuale sulla serie, che raccoglie inoltre curiosità, interviste e altri ammenicoli vari per la delizia dei fan - operazione già effettuata da J.R.Ward e Sherrilyn Kenyon per le loro serie principali (Black Dagger Brotherhood, e Dark Hunters).


Il Companion comprende un'intera nuova novella dedicata a Sookie e un'intervista esclusiva con Alan Ball, l'autore della serie televisiva.

Potremo inoltre trovarvi:
- un giro di Bon Temps, la piccola cittadina della Louisiana dove Sookie vive, della casa di sua nonna, e di Bill Compton;
- un giro nella comunità dei lupi e delle pantere mannare;
- un giro nel negozio di vestiti della sua migliore amica, Tara;
- un giro al Merlotte's Bar, dove lavora Sookie
- le ricette tipiche di Bon Temps, fra cui quella del famoso cheesecake al cioccolato di Caroline Bellfleur
- domande a quiz sulla serie.

martedì 21 settembre 2010

venerdì 17 settembre 2010

un incontro da cani

Ieri ho partecipato al primo incontro di un programma di seminari mirati alla sensibilizzazione e formazione sulla corretta convivenza uomo-cane.
Io amo i cani sin da quando ero piccola, e ne possiedo uno, ma ieri sera mi sono resa conto di quanto poco ne sappia, in realtà. Il veterinario comportamentista che ha tenuto la lezione era molto competente ed è stato prodigo di nozioni ed esempi concreti.
La maggior parte dei presenti erano persone che fanno i volontari nel canile, ed io mi son sentita davvero un bel po' ignorante... proprio per questo son molto desiderosa di assistere ai prossimi incontri.

mercoledì 15 settembre 2010

true blood... or false?


Ieri sera ho visto l'ultima puntata della terza stagione di True Blood. E sono rimasta un pochino perplessa... insomma, di solito le altre volte eravamo abituati a cliffhanger improvvisi o a colpi di scena, stavolta invece non è che mi sia rimasta chissà quale ansia di vedere come continueranno le prossime puntate. Sì, insomma, ce la posso fare benissimo ad aspettare l'estate prossima.

Ma Tara ci ha dato davvero un "taglio" e se ne va? Ma Sam ha davvero sparato a quello scassamaroni del fratello? Come andrà la baruffa tra Bill e la regina? E il bambino di Arlene? Jessica riuscirà ad andare a convivere con Hoyt senza beccarsi prima una fucilata dalla cara suocera?
Non credo che avrò problemi con questi punti rimasti in sospeso :) Da notare che non ho nemmeno parlato né di Sookie né di Eric...

Poi sinora mi era sempre piaciuto il fatto che il telefilm si discostasse dai libri, e presentasse linee narrative nuove ed originali, però adesso sta davvero partendo per la tangente, eh! e la cosa mi dà un po' fastidio. La comunità di Hotshot è stata alquanto stravolta (la figura di Calvin in primis), la faccenda delle fate è stata introdotta molto prima rispetto a quanto avesse fatto la Harris nei libri, e ho paura che la prossima stagione (la 4a) ci farà vedere ben poco del "materiale" del quarto libro che tutte noi, fans di Eric, aspettavamo...

domenica 12 settembre 2010

northanger abbey


Catherine Morland è una giovane ragazza cresciuta in una casa di campagna. Ha sempre condotto una vita molto tranquilla, e gli unici momenti di emozione sono quelli vissuti fra le pagine dei romanzi, di cui è avida lettrice.
Gli Allen, amici di famiglia, la invitano a trascorrere un periodo con loro a Bath. Lì Catherine conosce il giovane Henry Tilney e sua sorella Eleanor, e stringe una cordiale e affettuosa amicizia con loro. Conosce anche i Thorpe, arrampicatori sociali la cui figlia Isabella allaccia con lei un'utilitaristica amicizia per arrivare al fratello James, poiché nutre speranze (sopravvalutate) sulle finanze della famiglia Morland.
Anche il generale Tilney, padre di Henry e Eleanor, sovrastima a sua volta la ricchezza dei Morland e invita Catherine nella loro dimora, Northanger Abbey, con lo scopo di incoraggiare una futura unione matrimoniale con Henry.

A Northanger, Catherine vive il soggiorno in quella che era una vecchia abbazia sotto l'influsso delle proiezioni immaginarie derivanti dalle sue letture gotiche, trae conclusioni fantasiose e assurde dai fatti più normali e ovunque vede indizi di misfatti che immagina siano stati compiuti a Northanger. La realtà risulterà assai diversa e per nulla misteriosa, e Catherine si sentirà in errore e in colpa per aver attribuito i tratti del misterioso spazio gotico a un'agiata dimora borghese.
Quando il generale scoprirà di essersi sbagliato, manderà via Catherine, ma l'affetto di Henry sarà ormai troppo forte per sottostare ai divieti paterni e i due giovani finiranno per sposarsi.

Questa versione di "Northanger Abbey", prodotta dal canale inglese ITV, è datata 2007, ed è piuttosto carina. I due fratelli Tilney (Henry e il capitano Frederick) sono interpretati da due bei fanciulli che incontrano in pieno i miei gusti, e così anche l'occhio ha la sua parte. L'attore che interpreta John Thorpe invece non si può proprio guardare, sembra il fratello scimmia della figlia di Fantozzi, ma quando compare lui basta guardare, che so, le scenografie e il paesaggio circostante :) e si risolve il problema.

Io ho letto "Northanger Abbey" molti anni fa, durante l'università, per cui non mi ricordo più se alcune scene riprodotte in questo film (il sogno a occhi aperti di Catherine che si immagina che Henry la sorprenda durante il bagno, e il "mattino dopo" fra Isabella e il capitano Tilney) siano presenti anche nel libro. Sarebbero un po' osé per la Austen, per cui credo che siano state liberamente inserite dallo sceneggiatore (ma ci stan bene, né, non me ne sto certo lamentando!). Urge rilettura del libro il prima possibile...

tea and jane austen


Al ritorno dalle due settimane in Gran Bretagna, buona parte del mio bagaglio era costituito da libri. Libri e dvd degli sceneggiati "austeniani" della BBC e della ITV. E poi vari gingilli legati al tè, fra cui una tovaglietta rigida con un acquerello di Salisbury, una "tea cosy" con dei carinissimi West Highland bianchi, un paio di scatolette con le miscele di tè, e un mini-infusore a forma di teiera (queste ultime due cose prese da Whittard a Bath).


Senza dimenticarsi poi del gatto famiglio trovato in saldo in un carinissimo negozietto "magico" a Glastonbury, del drago gallese (in versione "seria" e anche in versione peluche rosa XD però non visibile nella foto), del pendente celtico, della riproduzione della mappa storica del Galles, dello shortbread nella scatola di latta tipo tartan, e della t-shirt di Oxford (stesa ad asciugare nel momento della fotografia).

venerdì 10 settembre 2010

vita da spiaggia

Esattamente una settimana fa mi trovavo al mare, comodamente (bè, mica tanto) spararanzata in spiaggia, mentre adesso son qua seduta alla mia scrivania davanti all'amato/odiato computer. Per quest'estate però non mi lamento, perché ho fatto delle vacanze lunghe (ben quattro settimane), di cui le prime due in Gran Bretagna, poi qualche giorno di cazzeggio a casa, ed infine l'ultima settimana trascorsa al mare.
Sono finita in un paesino della Calabria, sulla costa dello Ionio, ospite di una mia amica, dove davvero l'unica cosa decente ed interessante era la spiaggia. Per il resto non c'era nient'altro da fare né da vedere, se non dedicarsi alla pur sempre interessante degustazione di granite e paste di mandorla - però anche questa attività non poteva essere portata avanti all'infinito, se volevo continuare ad entrare nei miei vestiti :)
.

Della spiaggia non mi piacciono la confusione e il via-vai di persone, di corpi, che si piazzano con sedie e teli proprio a dieci centimetri dai tuoi; i bambini che urlano, corrono e ti inciampano addosso con secchielli e balocchi al seguito; i palloni che continuano ad arrivarti vicino; la sabbia (o i sassi) che ti spaccano la schiena sotto al telo-mare; l'effetto panatura della sabbia sulla pelle bagnata; l'appicicaticcio della crema solare.
Per fortuna la scorsa settimana gran parte dei turisti erano già rientrati a casa, per cui c'era relativamente poca gente. Il mio orario preferito in spiaggia era fra le 17 e le 19, quando il sole era già basso e lasciava sulla spiaggia un'ombra lunga lunga dentro la quale mi andavo a nascondere; non faceva più troppo caldo e c'era pochissima gente in circolazione.

sabato 7 agosto 2010

grazie mille U2

Stamane mi sono svegliata con ancora nelle orecchie i ritornelli e la musica di ieri sera. Pur non avendo preso i biglietti per il concerto degli U2, sono andata ad ascoltarlo fuori lo stadio, insieme ad altre migliaia di persone.
Ci siamo piazzati in via Filadelfia, in un punto relativamente tranquillo, in mezzo allo struscio delle persone che passeggiavano intorno allo stadio: l'acustica in quel punto era fantastica, si sentiva tutto benissimo, forte e chiaro, e ho cantato insieme a Bono quasi tutte le canzoni. Davvero, mancava soltanto l'aspetto visivo e l'esperienza sarebbe stata completa. Ma sono comunque molto contenta anche così, perché ho ravvivato la fiammella della mia vecchia passione che forse si era un pochino indebolita... (motivo per cui - anche - non avevo preso i biglietti)

"Where are we now? Milano, Venezia? No, Torino!" E poi Bono ha ringraziato tutti con un "grazie mille" in italiano. Mi piace pensare che il soggiorno di questi giorni qui nei dintorni (gli U2 hanno alloggiato in questo fighissimo bed&breakfast vicino Pinerolo), il cibo, i vini, l'accoglienza etc.. gli siano piaciuti sufficientemente da fargli decidere di tornare presto - e non necessariamente solo per un concerto. D'altronde gli U2 frequentano normalmente la Costa Azzurra, e Torino è a due passi.

La scaletta del concerto si è concentrata soprattutto sui pezzi degli ultimi album, anche se non sono mancati pezzi storici come Sunday Bloody Sunday e un paio di pezzi da The unforgettable fire.

Scaletta concerto U2 di Torino - 6 agosto 2010 - 360° Tour

Space oddity
Beautiful day
Magnificent
Get on your boots
Mysterious ways
I still haven't found what I'm looking for
(North star)
(The flowering rose of Glastonbury)
Elevation
In a little while
Miss Sarajevo
Until the end of the world
The unforgettable fire
City of blinding lights
Vertigo
Discotheque (un pezzettino) + I'll go crazy if I don't go crazy tonight
Sunday bloody Sunday
MLK
Walk on
One
Amazing Grace
Where the streets have no name
Hold me, thrill me, kiss me, kill me
With or without you
Moment of surrender
(quelle fra parentesi sono le 2 canzoni nuove, inedite, che gli U2 hanno suonato ieri sera in anteprima mondiale)

Venticinque pezzi e due ore e poco più di concerto, inframezzati anche da un Happy Birthday to you intonata dal pubblico per The Edge, che compie gli anni domani. Il pezzo che mi ha dato più brividi è stato Miss Sarajevo, in cui Bono ha cantato, oltre alla sua parte, anche quella in italiano - probabile che in quel momento abbia pensato sia a Pavarotti stesso sia a suo padre, che cantava l'opera come hobby. Le canzoni più trascinanti - fra le classiche - sono state Sunday Bloody Sunday e Where the streets have no name. Invece non mi è piaciuta moltissimo With or without you: la voce di Bono sembrava "ubriaca", ho fatto molta fatica a stargli dietro, peccato dato che è una delle mie canzoni preferite.
E poi Moment of surrender è stata l'ultimo pezzo, una fine alquanto repentina, nessun bis, nessun saluto finale. Hanno mandato un "Rocket man" di Elton John registrato, e la gente ha cominciato ad uscire... una fine un po' troppo immediata per i miei gusti, che lascia un senso di vuoto dopo oltre due ore di coinvolgimento e passione.
Comunque una bellissima serata. Grazie mille anche a voi, Bono, The Edge, Adam e Larry!

martedì 3 agosto 2010

concerto u2

Stadio Olimpico, Torino, 6 agosto
Fervono i preparativi per il concerto degli U2 di venerdi prossimo, allo Stadio Olimpico qui a Torino. Mancano ormai solo più 3 giorni.

Da oltre una decina di giorni il mega-seguito della band ha sbaraccato in città: circa 400 persone e 140 tir; le prove si susseguono ormai dalla scorsa settimana (ho conoscenti che lavorano nelle immediate vicinanze dello stadio, e hanno la fortuna di ascoltare Bono live dall'ufficio durante il giorno!). L'enorme palcoscenico è già stato montato ed è talmente alto - 52 metri - da essere visibile anche dall'esterno dello stadio.





La band è già arrivata, e molti fan, assiepati nei pressi dello stadio per intere giornate, hanno già avuto la possibilità di vedere Bono, The Edge e Adam, come testimoniano numerose foto e filmati su Internet (di Larry non parla nessuno, si vede che lui è più riservato...).
Le cose stanno andando abbastanza lisce, se non fosse che si sono verificati diversi mini-inconvenienti "burocratici" che mi portano a pensare che col cavolo che gli U2 (o altri grandi nomi) torneranno mai a Torino.
Innanzitutto la concessione stessa dello stadio è stata in forse per un sacco di tempo, perché sembrava che la Juventus o il Torino dovessero giocare, in questo periodo, per cui lo stadio non sarebbe potuto essere usato per il concerto. Il Comune di Torino ci ha impiegato una vita per dare l'ok definitivo, e ha chiesto un sostanzioso affitto. Certo, non è che glielo si dovesse concedere gratis... però sembrava che ci fossero altre città disposte a farlo, e a "scipparci" così gli U2... Poi si è fatta pagare la sosta - ai veicoli dell'organizzazione - in zone normalmente inutilizzate e free.
E ieri sera, ciliegina sulla torta, le prove si sono protratte sin verso le 23, così che i vigili si sono precipitati a fare un bel multone da oltre mille euro. Una roba folle! Nemmeno nelle fiere di piazzetta sono così zelanti, e in questo caso - quando si tratta di decibel invidiati da mezzo mondo (li avrei voluti io gli U2 a pochi metri da casa mia!) - potevano anche chiudere un occhio. Invece no... e il rischio è che a Torino i promoter ci penseranno due volte prima di portare altri artisti internazionali.

Nonostante si tratti degli U2, e lo stadio non sia grandissimo (circa 43mila posti), ci sono ancora biglietti disponibili.
"Qualche" anno fa io avrei fatto follie per andarli a vedere, ma questa volta - pur avendoli a due passi - non ho comprato il biglietto. Appena avuto conferma della data torinese per il 6 agosto, ero in forse sul periodo in cui sarei stata via in vacanza, per cui ho preferito non comprare nulla. E poi i prezzi dei biglietti ancora disponibili sono un deterrente micidiale. Ci sono biglietti nella cosiddetta "red zone" (il prato vicinissimo al palco) che costano 287 euro! Vabbè che sono gli U2, ma io con quella cifra mi pago tranquillamente una settimana di bed&breakfast. Per non parlare dei 63,25 euro della bolgia non numerata del prato (nemmeno quello è regalato). Insomma, visto il periodo economicamente non troppo felice preferisco usare i soldini per farmi le ferie piuttosto che andarmi a vedere gli U2.

Gli U2 di oggi, si intende, con il loro show ipertrofico ed esagerato. Anche loro non sono più gli stessi U2 di una volta...


(link al video su YouTube - tolto embed per evitare rogne con la Cookie Law)

mercoledì 28 luglio 2010

il villaggio dei libri


Mentre mi stavo organizzando le sempre più prossime vacanze (Galles e Inghilterra sud-occidentale), con l'aiuto di guide e siti web, mi sono imbattuta nel villaggio di Hay-on-Wye, al confine fra Galles e Herefordshire. La cittadina dei libri. E naturalmente non potevo non inserire necessariamente questa tappa nel mio itinerario.
Il villaggio ha poco più di 1800 abitanti, ma ospita una quarantina di librerie, soprattutto di libri usati, di tutte le dimensioni e di tutte le specializzazioni. Caratteristica, questa, che ha fatto conoscere Hay-on-Wye in tutto il mondo come meta privilegiata per gli appassionati di libri.



A Hay-on-Wye esiste anche un castello che vanta origini antichissime, anche se quello che si vede oggi risale all’inizio del ‘600 ed è ciò che resta dopo un paio di disastrosi incendi. Testimonia tuttavia il passato glorioso di una cittadina che fino a pochi decenni fa era semi-sconosciuta anche agli stessi inglesi. Oggi invece è diventata una meta turistica grazie a un mercato che da queste parti è sempre stato assai più florido che da noi: quello dei libri usati.
Esiste una libreria persino nell’ala ancora abitabile del castello, di proprietà di Richard Booth, colui che alla fine degli anni ‘60 ebbe l’idea di trasformare questo sperduto villaggio gallese nella capitale del libro usato. Questo eccentrico signore, nell'aprile del 1977 si autoproclamò re di Hay-on-Way, con tanto di corona e manto d’ermellino, un gesto che gli assicurò l’attenzione della stampa non solo britannica e contribuì a promuovere ulteriormente il villaggio come meta turistica.
Bisogna salire su di un treno, dalla stazione londinese di Victoria, diretto al Brecon Beacons National Park, nel Galles nord orientale. Scendere all'ultima fermata, quella di Abergavenny. Il paesaggio è "lo sfondo" di un dipinto del pittore settecentesco Joseph Malord William Turner: la verde campagna ondulata, punteggiata da spettrali cattedrali gotiche diroccate, avvolte da nubi, siepi di carpine che dividono i pascoli, centinaia, migliaia di pecore così intente a brucare da sembrare statuine.

Al centro di questo scenario fiabesco, c'è il villaggio di Hay on Way, Hay sul fiume Way, il corso d'acqua marrone che segna il confine naturale tra il Galles e la mal sopportata Inghilterra, all'ombra delle cupe - lo dice anche il nome - Black Mountains. Arroccato alle pendici di un diroccato castello medioevale, dal lontano 1961, Hay on Way, è la book town, la città del libro per antonomasia, ci sono più di 50 librerie per poco più di 700 abitanti. E un festival, il primo inventato in Europa, che richiama scrittori da tutto il mondo, in programma dal 22 maggio al 1° giugno.

La pazza idea di far convogliare in questo angolo sperduto della Gran Bretagna un manipolo di librai-sognatori venne a mister Richard Booth che, riposta nel cassetto la laurea presa ad Oxford, si innamorò di questo luogo incantevole. Fece qualche giro di telefonate ai librai di mezzo mondo, e riuscì a convincere un primo sparuto manipolo di impavidi venditori di storie a trasferire i loro bagagli e cassettoni in Galles.
Un'operazione a metà tra il commerciale e il sentimentale, assurta agli onori della cronaca mediatica mondiale quando il vulcanico Richard si spinse persino a proclamare simbolicamente l'indipendenza di Hay-on-Way, facendosi incoronare come sovrano della repubblica del libro, con tanto di scettro, mantello in porpora e corona. Lo si può incontrare nel suo negozio, tutto in legno, il più grande al mondo per libri usati, al n. 44 di Lion Street dove migliaia di volumi sono accatastati gli uni sopra gli altri, piramidi che rischiano di crollare da un momento all'altro.

Ad Hay-on-Way, bisogna munirsi di mappa segnalibro, per quella sorta di caccia al tesoro o meglio alla libreria preferita nella quale si finisce inevitabilmente per essere coinvolti.. Qui, infatti, si possono trovare testi di qualsiasi genere. Se prediligete il genere del "giallo", il posto che fa per voi si chiama Murder and Mayhem al numero 5 di Lyon Street, dove anche i proprietari hanno un che di sinistro nello sguardo torvo e le domande sospettose che rivolgono agli avventori.

I collezionisti di volumi illustrati di antiquariato si segnino invece questo indirizzo: Mark Westwod in High Town, dove c'è da uscirne pazzi tanto ricca è la scelta e la cultura del titolare. Lo riconoscete dagli occhialini tondi piantati sul naso e il papillon sempre perfettamente posizionato sotto il mento. Da Rose's Book al 14 di Broad Street, si incontrano prevalentemente nonni in cerca di libri di favole, l'unico prodotto in vendita sugli scaffali ora confetto di questa libreria.

Betty e Karl Showler nel loro negozio di Newport Street si sono invece specializzati nella vendita di manuali sull'apicoltura, mentre da Marijana Dworki fanno bella mostra i testi scritti nelle lingue e dialetti più strambi di tutto il mondo. Ma non è finita qui. Da Boz Books, hanno sempre avuto una passione maniacale per Dickens, tanto che vendono solo i suoi romanzi, anche se ultimamente al numero civico 13ª di Castle Street ha fatto la comparsa anche qualche opera di Henry James…
Per i più romantici, l'indirizzo giusto è The Poetry Book Shop in Brook Street, dove capita di incontrare addirittura Bill Clinton, ma il proprietario, mister Prince, nemmeno sotto tortura sarebbe disposto a svelare a chi l'ex presidente americano gli ha fatto spedire la raccolta scelta di Dylan Thomas. Scommette che si tratta di una signora?

Sono gli studenti, invece, ad affollare Bookends in Castle Street dove si acquista qualsiasi libro per una sterlina. La libreria più originale di Hay-on-Way, però, è l'Honesty Book Shop, all'aperto, nel cortile del Castello: i libri, dai romanzi di Sir Walter Scott alla biografia di Hugh Grant, tutti olezzanti di bruma inglese, sono lasciati incustoditi sugli scaffali arrugginiti, per acquistarli basta versare un obolo di 50 penny per i testi in copertina rigida e 30 per gli altri in una buca rossa della posta incassata nella recinzione, senza che nessuno controlli. Ve la immaginate una cosa così in Italia? Nei vicoli stretti che salgono al castello, tra le vie del centro, si incrociano soltanto persone con i libri sotto braccio, che lanciano sguardi taglienti nei confronti di chi ne è sprovvisto. Anche il menù è rigorosamente letterario: si possono ordinare il pudding alla Shakespeare per colazione, il filetto di merluzzo alla Wolf come main course, e una fetta di cheese cake alla Shelley. Ma non pensiate che bastino un paio di dotte citazioni per convincere la cameriera a ottenere uno sconto sul conto salato [...]
(tratto da La Stampa, 14 mag 2008)

versi


"Il più bello dei mari
è quello che non navigammo.
Il più bello dei nostri figli
non è ancora cresciuto.
I più belli dei nostri giorni
non li abbiamo ancora vissuti.
E quello
che vorrei dirti di più bello
non te l'ho ancora detto."

"E' l'alba. S'illumina il mondo
come l'acqua che lascia cadere sul fondo
le sue impurità. E sei tu, all'improvviso
tu, mio amore, nel chiarore infinito
di fronte a me.

Giorno d'inverno, senza macchia, trasparente
come vetro. Addentare la polpa bianca e sana
di una mela. Amarti, amore mio, è come la felicità
di respirare l'aria in un bosco di pini. [...]"

"Amo in te
l'avventura della nave che va verso il polo
amo in te
l'audacia dei giocatori delle grandi scoperte
amo in te le cose lontane
amo in te l'impossibile

entro nei tuoi occhi come in un bosco
pieno di sole
e sudato affamato infuriato
ho la passione del cacciatore
per mordere nella tua carne

amo in te l'impossibile
ma non la disperazione."

(Nazim Hikmet)