La fine della trilogia Hunger Games mi ha lasciato abbastanza con l'amaro in
bocca.
Il libro parte molto lento rispetto agli altri due: sino a metà
inoltrata l'ho trovato molto meno coinvolgente, poi gli eventi si fanno
frenetici e precipitano di nuovo, muoiono personaggi che a quel punto
non pensavo più facessero quella fine (!), e il finale l'ho trovato
alquanto triste. Manca di quella speranza nel futuro e nel cambiamento
possibile, che nei primi due libri uno si aspettava di trovare. A mio
parere gli stessi Katniss, Gale e Peeta risultano un po' snaturati in
questo terzo capitolo, ma forse è inevitabile...
A questo finale non mi
sento proprio di dare la votazione piena che avevo dato ai primi due
capitoli.
giovedì 26 aprile 2012
giovedì 19 aprile 2012
personaggi di cartone
Bugs, Daffy, Silvestro & Co. I cartoni animati della Warner Bros.
Museo del Cinema, Mole Antonelliana, Torino
(23 febbraio - 27 maggio 2012)
Il Museo Nazionale del Cinema di Torino presenta in prima europea questa mostra dedicata ai personaggi dei cartoon della Warner Bros, realizzati tra il 1930 e il 1969. La mostra, nata dalla collezione privata di Steve Schneider, collezionista e studioso americano, arriva per la prima volta in Europa dopo aver girato i principali musei degli Stati Uniti, partendo dal MoMA di New York.
L'esposizione si sviluppa nell'aula del tempio della Mole, ma soprattutto lungo la rampa elicoidale della Mole. Sono esposti oltre 150 materiali originali (soggetti, schizzi, disegni, documenti, fogli di acetato, stampe, storyboard) e 48 manifesti e materiali pubblicitari appartenenti alle collezioni del Museo Nazionale del Cinema. Bugs Bunny, Daffy Duck, Willy E. Coyote, Speedy Gonzales, il Gatto Silvestro, Titti, Taddeo e molti altri. Grazie ai documenti esposti, comprendiamo le varie fasi produttive di un cartone animato, come è stato fatto nel corso del Novecento, prima che entrasse in campo la computer graphics: un processo complesso e affascinante.
I cartoni della Warner Bros furono prodotti in origine per essere proiettati al cinema, e vengono tuttora trasmessi dalle televisioni in giro per il mondo. Nel corso dei decenni vennero prodotti più di 1000 titoli, creando più stelle di qualsiasi altro studios e vincendo addirittura sei premi Oscar.
Rispetto ai cartoni della Disney, più edulcorati e buonisti, quelli della Warner erano rivolti maggiormente a un pubblico di adulti, e secondo uno degli autori, la ragione del loro successo era proprio da ricercarsi in quest'aspetto: trame sfacciate e azioni energiche, umorismo grottesco e avventure irriverenti, che entrano ancora oggi nelle nostre case.
mercoledì 18 aprile 2012
hunger games barbie
La Mattel ha fatto uscire la Barbie dedicata a Katniss Everdeen, l'eroina di Hunger Games: è troppo bellina! La voglio!
La bambola ha l'arco, le frecce e la faretra, e naturalmente la spilletta della mockingjay, la ghiandaia imitatrice.
La bambola ha l'arco, le frecce e la faretra, e naturalmente la spilletta della mockingjay, la ghiandaia imitatrice.
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costume
domenica 15 aprile 2012
la classe non è acqua
Esattamente il tipo di narrazione che mi aspettavo dal nostro Caprarica: gossip storici e contemporanei su vari esponenti dell'aristocrazia britannica, considerazioni di costume sulla Royal Family, e sul recente matrimonio reale.
La parte finale vira invece sul gossip politico e scandalistico degli ultimi tempi (David Cameron, Rebekah Brooks e gli scandali legati a "News of the world"), il che aumenta di molto l'obsolescenza del volume se letto fra qualche tempo. A me il libercolo non è dispiaciuto, anche se avrei preferito che non andasse a parare così tanto nell'attualità, ma vi do un consiglio spassionato: leggetelo soltanto se siete anglofili incalliti, altrimenti vi annoiate. E se riuscite a prenderlo in prestito o in biblioteca, tanto meglio...
La parte finale vira invece sul gossip politico e scandalistico degli ultimi tempi (David Cameron, Rebekah Brooks e gli scandali legati a "News of the world"), il che aumenta di molto l'obsolescenza del volume se letto fra qualche tempo. A me il libercolo non è dispiaciuto, anche se avrei preferito che non andasse a parare così tanto nell'attualità, ma vi do un consiglio spassionato: leggetelo soltanto se siete anglofili incalliti, altrimenti vi annoiate. E se riuscite a prenderlo in prestito o in biblioteca, tanto meglio...
sabato 7 aprile 2012
quattro giorni londinesi/3
Domenica (3° giorno)
Mi sono azzardata ad andare a Londra senza portarmi un ombrello. Consapevolmente. Il solo bagaglio a mano di RyanAir non consente troppi lussi, e l'ombrellino pieghevole mi porta sempre a chiedermi se me lo faranno portare a bordo oppure no. Per non correre rischi non l'ho preso, e mi sono detta che se avesse piovuto (tanto) me lo sarei comprato a Londra.
Difatti la domenica ha piovuto tutto il giorno! Quella pioggerellina costante, un po' insistente ma non troppo fastidiosa che accompagna molte delle giornate in terra d'Albione. Però l'ombrello non l'ho comprato lo stesso, è stata sufficiente la giacca con cappuccio che avevo (anche se in albergo a fine giornata l'ho appesa sulla vasca da bagno, totalmente fradicia).
La tappa della mattina è stata la Wallace Collection, verso cui ci siamo dirette a piedi nonostante la pioggerellina, in quanto relativamente vicina alla zona dell'albergo. Lungo il tragitto ci siamo imbattute in due poliziotti di guardia sul marciapiede con mitra spianato, che gentilmente e con tranquillità ci hanno augurato "Good morning", come se in braccio stessero tenendo due cagnolini invece di due armi cariche, mah... un po' inquietante. La Wallace Collection erano anni che volevo vederla, e per me era una delle tappe imprescindibili di questi pochi giorni londinesi. Un museo fatto come un piccolo scrigno, delizioso e davvero ricco di capolavori. Ne parlerò più diffusamente in un post apposito. Sono stata piacevolmente sorpresa anche nello scoprire che l'accesso al museo era free (come molti altri musei a Londra).
Uscite da lì ci siamo fatte un'ulteriore scarpinata per tutta Baker Street (sempre sotto la pioggia), sino ad arrivare al famoso numero civico 221/B, dove c'è il museo dedicato a Sherlock Holmes. Baker Street in sé non ha proprio nulla di speciale, c'è qualche negozio e qualche locale, ma dato che era domenica molte delle vetrine erano chiuse. Entrambe le mie compagne di viaggio hanno però approfittato di Boots (che era aperto) spendendo non poche sterline in cerottini per i piedi... Non abbiamo visitato il museo di Sherlock Holmes (che, tra parentesi, era pieno di giapponesi), ma ci siamo accontentate di fare una fotografia all'ingresso, dove c'era un tizio vestito in abiti da poliziotto dell'età vittoriana. Sul marciapiede di fronte c'era un negozio di memorabilia rock, e ci abbiamo fatto un giretto, dato che una delle mie amiche stava cercando dei souvenir a tema Pink Floyd. Ripensando a quel negozio, mi ricordo le tipiche scale interne, con gli scalini stretti e la ringhiera di legno, che collegavano il piano intermedio superiore - la stessa tipologia c'era anche nei negozietti di Pembridge Road.Poi abbiamo preso la metro (linea gialla Circle) alla fermata di Baker Street - che ho trovato una delle fermate più particolari e affascinanti dal punto di vista architettonico: dev'essere anche una delle più vecchie dell'intera rete, con le ampie volte in mattoni - fino alla City, fermata Mansion House.
Siamo arrivate fino alla St.Paul Cathedral, che sapevamo di domenica non si poteva visitare, in quanto aperta soltanto per le funzioni religiose. In realtà si poteva comunque entrare (senza pagare le 14,50 sterline richieste per la visita negli altri giorni) e camminare sino a un certo punto della navata, da cui si poteva comunque avere una discreta idea della chiesa, tomba di Wellington inclusa. Siamo state soddisfatte anche così, e abbiamo risparmiato...
Nel frattempo l'ora di pranzo era già ampiamente passata, per cui ci siamo fermate in un Garfunkel's su Fleet Street per mangiare qualcosa. Io ho avuto la bella idea di prendere la soup of the day nonostante fosse alla cipolla, e ho finito per lasciarne metà: era una zuppa scura e dolciastra, ma pepatissima, che dopo qualche cucchiaiata faceva venire la nausea. E poi ho preso una jacked potato, abbastanza deludente però: non aveva nulla a che fare con quelle che mi ricordavo di aver mangiato durante le ultime vacanze inglesi.
A questo punto eravamo ormai in pieno pomeriggio, e la tappa successiva sarebbe dovuta essere il mitico negozio di tè della Twinings sullo Strand, nel quale volevo assolutissimamente passare. Peccato che la domenica chiudesse alle 16 (per non lasciare nulla al caso, mi ero presa nota su un quadernino degli orari di negozi, musei e posti vari dove volevo andare). Ero praticamente sicura che non ce l'avremmo fatta, ma alla fine ci siamo arrivate proprio per un pelo! Siamo entrate un paio di minuti prima della chiusura, e visto che eravamo dentro i commessi ci hanno lasciato tranquillamente finire di guardare e di scegliere cosa acquistare (mentre non hanno più fatto entrare una coppia arrivata subito dopo di noi). Sono stata in dubbio se acquistare la scatola vuota di legno dove mettere le bustine (scatola con 4 divisori per 19 sterline), ma alla fine non l'ho presa per le solite difficoltà con lo spazio/peso del bagaglio del rientro. Il negozietto è veramente piccino, una sorta di corridoio abbastanza lungo, dove i te e le tisane sono esposte ai lati.
Nel retrobottega dovrebbe esserci una sala per degustare le miscele, ma dato il tempo nullo che avevamo a disposizione, ovviamente non l'abbiamo vista. Ho acquistato due tisane al "raspberry and pomegranate" e "sanguinello orange and cranberry", e poi non potevo farmi mancare la scatola in latta con il white tea creato appositamente per il Royal Wedding, al bergamotto e petali di rosa (a "sole" 6 sterline). In più sono anche riuscita a farmi dare il free gift del modellino di furgoncino Twinings di inizio secolo, che si poteva avere spendendo almeno 15 sterline e presentando il coupon ritagliato da dietro al giornalino "London Planner" - in realtà la commessa sosteneva che la promozione era valida solo sotto Natale e che non ce n'erano più, io insistevo che il giornalino era quello di febbraio e che comunque non c'era scritta nessuna data di scadenza sul coupon, alla fine il suo collega evidentemente ha avuto pietà di me, ha preso un modellino di quelli in esposizione e le ha detto di darmelo. Ovviamente per queste cose io sono come una bambinetta, e sono stata molto felice di avere ottenuto la macchinina/modellino della Twinings :-)
Alla fine io e le mie amiche siamo uscite da lì con una grande borsa contenente un bel po' di tè. La borsa però era di carta e stava continuando a piovere :-( Visto il tempaccio abbiamo preso un bus per alcune fermate sino a Piccadilly Circus. Da lì ci siamo fatte una passeggiata lungo Piccadilly, dove in linea di massima i negozi erano ancora aperti. Ho fatto un rapidissimo salto da Waterstones ai numeri civici 203/206, forse la libreria più grande di Londra, con 5 piani, ma non ci sono stata molto perché le mie amiche non erano entrate e mi stavano aspettando fuori - se fossi stata da sola, sicuramente ci avrei passato dentro almeno un'ora o due...
Ma la libreria che ci tenevo veramente a vedere era un po' più avanti, al civico 187: il mitico Hatchard's, booksellers since 1797 e fornitore della real casa eccetera eccetera; qui venivano Lord Byron e il duca di Wellington, Oscar Wilde e George Bernard Shaw, Ruyard Kipling e Virginia Woolf, insomma tutti gli scrittori e personaggi di rilievo inglesi (e non) degli ultimi duecento anni e passa. Una scala centrale in legno collega i vari piani, e la moquette accompagna ogni passo nelle varie stanze. Qui da Hatchard's abbiamo fatto una tappa un po' più lunga: io ho comprato una biografia della Heyer (individuata per caso) e una mia amica ha preso un libro per bambini da regalare. Uscite dalla libreria, siamo passate davanti alla Burlington Arcade e a Fortnum&Mason, nel quale però non siamo entrate (se fossimo state lì soltanto due giorni prima avremmo incontrato la Regina, la duchessa di Cornovaglia e la duchessa di Cambridge in visita). All'estremità ovest di Piccadilly c'è l'Hard Rock londinese, e lì le mie compagne di viaggio hanno speso in magliette per fratelli e nipoti. Curiosamente anche lì disponevamo di un coupon per avere un gadget sopra un certo importo speso, ma abbiamo dovuto ricordarlo esplicitamente al cassiere, che altrimenti se ne stava dimenticando...
Tra una cosa e l'altra si era fatto quasi buio, erano più o meno le sei, e una delle mie amiche (quella del souvenir a tema Pink Floyd) voleva assolutamente fare la foto con la Battersea Power Station sullo sfondo - mi ha spiegato che è riprodotta sulla copertina di un loro album... io ammetto la mia ignoranza in tema... Quindi abbiamo cercato di capire quale bus arrivasse giù fin sulle sponde del Tamigi in un punto che avesse una buona visuale della Battersea Power Station, e soprattutto dove fosse la fermata per prenderlo. Finalmente l'abbiamo trovato, e siamo scese immediatamente dopo il Chelsea Bridge, sulla sponda sud del Tamigi; siamo tornate un po' indietro sul ponte ed ecco che la sagoma inconfondible della vecchia centrale era lì davanti a noi. Una volta fatto il servizio fotografico siamo risalite sul bus per fare il percorso inverso, e con l'aggiunta di un pezzo in metropolitana siamo ritornate nella zona di Baker Street per mangiar cena. Un mio amico che vive a Londra da qualche anno mi aveva consigliato la catena del Gourmet Burger Kitchen, e lì ci siamo dirette, ma ad essere sincera non ho trovato il posto così favoloso nè particolare, anche se l'hamburger era buono (altissimo e complicatissimo da addentare, ma buono, né).Siamo rientrate in albergo, ma non prima di una tappa nel pub sottostante, per una birra finale, dopo di che ce ne siamo salite in camera, e ci siamo dedicate alla preparazione dei bagagli per il ritorno, poi siamo andate a nanna, belle stanchine.
Lunedi (4° giorno)
Cielo un po' nuvoloso, ma per fortuna non pioveva, e pian piano migliorava sempre più. Abbiamo lasciato in deposito i bagagli in albergo (la navetta per Stansted partiva dalla Liverpool Station soltanto verso le tre), e ci siamo apprestate a fare un ultimo giro turistico. Ci eravamo affezionate alla linea 23, molto comoda per raggiungere il centro, e l'abbiamo presa anche stamattina, sistemandoci al piano superiore del bus, da dove si ha una vista migliore.
Siamo scese in Trafalgar Square, che siamo finalmente riuscite a fotografare in piena luce e in pieno sole, e da lì ci siamo avviate lungo Whitehall. Un mini assembramento di persone sul marciapiede era dovuto alla presenza di due guardie a cavallo davanti alle loro garitte di fronte all'Household Cavalry Museum: ovviamente tutte le persone si stavano facendo la fotografia accanto al cavallo e alla guardia. Evidentemente questi cavalli devono avere un bel caratterino, dato che ci sono cartelli che segnalano di stare attenti perché i cavalli potrebbero mordere! D'altronde, poveri animali, con tutti questi sconosciuti che gli si accalcano intorno in continuazione, non posso dar loro torto...Un po' più a sud c'è Downing Street, la residenza del Primo Ministro, completamente sbarrata da una cancellata e presidiata da guardie. Davanti a questo dispiegamento di forze militari c'era una scolaresca delle elementari che stava facendo fotografie a più non posso...
Siamo arrivate alla Westminster Abbey, dove - a prestar fede alla mia guida - credevo che fosse possibile entrare senza pagare nella sola parte anteriore della navata. In realtà ciò non è stato possibile, perché per entrare era comunque richiesto di pagare 16 sterline. Dato che, come al solito, non avevamo tempo per una visita approfondita, ci siamo risparmiate anche questi soldini. D'accordo che si tratta del sacrario della nazione inglese, etc etc, ma il biglietto in questione mi pare comunque esoso, e dato il grande numero di chiese gotiche inglesi che mi sono visitata negli ultimi anni - dove in genere il biglietto aveva un prezzo più accessibile - credo che una in più o in meno non faccia più molta differenza (ormai nella mia testa si confondono un po' tutte). Ci siamo fatte un giro nella parte esterna, abbiamo costeggiato le Houses of Parliament, e siamo ritornate sotto al Big Ben davanti alla statua della regina Boudicca. Poi abbiamo ripreso la metropolitana in direzione Tower Hill.
La prima (e unica volta) che avevo visitato la Torre di Londra era stato nel 2000, e ho tuttora un ricordo abbastanza preciso delle parti interne alle mura. Avevo invece soltanto ricordi vaghi sulla parte esterna, ma mi è sembrato che siano stati fatti notevoli lavori di riallestimento delle zone biglietteria, bookshop e cortile esterno. Non siamo entrate nemmeno nella Torre, sempre per il solito discorso del tempo che ci mancava, ma ci siamo limitate a fare una mini-passeggiata sulla banchina lungo il fiume, dove si vede il celeberrimo Traitor's Gate e naturalmente il Tower Bridge. Ci siamo prese un momento di relax allo Starbucks affacciato su Tower Hill, con un sostanzioso muffin e un Frappuccino ('che mi son ricordata troppo tardi essere una roba fredda! mannaggia: il mio stomaco non ne era esattamente felice).
A questo punto il tempo per cazzeggiare era finito: ci siamo indirizzate di nuovo verso la metro, e siam dovute tornare su a Paddington in albergo per riprendere i bagagli. E' stato in quell'occasione che ho notato quanto le linee della metro londinese non siano poi tutte così frequenti (l'abbiamo dovuta attendere un po'... e comunque ci è voluto anche un bel po' di tempo per fare tutte le fermate). Raccattati i trolley siamo ridiscese nella metro. E qui mi sono resa conto che la linea Circle non è realmente circolare, perché se la prendi a Paddington in direzione est (come nel nostro caso) devi scendere dopo una sola fermata a Edgware Road (dove fa una specie di capolinea), scarpinare nella stazione e poi sistemarti in attesa su un altro binario, sempre stazione di Edgware Road... insomma, non è una roba esattamente intuitiva!
Uscite dalla Liverpool Street quasi verso le tre, leggiamo che a causa di problemi di security nella stazione di Bank, la linea gialla e la verde vengono momentamente sospese. Ecco, meno male che noi siamo arrivate in tempo, altrimenti addio navetta e addio aereo! Sono le tre e mezza. Ci procuriamo un panino da mangiare in pulman, ed eccoci in viaggio verso Stansted. Il tragitto che la navetta compie per uscire dalla città non è lo stesso dell'andata, difatti non passiamo più accanto al quartiere dove stanno costruendo gli impianti olimpici, ma in mezzo a zone popolari (Bethnal Green e South Hackney). Dopo circa un'oretta siamo a Stansted. E il viaggio è finito, per questa volta.
Mi sono azzardata ad andare a Londra senza portarmi un ombrello. Consapevolmente. Il solo bagaglio a mano di RyanAir non consente troppi lussi, e l'ombrellino pieghevole mi porta sempre a chiedermi se me lo faranno portare a bordo oppure no. Per non correre rischi non l'ho preso, e mi sono detta che se avesse piovuto (tanto) me lo sarei comprato a Londra.
Difatti la domenica ha piovuto tutto il giorno! Quella pioggerellina costante, un po' insistente ma non troppo fastidiosa che accompagna molte delle giornate in terra d'Albione. Però l'ombrello non l'ho comprato lo stesso, è stata sufficiente la giacca con cappuccio che avevo (anche se in albergo a fine giornata l'ho appesa sulla vasca da bagno, totalmente fradicia).
La tappa della mattina è stata la Wallace Collection, verso cui ci siamo dirette a piedi nonostante la pioggerellina, in quanto relativamente vicina alla zona dell'albergo. Lungo il tragitto ci siamo imbattute in due poliziotti di guardia sul marciapiede con mitra spianato, che gentilmente e con tranquillità ci hanno augurato "Good morning", come se in braccio stessero tenendo due cagnolini invece di due armi cariche, mah... un po' inquietante. La Wallace Collection erano anni che volevo vederla, e per me era una delle tappe imprescindibili di questi pochi giorni londinesi. Un museo fatto come un piccolo scrigno, delizioso e davvero ricco di capolavori. Ne parlerò più diffusamente in un post apposito. Sono stata piacevolmente sorpresa anche nello scoprire che l'accesso al museo era free (come molti altri musei a Londra).
Uscite da lì ci siamo fatte un'ulteriore scarpinata per tutta Baker Street (sempre sotto la pioggia), sino ad arrivare al famoso numero civico 221/B, dove c'è il museo dedicato a Sherlock Holmes. Baker Street in sé non ha proprio nulla di speciale, c'è qualche negozio e qualche locale, ma dato che era domenica molte delle vetrine erano chiuse. Entrambe le mie compagne di viaggio hanno però approfittato di Boots (che era aperto) spendendo non poche sterline in cerottini per i piedi... Non abbiamo visitato il museo di Sherlock Holmes (che, tra parentesi, era pieno di giapponesi), ma ci siamo accontentate di fare una fotografia all'ingresso, dove c'era un tizio vestito in abiti da poliziotto dell'età vittoriana. Sul marciapiede di fronte c'era un negozio di memorabilia rock, e ci abbiamo fatto un giretto, dato che una delle mie amiche stava cercando dei souvenir a tema Pink Floyd. Ripensando a quel negozio, mi ricordo le tipiche scale interne, con gli scalini stretti e la ringhiera di legno, che collegavano il piano intermedio superiore - la stessa tipologia c'era anche nei negozietti di Pembridge Road.Poi abbiamo preso la metro (linea gialla Circle) alla fermata di Baker Street - che ho trovato una delle fermate più particolari e affascinanti dal punto di vista architettonico: dev'essere anche una delle più vecchie dell'intera rete, con le ampie volte in mattoni - fino alla City, fermata Mansion House.
Siamo arrivate fino alla St.Paul Cathedral, che sapevamo di domenica non si poteva visitare, in quanto aperta soltanto per le funzioni religiose. In realtà si poteva comunque entrare (senza pagare le 14,50 sterline richieste per la visita negli altri giorni) e camminare sino a un certo punto della navata, da cui si poteva comunque avere una discreta idea della chiesa, tomba di Wellington inclusa. Siamo state soddisfatte anche così, e abbiamo risparmiato...Nel frattempo l'ora di pranzo era già ampiamente passata, per cui ci siamo fermate in un Garfunkel's su Fleet Street per mangiare qualcosa. Io ho avuto la bella idea di prendere la soup of the day nonostante fosse alla cipolla, e ho finito per lasciarne metà: era una zuppa scura e dolciastra, ma pepatissima, che dopo qualche cucchiaiata faceva venire la nausea. E poi ho preso una jacked potato, abbastanza deludente però: non aveva nulla a che fare con quelle che mi ricordavo di aver mangiato durante le ultime vacanze inglesi.
A questo punto eravamo ormai in pieno pomeriggio, e la tappa successiva sarebbe dovuta essere il mitico negozio di tè della Twinings sullo Strand, nel quale volevo assolutissimamente passare. Peccato che la domenica chiudesse alle 16 (per non lasciare nulla al caso, mi ero presa nota su un quadernino degli orari di negozi, musei e posti vari dove volevo andare). Ero praticamente sicura che non ce l'avremmo fatta, ma alla fine ci siamo arrivate proprio per un pelo! Siamo entrate un paio di minuti prima della chiusura, e visto che eravamo dentro i commessi ci hanno lasciato tranquillamente finire di guardare e di scegliere cosa acquistare (mentre non hanno più fatto entrare una coppia arrivata subito dopo di noi). Sono stata in dubbio se acquistare la scatola vuota di legno dove mettere le bustine (scatola con 4 divisori per 19 sterline), ma alla fine non l'ho presa per le solite difficoltà con lo spazio/peso del bagaglio del rientro. Il negozietto è veramente piccino, una sorta di corridoio abbastanza lungo, dove i te e le tisane sono esposte ai lati.
Nel retrobottega dovrebbe esserci una sala per degustare le miscele, ma dato il tempo nullo che avevamo a disposizione, ovviamente non l'abbiamo vista. Ho acquistato due tisane al "raspberry and pomegranate" e "sanguinello orange and cranberry", e poi non potevo farmi mancare la scatola in latta con il white tea creato appositamente per il Royal Wedding, al bergamotto e petali di rosa (a "sole" 6 sterline). In più sono anche riuscita a farmi dare il free gift del modellino di furgoncino Twinings di inizio secolo, che si poteva avere spendendo almeno 15 sterline e presentando il coupon ritagliato da dietro al giornalino "London Planner" - in realtà la commessa sosteneva che la promozione era valida solo sotto Natale e che non ce n'erano più, io insistevo che il giornalino era quello di febbraio e che comunque non c'era scritta nessuna data di scadenza sul coupon, alla fine il suo collega evidentemente ha avuto pietà di me, ha preso un modellino di quelli in esposizione e le ha detto di darmelo. Ovviamente per queste cose io sono come una bambinetta, e sono stata molto felice di avere ottenuto la macchinina/modellino della Twinings :-)Alla fine io e le mie amiche siamo uscite da lì con una grande borsa contenente un bel po' di tè. La borsa però era di carta e stava continuando a piovere :-( Visto il tempaccio abbiamo preso un bus per alcune fermate sino a Piccadilly Circus. Da lì ci siamo fatte una passeggiata lungo Piccadilly, dove in linea di massima i negozi erano ancora aperti. Ho fatto un rapidissimo salto da Waterstones ai numeri civici 203/206, forse la libreria più grande di Londra, con 5 piani, ma non ci sono stata molto perché le mie amiche non erano entrate e mi stavano aspettando fuori - se fossi stata da sola, sicuramente ci avrei passato dentro almeno un'ora o due...
Ma la libreria che ci tenevo veramente a vedere era un po' più avanti, al civico 187: il mitico Hatchard's, booksellers since 1797 e fornitore della real casa eccetera eccetera; qui venivano Lord Byron e il duca di Wellington, Oscar Wilde e George Bernard Shaw, Ruyard Kipling e Virginia Woolf, insomma tutti gli scrittori e personaggi di rilievo inglesi (e non) degli ultimi duecento anni e passa. Una scala centrale in legno collega i vari piani, e la moquette accompagna ogni passo nelle varie stanze. Qui da Hatchard's abbiamo fatto una tappa un po' più lunga: io ho comprato una biografia della Heyer (individuata per caso) e una mia amica ha preso un libro per bambini da regalare. Uscite dalla libreria, siamo passate davanti alla Burlington Arcade e a Fortnum&Mason, nel quale però non siamo entrate (se fossimo state lì soltanto due giorni prima avremmo incontrato la Regina, la duchessa di Cornovaglia e la duchessa di Cambridge in visita). All'estremità ovest di Piccadilly c'è l'Hard Rock londinese, e lì le mie compagne di viaggio hanno speso in magliette per fratelli e nipoti. Curiosamente anche lì disponevamo di un coupon per avere un gadget sopra un certo importo speso, ma abbiamo dovuto ricordarlo esplicitamente al cassiere, che altrimenti se ne stava dimenticando...Tra una cosa e l'altra si era fatto quasi buio, erano più o meno le sei, e una delle mie amiche (quella del souvenir a tema Pink Floyd) voleva assolutamente fare la foto con la Battersea Power Station sullo sfondo - mi ha spiegato che è riprodotta sulla copertina di un loro album... io ammetto la mia ignoranza in tema... Quindi abbiamo cercato di capire quale bus arrivasse giù fin sulle sponde del Tamigi in un punto che avesse una buona visuale della Battersea Power Station, e soprattutto dove fosse la fermata per prenderlo. Finalmente l'abbiamo trovato, e siamo scese immediatamente dopo il Chelsea Bridge, sulla sponda sud del Tamigi; siamo tornate un po' indietro sul ponte ed ecco che la sagoma inconfondible della vecchia centrale era lì davanti a noi. Una volta fatto il servizio fotografico siamo risalite sul bus per fare il percorso inverso, e con l'aggiunta di un pezzo in metropolitana siamo ritornate nella zona di Baker Street per mangiar cena. Un mio amico che vive a Londra da qualche anno mi aveva consigliato la catena del Gourmet Burger Kitchen, e lì ci siamo dirette, ma ad essere sincera non ho trovato il posto così favoloso nè particolare, anche se l'hamburger era buono (altissimo e complicatissimo da addentare, ma buono, né).Siamo rientrate in albergo, ma non prima di una tappa nel pub sottostante, per una birra finale, dopo di che ce ne siamo salite in camera, e ci siamo dedicate alla preparazione dei bagagli per il ritorno, poi siamo andate a nanna, belle stanchine.
Lunedi (4° giorno)
Cielo un po' nuvoloso, ma per fortuna non pioveva, e pian piano migliorava sempre più. Abbiamo lasciato in deposito i bagagli in albergo (la navetta per Stansted partiva dalla Liverpool Station soltanto verso le tre), e ci siamo apprestate a fare un ultimo giro turistico. Ci eravamo affezionate alla linea 23, molto comoda per raggiungere il centro, e l'abbiamo presa anche stamattina, sistemandoci al piano superiore del bus, da dove si ha una vista migliore.
Siamo scese in Trafalgar Square, che siamo finalmente riuscite a fotografare in piena luce e in pieno sole, e da lì ci siamo avviate lungo Whitehall. Un mini assembramento di persone sul marciapiede era dovuto alla presenza di due guardie a cavallo davanti alle loro garitte di fronte all'Household Cavalry Museum: ovviamente tutte le persone si stavano facendo la fotografia accanto al cavallo e alla guardia. Evidentemente questi cavalli devono avere un bel caratterino, dato che ci sono cartelli che segnalano di stare attenti perché i cavalli potrebbero mordere! D'altronde, poveri animali, con tutti questi sconosciuti che gli si accalcano intorno in continuazione, non posso dar loro torto...Un po' più a sud c'è Downing Street, la residenza del Primo Ministro, completamente sbarrata da una cancellata e presidiata da guardie. Davanti a questo dispiegamento di forze militari c'era una scolaresca delle elementari che stava facendo fotografie a più non posso... Siamo arrivate alla Westminster Abbey, dove - a prestar fede alla mia guida - credevo che fosse possibile entrare senza pagare nella sola parte anteriore della navata. In realtà ciò non è stato possibile, perché per entrare era comunque richiesto di pagare 16 sterline. Dato che, come al solito, non avevamo tempo per una visita approfondita, ci siamo risparmiate anche questi soldini. D'accordo che si tratta del sacrario della nazione inglese, etc etc, ma il biglietto in questione mi pare comunque esoso, e dato il grande numero di chiese gotiche inglesi che mi sono visitata negli ultimi anni - dove in genere il biglietto aveva un prezzo più accessibile - credo che una in più o in meno non faccia più molta differenza (ormai nella mia testa si confondono un po' tutte). Ci siamo fatte un giro nella parte esterna, abbiamo costeggiato le Houses of Parliament, e siamo ritornate sotto al Big Ben davanti alla statua della regina Boudicca. Poi abbiamo ripreso la metropolitana in direzione Tower Hill.
La prima (e unica volta) che avevo visitato la Torre di Londra era stato nel 2000, e ho tuttora un ricordo abbastanza preciso delle parti interne alle mura. Avevo invece soltanto ricordi vaghi sulla parte esterna, ma mi è sembrato che siano stati fatti notevoli lavori di riallestimento delle zone biglietteria, bookshop e cortile esterno. Non siamo entrate nemmeno nella Torre, sempre per il solito discorso del tempo che ci mancava, ma ci siamo limitate a fare una mini-passeggiata sulla banchina lungo il fiume, dove si vede il celeberrimo Traitor's Gate e naturalmente il Tower Bridge. Ci siamo prese un momento di relax allo Starbucks affacciato su Tower Hill, con un sostanzioso muffin e un Frappuccino ('che mi son ricordata troppo tardi essere una roba fredda! mannaggia: il mio stomaco non ne era esattamente felice).A questo punto il tempo per cazzeggiare era finito: ci siamo indirizzate di nuovo verso la metro, e siam dovute tornare su a Paddington in albergo per riprendere i bagagli. E' stato in quell'occasione che ho notato quanto le linee della metro londinese non siano poi tutte così frequenti (l'abbiamo dovuta attendere un po'... e comunque ci è voluto anche un bel po' di tempo per fare tutte le fermate). Raccattati i trolley siamo ridiscese nella metro. E qui mi sono resa conto che la linea Circle non è realmente circolare, perché se la prendi a Paddington in direzione est (come nel nostro caso) devi scendere dopo una sola fermata a Edgware Road (dove fa una specie di capolinea), scarpinare nella stazione e poi sistemarti in attesa su un altro binario, sempre stazione di Edgware Road... insomma, non è una roba esattamente intuitiva!
Uscite dalla Liverpool Street quasi verso le tre, leggiamo che a causa di problemi di security nella stazione di Bank, la linea gialla e la verde vengono momentamente sospese. Ecco, meno male che noi siamo arrivate in tempo, altrimenti addio navetta e addio aereo! Sono le tre e mezza. Ci procuriamo un panino da mangiare in pulman, ed eccoci in viaggio verso Stansted. Il tragitto che la navetta compie per uscire dalla città non è lo stesso dell'andata, difatti non passiamo più accanto al quartiere dove stanno costruendo gli impianti olimpici, ma in mezzo a zone popolari (Bethnal Green e South Hackney). Dopo circa un'oretta siamo a Stansted. E il viaggio è finito, per questa volta.
| << 2° giorno |
venerdì 6 aprile 2012
dolcezza illegale
Ho appena scoperto che negli Stati Uniti gli ovetti Kinder sono illegali. Pensavo fosse una bufala, invece è vero. Soltanto nel corso del 2011 l'ufficio della Us Customs and Border Protection (le dogane) ne ha sequestrati più di 60mila, nei bagagli dei viaggiatori o in pacchi postali.
La ratio della legge statunitense intende essere quella di tutelare i bambini dalla possibilità di essere soffocati con le sorpresine contenute dentro gli ovetti (c'è il divieto di includere materiale non commestibile dentro a generi alimentari). Ahimé, i bambini americani non sono consapevoli di quello che si perdono a causa di 'sta legge miope: quando ero bambina l'ovetto con la sorpresina era sempre una gioia.
Mi chiedo: ma noi europei allora dobbiamo ritenerci fortunati di essere riusciti ad arrivare all'età adulta senza essere stati soffocati da una sorpresina? E gli americani sono gli stessi nel cui paese un ragazzo si può procurare facilmente un'arma, nonché ingozzarsi di BigMac a go-go un giorno dopo l'altro, ma non può godersi un piccolo delizioso ovetto di cioccolata con la sorpresa? Mah...
(invece pare che in Canada i Kinder Sorpresa siano commercializzati tranquillamente)
La ratio della legge statunitense intende essere quella di tutelare i bambini dalla possibilità di essere soffocati con le sorpresine contenute dentro gli ovetti (c'è il divieto di includere materiale non commestibile dentro a generi alimentari). Ahimé, i bambini americani non sono consapevoli di quello che si perdono a causa di 'sta legge miope: quando ero bambina l'ovetto con la sorpresina era sempre una gioia.
Mi chiedo: ma noi europei allora dobbiamo ritenerci fortunati di essere riusciti ad arrivare all'età adulta senza essere stati soffocati da una sorpresina? E gli americani sono gli stessi nel cui paese un ragazzo si può procurare facilmente un'arma, nonché ingozzarsi di BigMac a go-go un giorno dopo l'altro, ma non può godersi un piccolo delizioso ovetto di cioccolata con la sorpresa? Mah...
(invece pare che in Canada i Kinder Sorpresa siano commercializzati tranquillamente)
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giovedì 5 aprile 2012
game of thrones season 2
Appena vista la prima puntata della season 2 di Game of Thrones e son qua che sto cercando di rintracciare quali sono gli elementi che mi hanno lasciata un po'... così... e non so bene perché... Ci ho trovato più scostamenti di quanto mi aspettassi, rispetto al libro corrispondente, che ho finito di leggere da pochissimo.
Beh, sicuramente una differenza importante fra 1a e 2a stagione (per me) è che ho visto la 1a stagione "prima" e subito "dopo" ho letto il libro, rintracciandovi molte cose uguali, scene e intere battute di dialoghi. Invece per questa 2a stagione la mia situazione si è invertita, perché ho letto "prima" il libro e "dopo" sto guardando la serie tv. Quindi adesso ho aspettative e immagini mentali della storia che prima non potevo avere.
Però a me resta la sensazione che nella 2x01 ci siano state scene che nel libro non c'erano, come Robb che accusa Jaime incatenato di essere il padre di Joffrey, o la scenata fra Joffrey e Cersei nella sala del trono in fase di riallestimento. Niente di grave, comunque: licenze televisive accettabili :-) oppure sono io che non mi ricordo bene i libri.
Bella la tipologia di ripresa usata per descrivere il POV con gli occhi del metalupo, coi colori contrastati in maniera particolare e la prospettiva dal basso. Nella 1a stagione i metalupi - ancora cuccioli - dei ragazzi Stark erano interpretati da animali in carne e ossa, invece nella 2x01 hanno usato effetti speciali di computer graphics, che si notano forse un po' troppo, ad esempio nella scena di Robb con Jaime, Vento Grigio appare gigantesco! Invece sono molto carini i draghetti di Daenerys.
Do merito alla serie tv di un ulteriore pregio: mi permette di raffigurarmi in maniera molto più affascinante rispetto al libro Jorah Mormont (che nei libri è descritto come brutto e peloso, mentre qui è uno dei pochi uomini (non ragazzini) notevoli rimasti.. una volta perso Sean Bean), Robb Stark (nei libri un semplice ragazzino imberbe, invece qui il giovanotto mi fa davvero sangue, eh eh..), e anche Jon Snow (che sto cominciando a rivalutare, dal punto di vista estetico - poiché come personaggio mi è sempre piaciuto molto, sin dall'inizio).
Beh, sicuramente una differenza importante fra 1a e 2a stagione (per me) è che ho visto la 1a stagione "prima" e subito "dopo" ho letto il libro, rintracciandovi molte cose uguali, scene e intere battute di dialoghi. Invece per questa 2a stagione la mia situazione si è invertita, perché ho letto "prima" il libro e "dopo" sto guardando la serie tv. Quindi adesso ho aspettative e immagini mentali della storia che prima non potevo avere.
Però a me resta la sensazione che nella 2x01 ci siano state scene che nel libro non c'erano, come Robb che accusa Jaime incatenato di essere il padre di Joffrey, o la scenata fra Joffrey e Cersei nella sala del trono in fase di riallestimento. Niente di grave, comunque: licenze televisive accettabili :-) oppure sono io che non mi ricordo bene i libri.
Bella la tipologia di ripresa usata per descrivere il POV con gli occhi del metalupo, coi colori contrastati in maniera particolare e la prospettiva dal basso. Nella 1a stagione i metalupi - ancora cuccioli - dei ragazzi Stark erano interpretati da animali in carne e ossa, invece nella 2x01 hanno usato effetti speciali di computer graphics, che si notano forse un po' troppo, ad esempio nella scena di Robb con Jaime, Vento Grigio appare gigantesco! Invece sono molto carini i draghetti di Daenerys.
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lunedì 2 aprile 2012
a clash of kings
George R.R.Martin, A clash of kings
E anche il secondo librone(*) è andato: le Cronache sono davvero dei bei tomoni, ma mentre le stai leggendo non ti pesano, anzi... ti avvinghiano magicamente e non ti lasciano più andare :-) In effetti in questo "A Clash of Kings" fa capolino anche la magia, che nel primo libro non si era vista granché: le arti magiche (e pericolosamente oscure) di Melisandre, le visioni di Daenerys nella città dell'Oriente, le abilità di metamorfo di Bran e di Jon...
Ci sono talmente tanti bagni di sangue in questo libro, battaglie, squartamenti, assassini e stupri 'che la metà bastavano - e talvolta finiva per darmi anche fastidio leggere dell'ennesima poveretta seviziata e usata a piacimento - ma d'altronde non posso dire che Martin sia crudele soltanto verso le figure femminili, nelle Cronache nessun personaggio è al sicuro (valar morghulis).
Così come nel primo libro, hanno continuato a piacermi molto i personaggi di Arya, Jon e Tyrion: sono i miei favoriti e spero che Martin non me li accoppi al prossimo giro di boa.
La parte finale di "Clash of Kings" è stata crudele e straziante, perché leggiamo della caduta di Grande Inverno - e quello era il luogo da cui tutto era partito, da cui noi lettori abbiamo cominciato a muoverci nelle terre dei Sette Regni Occidentali e ad appassionarci alle vicende. Ammetto però che per quanto abbia odiato Theon, mi ha fatto pena anche lui nell'ultima scena in cui osserva Sorriso, il suo cavallo, venire imbizzarrito verso di lui con la criniera in fiamme.
E poi ho provato anch'io quasi un dolore fisico quando Spettro viene assalito dall'aquila - nemmeno avessi il legame di Jon - e mi sono commossa leggendo di Jon e di Qhorin.

(*) In Italia Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco sono state pubblicate dalla Mondadori spezzettando in due o tre volumi i tomi originali.
1) A game of thrones = Il Trono di Spade + Il Grande Inverno
2) A clash of kings = Il Regno dei Lupi + La Regina dei Draghi
3) A storm of swords = Tempesta di Spade + I Fiumi della Guerra + Il Portale delle Tenebre
4) A feast for crows = Il Dominio della Regina + L'Ombra della Profezia
5) A dance with dragons = I guerrieri del ghiaccio + I fuochi di Valyria + La danza dei draghi (questi ultimi due non sono ancora stati pubblicati in italiano)
è nelle intenzioni di Martin scrivere anche due ulteriori libroni, che dovrebbero essere:
6) The winds of winter
7) A dream of spring
Io (per ora) li sto leggendo in italiano, ma preferisco riferirmi ai vari volumi rispettando la loro suddivisione originale inglese, invece dello spezzatino italiano; così come preferisco utilizzare i titoli originali, invece di quelli italiani che spesso e volentieri non hanno molta attinenza.
E anche il secondo librone(*) è andato: le Cronache sono davvero dei bei tomoni, ma mentre le stai leggendo non ti pesano, anzi... ti avvinghiano magicamente e non ti lasciano più andare :-) In effetti in questo "A Clash of Kings" fa capolino anche la magia, che nel primo libro non si era vista granché: le arti magiche (e pericolosamente oscure) di Melisandre, le visioni di Daenerys nella città dell'Oriente, le abilità di metamorfo di Bran e di Jon...
Ci sono talmente tanti bagni di sangue in questo libro, battaglie, squartamenti, assassini e stupri 'che la metà bastavano - e talvolta finiva per darmi anche fastidio leggere dell'ennesima poveretta seviziata e usata a piacimento - ma d'altronde non posso dire che Martin sia crudele soltanto verso le figure femminili, nelle Cronache nessun personaggio è al sicuro (valar morghulis).
Così come nel primo libro, hanno continuato a piacermi molto i personaggi di Arya, Jon e Tyrion: sono i miei favoriti e spero che Martin non me li accoppi al prossimo giro di boa.
La parte finale di "Clash of Kings" è stata crudele e straziante, perché leggiamo della caduta di Grande Inverno - e quello era il luogo da cui tutto era partito, da cui noi lettori abbiamo cominciato a muoverci nelle terre dei Sette Regni Occidentali e ad appassionarci alle vicende. Ammetto però che per quanto abbia odiato Theon, mi ha fatto pena anche lui nell'ultima scena in cui osserva Sorriso, il suo cavallo, venire imbizzarrito verso di lui con la criniera in fiamme.
E poi ho provato anch'io quasi un dolore fisico quando Spettro viene assalito dall'aquila - nemmeno avessi il legame di Jon - e mi sono commossa leggendo di Jon e di Qhorin.

(*) In Italia Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco sono state pubblicate dalla Mondadori spezzettando in due o tre volumi i tomi originali.
1) A game of thrones = Il Trono di Spade + Il Grande Inverno
2) A clash of kings = Il Regno dei Lupi + La Regina dei Draghi
3) A storm of swords = Tempesta di Spade + I Fiumi della Guerra + Il Portale delle Tenebre
4) A feast for crows = Il Dominio della Regina + L'Ombra della Profezia
5) A dance with dragons = I guerrieri del ghiaccio + I fuochi di Valyria + La danza dei draghi (questi ultimi due non sono ancora stati pubblicati in italiano)
è nelle intenzioni di Martin scrivere anche due ulteriori libroni, che dovrebbero essere:
6) The winds of winter
7) A dream of spring
Io (per ora) li sto leggendo in italiano, ma preferisco riferirmi ai vari volumi rispettando la loro suddivisione originale inglese, invece dello spezzatino italiano; così come preferisco utilizzare i titoli originali, invece di quelli italiani che spesso e volentieri non hanno molta attinenza.
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dio ci salvi dagli inglesi
Antonio Caprarica, Dio ci salvi dagli inglesi... o no?
Mi aspettavo un'esposizione un po' più alla Severgnini, o anche alla Augias, al massimo, con considerazioni sul costume e sulla storia inglesi, buone per ogni stagione. Invece Caprarica si concentra quasi soltanto sui gossip politici ed economici del decennio del governo Blair. Il libro è del 2006, quindi nemmeno troppo vecchio, ma abbastanza pallosetto...
Mi aspettavo un'esposizione un po' più alla Severgnini, o anche alla Augias, al massimo, con considerazioni sul costume e sulla storia inglesi, buone per ogni stagione. Invece Caprarica si concentra quasi soltanto sui gossip politici ed economici del decennio del governo Blair. Il libro è del 2006, quindi nemmeno troppo vecchio, ma abbastanza pallosetto...
sabato 24 marzo 2012
quattro giorni londinesi/2
Sabato (2° giorno)
La nostra prima tappa di sabato mattina è stata Portobello Road. Il tempo sembrava abbastanza decente: appena uscite dall'albergo era un po' nuvoloso, ma nella tarda mattinata sarebbe uscito un bel sole che ci avrebbe regalato bellissime visioni di un cielo londinese completamente azzurro, con qualche rada nuvoletta bianca - cosa volere di più? Trovandoci nelle vicinanze di Paddington, non ci è sembrato così conveniente prendere la metro per una sola fermata, ma ci siamo dirette verso Portobello/Notting Hill a piedi, attraversando Bayswater e costeggiando il bordo nord dei Kensington Gardens. Lungo il tragitto siamo passate in Craven Road, e al numero 7 la mia amica si è fatta la fotografia davanti al portone - per chi non lo sapesse, questo numero civico è l'indirizzo londinese di Dylan Dog; ma invece della casa dell'indagatore dell'incubo dei fumetti, nella realtà c'è un anonimo hotel. Evidentemente in Inghilterra Dylan Dog dev'essere pressapoco sconosciuto, perché altrimenti un albergatore che fosse un minimo smaliziato potrebbe tranquillamente chiamarlo "Dylan Dog Hotel", aggiungere qualche elemento in tema tipo campanello urlante, statue di mostri nella hall, stanze con nomi dei personaggi etc, pubblicizzarlo un po' (soprattutto fra la clientela italiana, che a Londra non manca mai) e potrebbe anche permettersi di chiedere prezzi più alti - secondo me avrebbe un successone :-)
Imboccando Pembridge Road ci siamo inserite anche noi nella fiumana di persone che si dirigevano verso Portobello Road: al sabato mattina c'è davvero un carnaio. La via è costeggiata da vetrine di negozietti e dopo aver passato Westbourne cominciano le bancarelle di bric à brac lungo la strada, oltre alle botteghe: vecchie bambole e peluches (Paddington Bear fa la parte del leone), chincaglierie, piatti, argenterie, teiere, stampe e poster, vecchie macchine fotografiche, attrezzi per il giardinaggio, gioielli, abiti, cappelli, borse etc... C'era veramente moltissima gente, troppa per i miei gusti, e dopo pochi isolati abbiamo deviato verso Notting Hill, facendoci una tranquilla passeggiata. Ci siamo fermate in una caffetteria, e mentre ci trovavamo là dentro il cielo si è definitivamente rasserenato: così siamo poi ritornate su Bayswater e siamo entrate nei Kensington Gardens.
Nell'angolo nord ovest si trova il Princess Diana Memorial Children's Playground, un bel parco giochi dedicato alla memoria della principessa, recintato da una bassa palizzata in legno. Al suo interno c'è addirittura un mini galeone dentro cui i bambini possono giocare ai pirati (e non solo). L'accesso al playground è consentito soltanto ai bambini, ciascuno dei quali può essere accompagnato da un adulto. Gli adulti senza bambini che vogliano visitare il posto lo possono fare soltanto dalle 9 alle 10 di mattina.
Sono rimasta piacevolmente colpita dalle prospettive e dall'ampiezza del parco. Anche a Torino abbiamo dei parchi, ma i Kensington Gardens (con Hyde Park) mi sono sembrati molto più inseriti nella quotidianità dei londinesi, più vissuti, più rispettati, più sicuri e più curati. C'erano tantissimi cani - piccoli e grandi - che scorrazzavano felici e senza guinzaglio, e che giocavano con i propri simili e con i loro padroni; intorno al Round Pond le persone davano da mangiare alle oche, ai cigni e ai piccioni, mentre alcuni bambini facevano navigare le loro barchette; un gruppo di baldi ragazzoni stava allenandosi a rugby; molte persone erano in perfetta tenuta da jogging. A un certo punto siamo arrivate nei pressi di una zona con un po' di boscaglia, e lì insieme ai piccioni c'era un gruppo di cinque scoiattoli grigi! Una mia amica aveva in mano un sacchetto con dei biscotti, e una delle bestiole non ha perso tempo ad arrampicarsi su per la sua gamba, per farsene dare uno... coraggioso ed intraprendente! Ma poi anche gli altri hanno fatto lo stesso, alternandosi, soltanto uno era più timido e restìo. Siamo state lì più di un quarto d'ora, a fare le foto agli scoiattoli e a dar loro pezzi di biscotti e crackers. Io non sono riuscita a farmi salire addosso nessuno degli scoiattoli (evidentemente sui miei jeans si sentiva troppo l'odore del mio cane, oppure gli stavo antipatica...), ma sono appena riuscita a convincerne uno a prendere il pezzettone di biscotto dalla mia mano.
Salutati gli scoiattoli ci siamo imbattute, a nemmeno 50 metri di distanza, in un airone che sembrava essersi messo in posa accanto al vialetto. E pensare che ci trovavamo nel bel mezzo di una metropoli, ma questi animali sembravano del tutto a loro agio, pienamente a casa loro! La statua di Peter Pan era lì nei pressi, assediata da torme di giapponesi che la fotografavano a più non posso (e che non si schiodavano nemmeno dopo minuti e minuti di scatti, grrr...)
Abbiamo attraversato la Long Water e siamo passate dall'altra parte, condividendo il viale con gente che correva - in senso opposto al nostro - con dei numeri su dei pettorali (uno ce l'aveva addirittura scritto a mano su un foglio a quadretti, mentre un altro correva portando in braccio un grande coccodrillo peluche: di sicuro non era una gara professionale!). Da questo lato gli scoiattoli erano molto più numerosi, ma ormai non rappresentavano più una novità.
Abbiamo proseguito in direzione sud arrivando all'Albert Memorial e al quartiere dei musei di Kensington. La zona è ricchissima di istituzioni museali e accademiche: credo che per vedere con un minimo di decenza i musei di questa zona basterebbe a malapena una settimana, ma noi disponevamo al massimo di un'oretta o due, e io volevo assolutamente vedere il Natural History Museum. Essendo un sabato pomeriggio, il posto era pieno, oltre che di turisti, di famiglie con bambini. Per entrare dall'ingresso principale su Cromwell Road c'era una coda relativamente scorrevole, ma comunque lunga, che sicuramente avrebbe portato via mezzora (ad essere ottimisti). Meno male che esiste un ingresso laterale da Exhibition Road, dove siamo entrate senza la minima coda.
Da lì ci siamo attraversate l'intero museo (senza soffermarci su nulla, ahimé) per arrivare alla monumentale sala d'ingresso centrale, simile alla navata di una cattedrale, dove si staglia il grande scheletro del diplodoco (Dippy per gli amici). L'ambiente è spettacolare: il soffitto ha riproduzioni floreali, lungo le scalinate ci sono bassorilievi di animali e di piante tutti diversi, i costoni degli archi riportano statue di scimmie che si arrampicano. Sul pianerottolo centrale delle scale c'è una statua di Darwin, che pare guardare l'intero ambiente con occhi solenni. Già soltanto gli interni e gli esterni di questo edificio valgono di per sè la visita, ma anche le collezioni naturalistiche sono fra le più ricche e importanti del mondo. Se ne avrò la possibilità, in un prossimo viaggio a Londra mi piacerebbe dedicare a questo museo molto più tempo, perché lo merita davvero.
Uscite dal museo, abbiamo deciso di non farci fregare dall'orologio come la sera prima, e di mangiare cena a un orario molto più anticipato, proprio come la gente del posto...Peccato che non ci abbiamo granché azzeccato col posto: l'hamburger era abbastanza decente, ma le patatine sembravano passate nell'olio del meccanico talmente erano giallo-nere, però avevamo fame e quindi ce le siamo mangiate :-(
Sulla Brompton Road, abbiamo fatto una veloce tappa al Brompton Oratory, che è una delle chiese cattoliche principali di Londra: c'era in corso una funzione, e ci ha stupito vedere che nella navata, accanto a uno dei banchi in fondo c'era un labrador sdraiato ed accucciato, che aspettava pazientemente il padrone. In Italia non mi è mai capitato di assistere a una simile scena... è per tante piccole cose come questa che mi piacerebbe vivere in un paese anglosassone.
Al sabato Harrods chiude alle 8pm, quindi abbiamo avuto il tempo di fare un giro di almeno un'ora. Al pianterreno le Food Halls sono uno spettacolo per gli occhi e l'olfatto, circondato da Rooms of Luxury ed Egyptian Halls ricolme di pelletteria pregiata, profumi e cosmetici. Le sale dedicate al cibo emanano profumi e aromi che rappresentano una tentazione: mi sono studiata tutto il bancone dei salumi e dei formaggi per scoprire che c'erano moltissimi prodotti francesi e italiani "veri" (ovviamente a prezzi cari!). La sala della frutta e della verdura è coloratissima, e ha un assortimento vastissimo; la sala della macelleria e della pescheria è riccamente decorata con scene e statue che hanno a che fare con questi due temi; e poi c'è la sala dove si vendono cioccolato, praline e tè: lascio immaginare il profumo di quest'ultima...
Pur in possesso del libriccino con la Store Guide non è stato facile orientarsi nei piani superiori di questo grande magazzino, confesso che è stata più facile la metropolitana :-) Abbiamo girato un po' a casaccio. Al quarto piano c'è il Pet Kingdom con la Pet Spa, e se state pensando di non aver capito bene vi sbagliate: c'è davvero un centro di bellezza e toelettatura per cani (di lusso, aggiungerei), in mezzo a un reparto fantasmagorico dove si trova davvero tutto per gli amici a quattro zampe: trasportini, guinzagli, abbigliamento, cibo, giochi, spazzole e prodotti vari - già solo l'ampiezza e l'assortimento di questo reparto da soli farebbero un supermercato, di quelli grandi. Son davvero rimasta ammirata - e se non avessi un cane che distrugge tutto magari potevo anche comprargli qualcosa (e soprattutto se anche non fosse costato tutto così caro). Mentre uscivamo da Harrods abbiamo notato in mezzo alle scale mobili una statua un pochino kitsch di Dodi e Diana con un uccello che spicca il volo (e mi dicono che al piano inferiore ci fosse anche un vero e proprio memoriale, ma quello non l'abbiamo visto).
Dopo aver fatto tappa da Starbucks lì vicino (a Londra dove ti giri ce n'è uno! Ho perso il conto di quanti ne abbiamo visti...) abbiamo preso la linea Piccadilly e poi la Jubilee per arrivare sino a Westminster, per una visione "by night" del Big Ben e della ruota panoramica sul Tamigi. In effetti sino a questo momento non avevamo ancora usato i mezzi pubblici durante tutto il giorno, né metro né bus - avevamo soltanto scarpinato tantissimo durante tutto il giorno, quindi dovevamo sfruttare la London Travelcard.
Abbiamo cazzeggiato un po' su un muretto della Parliament Square, mangiandoci un tramezzino (fare cena alle sei vuol dire che poi ti viene ancora fame prima di andare a dormire, per forza!), anche perché la zona con le panchine era già presidiata dai Bobbies, dopo di che per tornare all'albergo ci siamo ripresi un bus rosso.
Capire il funzionamento delle fermate dei bus londinesi è stato un po' problematico, all'inizio, ma una volta chiarito l'arcano ci siamo affidate spesso a questi mezzi. In corrispondenza della pensilina con la fermata, ci sono due mappe delle linee che transitano di lì (una diurna e una notturna), con le indicazioni dei numeri dei bus. Una volta capito qual è la linea che ti serve, devi cercare sull'elenco riportato sotto la mappa qual è la lettera dell'alfabeto per cercare la collocazione della fermata sulla mappa. Questo poiché una palina non serve per tutte le linee che passano in un punto, ma in genere ci sono paline distanziate anche di diverse decine di metri (per non parlare degli incroci e delle piazze). La lettera dell'alfabeto è essenziale, e inoltre bisogna fare attenzione a non confondersi col senso di marcia (visto che la circolazione tiene la sinistra).
La nostra prima tappa di sabato mattina è stata Portobello Road. Il tempo sembrava abbastanza decente: appena uscite dall'albergo era un po' nuvoloso, ma nella tarda mattinata sarebbe uscito un bel sole che ci avrebbe regalato bellissime visioni di un cielo londinese completamente azzurro, con qualche rada nuvoletta bianca - cosa volere di più? Trovandoci nelle vicinanze di Paddington, non ci è sembrato così conveniente prendere la metro per una sola fermata, ma ci siamo dirette verso Portobello/Notting Hill a piedi, attraversando Bayswater e costeggiando il bordo nord dei Kensington Gardens. Lungo il tragitto siamo passate in Craven Road, e al numero 7 la mia amica si è fatta la fotografia davanti al portone - per chi non lo sapesse, questo numero civico è l'indirizzo londinese di Dylan Dog; ma invece della casa dell'indagatore dell'incubo dei fumetti, nella realtà c'è un anonimo hotel. Evidentemente in Inghilterra Dylan Dog dev'essere pressapoco sconosciuto, perché altrimenti un albergatore che fosse un minimo smaliziato potrebbe tranquillamente chiamarlo "Dylan Dog Hotel", aggiungere qualche elemento in tema tipo campanello urlante, statue di mostri nella hall, stanze con nomi dei personaggi etc, pubblicizzarlo un po' (soprattutto fra la clientela italiana, che a Londra non manca mai) e potrebbe anche permettersi di chiedere prezzi più alti - secondo me avrebbe un successone :-)
Imboccando Pembridge Road ci siamo inserite anche noi nella fiumana di persone che si dirigevano verso Portobello Road: al sabato mattina c'è davvero un carnaio. La via è costeggiata da vetrine di negozietti e dopo aver passato Westbourne cominciano le bancarelle di bric à brac lungo la strada, oltre alle botteghe: vecchie bambole e peluches (Paddington Bear fa la parte del leone), chincaglierie, piatti, argenterie, teiere, stampe e poster, vecchie macchine fotografiche, attrezzi per il giardinaggio, gioielli, abiti, cappelli, borse etc... C'era veramente moltissima gente, troppa per i miei gusti, e dopo pochi isolati abbiamo deviato verso Notting Hill, facendoci una tranquilla passeggiata. Ci siamo fermate in una caffetteria, e mentre ci trovavamo là dentro il cielo si è definitivamente rasserenato: così siamo poi ritornate su Bayswater e siamo entrate nei Kensington Gardens.
Nell'angolo nord ovest si trova il Princess Diana Memorial Children's Playground, un bel parco giochi dedicato alla memoria della principessa, recintato da una bassa palizzata in legno. Al suo interno c'è addirittura un mini galeone dentro cui i bambini possono giocare ai pirati (e non solo). L'accesso al playground è consentito soltanto ai bambini, ciascuno dei quali può essere accompagnato da un adulto. Gli adulti senza bambini che vogliano visitare il posto lo possono fare soltanto dalle 9 alle 10 di mattina.
Sono rimasta piacevolmente colpita dalle prospettive e dall'ampiezza del parco. Anche a Torino abbiamo dei parchi, ma i Kensington Gardens (con Hyde Park) mi sono sembrati molto più inseriti nella quotidianità dei londinesi, più vissuti, più rispettati, più sicuri e più curati. C'erano tantissimi cani - piccoli e grandi - che scorrazzavano felici e senza guinzaglio, e che giocavano con i propri simili e con i loro padroni; intorno al Round Pond le persone davano da mangiare alle oche, ai cigni e ai piccioni, mentre alcuni bambini facevano navigare le loro barchette; un gruppo di baldi ragazzoni stava allenandosi a rugby; molte persone erano in perfetta tenuta da jogging. A un certo punto siamo arrivate nei pressi di una zona con un po' di boscaglia, e lì insieme ai piccioni c'era un gruppo di cinque scoiattoli grigi! Una mia amica aveva in mano un sacchetto con dei biscotti, e una delle bestiole non ha perso tempo ad arrampicarsi su per la sua gamba, per farsene dare uno... coraggioso ed intraprendente! Ma poi anche gli altri hanno fatto lo stesso, alternandosi, soltanto uno era più timido e restìo. Siamo state lì più di un quarto d'ora, a fare le foto agli scoiattoli e a dar loro pezzi di biscotti e crackers. Io non sono riuscita a farmi salire addosso nessuno degli scoiattoli (evidentemente sui miei jeans si sentiva troppo l'odore del mio cane, oppure gli stavo antipatica...), ma sono appena riuscita a convincerne uno a prendere il pezzettone di biscotto dalla mia mano.
Salutati gli scoiattoli ci siamo imbattute, a nemmeno 50 metri di distanza, in un airone che sembrava essersi messo in posa accanto al vialetto. E pensare che ci trovavamo nel bel mezzo di una metropoli, ma questi animali sembravano del tutto a loro agio, pienamente a casa loro! La statua di Peter Pan era lì nei pressi, assediata da torme di giapponesi che la fotografavano a più non posso (e che non si schiodavano nemmeno dopo minuti e minuti di scatti, grrr...)Abbiamo attraversato la Long Water e siamo passate dall'altra parte, condividendo il viale con gente che correva - in senso opposto al nostro - con dei numeri su dei pettorali (uno ce l'aveva addirittura scritto a mano su un foglio a quadretti, mentre un altro correva portando in braccio un grande coccodrillo peluche: di sicuro non era una gara professionale!). Da questo lato gli scoiattoli erano molto più numerosi, ma ormai non rappresentavano più una novità.
Abbiamo proseguito in direzione sud arrivando all'Albert Memorial e al quartiere dei musei di Kensington. La zona è ricchissima di istituzioni museali e accademiche: credo che per vedere con un minimo di decenza i musei di questa zona basterebbe a malapena una settimana, ma noi disponevamo al massimo di un'oretta o due, e io volevo assolutamente vedere il Natural History Museum. Essendo un sabato pomeriggio, il posto era pieno, oltre che di turisti, di famiglie con bambini. Per entrare dall'ingresso principale su Cromwell Road c'era una coda relativamente scorrevole, ma comunque lunga, che sicuramente avrebbe portato via mezzora (ad essere ottimisti). Meno male che esiste un ingresso laterale da Exhibition Road, dove siamo entrate senza la minima coda.
Da lì ci siamo attraversate l'intero museo (senza soffermarci su nulla, ahimé) per arrivare alla monumentale sala d'ingresso centrale, simile alla navata di una cattedrale, dove si staglia il grande scheletro del diplodoco (Dippy per gli amici). L'ambiente è spettacolare: il soffitto ha riproduzioni floreali, lungo le scalinate ci sono bassorilievi di animali e di piante tutti diversi, i costoni degli archi riportano statue di scimmie che si arrampicano. Sul pianerottolo centrale delle scale c'è una statua di Darwin, che pare guardare l'intero ambiente con occhi solenni. Già soltanto gli interni e gli esterni di questo edificio valgono di per sè la visita, ma anche le collezioni naturalistiche sono fra le più ricche e importanti del mondo. Se ne avrò la possibilità, in un prossimo viaggio a Londra mi piacerebbe dedicare a questo museo molto più tempo, perché lo merita davvero.Uscite dal museo, abbiamo deciso di non farci fregare dall'orologio come la sera prima, e di mangiare cena a un orario molto più anticipato, proprio come la gente del posto...Peccato che non ci abbiamo granché azzeccato col posto: l'hamburger era abbastanza decente, ma le patatine sembravano passate nell'olio del meccanico talmente erano giallo-nere, però avevamo fame e quindi ce le siamo mangiate :-(
Sulla Brompton Road, abbiamo fatto una veloce tappa al Brompton Oratory, che è una delle chiese cattoliche principali di Londra: c'era in corso una funzione, e ci ha stupito vedere che nella navata, accanto a uno dei banchi in fondo c'era un labrador sdraiato ed accucciato, che aspettava pazientemente il padrone. In Italia non mi è mai capitato di assistere a una simile scena... è per tante piccole cose come questa che mi piacerebbe vivere in un paese anglosassone.
Al sabato Harrods chiude alle 8pm, quindi abbiamo avuto il tempo di fare un giro di almeno un'ora. Al pianterreno le Food Halls sono uno spettacolo per gli occhi e l'olfatto, circondato da Rooms of Luxury ed Egyptian Halls ricolme di pelletteria pregiata, profumi e cosmetici. Le sale dedicate al cibo emanano profumi e aromi che rappresentano una tentazione: mi sono studiata tutto il bancone dei salumi e dei formaggi per scoprire che c'erano moltissimi prodotti francesi e italiani "veri" (ovviamente a prezzi cari!). La sala della frutta e della verdura è coloratissima, e ha un assortimento vastissimo; la sala della macelleria e della pescheria è riccamente decorata con scene e statue che hanno a che fare con questi due temi; e poi c'è la sala dove si vendono cioccolato, praline e tè: lascio immaginare il profumo di quest'ultima...
Pur in possesso del libriccino con la Store Guide non è stato facile orientarsi nei piani superiori di questo grande magazzino, confesso che è stata più facile la metropolitana :-) Abbiamo girato un po' a casaccio. Al quarto piano c'è il Pet Kingdom con la Pet Spa, e se state pensando di non aver capito bene vi sbagliate: c'è davvero un centro di bellezza e toelettatura per cani (di lusso, aggiungerei), in mezzo a un reparto fantasmagorico dove si trova davvero tutto per gli amici a quattro zampe: trasportini, guinzagli, abbigliamento, cibo, giochi, spazzole e prodotti vari - già solo l'ampiezza e l'assortimento di questo reparto da soli farebbero un supermercato, di quelli grandi. Son davvero rimasta ammirata - e se non avessi un cane che distrugge tutto magari potevo anche comprargli qualcosa (e soprattutto se anche non fosse costato tutto così caro). Mentre uscivamo da Harrods abbiamo notato in mezzo alle scale mobili una statua un pochino kitsch di Dodi e Diana con un uccello che spicca il volo (e mi dicono che al piano inferiore ci fosse anche un vero e proprio memoriale, ma quello non l'abbiamo visto).Dopo aver fatto tappa da Starbucks lì vicino (a Londra dove ti giri ce n'è uno! Ho perso il conto di quanti ne abbiamo visti...) abbiamo preso la linea Piccadilly e poi la Jubilee per arrivare sino a Westminster, per una visione "by night" del Big Ben e della ruota panoramica sul Tamigi. In effetti sino a questo momento non avevamo ancora usato i mezzi pubblici durante tutto il giorno, né metro né bus - avevamo soltanto scarpinato tantissimo durante tutto il giorno, quindi dovevamo sfruttare la London Travelcard.
Abbiamo cazzeggiato un po' su un muretto della Parliament Square, mangiandoci un tramezzino (fare cena alle sei vuol dire che poi ti viene ancora fame prima di andare a dormire, per forza!), anche perché la zona con le panchine era già presidiata dai Bobbies, dopo di che per tornare all'albergo ci siamo ripresi un bus rosso.
Capire il funzionamento delle fermate dei bus londinesi è stato un po' problematico, all'inizio, ma una volta chiarito l'arcano ci siamo affidate spesso a questi mezzi. In corrispondenza della pensilina con la fermata, ci sono due mappe delle linee che transitano di lì (una diurna e una notturna), con le indicazioni dei numeri dei bus. Una volta capito qual è la linea che ti serve, devi cercare sull'elenco riportato sotto la mappa qual è la lettera dell'alfabeto per cercare la collocazione della fermata sulla mappa. Questo poiché una palina non serve per tutte le linee che passano in un punto, ma in genere ci sono paline distanziate anche di diverse decine di metri (per non parlare degli incroci e delle piazze). La lettera dell'alfabeto è essenziale, e inoltre bisogna fare attenzione a non confondersi col senso di marcia (visto che la circolazione tiene la sinistra). | << 1° giorno | continua...>> |
giovedì 22 marzo 2012
david gandy for battersea dogs & cats
Un testimonial d'eccezione per il conosciuto canile londinese di Battersea:

(link al video su YouTube - tolto embed per evitare rogne con la Cookie Law)

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si chiude bottega
Negli ultimi mesi è diventato normale vedere che molti negozi, anche qui nel centro di Torino, hanno chiuso. Alcuni hanno resistito per il periodo dei saldi, e hanno chiuso le serrande ad inizio marzo. Soprattutto tanti piccoli negozi. Triste, ma ormai consueto spettacolo.Sono però rimasta shockata ieri, quando ho scoperto che hanno chiuso anche i negozi di Mango e di Zara in via Roma, la via centrale della città, dove ci sono i negozi di lusso e tante di queste catene monomarca.
Passi per Zara, dove comunque non andavo mai, e di cui restano comunque altri due punti vendita nei centri commerciali della prima cintura...
Mi spiace invece moltissimo per Mango, che era l'unico punto vendita in città (da una rapida ricerca sul loro sito, vedo che adesso il negozio più vicino è a Novara!), e nel quale ho acquistato diverse cosine. Sempre sul loro sito vedo che ci sono un sacco di negozi in Italia, e non capisco perché abbiano dovuto chiudere l'unico che avevamo qua: ogni volta che ci passavo, c'era sempre gente che acquistava, non credo che fosse in perdita. E lo stesso discorso vale ancora di più per Zara - a me la loro roba non piace, ma le poche volte che ci entravo per ficcanasare c'erano sempre file di gente in coda alle casse per pagare.
Può darsi che gli affitti di Via Roma siano decisamente troppo cari, anche per queste catene (da qui un anno fa è andato via addirittura Cartier!), ma in questo caso avrei capito se avessero spostato la location in un'altra zona della città, senza chiudere del tutto.
In questo momento sono orfana di Mango :-(
26/03/2012 Rettifica - Zara aveva soltanto chiuso per lavori di restyling, ma domani riapre il punto vendita con sfarzo e cotillon. (Eppure sul sito ufficiale lo store di Torino non compariva più in elenco, mah...) Invece Mango è proprio andato, mannaggia!
3/10/2012 - Con mia somma felicità ho appena scoperto che Mango ha riaperto un altro punto vendita, a Porta Nuova! Si trova verso il lato di via Nizza, fra la Feltrinelli e l'atrio dei binari. Purtroppo è grande a malapena la metà del negozio che c'era in via Roma, e ovviamente ci sono molte meno cose...
Primavera 2015 - Mango ha di nuovo riaperto un punto vendita degno di questo nome nella centrale Via Roma, in una location differente rispetto a prima, andando ad occupare metà degli spazi precedentemente occupati dalla defunta Fnac (e prima ancora dalla mitica Standa). Il negozio è piuttosto ampio: si sviluppa su un piano terreno e su un interrato, e c'è un buonissimo assortimento. Sono contenta!
Inoltre durante l'anno scorso aveva aperto un corner monomarca all'interno della Coin di via Lagrange.
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