martedì 22 gennaio 2013

polemiche sulle mummie

A Torino abbiamo un museo importantissimo a livello mondiale, e precisamente il Museo Egizio. Si tratta del secondo museo al mondo (dopo quello del Cairo) per il valore e per l'importanza delle sue collezioni, circa 30mila pezzi che vanno dal Paleolitico all'epoca copta: è un museo dedicato esclusivamente all'arte e alla civiltà egizia in tutte le sue manifestazioni.
Nell'ultimo periodo, in città stanno tenendo banco una serie di polemiche innescate dalla proposta della direttrice dell'Egizio di rimuovere le mummie dal percorso espositivo. In pratica, sostiene lei, le mummie, in quanto cadaveri di persone, andrebbero ricollocate nei loro sarcofaghi, magari rimesse nei depositi, ma comunque celate alla vista dei visitatori. Francamente non si è capito bene se questa proposta nasca da una forma di umana pietas o se ci siano dietro oggettive ragioni di conservazione e salvaguardia dei corpi, ma ovviamente sono subito nate infinite polemiche.
Ne hanno discusso anche in consiglio comunale, invece di occuparsi di problemi ben più pressanti per la città (tipo l'inquinamento da smog, i trasporti pubblici sempre più alla frutta e con scioperi ogni quindici giorni, le numerose aziende che chiudono ogni giorno e i pagamenti ai fornitori della PA che non vengono effettuati...) Queste cose vengono lasciate al loro destino, mentre sulle mummie tutti hanno voluto dire la loro, compreso il ministro della Cultura Ornaghi che l'altra settimana era qui in città. Secondo il ministro le mummie dovrebbero rimanere esposte così come sono adesso, e secondo il consiglio comunale anche.

In effetti, su questa posizione sono d'accordo pure io. Visto che ne hanno parlato tutti, ci spendo due righe anch'io. Tutti i visitatori del Museo Egizio (bambini e scolaresche in primis) si aspettano di vedere le mummie, e credo che buona parte del potere di attrazione di questo museo nasca proprio da loro. Se le mummie non fossero esposte credo proprio che le visite al museo, invece di aumentare (come stanno facendo negli ultimi anni), finirebbero per diminuire. Visto il momento di crisi non credo che ci si debba dare la zappa sui piedi facilitando questa deriva. Per un'istituzione famosa e rinomata a livello mondiale che abbiamo in città, ecco che le velleità della direttrice la manderebbero a ramengo!
Senza contare che le pratiche funebri costituiscono un aspetto fondamentale e di non poco conto della civiltà egizia, che va sicuramente documentato e rappresentato in un museo dedicato proprio a tale civiltà. La direttrice sostiene il suo è un museo di arte egizia, e non di antropologia/etnologia, ma io non condivido questa impostazione. Anche il culto dei morti fa parte delle espressioni culturali di una civiltà, di un popolo, e non ci vedo nulla di male se nel Museo Egizio sono esposte delle mummie, e se queste sono visibili al pubblico.

Ogni volta che ho visitato l'Egizio, io mi sono trovata di fronte alle teche dove sono presentate le mummie sempre con un senso di riverenza, non le ho mai considerate come degli oggetti, ma ho sempre pensato che si trattava di persone che erano vissute tre-quattro mila anni fa, meravigliandomi di come fosse possibile vedere ancora le loro fattezze, i loro vestiti, talvolta i loro capelli e i loro lineamenti. Mi hanno sempre generato un grande senso di rispetto e di ammirazione.

giovedì 17 gennaio 2013

ti prego lasciati odiare

Nel bailamme degli innumerevoli libri a nove euro e novanta, insulsi e tutti fatti con lo stampino, qualche volta si distingue qualche titolo carino e meritevole. Ad esempio, nel weekend ho letto questo libercolo, e l'ho trovato piuttosto carino. Intendiamoci: non è niente di esagerato, né di particolarmente originale, ma mi è parso davvero piacevole, scorrevole e fresco.

Jennifer e Ian si conoscono da sette anni e gli ultimi cinque li hanno passati a farsi la guerra. A capo di due team nella stessa banca d’affari londinese, tra di loro è da sempre scontro aperto e dichiarato. Si detestano, non si sopportano, e non fanno altro che mettersi i bastoni fra le ruote. Finché un giorno, per caso, sono costretti a lavorare a uno stesso progetto: gestire i capitali di un nobile e facoltoso cliente. E così si ritrovano a dover passare molto del loro tempo insieme, anche oltre l’orario d’ufficio. Ma Ian è lo scapolo più affascinante, ricco e ambito di Londra e le sue “frequentazioni” non passano mai inosservate: basta un’innocente serata trascorsa in un ristorante, per farli finire sulla pagina gossip di un noto quotidiano inglese. Lei è furiosa: come possono averla associata a un borioso, classista e pallone gonfiato come Ian? Lui è divertito, ma soprattutto sorpreso: le foto con la collega hanno scoraggiato tutte le sue assillanti corteggiatrici. E allora si lancia in una proposta indecente: le darà carta bianca con il facoltoso cliente se lei accetterà di fingersi la sua fidanzata. Sfida accettata e inizio del gioco! Ben presto però, quello che per Jennifer sembrava uno scherzo, si rivela più complicato del previsto e un bacio, che dovrebbe far parte della messa in scena, scatena brividi e reazioni del tutto inattesi…

I due protagonisti non fanno altro che litigare e scontrarsi, creando tra loro non soltanto un muro di ostilità ma anche scintille, più o meno sopite. I battibecchi tra i due non saranno da meno nemmeno quando si renderanno conto che avevano costruito le reciproche immagini su basi sbagliate. Ian si rivelerà un rivale perfetto per una ragazza decisa e testarda come Jenny, mentre lei,con la sua schiettezza e i suoi modi di fare, si dimostrerà un baluardo contro gli attacchi della famiglia di Ian, orgogliosa e ligia alle tradizioni.

Ad essere sinceri, avrei preferito leggere qualche pensiero/idea anche dal punto di vista maschile, del protagonista, ma ad ogni modo è stata una lettura simpatica, poco impegnativa ma divertente.
L'autrice è italiana, e avrei qualche appunto da farle su un paio di cose. Ad esempio: non so quanto sia probabile che in un locale londinese (seppur una pizzeria) si trovino dei grissini; inoltre penso che "vostra grazia" sarebbe un modo migliore di rivolgersi a un duca rispetto a "signor duca" (e basta un corredo minimo di letture di romanzi storici per saperlo). E poi - ultima cosa - non mi quadrano le direzioni Piccadilly / Trafalgar / Hyde Park indicate in una frase, ma questi sono dettagli... il libro lo consiglio ugualmente :-)

domenica 6 gennaio 2013

firefly


Fantascienza, western, atmosfere esotiche dell'estremo oriente: in apparenza sono ambientazioni difficilmente conciliabili fra loro, invece "Firefly" è tutto questo, e la fusione risulta più armonica e plausibile di quanto uno potrebbe pensare. Mandrie di bestiame in un'astronave spaziale non rappresentano una stranezza.
"Firefly" è un bel telefilm ideato da Joss Whedon (l'autore di Buffy) nel 2002-2003, di cui è stata realizzata una sola stagione di 15 puntate. La decisione di cancellare lo show venne presa ancor prima di terminarne la trasmissione, a causa di ascolti bassi - forse anche perché il canale Fox stava trasmettendo gli episodi in un ordine diverso da quello progettato da Whedon.

Nonostante la breve durata, il telefilm ebbe molto successo quando uscì in DVD, e ottenne molto affetto da parte dei fan, vincendo anche un Emmy nel 2003. Fu probabilmente a causa di questo successo "postumo" che Whedon e la Universal Pictures nel 2005 decisero di realizzare anche un film (intitolato "Serenity") con lo stesso cast, e che riprende idealmente dalla fine del telefilm (anche se, secondo me, il ritmo del film è più cupo e drammatico rispetto ai toni degli episodi del telefilm). Sono anche usciti dei fumetti con storie inedite. In Italia "Firefly" è stato trasmesso dal canale satellitare Jimmy.
Per quanto mi riguarda, il telefilm mi è piaciuto moltissimo. Non sono una grande appassionata di fantascienza, ma questa serie è piuttosto atipica, non è fantascienza "pura", non ci sono alieni ed extraterrestri ma anzi, è molto "umana" :-)

Anno 2517 d.C. Distrutta la Terra, si trovò un nuovo sistema solare e nuovi pianeti vennero colonizzati, con un sistema di "terrificazione" per renderne abitabile l'atmosfera. Alcuni diventarono ricchi e pieni di tecnologia, altri molto meno. Le uniche due superpotenze sopravvissute furono gli Stati Uniti e la Cina, fusi a formare un governo federale centrale, chiamato l'Alleanza, portatore al tempo stesso delle due culture, occidentale e orientale. I pianeti centrali dell'Alleanza cercarono di imporre le loro regole agli altri. Sorsero aspre discordie e alcuni li combatterono. Dopo la guerra gli indipendentisti, che avevano combattuto e perso, raggiunsero i confini del nuovo sistema, lontano dai controlli dell'Alleanza. Qui la gente sopravviveva con tecnologie elementari, proprio come in una specie di nuovo far west.
In questo contesto un'astronave dà lavoro, e avere una pistola aiuta a mantenerlo. L'obiettivo di un capitano è avere un equipaggio, trovare un lavoro, continuare a volare.

Malcolm Reynolds (Nathan Fillion) è un ex combattente degli indipendentisti; al termine della guerra, ha acquistato un'astronave da trasporto classe Firefly, l'ha ribattezzata Serenity (come una delle battaglie in cui è stato decorato), e ha cominciato l'attività di libero trasporto (leggasi: contrabbando). Fanno parte dell'equipaggio Zoe (Gina Torres), sua vecchia compagna d'armi; Wash (Alan Tudyk), pilota e marito di Zoe; Jayne (Adam Baldwin), una sorta di mercenario; Kayle (Jewel Staite), ragazza meccanico dell'astronave, e Inara (Morena Baccarin), un'accompagnatrice (una specie di cortigiana-geisha) che viaggia insieme a loro.
Nella prima puntata la Serenity prende a bordo altri tre ospiti: il pastore Book (Ron Williams), e Simon (Sean Maher) e River (Summer Glau), fratello e sorella fuggitivi, lui medico, che ha aiutato lei a evadere da un laboratorio dell'Alleanza dove hanno svolto dei non meglio identificati esperimenti sulla sua mente, lasciandola disturbata.


I 15 episodi del telefilm sono in parte autoconclusivi, ma vanno comunque visti in ordine perché contengono fili narrativi che si sviluppano, e anche alcuni personaggi che ritornano in puntate successive.

Con mio sommo disappunto, il film lascia invece irrisolti alcuni rapporti evidenziati nel telefilm (mi riferisco soprattutto ai sentimenti inespressi di Mal e di Inara), accenna all'evoluzione positiva di altri (Kayle e Simon), ci fa assistere alla morte di due membri dell'equipaggio (il pastore e Wash), e sblocca finalmente l'impasse di River.


sabato 29 dicembre 2012

i segreti d'italia

Leopardi l’ha percorsa a disagio, sballottato in una carrozza, Shelley ci ha lasciato la vita, Garibaldi la salute: è l’Italia, da tempo immemorabile vituperata e ammirata, un Paese che pensiamo di conoscere ma che nasconde in ogni città, in ogni suo angolo un segreto. Compreso il più sconcertante: come mai le cose sono andate come sono andate? Come ha potuto diventare, questa penisola allungata di sbieco nel Mediterraneo tra mondi diversi, allo stesso tempo la patria dei geni e dei lazzaroni, la culla della bellezza e il pozzo del degrado?
Questo libro tenta una spiegazione in forma di racconto, accompagnandoci dalle cupe atmosfere della Palermo di Cagliostro all’elegante corte di Maria Luigia a Parma, dalla nascita del ghetto di Venezia alla eroica fiammata dell’insurrezione napoletana contro i nazisti.
Nel suo racconto dell’antropologia italiana, Augias mette a confronto due libri antitetici come Cuore di De Amicis e Il piacere di D’Annunzio, ricorda le truci storie di briganti che affascinarono Stendhal, celebra la resurrezione postbellica di Milano attraverso le glorie della Scala e del Piccolo Teatro, ma constata anche la decadenza di una classe dirigente...
Il risultato è il romanzo di una nazione, i cui protagonisti sono i luoghi, le opere, i monumenti, gli angoli oscuri del nostro Paese, le pagine della sua letteratura ma anche le storie esemplari o terribili nascoste nelle pieghe della cronaca. Perché è la memoria – della storia, dell’arte e del sangue – che fa degli italiani quello che sono, il solo strumento per illuminare i segreti coperti o dimenticati che riaffiorano puntuali a scandire il loro presente. Nel condurci in questa scoperta, Augias mescola vicende realmente accadute, ricordi personali, incontri intellettuali, suggestioni letterarie e opere d’arte di un’Italia ideale e paradossalmente più vera, perché “non basta guardarla com’è oggi l’Italia; per cercare di capire bisogna ricordare anche le molte vicende del suo passato, la dimensione immaginaria degli eventi, le sue ‘chimere’.”

Ho sempre trovato molto godibili ed interessanti i vari segreti di Parigi, Londra, New York, Roma e del Vaticano: libri pieni di storie, più o meno note, curiosità toponomastiche e dei luoghi, profili di personaggi o di momenti storici specifici. Una miniera di storie, che delineano l'atmosfera di una città.
 Pensavo che anche I segreti d'Italia si muovesse su questi binari, invece l'ho trovato un libro più "pesante". Qui ciò che resta a fine lettura, più che un arricchimento culturale, è una forte sensazione di sconforto - anche un po' di vergogna - e il dubbio se ci sia la possibilità di diventare in futuro una nazione normale, una comunità, dove il senso civico sia patrimonio di ogni cittadino, da nord a sud, e non soltanto di una parte della popolazione.

E poi mi chiedo quali saranno i "motivi personali ed editoriali" che hanno portato Augias, con suo grande rammarico (sue testuali parole), a tralasciare Torino, che viene citata soltanto en passant a proposito del libro Cuore?

giovedì 27 dicembre 2012

lady almina


Accenni e curiosità sulla vita di Almina Wombell, figlia illegittima del banchiere Alfred de Rotschild, la quale, appena diciannovenne, sposò nel 1895 a Westminster lo spiantato e indebitato conte di Carnarvon, salvando dalla rovina la sua tenuta e il bel castello di Highclere. Negli ultimi anni Highclere sta conoscendo una nuova fama in quanto location dello sceneggiato inglese "Downton Abbey". Il personaggio di Lady Cora è in parte ispirato proprio alla figura di Almina.

Dotata di grande fascino personale e di coraggio, durante la I guerra mondiale Lady Almina trasformò generosamente Highclere Castle in ospedale per i feriti. Finanziò generosamente le spedizioni in Egitto del marito e del suo socio Howard Carter, nell'ultima delle quali si scoprì la tomba di Tutankamon. Rimasta vedova, sposò quasi subito un colonnello suo amico, e morì a 93 anni, in una modesta casetta di Bristol.

Il libro non è tanto una biografia della quinta contessa di Carnavon, quanto piuttosto una rievocazione del primo ventennio del Novecento ad Highclere e in Inghilterra, con l'accento posto in particolare su alcuni personaggi e, necessariamente, sulla Grande Guerra. Non aspettatevi approfondimenti o curiosità personali, ma piuttosto una fotografia d'insieme di un'epoca.

sabato 15 dicembre 2012

alegrìa

Ieri sera sono andata a vedere "Alegrìa", il colorato e bellissimo spettacolo del Cirque du Soleil, insieme a due mie care amiche, che devo immensamente ringraziare per avermi regalato il biglietto per il mio compleanno. La compagnia del Cirque du Soleil è attiva da quasi trent'anni ed è famosissima in tutto il mondo, ma nonostante conoscessi a grandi linee le caratteristiche dei loro show (non uso di animali, teatralità e grandi abilità atletiche degli artisti), non avevo mai assistito dal vivo a uno spettacolo così bello e coinvolgente: mi è davvero piaciuto tanto. Le musiche e le canzoni sono parti integranti dello spettacolo e vengono eseguite dal vivo; i costumi sono colorati e baroccheggianti, e realizzati artigianalmente.

Lo spettacolo Alegria  ha debuttato in Canada nel 1994 e fino ad oggi è stato rappresentato nelle varie parti del mondo, prima nella versione sotto il tendone del circo, e negli ultimi anni è stato adattato per lo svolgimento nelle arene.
"Alegría è uno stato d'animo. I temi dello show, il cui nome significa 'gioia, giubilo' in spagnolo, sono molti. Il potere e la trasmissione della potenza nel tempo, l'evoluzione dalle monarchie antiche alle democrazie moderne, la vecchiaia, la giovinezza: è in questo contesto che i personaggi di Alegría giocano con la loro vita. Re, mendicanti, nobili, vecchi e bambini costituiscono il suo universo, insieme con i clown, che da soli sono in grado di resistere al passare del tempo e alle trasformazioni sociali che l'accompagnano."
Alegrìa è un'ode barocca all'energia, alla grazia e al potere della giovinezza.



I numeri acrobatici sono intervallati dalle esibizioni dei clown, fra cui ho trovato divertentissimo l'omino a cavallo che vuole saltare l'ostacolo, e poi i due personaggi che coinvolgono una persona fra le prime file del pubblico e lo fanno salire sul palco, facendolo partecipare ma al contempo sbeffeggiandolo.

Le performance circensi/atletiche sono diverse: il trapezio sincronizzato di due giovani su due altalene, il power track (un gruppo di acrobati si esibiscono in piroette e salti mortali su un tappeto ad X che sbuca dal palcoscenico), l'uomo equilibrista con le braccia, la danza del fuoco (di stile tribale), la ginnasta che si esibisce con nastro e numerosi hula-hoop, l'uomo volante (che si esibisce con un cavo elastico - forse il numero che mi ha emozionata di più: sembrava davvero volare intorno alla sua fune...), le barre russe (una sorta di travi elastiche, tenute ai lati da due uomini mentre un terzo vi volteggiava), un acrobata che si fa girare dentro un cerchio, due ragazzine contorsioniste (altro che Barbie... queste due mi facevano davvero impressione talmente riuscivano a piegare la schiena nel senso opposto a quello che usiamo tutti), e infine il numero finale degli acrobati trapezisti, sette ragazzi che dopo la loro esibizione si lasciano cadere uno dopo l'altro giù sulla rete di protezione.

giovedì 13 dicembre 2012

ci abbiamo provato

Nelle scorse settimane ho provato a partecipare a un concorso per una posizione di tipo tecnico-amministrativo all'Università. Cavoli, un lavoro molto interessante in un posto dove non facevano un concorso da ben quattro anni! Poteva essere una bella occasione.
Non sono più abituata allo studio e agli esami da un bel po' di anni (quando uno comincia a lavorare acquisisce una routine diversa rispetto agli anni universitari), e avevo poco tempo per prepararmi, almeno un minimo, comunque ho voluto provarci, anche visti i chiari di luna che passano: il mio lavoro è sempre appeso a un filo, e ogni mese ci chiediamo sempre se lo stipendio arriverà o no.

Passata una pre-selezione piena di domande di logica, di matematica e di alcune nozioni relative al programma di esame, ho svolto le due prove scritte: la prima con domande a risposta sintetica, e la seconda un elaborato teorico-progettuale (praticamente una domanda con svolgimento molto più ampio di quelle del giorno prima). A proposito della prima ero sicura di aver fatto diversi errori (ahimé), ma per la seconda ero convinta di aver svolto un compito più che dignitoso. Dato che l'accesso agli orali era consentito soltanto in caso si fosse ottenuto almeno 21/30 in entrambe le prove, avevo molti dubbi sul fatto di potercela fare, soprattutto ricordandomi degli strafalcioni scritti nel primo compito :-) comunque la speranza è sempre l'ultima a morire.
Ad ogni modo, se per caso avessi avuto qualche ottimistica speranza di una selezione "onesta" e non pilotata, ebbene è andata a farsi benedire quando ho visto l'elenco degli ammessi all'orale. Sono passate soltanto 11 persone su circa 250, con votazioni intorno al 21 e al 23! (e di queste 11 persone ben 8 erano "interne", e non avevano dunque affrontato la preselezione).
Per quanto mi riguarda pazienza... come già detto ero consapevole di non aver fatto una buona prima prova, ma è mai possibile che quasi TUTTI abbiamo fatto un compito così schifoso? O piuttosto la commissione è stata severissima e molto stretta coi voti?
Ho chiesto (e ottenuto) di sapere il mio voto nelle prove (perché sono stati affissi pubblicamente soltanto i voti di chi è passato, tutti gli altri no), ma ho potuto conoscere soltanto quello della prima prova. L'altro no, perché la commissione ha deciso di non procedere nemmeno alla correzione delle seconde prove di chi non aveva preso almeno 21/30 nella prima. Per cui mi rimarrà sempre il dubbio di quanto avrei preso nel secondo compito, che ero sicura di aver fatto dignitosamente.

venerdì 7 dicembre 2012

il rumore del silenzio

L'altra sera ero ferma (e mezza congelata) alla fermata del pulman, e per un istante in strada non sono passate macchine. Probabilmente bloccate dal semaforo rosso a monte della via. E in quel momento ho percepito nettamente il rumore del silenzio, intenso e liberatorio, freddo ed ovattato.
Abituati a vivere nelle città, non ci facciamo mai caso, esposti ventiquattr'ore su ventiquattro a suoni costanti e perenni. Ma è stato bellissimo godere di un attimo di silenzio, tanto più apprezzato proprio perché rarissimo in quel contesto.

sabato 10 novembre 2012

il mondo delle cronache

Mappa del mondo delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, di George R. R. Martin.


venerdì 9 novembre 2012

a feast for crows

Quarto libro delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco di George R. R. Martin.
In Italia la Mondadori l'ha pubblicato dividendolo in due parti:

Il Dominio della Regina + L'Ombra della Profezia.


Cominci "A feast for crows" dopo essere passato attraverso la carneficina del librone precedente. Hai aspettative, hai dubbi, e tra le infinite cose che vuoi sapere ti chiedi soprattutto cosa ne è stato di Tyrion e cosa succede su alla Barriera. E lo zio Martin invece ti dà l'inizio più palloso che abbia mai visto in uno dei suoi libri, con un sacco di punti di vista nuovi e nuovi personaggi tirati fuori dal cappello da prestigiatore, ma soprattutto... la cosa peggiore di tutte.

Decide di riservare l'intero libro (due nello spezzatino Mondadori) ad alcuni personaggi e ad alcune linee narrative, e non considera minimamente gli altri. Invece di andare avanti temporalmente con la storia, in modo verticale, procede invece in senso orizzontale, limitandosi a certi luoghi e basta. Che cavolo di scelta! Tyrion e Daenerys sono completamente nel dimenticatoio e di loro non sappiamo nulla di nuovo (anche se sulla regina dei draghi ci sono molti "sentito dire" che girano nel continente occidentale), Jon e la Barriera fanno una brevissima apparizione all'inizio nelle parole di Sam e poi niente nemmeno loro. Gli Estranei non sono citati nemmeno di striscio.

Invece lo zio Martin ce la mena in lungo e in largo con gli uomini delle Isole di Ferro (che mi stanno cordialmente sulle palle...), con Arya che in quel di Braavos non capisco bene cosa diventerà (se non una pericolosa assassina), con nuovi principi e principesse in quel di Dorne (che sembrano avere mire piuttosto in alto), con Brienne e compagni che procedono un po' a casaccio e finiscono dalla padella nella brace (ecché diamine, adesso abbiamo anche le lady morte resuscitate che fanno le Robin Hood dei boschi? assurdo...), con Sansa abbarbicata nell'alto castello dei ghiacci (e son curiosa di vedere fin dove si spingerà Ditocorto), con Jamie che si esercita nella spada con l'ex boia (e si affranca sempre di più dalla rete della sorella), e soprattutto con i giochi politici della regina reggente Cersei ad Approdo del Re (improvviso quanto impagabile il modo in cui si mescolano le carte per lei, alla fine del volume).

Ecco, se fossi stata nei panni di Martin avrei strutturato in maniera diversa l'intreccio di questo volume e del successivo "A dance with dragons", perché non è possibile lasciare 6 anni i lettori in attesa degli altri personaggi (questo libro risale al 2005, mentre il successivo è uscito soltanto nel 2011). Io li sto leggendo di seguito, quindi la cosa non mi infastidisce più di tanto, ma ahimé sono consapevole che fra poco, appena avrò terminato "A dance with dragons" entrerò anch'io nella cerchia dei lettori che aspettano lo zio Martin - e aspettano, e aspettano...

mercoledì 24 ottobre 2012

l'abito non fa il monaco

Ohssignur, ho appena visto il restyling della copertina di "Tess dei d'Urberville" che han fatto gli Oscar Mondadori! Ricorda qualcosa, non è vero??? Vogliono forse spingere orde di annoiate signore verso la tragica storia della povera Tess? Non voglio nemmeno pensare ai prossimi classici che vestiranno con questo concept: magari "Madame Bovary", "L'amante di lady Chatterley" o "Anna Karenina"...


(Non è che poi qualcuno penserà che Thomas Hardy sia un giovanotto che ha scritto il romanzo basandosi su una sua fan fiction su, chessò, Downton Abbey et similia?)