venerdì 17 ottobre 2014
il cane di bruges
Questa scena la conoscevo ancor prima di vederla dal vivo. Qualche mese prima, avevano pubblicato una foto sul sito di Repubblica. E mentre ero lì che passeggiavo per le stradine di Bruges e mi guardavo in giro, con la mia piccola macchinina fotografica a tracolla, ecco che si verifica un deja-vu.
Dall'altra parte del canale, su uno scorcio già pittoresco di per sé, si stagliava un cagnone affacciato paciosamente alla finestra a bovindo di un palazzo storico, col muso e le zampe anteriori poggiate su un cuscino. Sembrava davvero un quadro, con tutta l'edera verde che circondava il finestrone.
Ero molto contenta di essere passata in quel punto proprio nel momento buono per scattare anch'io la fotografia al cane.
Credevo che i fotografi di Repubblica avessero fatto chissà quale scoop, ma compiendo delle ricerche a posteriori, sembra che quel cane sia lì alla finestra molto spesso, e da molto tempo, per cui penso che siano moltissimi i turisti che riescono a ritrarlo, non solo io.
E' diventato un po' una specie di mascotte.
mercoledì 24 settembre 2014
tradizioni bretoni
Ci troviamo in Bretagna, io e le mie solite amiche compagne di viaggio, nella regione del Finistère, per la tappa che abbiamo prenotato nei pressi di Locronan.
Arrivati alla bucolica fattoria imboscata in mezzo alla foresta (più tardi, rincasando per la notte, una volpe ci avrebbe attraversato davanti ai fari dell'auto), la signora aveva appena finito di mostrarci la camera e ci stava spiegando come funzionava il discorso colazione per la mattina successiva. Dopo accenni a kouignamman e altre delizie burrose, ci dice che l'avrebbe servita un po' prima rispetto agli orari consueti della domenica, perché poi sia lei che il marito sarebbero andati in paese alla processione della Tromenie, e ci chiede se saremmo andate a vederla anche noi. Non sapevamo bene in cosa consistesse l'evento, ma ricordavo di averne letto qualche accenno sulla Lonely Planet, per cui ci siamo andate anche noi.
In pratica la Tromenie è una processione religiosa molto antica, che si svolge su un'area molto vasta. In Bretagna se ne svolgono alcune ancor oggi, e quella di Locronan è la più vecchia e forse la più famosa. La cosiddetta Grande Tromenie è lunga ben 12 chilometri, e si svolge ogni sei anni. La Petite Tromenie invece è più corta, e si tiene ogni anno la seconda domenica di luglio. Ed è quella che abbiamo visto noi. Non abbiamo seguito la processione, ma siamo andate in paese a vederne l'arrivo sulla piazza principale, e poi abbiamo assistito alla Messa.
Locronan è un villaggio carinissimo, la cui piazza centrale sembra non avere subito il passaggio dei secoli. Le facciate delle case sono ancora tutte in pietra, e sembra davvero di trovarsi trasportati indietro nel tempo. Per questo motivo il paesello è usato spesso come set cinematografico di film storici.
Buona parte degli abitanti hanno partecipato alla processione (inclusi i padroni della nostra fattoria) vestendo i costumi tradizionali bretoni, e portando bandiere e stendardi vari. Molte donne indossavano le classiche cuffie alla bigouden in pizzo ricamato.
Arrivati alla bucolica fattoria imboscata in mezzo alla foresta (più tardi, rincasando per la notte, una volpe ci avrebbe attraversato davanti ai fari dell'auto), la signora aveva appena finito di mostrarci la camera e ci stava spiegando come funzionava il discorso colazione per la mattina successiva. Dopo accenni a kouignamman e altre delizie burrose, ci dice che l'avrebbe servita un po' prima rispetto agli orari consueti della domenica, perché poi sia lei che il marito sarebbero andati in paese alla processione della Tromenie, e ci chiede se saremmo andate a vederla anche noi. Non sapevamo bene in cosa consistesse l'evento, ma ricordavo di averne letto qualche accenno sulla Lonely Planet, per cui ci siamo andate anche noi.
In pratica la Tromenie è una processione religiosa molto antica, che si svolge su un'area molto vasta. In Bretagna se ne svolgono alcune ancor oggi, e quella di Locronan è la più vecchia e forse la più famosa. La cosiddetta Grande Tromenie è lunga ben 12 chilometri, e si svolge ogni sei anni. La Petite Tromenie invece è più corta, e si tiene ogni anno la seconda domenica di luglio. Ed è quella che abbiamo visto noi. Non abbiamo seguito la processione, ma siamo andate in paese a vederne l'arrivo sulla piazza principale, e poi abbiamo assistito alla Messa.
Locronan è un villaggio carinissimo, la cui piazza centrale sembra non avere subito il passaggio dei secoli. Le facciate delle case sono ancora tutte in pietra, e sembra davvero di trovarsi trasportati indietro nel tempo. Per questo motivo il paesello è usato spesso come set cinematografico di film storici.
Buona parte degli abitanti hanno partecipato alla processione (inclusi i padroni della nostra fattoria) vestendo i costumi tradizionali bretoni, e portando bandiere e stendardi vari. Molte donne indossavano le classiche cuffie alla bigouden in pizzo ricamato.
martedì 16 settembre 2014
chi ha paura dello spoiler?
Piccolo sfogo. Non riesco a non rimanere basita di fronte ad alcune lamentele di certe persone sui social network. Provo a spiegare. Nulla di grave, sia chiaro, è una cavolata...
Se segui una serie televisiva basata su una serie di romanzi, il cui primo titolo venne pubblicato quasi venticinque anni fa, e se ti iscrivi a varie pagine dei social dedicate a questa serie, immagino che tu lo faccia proprio per condividere pareri, leggere recensioni, altre opinioni, vedere fotografie e scene, eccetera. E lo fai anche perché vuoi avere qualche piccola anticipazione, qualche notizia in più, non negarlo, perché altrimenti non avresti nemmeno cercato la pagina del telefilm in questione. Dico bene? E non puoi essere così ingenuo da escludere che nessuno degli altri partecipanti non abbia anche letto i libri. Non puoi pensare di essere l'unico pivello che ha appena scoperto questa storia, suvvia! Il mondo esisteva (e girava) anche prima di te.
Quindi non urlare allo scandalo di lesa maestà se qualcuno degli altri fan ha l'ardire di parlare di qualcosa che non è ancora avvenuto nel telefilm (eh già, perché tantissimi degli altri fan hanno anche letto i libri, guarda un po'), e ti lamenti come se ti avessero pestato un piede. Sei davvero fastidioso e pesante, sappilo. Se non volevi rovinarti la sorpresa non dovevi navigare sulle pagine di questi social, e invece no, tu (e un altro piccolo numero di personaggi come te) devi scassare le palle agli altri cento che - secondo te - dovrebbero scrivere "spoiler" qui e "spoiler" lì ogni due righe. Ma fattene una ragione.
Sarà che io invece ricerco gli spoiler, se qualcosa mi interessa, e anzi sono contenta quando riesco a trovarne. Non mi rovinano minimamente la sorpresa del dopo, di quanto effettivamente leggerò quel pezzo del libro, oppure mi godrò la trasmissione dell'episodio. A me piacciono. Ma comunque, se non li gradissi, non mi sognerei mai di lamentarmi, tanto più se sono finita volontariamente sulle pagine spoilerose, forse con la curiosità nascosta di saperne un po' di più...
Se non mi piacesse, non navigherei più su quelle pagine, ma non chiederei certo agli altri di adeguarsi a me.
Se segui una serie televisiva basata su una serie di romanzi, il cui primo titolo venne pubblicato quasi venticinque anni fa, e se ti iscrivi a varie pagine dei social dedicate a questa serie, immagino che tu lo faccia proprio per condividere pareri, leggere recensioni, altre opinioni, vedere fotografie e scene, eccetera. E lo fai anche perché vuoi avere qualche piccola anticipazione, qualche notizia in più, non negarlo, perché altrimenti non avresti nemmeno cercato la pagina del telefilm in questione. Dico bene? E non puoi essere così ingenuo da escludere che nessuno degli altri partecipanti non abbia anche letto i libri. Non puoi pensare di essere l'unico pivello che ha appena scoperto questa storia, suvvia! Il mondo esisteva (e girava) anche prima di te.
Quindi non urlare allo scandalo di lesa maestà se qualcuno degli altri fan ha l'ardire di parlare di qualcosa che non è ancora avvenuto nel telefilm (eh già, perché tantissimi degli altri fan hanno anche letto i libri, guarda un po'), e ti lamenti come se ti avessero pestato un piede. Sei davvero fastidioso e pesante, sappilo. Se non volevi rovinarti la sorpresa non dovevi navigare sulle pagine di questi social, e invece no, tu (e un altro piccolo numero di personaggi come te) devi scassare le palle agli altri cento che - secondo te - dovrebbero scrivere "spoiler" qui e "spoiler" lì ogni due righe. Ma fattene una ragione.
Sarà che io invece ricerco gli spoiler, se qualcosa mi interessa, e anzi sono contenta quando riesco a trovarne. Non mi rovinano minimamente la sorpresa del dopo, di quanto effettivamente leggerò quel pezzo del libro, oppure mi godrò la trasmissione dell'episodio. A me piacciono. Ma comunque, se non li gradissi, non mi sognerei mai di lamentarmi, tanto più se sono finita volontariamente sulle pagine spoilerose, forse con la curiosità nascosta di saperne un po' di più...
Se non mi piacesse, non navigherei più su quelle pagine, ma non chiederei certo agli altri di adeguarsi a me.
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lunedì 4 agosto 2014
outlander
La serie ispirata al romanzo "Outlander" di Diana Gabaldon ("La straniera" nella traduzione italiana) è finalmente realtà. Dopo mesi di anticipazioni, trailer e gossip vari ho finalmente visto il primo episodio.
Ed è bellissimo: sono rimasta davvero emozionata.
Avevo, come immagino tutti gli altri lettori della serie, una fortissima aspettativa, alimentata anche da tutto l'hype che il canale statunitense produttore (Starz) ha montato intorno a tutta la serie (le varie pagine sui social network, la recente partecipazione del cast al ComiCon di San Diego, le informazioni date dalla stessa Gabaldon). Ebbene, non è assolutamente stata delusa, anzi, se possibile la puntata mi è piaciuta ancor più di quanto mi aspettassi.
Bellissime - e adatte ed evocative - le musiche, sia della sigla, sia di accompagnamento delle scene. Spettacolare la fotografia e le atmosfere. Come prima puntata, ho avuto l'impressione di un prodotto molto professionale, confezionato davvero bene, scritto e diretto con maestria. Gli attori sono davvero adatti ai loro personaggi. Di tutti ne avevo sempre avuto in mente un'immagine diversa, durante la lettura, anche se Jamie e Claire negli ultimi mesi hanno prepotentemente assunto i volti di Sam Heughan e Caitriona Balfe, anche sulle pagine scritte. Immagino che avverrà la stessa cosa anche per tutti gli altri.
Alcune scene, tipo quella del fantasma, di Claire che visita Castle Leoch nel "futuro", o l'ultima volta in cui Frank saluta Claire mentre legge sulla poltrona, sono state davvero molto intense, da brividi: giuro, ho davvero provato brividi in alcune scene.
Non c'è proprio nulla di cui io lettrice mi possa lamentare, rispetto a questo primo episodio.
L'unica cosa che mi spiace abbastanza è che, non solo delle frasi in gaelico non ci capisco una cippa (a parte "slainte maith" che credo di aver individuato quando si fanno un goccetto), e pazienza... ma anche quando i personaggi parlano in inglese con il forte accento scozzese ho davvero tantissime difficoltà a seguirli, ne capisco davvero poco, senza ausili... E visto che Jamie parla con quell'accento, mi perdo principalmente lui.
sabato 2 agosto 2014
tre piccoli ospiti
L'altra sera ho trovato nel cortile, sotto la tettoia vicino all'orto, due piccoli ricci neonati, talmente piccoli che uno di loro aveva ancora gli occhietti chiusi. Mi è già capitato diverse volte in passato, di trovare ricci adulti, anzi, di solito è la mia cagnona che li trova e si mette ad abbaiare come una matta... Però così piccini non li avevo mai visti, e in effetti, a differenza di quelli adulti, non si appallottolavano neanche a riccio. Erano davvero indifesi. Credevo che la madre fosse da qualche parte, e che sarebbe poi venuta a recuperarseli, per cui non li ho toccati.
Il giorno dopo ero ancora in ferie, e, incuriosita, li ho controllati costantemente tutto il giorno. Ho scoperto che ce n'era anche un terzo, sbucato da qualche anfratto sotto la tettoia. Purtroppo ho continuato a non vedere traccia della madre, mentre questi poveri piccolini hanno continuato a stare in giro da soli, dove si trovavano la sera prima, muovendosi piano piano anche durante il giorno. Non si muovevano su grandi distanze, uno-due metri al massimo. Ero molto combattuta su cosa fare, ma li ho lasciati ancora lì sotto la tettoia, sperando che la madre sarebbe saltata fuori durante la sera, per andare a procurarsi il cibo. Peccato che nel frattempo durante la notte sia venuto un temporalone, per cui ero preoccupatissima per i piccoletti (anche se al riparo della tettoia, l'acqua era venuta di stravento).
Al risveglio, la mattina, mi sono fiondata fuori come prima cosa: grazie al cielo erano ancora vivi tutti e tre, e visto che di mamma-riccio continuava a non esserci traccia, ho deciso finalmente di raccoglierli in una scatola da scarpe e li ho portati al Centro di recupero degli animali selvatici, non troppo lontano da casa mia, dove spero che possano venire svezzati e curati a dovere.
Il giorno dopo ero ancora in ferie, e, incuriosita, li ho controllati costantemente tutto il giorno. Ho scoperto che ce n'era anche un terzo, sbucato da qualche anfratto sotto la tettoia. Purtroppo ho continuato a non vedere traccia della madre, mentre questi poveri piccolini hanno continuato a stare in giro da soli, dove si trovavano la sera prima, muovendosi piano piano anche durante il giorno. Non si muovevano su grandi distanze, uno-due metri al massimo. Ero molto combattuta su cosa fare, ma li ho lasciati ancora lì sotto la tettoia, sperando che la madre sarebbe saltata fuori durante la sera, per andare a procurarsi il cibo. Peccato che nel frattempo durante la notte sia venuto un temporalone, per cui ero preoccupatissima per i piccoletti (anche se al riparo della tettoia, l'acqua era venuta di stravento).
Al risveglio, la mattina, mi sono fiondata fuori come prima cosa: grazie al cielo erano ancora vivi tutti e tre, e visto che di mamma-riccio continuava a non esserci traccia, ho deciso finalmente di raccoglierli in una scatola da scarpe e li ho portati al Centro di recupero degli animali selvatici, non troppo lontano da casa mia, dove spero che possano venire svezzati e curati a dovere.
venerdì 25 luglio 2014
uomini e lupi
Il Centro Uomini e Lupi si trova a Entracque, in provincia di Cuneo, presso la sede del Parco Naturale delle Alpi Marittime. E' composto di due sezioni, che si possono visitare separatamente l'una dall'altra, ma che consiglio vivamente di vedere entrambe. La parte espositiva si trova nel centro del paese, mentre il centro faunistico si trova leggermente fuori, sulla strada di San Giacomo, vicino alla sede operativa del Parco.Il centro faunistico comprende un'area recintata di circa otto ettari in cui sono ospitati alcuni esemplari di lupi. Si tratta di lupi che non potrebbero vivere in libertà, perché hanno subito dei gravi incidenti, e stanno quindi seguendo un percorso di riabilitazione, oppure perché sono già nati in cattività, e quindi non sarebbero in grado di sopravvivere autonomamente.
La visita si sviluppa in un "tunnel" chiuso, composto da diversi ambienti che presentano il lupo dal punto di vista naturalistico.
Il personaggio inventato di Caterina, giovane fotografa naturalista appassionata di lupi, conduce il visitatore alla scoperta del lupo e del suo comportamento, attraverso una serie di filmati e narrazioni presentati in cinque ambienti: il laboratorio fotografico, la biblioteca/salotto, la cucina della casa di Caterina, il bosco e un rifugio di montagna. In ogni ambiente, suoni e filmati ci immergono nel mondo del lupo, rappresentato principalmente da Ligabue. Anche se Caterina è un personaggio di fantasia, la storia che ci racconta, quella del giovane lupo Ligabue, i cui spostamenti nel 2004 vennero seguiti dall'appennino emiliano sino alla zona del parco, è invece reale (e dal finale, come spesso avviene in natura, purtroppo tragico).
Al termine del tunnel, dopo aver osservato una davvero realistica riproduzione di una tana di lupo (completa di lupetti addormentati, fatti talmente bene che sembrano davvero veri - il corpicino si muove come se respirassero!), si arriva alla scala che porta alla torretta di avvistamento, la quale si erge in mezzo allo spazio recintato. La torretta è alta tre piani, e se si è fortunati si può avvistare uno dei lupi che vivono nel centro. Attualmente sono ospiti fissi un maschio e una femmina, Ormea ed Emilia.
Anche un'altra giovane lupa, Hope, è ospite della struttura, dopo essere stata vittima di un incidente a Pragelato nel dicembre 2013: l'animale è stato miracolosamente recuperato, ha dovuto subire alcune operazioni piuttosto invasive alle zampe, e adesso si trova qui in convalescenza, in attesa di capire cosa verrà deciso per il suo futuro, ma è tenuta separata dalla coppia.
L'avvistamento dalla torretta di uno dei lupi presenti nel centro non è comunque scontato, anche se ormai Emilia e Ormea sono relativamente abituati ai visitatori. Durante la mia visita, purtroppo, non sono riuscita ad avere questa fortuna... ci speravo molto...
Il
centro espositivo in paese è invece caratterizzato dalla narrazione di un vecchio cantastorie, nonno Prezzemolo, che racconta le storie legate al lupo ai suoi nipotini. Ci sono quattro sale, in ciascuna delle quali si assiste a una proiezione. Le sale sono molto originali e scenografiche. Si entra nella torre azzurra dell'orologio, che svetta sulla piazzetta, e si sale al primo piano. Si comincia dalla buia Tenda delle Favole, rischiarata in un angolo dalla stufa accesa sulla quale sono state stese ad asciugare le calze di lana, mentre sullo schermo passano le immagini dei boschi bui e delle storie di nonno Prezzemolo, durante la veillà. In una storia il lupo feroce attacca le persone, mentre in un'altra il lupo è invece l'incarnazione dell'anima defunta di un uomo che torna per proteggere la moglie. Salta subito all'occhio che non è così facile capire se il lupo è "buono" o "cattivo"...
Si sale poi all'Officina delle Biciclette, dove innumerevoli biciclette riempiono ogni angolo (e il soffitto) della stanzetta dietro all'orologio, e dove nonno Prezzemolo, ciclista over the world, insieme ad altri personaggi, illustra le leggende e le credenze mitiche sul lupo nei vari paesi e culture del mondo, nel corso del tempo.
Si passa poi alla Galleria dei Ritratti, dove si ci accomoda su vecchi divani e poltrone, e si ascoltano le storie che si incrociano di contrabbandieri, cacciatori, e vecchie comari della valle. E poi si accede alla Grotta, una specie di caverna con due fessure simili agli occhi del lupo, dove si ascoltano i commenti pro e contro il lupo da parte delle guardie del parco, degli allevatori, e degli escursionisti. Ne viene fuori una morale niente affatto scontata: il lupo non è né buono né cattivo: il lupo attacca altri animali perché vuole così il suo istinto, perché quella è la parte che gli è stata assegnata nella grande rappresentazione del ciclo della vita.
Avviandosi verso l'uscita, si passa infine in uno spazio di documentazione-biblioteca.
Il Centro è stato aperto nel 2010, e mi ha davvero stupito: non mi aspettavo di trovarlo così coinvolgente e ben fatto. Ha un'impostazione molto francese (se questo aggettivo può voler significare qualcosa in ambito espositivo-didattico), con una narrazione poetica e immaginifica, senza intenti didascalici di parte. E' una visita che consiglio senza dubbio alle scolaresche delle elementari e delle medie, nonché alle famiglie, ma anche agli adulti, sia a chi il lupo lo conosce già dal punto di vista etologico-naturalistico, sia a chi è incuriosito e ne vuole sapere un po' di più. Magari mi avessero portata da piccola a vedere un posto così! Credo che mi sarei dedicata anima e corpo a saperne di più su questi magnifici animali, e chissà, magari da queste ricerche infantili ne sarebbero anche potute discendere scelte di studi e di mestiere diversi...
Sito web: www.parcoalpimarittime.it/la-visita/punti-d-interesse/centro-uomini-e-lupi
sabato 21 giugno 2014
i film di audrey hepburn/4
My Fair Lady (1964)
Nella Londra di inizio Novecento, il professore di fonetica Henry Higgins, un uomo misogino e arrogante, scommette con il colonnello Pickering di riuscire a trasformare l'umile fioraia Eliza Doolittle in una dama dell'alta società, inserendola nei salotti buoni della città. Naturalmente ci riesce, ed Eliza si ritrova anche piena di facoltosi pretendenti. Compreso il professor Higgins.
Il film è una trasposizione su pellicola dell'omonimo musical che era stato messo in scena nella seconda metà degli anni Cinquanta (a sua volta tratto dal Pigmalione di G.B. Shaw), e che ebbe un folgorante successo, tanto da rimanere in cartellone a lungo. Venne girato tutto all'interno dei teatri di posa a Burbank, in California, ma le ambientazioni londinesi di Covent Garden, il mercato, la Royal Opera House e Ascot sono state riprodotte con tale maestria e perfezione da risultare perfettamente verosimili, quasi come se fossero reali.
E' un film musicale, e per questo io non riesco a giudicarlo obiettivamente. Non mi sono mai piaciuti i film musicali, neanche da bambina... e mi riferisco soprattutto a quelli classici, americani degli anni '50 e '60: li ho sempre trovati noiosi, e le parti cantate mi hanno sempre scocciata molto. Mi sembra una forzatura idiota mettersi a cantare invece di adoperare il dialogo normale, e anche mettersi a ballare in un contesto diverso da una sala da ballo, non ha senso! E ancora di più quando c'era un'evidente differenza fra la voce dell'attore e quella del cantante - perché a volte capitava, come nel caso della Hepburn in questo film, che le parti cantate venissero date a cantanti professionisti. Per cui non sono una grande fan dei film musicali dell'epoca d'oro di Hollywood (né visti al cinema né visti in televisione), e devo proprio nutrire una grande curiosità per impormi di guardarne uno.
Apro una parentesi. Paradossalmente da qualche anno ho però scoperto che gli spettacoli di musical visti in teatro invece mi piacciono, e anche molto. Ma in teatro il contesto è del tutto diverso: lì il canto e il ballo ci stanno, e lo spettatore seduto in sala ne viene coinvolto.
Tornando a "My Fair Lady", non sono riuscita ad apprezzarlo per questa mia avversione di fondo verso i film musicali, e poi il doppiaggio non mi ha certo aiutata. Avendo guardato il film in dvd, ho giocherellato costantemente con sottotitoli e tracce audio per ascoltarlo un po' in originale e un po' doppiato in italiano. Ecco, la parte iniziale con l'accento cockney di Audrey Hepburn doppiato come se fosse pugliese è stata orribile, e stava quasi per convincermi ad abbandonare la visione. E' stato irreale associare quella voce, coi suoi continui strilli, alla figuretta di Audrey!
Per tacere poi dell'adattamento in italiano, che in pratica ha riscritto buona parte delle battute e tutte le canzoni. Tanto per fare un esempio, il famoso scioglilingua "La rana in Spagna gracida in campagna" (cioè la prima frase che Eliza riesce a pronunciare correttamente) in originale faceva "The rain in Spain stays mainly in the plain". Inoltre il film è troppo lungo: circa 2 ore e 40 min. sono davvero troppi, considerando la mia avversione per il genere...
Nella Londra di inizio Novecento, il professore di fonetica Henry Higgins, un uomo misogino e arrogante, scommette con il colonnello Pickering di riuscire a trasformare l'umile fioraia Eliza Doolittle in una dama dell'alta società, inserendola nei salotti buoni della città. Naturalmente ci riesce, ed Eliza si ritrova anche piena di facoltosi pretendenti. Compreso il professor Higgins.
Il film è una trasposizione su pellicola dell'omonimo musical che era stato messo in scena nella seconda metà degli anni Cinquanta (a sua volta tratto dal Pigmalione di G.B. Shaw), e che ebbe un folgorante successo, tanto da rimanere in cartellone a lungo. Venne girato tutto all'interno dei teatri di posa a Burbank, in California, ma le ambientazioni londinesi di Covent Garden, il mercato, la Royal Opera House e Ascot sono state riprodotte con tale maestria e perfezione da risultare perfettamente verosimili, quasi come se fossero reali.
E' un film musicale, e per questo io non riesco a giudicarlo obiettivamente. Non mi sono mai piaciuti i film musicali, neanche da bambina... e mi riferisco soprattutto a quelli classici, americani degli anni '50 e '60: li ho sempre trovati noiosi, e le parti cantate mi hanno sempre scocciata molto. Mi sembra una forzatura idiota mettersi a cantare invece di adoperare il dialogo normale, e anche mettersi a ballare in un contesto diverso da una sala da ballo, non ha senso! E ancora di più quando c'era un'evidente differenza fra la voce dell'attore e quella del cantante - perché a volte capitava, come nel caso della Hepburn in questo film, che le parti cantate venissero date a cantanti professionisti. Per cui non sono una grande fan dei film musicali dell'epoca d'oro di Hollywood (né visti al cinema né visti in televisione), e devo proprio nutrire una grande curiosità per impormi di guardarne uno.
Apro una parentesi. Paradossalmente da qualche anno ho però scoperto che gli spettacoli di musical visti in teatro invece mi piacciono, e anche molto. Ma in teatro il contesto è del tutto diverso: lì il canto e il ballo ci stanno, e lo spettatore seduto in sala ne viene coinvolto.
Tornando a "My Fair Lady", non sono riuscita ad apprezzarlo per questa mia avversione di fondo verso i film musicali, e poi il doppiaggio non mi ha certo aiutata. Avendo guardato il film in dvd, ho giocherellato costantemente con sottotitoli e tracce audio per ascoltarlo un po' in originale e un po' doppiato in italiano. Ecco, la parte iniziale con l'accento cockney di Audrey Hepburn doppiato come se fosse pugliese è stata orribile, e stava quasi per convincermi ad abbandonare la visione. E' stato irreale associare quella voce, coi suoi continui strilli, alla figuretta di Audrey!
Per tacere poi dell'adattamento in italiano, che in pratica ha riscritto buona parte delle battute e tutte le canzoni. Tanto per fare un esempio, il famoso scioglilingua "La rana in Spagna gracida in campagna" (cioè la prima frase che Eliza riesce a pronunciare correttamente) in originale faceva "The rain in Spain stays mainly in the plain". Inoltre il film è troppo lungo: circa 2 ore e 40 min. sono davvero troppi, considerando la mia avversione per il genere...
lunedì 9 giugno 2014
lizzie siddal
Lucinda Hawksley,
Lizzie Siddal. Il volto dei Preraffaelliti, Odoya
Elizabeth Siddal (1829-1862), poetessa, pittrice e modella, divenne uno dei volti più celebri dell’Inghilterra vittoriana. Ancor oggi, anche coloro che ignorano il suo nome ne riconoscono i delicati lineamenti nella fragile Ofelia di John Everett Millais e nella serafica Beata Beatrix di Dante Gabriel Rossetti, due dei quadri più celebri dell’Ottocento.
La sua immagine tormentata, dalla bellezza sospesa e malinconica, rappresenta universalmente l’incarnazione del movimento preraffaellita, impersonandone perfettamente l’idea di femminilità.
L’attrazione tra Lizzie e Rossetti diede inizio a nove anni di agonia sentimentale, durante i quali la donna aspettò disperatamente che il suo amante la sposasse, mentre Rossetti passava dall’adorazione possessiva al desiderio di nuove relazioni. Al momento del loro matrimonio Lizzie era minata dalla dipendenza da laudano e da una misteriosa malattia. Distrutta dalla gravidanza di una bambina nata morta e dai tradimenti del marito, la Siddal si tolse la vita poco prima di compiere 33 anni.
La toccante ma vivace biografia di Lucinda Hawksley riesce finalmente a sottrarre questa indimenticabile figura di donna dall’ombra di Rossetti, portandola alla luce e all’attenzione che merita. Lizzie Siddal fu infatti anche una poetessa e artista talentuosa. La sua è una storia appassionante e tormentata, facilmente accostabile allo spietato mondo contemporaneo dell’arte, della moda e della bellezza

Io ho sempre apprezzato molto i
quadri dei Preraffaelliti, e quelli di Rossetti non fanno eccezione.
Anzi, sono stati forse i primi che ho conosciuto di questo movimento, e li ho sempre trovati
molto affascinanti, soprattutto i ritratti femminili.
Proprio per questo sono in parte un po' pentita di aver letto questa biografia, perché mi ha svelato il lato umano di Rossetti e di Elizabeth Siddal - due individui che nella vita reale avrei molto probabilmente compatito, se non addirittura disprezzato - e mi ha per forza scalfito il "mito" (anche se conoscevo già parte della storia, dissotterramento delle poesie incluso, e la fama di Rossetti)...
Entrambi erano due persone egocentriche, manipolatrici e auto-distruttive, e insieme, la loro spirale non ha fatto altro che avvitarsi verso il basso. Forse in parte prigionieri del loro tempo e delle convenzioni, soprattutto lei in quanto donna.
Encomiabile, però, il lavoro di ricerca della Hawksley, che si è documentata con precisione e ampiezza di ricerche.
Lizzie Siddal. Il volto dei Preraffaelliti, Odoya
Elizabeth Siddal (1829-1862), poetessa, pittrice e modella, divenne uno dei volti più celebri dell’Inghilterra vittoriana. Ancor oggi, anche coloro che ignorano il suo nome ne riconoscono i delicati lineamenti nella fragile Ofelia di John Everett Millais e nella serafica Beata Beatrix di Dante Gabriel Rossetti, due dei quadri più celebri dell’Ottocento.
La sua immagine tormentata, dalla bellezza sospesa e malinconica, rappresenta universalmente l’incarnazione del movimento preraffaellita, impersonandone perfettamente l’idea di femminilità.
L’attrazione tra Lizzie e Rossetti diede inizio a nove anni di agonia sentimentale, durante i quali la donna aspettò disperatamente che il suo amante la sposasse, mentre Rossetti passava dall’adorazione possessiva al desiderio di nuove relazioni. Al momento del loro matrimonio Lizzie era minata dalla dipendenza da laudano e da una misteriosa malattia. Distrutta dalla gravidanza di una bambina nata morta e dai tradimenti del marito, la Siddal si tolse la vita poco prima di compiere 33 anni.
La toccante ma vivace biografia di Lucinda Hawksley riesce finalmente a sottrarre questa indimenticabile figura di donna dall’ombra di Rossetti, portandola alla luce e all’attenzione che merita. Lizzie Siddal fu infatti anche una poetessa e artista talentuosa. La sua è una storia appassionante e tormentata, facilmente accostabile allo spietato mondo contemporaneo dell’arte, della moda e della bellezza

Io ho sempre apprezzato molto i
quadri dei Preraffaelliti, e quelli di Rossetti non fanno eccezione.
Anzi, sono stati forse i primi che ho conosciuto di questo movimento, e li ho sempre trovati
molto affascinanti, soprattutto i ritratti femminili. Proprio per questo sono in parte un po' pentita di aver letto questa biografia, perché mi ha svelato il lato umano di Rossetti e di Elizabeth Siddal - due individui che nella vita reale avrei molto probabilmente compatito, se non addirittura disprezzato - e mi ha per forza scalfito il "mito" (anche se conoscevo già parte della storia, dissotterramento delle poesie incluso, e la fama di Rossetti)...
Entrambi erano due persone egocentriche, manipolatrici e auto-distruttive, e insieme, la loro spirale non ha fatto altro che avvitarsi verso il basso. Forse in parte prigionieri del loro tempo e delle convenzioni, soprattutto lei in quanto donna.
Encomiabile, però, il lavoro di ricerca della Hawksley, che si è documentata con precisione e ampiezza di ricerche.
venerdì 23 maggio 2014
la fiera delle piante
Flor 14
Torino, Via e Piazza Carlo Alberto
23-25 maggio 2014
Mostra-mercato del florovivaismo di qualità. Tre giorni di piante, giardini e ambiente nel centro di Torino.
Torino, Via e Piazza Carlo Alberto
23-25 maggio 2014
Mostra-mercato del florovivaismo di qualità. Tre giorni di piante, giardini e ambiente nel centro di Torino.
martedì 20 maggio 2014
un flipback in tasca
La Mondadori ha lanciato, all'inizio di questo mese, una nuova collana di libri tascabili, che si leggono in verticale, dal basso verso l'alto. Si chiamano Flipback, misurano 12cm x 8cm, e nascono dal brevetto di un editore olandese, Jongbloed. Secondo la presentazione che la casa editrice ha fatto ai librai, i Flipback si sfogliano con una sola mano, e l'esperienza della loro lettura si può paragonare a quella di un e-reader: "libri comodi, agili, veloci, belli, tascabili in senso letterale, eleganti e 'cool' allo stesso tempo. La soluzione perfetta per chi persegue il piacere della lettura su carta nelle pieghe di uno stile di vita sempre più incalzante e dinamico".
A maggio sono usciti i primi 10 titoli, sostanzialmente vecchie ristampe più un'unica nuova uscita (l'ultimo libro di Robert Harris, proposto a 15 euro invece che a 19 come l'edizione hardcover classica). Altri 15 titoli arriveranno in libreria tra giugno e settembre.
Già come prima impressione, ancora prima di vederli, questi Flipback mi attiravano poco. Il formato è troppo piccolo per l'età che avanza (e la vista che cala)... inoltre mi parevano più scomodi del taglio orizzontale e dell'ormai amato e-reader. Ero comunque pronta a cambiare idea una volta che me fosse capitato uno tra le mani, ma questo non è avvenuto, nonostante al Salone del Libro di Torino lo stand della Mondadori me ne abbia addirittura regalato uno (incredibile!) e quindi abbia potuto tenerlo fra le mani.Innanzitutto non è vero che si può leggere con una sola mano: sì, lo reggi con una, ma ne servono due per sfogliare le pagine, esattamente come col formato orizzontale. La carta delle pagine è molto morbida, ma è troppo sottile e quindi soggetta a stropicciature e rotture, e anche il libriccino mi dà l'idea di essere molto fragile e pronto a rompersi, nel caso in cui lo si legga - per usare le parole della presentazione - nel contesto di "uno stile di vita incalzante e dinamico"...
Il Flipback non ha nulla dei plus dell'e-reader: è piccolo, ma non facilmente maneggevole come il reader, e non consente di ingrandire/cambiare i font. E al tempo stesso, del libro tradizionale ha soltanto gli aspetti negativi: la fragilità in primis, e la difficoltà di lettura dovuta all'impaginazione su uno spazio piccolo e limitato.
Insomma, fra il libro classico e l'e-reader questo Flipback, almeno per i miei gusti, non riesce a trovare posto...
martedì 8 aprile 2014
una serata a thornfield hall
L'altra sera ero indecisa su cosa guardare in televisione, così mi sono
fatta ri-tentare dal DVD della miniserie su Jane Eyre della BBC, versione del 2006, e me la sono riguardata tutta,
praticamente quasi quattro ore di fila. Confesso che ho fatto
avanti veloce sulla parte iniziale (Lowood) e su quella con St.John
& sorelle... volevo soltanto Rochester e Jane. E mi sono di nuovo ritrovata con la lacrimuccia che stava lì lì per cadere, sulla dichiarazione di
Jane/Rochester, quella prima del matrimonio sfumato dove lei dice "solo
perché sono povera e insignificante non significa che non abbia un cuore
e non provi dei sentimenti..." e poi nel finale, quando Jane
ritrova Edward ferito.Questa versione della BBC - avendo più tempo - si dilunga molto di più su molti particolari, rispetto ai film da due ore al massimo (ad es. la scena con la zingara che "predice" il futuro a Thornfield, il tentativo di Rochester di convincere Jane a restare con lui dopo il fallimento delle nozze - e francamente in entrambi i casi non mi ricordo se si tratta di scene presenti nel libro, oppure se si tratti di "licenze" della sceneggiatrice). Ci sono molta più sensualità e passionalità espressa, rispetto al film di Zeffirelli, per esempio.
Ruth Wilson, l'attrice che interpreta Jane, secondo me ha un volto che non esprime bene l'immagine che IO mi sono sempre fatta di Jane. Per me nei suoi panni (esteticamente intendo) era perfetta la Charlotte Gainsbourg zeffirelliana. La Wilson mi pare un pò' troppo caruccia, e soprattutto con labbra troppo grandi e importanti rispetto alla mia immagine di Jane. Toby Stephens invece, che interpreta Rochester, ricalca abbastanza il physique du role del dark hero, anche se magari l'avrei visto meglio con qualche centimetro di altezza in più. Ma pochissimi, eh... non mi sto certo lamentando di lui, tutt'altro...
Comunque anche la versione di Zeffirelli a me è sempre piaciuta moltissimo, e lo stesso vale anche per l'ultimissima versione di Fukunaga. Ma ciò che mi porta a preferire in assoluto la miniserie del 2006 è che ha un finale che soddisfa la curiosità dello spettatore, è molto più completo. Jane ritrova Rochester e ci sono almeno dieci minuti di sceneggiato in cui i due hanno tempo di parlare del loro futuro. Ci viene addirittura mostrata una scena della loro nuova vita da marito e moglie, insieme al loro ultimo nato, alla famiglia e alla servitù riuniti in occasione di un ipotetico (e metaforico) "scatto fotografico" finale. Non costa niente aggiungere 'sti trenta secondi: noi spettatori siamo contenti, e almeno non ci viene "chiusa la porta in faccia" come succede, invece, con il film di Fukunaga, che termina con una scena quasi troncata, che ci porta a chiederci se è finito così, o se ci siamo persi qualcosa...
P.S.: ma lo sapevate che Toby Stephens è figlio di Maggie Smith (la mitica Lady Violet in Downtown Abbey, nonché la prof.ssa McGonagall in Harry Potter)?
domenica 30 marzo 2014
il caffè dei gatti
I cat café / neko cafe (in giapponese) sono bar/caffetterie "abitati" da gatti, che possono interagire con la clientela. Luoghi dove si può prendere una tisana, un aperitivo o un caffè in un luogo tranquillo, dove poter accarezzare un bel micione.
L'idea dei neko cafe è nata diversi anni fa nell'isola di Taiwan, ma poi è piaciuta così tanto ai giapponesi che nel loro paese ne hanno aperti oltre un centinaio. L'anno scorso poi è sbarcata anche in Europa, a Vienna, e adesso è approdata a Torino, con ben due caffè, il MiaGola (aperto una decina di giorni fa) e il Neko Café (la cui apertura è prevista la prossima settimana, e che quindi non ho ancora potuto vedere di persona). La caratteristica di questi locali è proprio la felice convivenza tra le colonie feline che li abitano e gli avventori del bar.
Alla vetrina del MiaGola sono scritte le regole del locale, come ad esempio non fare foto col flash ai gatti, oppure non svegliarli se dormono: regole dettate dal semplice buon senso e che dovrebbero già essere normali abitudini di chiunque ami gli animali. Il caffé collabora anche con alcune piccole eccellenze locali per quanto riguarda la somministrazione di cibo. Al MiaGola hanno trovato casa sei gatti - Romeo, Magda, Barney, Mia, Sissi, Fred - tre maschi e tre femmine, le cui "carte d'identità" sono raccontate sulle tovagliette dei tavoli.Il Neko Café avrà anch'esso colori chiari e ampie vetrine, sarà un posto molto luminoso. Nelle intenzioni dei gestori si vuole proporre come un luogo semplice, simile a una casa con divani, tavolini, sedie e molti tiragraffi e cuscini per la colonia di 7 gatti (sei femmine e un maschio) che lo abiteranno. Il locale avrà anche una libreria sul soppalco con uno spazio per il book crossing.
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