mercoledì 28 luglio 2010

il villaggio dei libri


Mentre mi stavo organizzando le sempre più prossime vacanze (Galles e Inghilterra sud-occidentale), con l'aiuto di guide e siti web, mi sono imbattuta nel villaggio di Hay-on-Wye, al confine fra Galles e Herefordshire. La cittadina dei libri. E naturalmente non potevo non inserire necessariamente questa tappa nel mio itinerario.
Il villaggio ha poco più di 1800 abitanti, ma ospita una quarantina di librerie, soprattutto di libri usati, di tutte le dimensioni e di tutte le specializzazioni. Caratteristica, questa, che ha fatto conoscere Hay-on-Wye in tutto il mondo come meta privilegiata per gli appassionati di libri.



A Hay-on-Wye esiste anche un castello che vanta origini antichissime, anche se quello che si vede oggi risale all’inizio del ‘600 ed è ciò che resta dopo un paio di disastrosi incendi. Testimonia tuttavia il passato glorioso di una cittadina che fino a pochi decenni fa era semi-sconosciuta anche agli stessi inglesi. Oggi invece è diventata una meta turistica grazie a un mercato che da queste parti è sempre stato assai più florido che da noi: quello dei libri usati.
Esiste una libreria persino nell’ala ancora abitabile del castello, di proprietà di Richard Booth, colui che alla fine degli anni ‘60 ebbe l’idea di trasformare questo sperduto villaggio gallese nella capitale del libro usato. Questo eccentrico signore, nell'aprile del 1977 si autoproclamò re di Hay-on-Way, con tanto di corona e manto d’ermellino, un gesto che gli assicurò l’attenzione della stampa non solo britannica e contribuì a promuovere ulteriormente il villaggio come meta turistica.
Bisogna salire su di un treno, dalla stazione londinese di Victoria, diretto al Brecon Beacons National Park, nel Galles nord orientale. Scendere all'ultima fermata, quella di Abergavenny. Il paesaggio è "lo sfondo" di un dipinto del pittore settecentesco Joseph Malord William Turner: la verde campagna ondulata, punteggiata da spettrali cattedrali gotiche diroccate, avvolte da nubi, siepi di carpine che dividono i pascoli, centinaia, migliaia di pecore così intente a brucare da sembrare statuine.

Al centro di questo scenario fiabesco, c'è il villaggio di Hay on Way, Hay sul fiume Way, il corso d'acqua marrone che segna il confine naturale tra il Galles e la mal sopportata Inghilterra, all'ombra delle cupe - lo dice anche il nome - Black Mountains. Arroccato alle pendici di un diroccato castello medioevale, dal lontano 1961, Hay on Way, è la book town, la città del libro per antonomasia, ci sono più di 50 librerie per poco più di 700 abitanti. E un festival, il primo inventato in Europa, che richiama scrittori da tutto il mondo, in programma dal 22 maggio al 1° giugno.

La pazza idea di far convogliare in questo angolo sperduto della Gran Bretagna un manipolo di librai-sognatori venne a mister Richard Booth che, riposta nel cassetto la laurea presa ad Oxford, si innamorò di questo luogo incantevole. Fece qualche giro di telefonate ai librai di mezzo mondo, e riuscì a convincere un primo sparuto manipolo di impavidi venditori di storie a trasferire i loro bagagli e cassettoni in Galles.
Un'operazione a metà tra il commerciale e il sentimentale, assurta agli onori della cronaca mediatica mondiale quando il vulcanico Richard si spinse persino a proclamare simbolicamente l'indipendenza di Hay-on-Way, facendosi incoronare come sovrano della repubblica del libro, con tanto di scettro, mantello in porpora e corona. Lo si può incontrare nel suo negozio, tutto in legno, il più grande al mondo per libri usati, al n. 44 di Lion Street dove migliaia di volumi sono accatastati gli uni sopra gli altri, piramidi che rischiano di crollare da un momento all'altro.

Ad Hay-on-Way, bisogna munirsi di mappa segnalibro, per quella sorta di caccia al tesoro o meglio alla libreria preferita nella quale si finisce inevitabilmente per essere coinvolti.. Qui, infatti, si possono trovare testi di qualsiasi genere. Se prediligete il genere del "giallo", il posto che fa per voi si chiama Murder and Mayhem al numero 5 di Lyon Street, dove anche i proprietari hanno un che di sinistro nello sguardo torvo e le domande sospettose che rivolgono agli avventori.

I collezionisti di volumi illustrati di antiquariato si segnino invece questo indirizzo: Mark Westwod in High Town, dove c'è da uscirne pazzi tanto ricca è la scelta e la cultura del titolare. Lo riconoscete dagli occhialini tondi piantati sul naso e il papillon sempre perfettamente posizionato sotto il mento. Da Rose's Book al 14 di Broad Street, si incontrano prevalentemente nonni in cerca di libri di favole, l'unico prodotto in vendita sugli scaffali ora confetto di questa libreria.

Betty e Karl Showler nel loro negozio di Newport Street si sono invece specializzati nella vendita di manuali sull'apicoltura, mentre da Marijana Dworki fanno bella mostra i testi scritti nelle lingue e dialetti più strambi di tutto il mondo. Ma non è finita qui. Da Boz Books, hanno sempre avuto una passione maniacale per Dickens, tanto che vendono solo i suoi romanzi, anche se ultimamente al numero civico 13ª di Castle Street ha fatto la comparsa anche qualche opera di Henry James…
Per i più romantici, l'indirizzo giusto è The Poetry Book Shop in Brook Street, dove capita di incontrare addirittura Bill Clinton, ma il proprietario, mister Prince, nemmeno sotto tortura sarebbe disposto a svelare a chi l'ex presidente americano gli ha fatto spedire la raccolta scelta di Dylan Thomas. Scommette che si tratta di una signora?

Sono gli studenti, invece, ad affollare Bookends in Castle Street dove si acquista qualsiasi libro per una sterlina. La libreria più originale di Hay-on-Way, però, è l'Honesty Book Shop, all'aperto, nel cortile del Castello: i libri, dai romanzi di Sir Walter Scott alla biografia di Hugh Grant, tutti olezzanti di bruma inglese, sono lasciati incustoditi sugli scaffali arrugginiti, per acquistarli basta versare un obolo di 50 penny per i testi in copertina rigida e 30 per gli altri in una buca rossa della posta incassata nella recinzione, senza che nessuno controlli. Ve la immaginate una cosa così in Italia? Nei vicoli stretti che salgono al castello, tra le vie del centro, si incrociano soltanto persone con i libri sotto braccio, che lanciano sguardi taglienti nei confronti di chi ne è sprovvisto. Anche il menù è rigorosamente letterario: si possono ordinare il pudding alla Shakespeare per colazione, il filetto di merluzzo alla Wolf come main course, e una fetta di cheese cake alla Shelley. Ma non pensiate che bastino un paio di dotte citazioni per convincere la cameriera a ottenere uno sconto sul conto salato [...]
(tratto da La Stampa, 14 mag 2008)

versi


"Il più bello dei mari
è quello che non navigammo.
Il più bello dei nostri figli
non è ancora cresciuto.
I più belli dei nostri giorni
non li abbiamo ancora vissuti.
E quello
che vorrei dirti di più bello
non te l'ho ancora detto."

"E' l'alba. S'illumina il mondo
come l'acqua che lascia cadere sul fondo
le sue impurità. E sei tu, all'improvviso
tu, mio amore, nel chiarore infinito
di fronte a me.

Giorno d'inverno, senza macchia, trasparente
come vetro. Addentare la polpa bianca e sana
di una mela. Amarti, amore mio, è come la felicità
di respirare l'aria in un bosco di pini. [...]"

"Amo in te
l'avventura della nave che va verso il polo
amo in te
l'audacia dei giocatori delle grandi scoperte
amo in te le cose lontane
amo in te l'impossibile

entro nei tuoi occhi come in un bosco
pieno di sole
e sudato affamato infuriato
ho la passione del cacciatore
per mordere nella tua carne

amo in te l'impossibile
ma non la disperazione."

(Nazim Hikmet)

martedì 27 luglio 2010

l'ombra del vento


Una mattina del 1945 il proprietario di un modesto negozio di libri usati conduce il figlio undicenne, Daniel, nel cuore della città vecchia di Barcellona al Cimitero dei Libri Dimenticati, un luogo in cui migliaia di libri di cui il tempo ha cancellato il ricordo, vengono sottratti all'oblio. Qui Daniel entra in possesso del libro "maledetto" che cambierà il corso della sua vita, introducendolo in un labirinto di intrighi legati alla figura del suo autore e da tempo sepolti nell'anima oscura della città. Un romanzo in cui i bagliori di un passato inquietante si riverberano sul presente del giovane protagonista, in una Barcellona dalla duplice identità: quella ricca ed elegante degli ultimi splendori del Modernismo e quella cupa del dopoguerra.

Finalmente, per una volta, mi ritrovo d'accordo con uno degli slogan riportati sulla copertina di un libro, slogan che ogni volta cercano di "venderlo" come se si trattasse di un capolavoro o di un'opera straordinaria e stra-originale.
Il romanzo spagnolo che ha stregato i lettori di tutto il mondo.
I lettori di tutto il mondo non saprei, ma me di sicuro... Un po' per la storia, che è comunque avvincente anche se man mano che mi addentravo nella lettura son sempre arrivata a sospettare fortemente le varie agnizioni e colpi di scena diverso tempo prima che venissero enunciati nero su bianco. Ma soprattutto per le atmosfere riprodotte, per la Barcellona che mi sono immaginata nebbiosa, a tinte noir, monocromatica come nelle fotografie d'epoca di Francesc Català-Roca. Poi per lo stile della prosa di Zafon, ricca e vivida, in grado di legarmi alle pagine e costringermi ad andare avanti per vedere "cosa viene dopo". E infine per i personaggi, tratteggiati e descritti mirabilmente come se fossero reali (soprattutto Fermin Romero de Torres, la cui figura - un mix di vizi, peccati e simpatia - risalta in modo speciale).

martedì 13 luglio 2010

working hard

Io mi lamento dei miei 36 gradi quotidiani, ma in ufficio c'è comunque un condizionatore. Ci sono invece quelli che devono lavorare anche sotto il solleone, e ripetere più volte sempre le stesse cose e gli stessi movimenti...


(link al video su YouTube - tolto embed per evitare rogne con la Cookie Law)

Quello che conta poi è il risultato.
(Light Blue Commercial 2010, David Gandy and Anna Jagodzinska by Mario Testino)


(link al video su YouTube - tolto embed per evitare rogne con la Cookie Law)

lunedì 12 luglio 2010

il polpo indovino


Ecco, Paul ha indovinato anche il risultato della finale dei Mondiali di calcio. Ho sempre pensato che ce l'avrebbe fatta.
Io dico solo una cosa. Se gli spagnoli sono intelligenti gli danno asilo politico, lo piazzano in un bell'acquario finché non muore per scadenza naturale dei termini, e fanno pagare il biglietto alla gente per andare a vederlo.
Sarebbe uno spreco farlo diventare un piatto da ristorante. Non se lo merita dopo tutto quello che ha (inconsapevolmente) fatto, povera bestiola...

domenica 11 luglio 2010

before sunset

Un altro gioiellino. Prima dell’alba (1995) è uno dei miei film cult, visto 4-5 volte, e quando son venuta a sapere che ne esisteva un seguito – Prima del tramonto (Before sunset) – con gli stessi attori (Ethan Hawke e Julie Delpy) e stesso regista (Richard Linklater), girato una decina di anni dopo, non mi sono data pace sino a quando non sono riuscita a recuperarne il DVD. Il film è uscito anche in Italia, ma evidentemente con una distribuzione e una promozione molto limitate, dato che non l’avevo assolutamente saputo...


Prima dell’alba terminava con Jesse e Celine che si davano appuntamento, di lì a 6 mesi, su quello stesso binario della stazione di Vienna, e il finale lasciava aperto l’interrogativo se si sarebbero presentati o meno all’appuntamento. E io avevo sempre voluto pensare di sì...

Before sunset è del 2004, nove anni più tardi. I due ragazzi twentysomething sono diventati trentenni. Jesse è diventato uno scrittore, e si trova a Parigi, nel mitico Shakespeare Bookstore, a presentare il suo romanzo, un libro ispirato proprio a quella notte viennese di tanti anni prima. E si ritrova improvvisamente davanti Celine, venuta proprio per lui, poiché per un caso fortuito ha saputo del libro.

Il fulmine colpisce due volte. Scattano di nuovo fra loro la complicità e la familiarità di 9 anni prima, sensazioni che in realtà non si sono mai spente ma hanno accompagnato entrambi negli anni.
Jesse si era presentato al rendez-vous viennese, ma Celine no perché impegnata col funerale dell’amata nonna: l’occasione di concretizzare i loro sogni e le speranze di allora era così andata persa.
Jesse si è sposato e ha un figlio, ma il suo matrimonio si è spento e non è più felice; mentre Celine lavora per un’organizzazione ambientale, e sta con un fotoreporter sempre in giro per il mondo, ma è più contenta quando lui è via e lei si trova da sola.

Ma ora Jesse e Celine hanno di nuovo poche ore insieme, un intero breve pomeriggio per decidere che cosa fare, se lasciarsi di nuovo sfuggire o se provare a giocare la carta del condividere i loro domani.
C’è un aereo che Jesse deve prendere la sera alle 10, ma resta da vedere se non finirà invece sedotto da una chitarra suonata in un delizioso appartamentino in cima a scale scrostate, da una tazza di tè,da un gattino che si aggira nella stanza (Que tu es mignon, n’est-ce que pas?), e da una Celine che ondeggia sensualmente sulle note di una canzone di Nina Simone infilata nello stereo.


Finale aperto anche stavolta, ma con maggiori ragioni per credere che i due non butteranno via questa seconda chance. Sequel pienamente all’altezza del primo film, fatto dallo stesso cast, sia artistico che tecnico. Dialoghi e conversazioni serrate fanno sì che il film, nonostante duri solo 1 ora e 17 minuti, risulti ricco ed intenso.
Mi sono goduta di più gli scorci parigini rispetto a quelli viennesi, perché li conoscevo di più e perché erano illuminati dalla luce di un caldo pomeriggio estivo, invece di essere scorci notturni.

mercoledì 7 luglio 2010

lost

Ieri sera ho finito di vedere l'ultima puntata di Lost, dopo un weekend di quasi full-immersion nella 6th Season. Essì, lo so che arrivo con oltre un mese di ritardo, ma il mio collega che me li aveva promessi mi ha passato i dvd soltanto l'altra settimana...
Ad ogni modo, se non avessi leggiucchiato un po' di qua e un po' di là, non ci avrei capito granché, e non è che così la situazione sia poi migliorata di molto. Fine accettabile, d'accordo, però mi sento comunque un pochino delusa perché mi sarebbe tanto piaciuto avere una spiegazione razionale, al massimo anche un po' fantascientifica e tirata per i capelli, ma non una simile deriva mistico-religiosa.
E poi com'è che quando, alla fine della 1a stagione, qualcuno proponeva l'interpretazione che l'Isola fosse in realtà una specie di purgatorio e che fossero tutti morti, gli autori rispondevano no no, l'isola è reale...??? Ci avevano abbastanza azzeccato, invece!

mercoledì 30 giugno 2010

corrispondenza di amorosi sensi


Daniel Glattauer
Le ho mai raccontato del vento del Nord (Gut gegen Nordwind)

C'erano una volta i romanzi epistolari. Costruiti in forma di carteggio, di scambio di lettere fra i protagonisti. E questo libro è un romanzo epistolare nell'epoca di Internet, vero e proprio susseguirsi di e-mail fra i due personaggi, con i ritmi a volte veloci al pari di una chat, o rilassati a causa delle assenze di una delle due parti.
Complice una semplice vocale in più, un indirizzo e-mail sbagliato porta Emmi Rothner a scrivere a Leo Leike, nel tentativo di dare disdetta all'abbonamento di una rivista. Lei - che è sposata con un uomo più grande, vedovo con figli - fa la spiritosa, è aperta e solare e lo stuzzica; lui - di professione psicolinguista e reduce da una relazione finita - è dapprima cordialmente distaccato ma si capisce che sta al gioco... piuttosto rapidamente dalle chiacchierate fra i due nasce un'amicizia giocosa e piena di ironia, che ben presto si trasforma in qualcosa di potenzialmente più profondo. E tutto questo senza che Emmi e Leo si siano mai incontrati di persona in modo diretto, sempre impauriti - in fondo in fondo - dalla possibilità di poter essere delusi, se la conoscenza "reale" fra di loro avvenisse davvero, e di perdere così anche quella loro particolare amicizia.

Il vento di Nord penetra dalla finestra e disturba la nostra normale (e magari ripetitiva) esistenza quotidiana...

Sarebbe un delitto raccontare il finale del libro, e mi guarderò bene dal farlo... giusto per lasciare la suspence del "S'incontrano o non s'incontrano? Lo fanno o non lo fanno?" fino all'ultimo... Emma e Leo, anzi Emmi e Leo: com'era stato all'inizio del libro, anche nel finale una vocale diversa, in più o in meno, avrà un ruolo determinante nell'instradare il destino dei due.

Il libro mi è piaciuto molto, tanto che su Anobii gli ho dato cinque stelline: si fa leggere in un lampo e lo consiglio davvero. La seconda di copertina ci informa che nel 2009 è stato pubblicato un seguito (Allen sieben Wellen), ed è probabile che lo leggerò, se verrà tradotto.

Cinque ore dopo
RE: E' già tornato dal teatro? Non riesco a dormire, stasera. Le ho mai raccontato del vento del Nord? Quando tengo la finestra aperta è insopportabile. Sarebbe bello se mi scrivesse qualche altra parola. Anche solo "Allora chiuda la finestra". Al che ribatterei: con la finestra chiusa non riesco a dormire.

Cinque minuti dopo
R: Dorme con la testa vicino alla finestra?

50 secondi dopo
RE: LEO!!!! - Sì, dormo con la testa obliqua alla finestra.

45 secondi dopo
R: Che ne dice di ruotare di 180 gradi e dormire con i piedi obliqui alla finestra?

50 secondi dopo
RE: Non funziona, così non ho più il comodino con la lampada per leggere.

Un minuto dopo
R: Ma per dormire non serve la lampada.

30 secondi dopo
RE: No, ma per leggere sì.

Un minuto dopo
R: E allora prima legge... poi si gira e poi si addormenta con i piedi obliqui alla finestra.

40 secondi dopo
RE: Se mi giro, mi sveglio e devo rimettermi a leggere per potermi riaddormentare. E allora non ho più il comodino con la lampada.

30 secondi dopo
R: Ci sono! Lo metta sull'altro lato del letto.

35 secondi dopo
RE: Non va, il cavo della lampada è corto.

40 secondi dopo
R: Peccato, qui da me ci sarebbe una prolunga.

25 secondi dopo
RE: Me la mandi via e-mail!

45 secondi dopo
R: Ok, gliela invio in formato doc.

30 secondi dopo
RE: Ricevuto, grazie! Bella prolunga, lunga un'eternità! Adesso l'attacco.

40 secondi dopo
R: Attenzione a non inciamparci durante la notte.

35 secondi dopo
RE: Ah, grazie a lei e alla sua prolunga, dormirò come un sasso!

Un minuto dopo
R: Soffi pure quanto gli pure, il vento del Nord.

45 secondi dopo
RE: Leo, le voglio tanto, tanto bene. Funziona che è una meraviglia contro il vento del Nord.

30 secondi dopo
R: Anch'io le voglio bene, Emmi. Buona notte.

25 secondi dopo
RE: Buona notte. Sogni d'oro.

altri tempi...

Qui ad Atene noi facciamo così.

Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza.

Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento.

Qui ad Atene noi facciamo così.

La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo.

Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo.

Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa.

E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benchè in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla.

Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia.

Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore.

Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell’Ellade e che ogni ateniese cresce sviluppando in sé una felice versalità, la fiducia in se stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero.

Qui ad Atene noi facciamo così.

(Pericle - Discorso agli Ateniesi, 461 a.C.)

martedì 29 giugno 2010

problemi lavorativi

Sono incazzata. E' alquanto probabile che a breve non avrò più un lavoro. Dopo oltre 10 anni di impegni, sacrifici, disponibilità nel portarsi a casa roba da fare (tutto per la semplice gloria), molto probabilmente a brevissimo mi ritroverò con un sacco di tempo libero.
La mia azienda è infatti molto piccola, e siamo tutti impegnati in attività di consulenza presso un unico cliente, che in pratica è - o almeno è stato negli ultimi 30 anni - l'ente strumentale della pubblica amministrazione piemontese in ambito informatico. Oltre ai circa 1200 dipendenti, nel corso degli anni questo consorzio ha garantito lavoro a tutta una miriade di PMI del territorio (anche questo faceva parte della sua mission), dando impiego a circa 400-500 consulenti. Basta un gioco politico mirato, ed ecco che la dirigenza che ha guidato il consorzio per trent'anni viene fatta fuori dall'oggi al domani, e comincia un processo di cosiddetta riorganizzazione. E tutti coloro che non hanno la fortuna di avere il cartellino da "dipendente" vengono messi alla porta, grazie e arrivederci - anzi neanche quello, neanche un logico preavviso per la rescissione del contratto. In pratica un organico complessivo ridotto di oltre un terzo.

Ora siamo a cavallo del mese, e le informazioni sulle possibilità di rinnovo dei nostri contratti sembrano essere avvolte dalla nebbia: non v'è certezza di nulla. Non si sa molto, a parte che anche i nostri responsabili interni al consorzio sono stati messi nel tritacarne della riorganizzazione, e anche loro sono stati declassati, spostati, cambiati... boh, insomma un casino! Anche i dipendenti di questo grande consorzio non dormono certo sonni tranquilli, tutt'altro...

Per cui dall'oggi al domani potrei restare a casa, e ovviamente la mia aziendina in questa situazione chiuderebbe. Da tutto ciò deduco che in questo schifo di paese chi lavora, è capace ed è disponibile a sacrifici è vera e propria carne da macello, mentre ci sono fior fiore di lavativi che, grazie a conoscenze, o allo status di dipendente pubblico, possono dormire sonni tranquilli (ovviamente qui non generalizzo, ma parlo a ragion veduta, avendo prestato attività di consulenza negli ultimi tempi presso un ente pubblico... dove ne ho viste di cose...).

Ad ogni modo, come dice la mia mamma, se anche dovessi restare a casa i soldi per mangiare ce li ho ancora, e l'importante è la salute :-) Questo è vero. E non è detto che se si chiude una porta non si possa aprire un portone. Però il momento è fra i più schifosi: fra i miei amici non ho esempi di qualcuno che sia riuscito a trovare facilmente un nuovo lavoro...

E comunque, non ho intenzione di farmi rovinare le vacanze da questa cosa. Vada come deve andare! Tanto non ci posso fare nulla... delle vacanze ne ho bisogno... e nell'autunno vedremo...

lunedì 28 giugno 2010

agognate vacanze

Sono in piena fase di costruzione del mio itinerario vacanziero e di prenotazione dei vari b&b. Anzi, in realtà sono arrivata praticamente alla fine di 'sto lavoro, anche perché fra poco più di un mesetto si parte!
E oggi sono particolarmente felice di aver trovato posto in un b&b che - a vedere le foto - sembra davvero delizioso, un vero posto da favola, la classica casina inglese con il tetto di paglia. Considerato che chiedono 35 sterline a notte, mi sembra decisamente un buon prezzo, visto l'aspetto "fiabesco" - molte volte, per lo stesso costo, ti propongono brandine ripiegate, in squallide stanzette con la moquette sintetica. Bè, in questo posto non ci ho ancora messo piede, ma se tanto mi dà tanto mi auguro che le foto siano fedeli alla realtà.