sabato 3 aprile 2010

diario norvegese/2

Proseguo il mini-diario...

13 agosto
Oggi è il giorno dei saluti: io e Barbara ci separiamo dagli altri per alcuni giorni mentre loro fanno kayak. Facciamo un tratto in comune sino ad Askvoll: sembra un paesello carino visto dal traghetto: prati verdi e case colorate, davanti a un mare bellissimo disseminato di isole. Una di queste isole si chiama Sea Horse, e Mac ci ha spiegato che esiste una leggenda che la riguarda (ma non se la ricordava...) ed inoltre la sagoma dell’isola è stata usata da Eivind nel logo della Njord, la sua scuola di attività sportive...

E’ stato bello fare questo pezzo di traghetto sul ponte superiore, riparati (almeno in parte) dal ventaccio, osservando il paesaggio e l’affascinante bandiera norvegese che sventola nel vento. Verso le 11 è arrivato il momento di salutare gli altri. Mi dispiace separarmi da loro adesso, ma si tratta soltanto di pochissimi giorni: il 18 ci riuniremo, in tempo per rivedere anche noi Askvoll, Eivind, e il famoso spettacolino del “Non ti fidar / di un bacio a mezzanotte...” comprensivo di coreografia. Ci salutiamo e confesso che mi è venuto un piccolo magone... è bello rimanere tutti insieme, ormai erano alcuni giorni e stavamo bene... mi è sembrato di capire che a Ester sarebbe piaciuto venire con noi due, alcune volte l’ho vista un po’ perplessa su alcuni aspetti del kayak, ma secondo me si divertirà...

Ed eccoci a Florø. Cerchiamo un deposito bagagli e poi un posto dove mangiare. Il pub è carino, ha un dehors galleggiante è l’interno è completamente in stile navy. Sia io che Barbara, dopo 2 giorni di traghetto, stiamo soffrendo un po’ di mal di terra... In attesa che la signora del bed & breakfast dove abbiamo prenotato arrivi a casa, ci troviamo un bel praticello all’ombra, sulla collina di Florø dove c’è una chiesetta bianca (ovviamente in legno!)
Siamo arrivate al nostro b&b: un posto molto carino, una casetta rossa in una zona tranquilla. La signora Liv e sua sorella Raedlinn sono molto gentili e hanno un sorriso simpatico; la nostra camera sembra un confetto, e dalla finestra c’è un panorama ad ovest con vista sul mare (tramonto alle 23). Nota interessante: il vicino (due porte più in là) è un aitante falegname vichingo biondo che si sta costruendo la casetta con le sue mani... siamo anche tentate di offrirci volontarie per dargli una mano (visto che sarà bravo nei lavori manuali, ah ah!), ma la curiosità di vedere il tramonto dai moli e la fame ci spingono ad andare verso il centro paese. Durante la cena veniamo spudoratamente baccagliate da uno strano individuo, un marinaio cinquantenne che è stato per un anno marinaio ad Ancona, questo tizio blatera per un bel po’, finché non viene richiamato all’ordine da una biondona un po’ attempata! Evvai, ce la siamo scampata... ma pare che non sia finita perché veniamo di nuovo accerchiate da un gruppetto di persone non giovanissime e piuttosto sbronze... ma il vicino del b&b tanto caruccio no, ehh???

Comunque alla fine abbiamo assistito a un tramonto splendido, e sarebbe stato perfetto se fossimo stati tutti insieme, col resto del gruppo. Ma bando ai sentimentalismi, ci accingiamo a tornare al b&b e a farci raccontare un po’ di cosette sul clima etc del posto dalla nostra simpatica padrona di casa, e soprattutto a farci prendere per i fondelli perché non sappiamo usare l’asciugatrice e perché avevamo qualche perplessità sull’utilizzo di strani piumoni già dotati di lenzuola incorporate :-) che figura! Altre curiosità norvegesi che abbiamo imparato oggi: foglie di basilico servite insieme al gelato, le cassette delle lettere collocate tutte insieme al ciglio della strada (per le varie casette), e i troll al posto dei nani nei giardini.

14 agosto
Ritmi molto più tranquilli oggi: approfittiamo di Florø per riposare un po’ di più... la nostra sveglia stamane suona alle 10 (e nel mio caso deve suonare un paio di volte prima che mi decida a scendere). La signora Raedlinn ci fa trovare una splendida colazione (grandiosi i biscotti tipo gauffres – di consistenza un po’ moscia) e ci decanta le lodi dei tubetti con la crema al gusto di bacon, shrimps e prosciutto... credo che al supermercato ne comprerò un paio da portarmi a casa. E poi però ci attacca un bottone da un’ora e mezza sul sistema scolastico norvegese, sullo studio della lingua inglese, sul trattamento degli allievi portatori di handicap eccetera... insomma stavolta siamo uscite di casa per cominciare la nostra giornata a mezzogiorno! Comunque il giro parte bene perché il nostro vicino è sempre lì che si esibisce in lavori di carpenteria sul balcone...
Da ieri sera diamo merito a Mac di aver avuto ragione sul clima: maglione e giacca servono (mentre sto scrivendo è pomeriggio e c’è il sole, però tira vento freddo dal mare... e il k-way basta appena). Anche la signora Raedlinn ci ha detto che queste due settimane di temperature a quasi 30° sono state molto particolari ed insolite, in genere si sta più freschi... e oggi ce ne stiamo accorgendo.
Chissà cosa stanno facendo i nostri amici? Me li immagino adesso nei loro kayak, con Eivind e Mac che tentano di trasformarli in kayakisti per lo meno autonomi... non per portar sfiga ma mi spiace non assistere alle varie cadute e rovesciamenti in acqua, che immancabilmente saranno numerosi. Comunque la nostra dose di sport ce la stiamo godendo anche noi: abbiamo affittato 2 bici e ci stiamo muovendo così: peccato che siano bici piuttosto sbilenche, senza rapporti, col sellino pericolosamente oscillante, comunque sono usabili.

Adesso stiamo riposandoci un po’ lungo le sponde di uno dei due laghetti di Florø. Il laghetto è completamente circondato dal bosco, e lungo la parte esterna vi sono canneti e ninfee; nelle piccole insenature ci sono un sacco di anatre. Appena tirato fuori il pan brioscé Barbara è stata subito puntata dalla più sfacciata ed intraprendente di queste bestioline. Dopo aver sfamato mezzo stagno ed essersi sentita un po’ San Francesco – dato che si è messa a ciarlare con le papere – Barbara ed io riprendiamo le nostre bici e arriviamo al secondo lago.
E qui c’è chi dorme, come Barbara, e chi come me si mette ad osservare i gagni completamente fuori di testa che fanno il bagno con questo vento gelido. Al rientro sorpresa! Le bici sono gratuite, evviva! E anche per oggi le avventure non sono mancate.
P.S. per fortuna abbiamo goduto di un panorama coi colori indimenticabili ieri sera... perché questa sera il cielo è davvero scuro e nuvoloso. In effetti da oggi ho usato un certo numero di indumenti disposti a cipolla (almeno cominciano ad avere una loro giustificazione, non hanno semplicemente occupato posto nello zaino e basta).
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venerdì 2 aprile 2010

diario norvegese/1

Il bel tempo che fa capolino, ancora un po’ timidamente – devo dire, invoglia a pensare alle prossime vacanze. Cosa che sto cominciando a fare. Seriamente.
Nel frattempo, mentre cercavo tutt’altro, ho casualmente ritrovato il mini diario di viaggio che mi ero messa a scrivere in Norvegia qualche estate fa. Magari non interessa a nessuno, ma ho pensato di riportarne delle parti qui (un pezzetto alla volta).

Abbiamo fatto il viaggio in gruppo: eravamo in 13, tutti amici. Una delle attività principali previste nel viaggio era un corso di kayak di alcuni giorni, da svolgersi presso il centro di attività sportive gestito da Eivind, un amico del nostro amico giramondo Mac. Malauguratamente io non so nuotare, per cui ho evitato di finire annegata sfruttando quei giorni – in cui 11 dei nostri amici hanno fatto il corso - insieme a un’altra compagna di viaggio e visitando altre zone della Norvegia. Dopo 4-5 giorni ci siamo di nuovo riunite al resto del gruppo.
p.s. il resoconto non comincia dal primo giorno della vacanza, ma soltanto da quando mi ero comprata il quadernetto (quindi Oslo è rimasta fuori dal racconto)...

12 agosto
Seconda mattinata consecutiva di levataccia (questa volta 4:45! Ma chi ce lo fa fare? Veramente saremmo in vacanza...) Partiamo dal molo di Flam quasi del tutto deserto, e dopo alcune centinaia di metri di navigazione prendiamo la saggia decisione di utilizzare le nostre giacche a vento (inoltre Mac si prende una prima soddisfazione, facendoci notare due signori sul ponte con il berretto di lana: allora è vero! Aveva detto che sarebbe potuto tornare utile, anche in pieno agosto!)

Il tratto del fiordo da Flam a Leikanger è davvero bello: bella è la sensazione di trovarsi sul ponte del battello (seduti o in piedi) e contemplare la valle di montagne ed acqua che si estend intorno a noi. Davvero molto norvegese! L’acqua del fiordo appare tranquilla, le onde si percepiscono appena sulla superficie dell’acqua: questo avviene poiché siamo ancora molto distanti dall’imboccatura del fiordo. Anche il grado di salinità dell’acqua è basso: prevale l’apporto dei fiumi che vi si gettano. L’Atlantico è ancora lontano da qui. Arriviamo a Leikanger alle 7:30 e prendiamo una seconda corrispondenza. Il nostro programma di oggi è recarci a Vik per vedere la chiesa di legno (stavkirche), e poi tornare indietro di un porto per dormire a Balestrand. La barca dove ci troviamo ora è una fast-boat, un catamarano veloce, quasi una sorta di sala galleggiante con tutte le comodità e dei finestroni per vedere il panorama. Carina, però il primo traghetto era più sul genere “mercantile”, aveva un certo fascino. Ad ogni modo anche questi catamarani hanno una loro attrattiva, guardandoli proseguire la loro corsa dal molo.

Arriviamo a Vik: 13 esseri ancora un po’ assonnati con sulle spalle 13 pesanti zaini: che fare? Si pone questo problema perché l’ufficio del turismo di Flam che ci ha fornito gli orari ci ha detto che il traghetto per Balestrand c’è solo alle 20. Mac si reca alla Kommunen House (unico posto aperto alle 7:30 di mattina) chiedendo “supporto morale e tecnico” e i mitici dipendenti comunali norvegesi ci fanno gentilmente depositare tutti i nostri zaini nei loro uffici, offrendosi di spostarceli all’Office Tourism quando aprirà. In segno di riconoscenza (e per liberarcene), regaliamo 2 pacchi di mezze penne Voiello all’impiegata.
La visita alla cittadina può cominciare, ma solo dopo aver fatto colazione (e sgraffignato qualche panino per pranzare) in un bell’hotel dotato di pianoforte nell’anticamera dei bagni!! Meta della ns. visita è la chiesa di legno, collocata in cima a una collinetta, con un paio di alberi molto “da cartolina”. Tornati indietro in città a mezzogiorno, scopriamo che a Flam ci hanno detto una balla e in realtà c’era un traghetto alle 11:30, ma ormai è tardi...

Nel pomeriggio ci sistemiamo, dopo una discreta passeggiata, su una tipica spiaggia norvegese: in pratica uno scoglio piuttosto ampio che ripara una piccola baia dove l’acqua è sorprendentemente verde. Ho trovato singolare il contrasto fra la baia e il trattore che – a meno di 10 metri – ha continuato a tagliare il fieno per tutto il pomeriggio. Su questo scoglio abbiamo preso sufficiente sole da arrossarci tutti

Quando siamo tornati all’Office Tourism per riprendere gli zaini, alcuni di noi (Massimo, Lucia, Lorenzo) hanno trovato la sgradita sorpresa dello zaino unto: la bottiglia d’olio si era rotta e ha fatto danno. Anche il locale dell’Office Tourism è stato coinvolto da questo inconveniente... tracce di borotalco devono essere visibili tuttora nei pressi!!!
Arrivati finalmente a Balestrand abbiamo scoperto che forse il posto era più carino di Vik (anche se a me Vik è sembrato bellino, son contenta di averlo visto). Anche il nostro ostello è decisamente bello (da tenere a mente in caso di visite future: Balestrand Vanderhrejm Krinsja). La nostra cena si è svolta nel pub dell’hotel figo del paese (con sale di inizio secolo davvero eleganti, stile lodge).
Vista una stella cadente...
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lunedì 22 marzo 2010

prima dell'alba

Rai 4 è sempre una deliziosa ancora di salvezza nella programmazione televisiva. Quello che sarebbe dovuto essere il primo giorno di primavera si è rivelato nuvoloso ed incerto, come tante delle giornate che lo hanno preceduto. Quindi ho passato in casa la domenica pomeriggio, ed ero praticamente sul punto di infilare un film nel lettore dvd quando, accendendo la TV, il canale sintonizzato era Rai 4 e c'era questo film appena cominciato, con Ethan Hawke e Julie Delpy, che avevo visto diversi anni prima e che ho subito riconosciuto. Prima dell'alba.

Un ragazzo e una ragazza, lui americano e lei francese, si conoscono su un treno in viaggio da Budapest a Vienna, passano insieme un'unica giornata e nottata a Vienna, e 'prima dell'alba' si separano per tornare alle loro rispettive esistenze, consapevoli che molto probabilmente non si rivedranno più, anche se in extremis si danno appuntamento di lì a sei mesi esatti in quella stessa stazione dove si stanno dicendo addio.
Un film fatto di dialoghi: intensi, serrati, spensierati, giocosi, poetici, sognanti.

sabato 20 marzo 2010

la principessa e il ranocchio

La principessa e il ranocchio è un film molto carino e originale, ma per essere un lavoro Disney vi ho trovato atmosfere più dark e cupe rispetto ai soliti standard. Credo che se l'avessi visto da piccola alcune scene - il cattivo Facilier (che mi ha stranamente ricordato Adriano Celentano, mah!!) e le sue evocazioni delle ombre demoniache del voodoo, la scena nel cimitero e la morte di uno dei personaggi di contorno - mi avrebbero turbata non poco. Un po' come la strega di Biancaneve :-)
Quando il film è uscito - lo scorso autunno - le recensioni sottolinearono con insistenza come si trattasse forse del primo cartone Disney ad avere una protagonista di colore. Segno dei tempi, sulla scia della nuova presidenza USA. Non ho fatto particolarmente caso a quest'aspetto (nel senso che il colore della pelle di un personaggio animato non mi sconvolge per nulla), ma ho trovato molto originale l'ambientazione: New Orleans e il bayou circostante, negli anni '20.

Tiana è una giovane cameriera, con una mentalità intraprendente ed emancipata, che sin da bambina coltiva il sogno che era stato anche quello del padre, cioè quello di aprire un proprio ristorante, dove offrire buoni piatti e buona musica jazz. Per una serie di circostanze, finisce casualmente per baciare Naveen, un principe trasformato in ranocchio da un amuleto voodoo di un diabolico e malvagio imbroglione, e si ritrova lei stessa tramutata in rana! I due hanno caratteri inizialmente piuttosto in conflitto: lei abituata a lavorare duro per guadagnarsi ciò che desidera, lui viziato e pigro com'è d'uso per i principi, e dedito solo a canti e balli.

Ma trasformati in ranocchio e ranocchia, e sbattuti di colpo nella palude, i due finiscono per diventare compagni d'avventura e collaborare per sopravvivere (la palude è un posto assai pericoloso per le due bestiole). Con l'aiuto di Louis, un alligatore appassionato di musica jazz, e di Raymond, una lucciola romantica e sognatrice, Tiana e Naveen riescono ad arrivare dalla vecchia Mama Odie, che gli rivela come fare per tornare umani: il principe rospo dovrà baciare una principessa. E dove trovarne una? Sembra che ai fini della rottura dell'incantesimo anche la figlia del cosiddetto Re del Mardi Gras di New Orleans possa andare bene, in fin dei conti è una "principessa" per quel giorno di festeggiamenti, sino a mezzanotte. Però il tempo scorre, e qualcosa va storto. Nonostante la "principessa" baci il ranocchio sullo scoccare della mezzanotte, sia Tiana che Naveen non riacquistano il loro aspetto umano. Pare quindi che i due siano destinati a rimanere rane...

Ma le difficoltà della loro avventura hanno tirato fuori il meglio di entrambi, e i due nel corso della storia si sono scoperti innamorati, e decidono di restare insieme, sposandosi. Alla fine della cerimonia, celebrata dalla vecchia Mama Odie, dopo il rituale "vi dichiaro ranocchio e moglie", Naveen bacia Tiana, che ormai è divenuta una vera principessa, e l'incantesimo si spezza, riportando la coppia al suo vero aspetto umano. Tiana riuscirà a comprare i locali e a mettere in piedi il ristorante dei suoi sogni, e il suo principe le darà una mano in sala e sul palco dei musicisti. Mmmhhh... mi vien da pensare che non ci sono soltanto i principi dei cartoni che svolgono queste attività, ahimé...

La prima mezzora del cartone, ambientata fra gli umani, ha un ritmo più lento. Dopo la trasformazione la vicenda si trasferisce nella natura della palude, si fa più divertente e fiabesca, con alcune scenette davvero comiche.
Per saper davvero donare la felicità agli altri, attraverso il piacere della cucina (e realizzare quindi il suo antico sogno), Tiana dovrà prima conoscere la felicità per sé, attraverso l'amore, e capire che un sogno non è davvero bello se non è condiviso con qualcuno.

giovedì 18 marzo 2010

dall'altra parte del mondo

Ieri mi sono arrivati i depliant informativi che avevo richiesto tramite web una decina di giorni fa all'Ente per il Turismo della Cornovaglia, Regno Unito. Mi chiedo come mai avessero l'affrancatura (quel mini adesivo bianco dell'abbonamento postale) che arrivava da Auckland, Nuova Zelanda.
Forse anche gli enti del turismo sono stati delocalizzati come le fabbriche di automobili e di scarpe?

lunedì 15 marzo 2010

true blood season 3 promo

Un'anteprima della terza stagione di True Blood (fra le altre cose).
La nuova serie verrà trasmessa dalla HBO a partire dal 13 giugno 2010.


(link al video su YouTube - tolto embed per evitare rogne con la Cookie Law)

domenica 14 marzo 2010

che vita da cani

"Mi chiamo Mastic des Feux mignons. Sono un setter inglese maschio, nato il 17 aprile 1994. Secondo la tradizione di famiglia, Lei mi ha ribattezzato con il nome di Joyce, in memoria di chi sapete voi. La casa e il parco sono il mio regno, così come la campagna intorno, popolata di mucche, cavalli e pecore (che rappresentano il mio incubo peggiore e, se avrete la bontà di continuare a leggere la mia storia, saprete il perché). Odio la caccia e sono per la convivenza pacifica delle specie, una sorta di paradiso terrestre dove ciascuno ha il suo posto, dal verme al bipede. È per questo che sono riuscito a non lasciarmi sopraffare dall'affollamento di cani e gatti che sono andati e venuti dalla casa in questi anni. Alla fine, però, io sono il Cane di casa, per anzianità. Un primato - quello del vecchio di casa - che condivido con il mio amico, il sarcastico e imperturbabile gatto Opium. Ma so per certo di non dover dividere con nessuno il cuore di Lei, che mi ama di un amore immenso così come io l'amo e l'amerò per sempre. Certo, amo molto anche le sue figlie, di cui sono stato il grosso peluche vivente, stritolato, impastato, abbracciato in una valanga di risate e grida festose. E amo anche lui, con la sua ruvida e trattenuta amicizia virile. Ma per Lei farei qualsiasi cosa e so che Lei farebbe altrettanto per me."
(Catherine Guillebaud, L'ultima carezza, Elliot)

Lo ammetto. Se c'è il faccione di un cane sulla copertina di un libro potete star certi che - fra tutti quelli presenti in libreria - questo di sicuro lo prendo in mano, e ne leggo la trama, come minimo. E' stato così anche per "L'ultima carezza", sulla quale facevano capolino gli occhi quasi lacrimosi e il tartufo rosso di un bel setter a chiazze altrettanto rosse. E in questo caso il risvolto di copertina è stato tanto convincente da spingermi a comprare il libro.

E' un racconto delicato, narrato in prima persona (!) da Joyce, un ormai vecchio setter inglese di quattordici anni, che - arrivato alla fine dei propri giorni - narra della sua vita come Cane di casa. La sua famiglia vive in una casa da favola, immersa in un grande parco, non troppo lontano da Parigi. Joyce non è l'unico animale a condividere l'esistenza con Lei, lui e le due sorelle, ormai cresciute: nel corso degli anni vi sono stati gatti - uno dei quali, l'altrettanto anziano Opium, è tuttora suo migliore amico - cagne, e cavalli. Una vita da gentiluomo (pardon, gentil-cane) di campagna, insomma, nella quale c'è stato un periodo difficile causato dalle pecore della fattoria vicina, ma che per il resto è stata sempre felice. Saggio e divertente, Joyce rivela tutto l'amore, la dedizione e la fedeltà che ha sempre portato ai suoi padroni (soprattutto a Lei).

Chi ha posseduto un cane sarà toccato da questa storia, e vi troverà molte scene vere e vissute. Non ci sono grandi avvenimenti, ma la semplice quotidianità dell'esistenza con un animale domestico, vista però con gli occhi del pelosone.
Dato il titolo, pensavo che alla fine della narrazione avrei pianto stile fontana, ma il finale è molto lieve. Non mi è successo come per il film "Io e Marley", dove - ero al cinema - ho singhiozzato come una deficiente per tutta la parte finale, ripensando a quando avevo vissuto scene simili con la mia povera Laika... e mentre me ne stavo quasi vergognando mi sono resa conto che anche molte altre persone in sala stavano tirando sù col naso e si stavano commuovendo come me.

sabato 6 marzo 2010

l'eleganza del riccio


Madame Michel ha l'eleganza del riccio: fuori è protetta da aculei, una vera e propria fortezza, ma ho il sospetto che dentro sia semplice e raffinata come i ricci, animaletti fintamente indolenti, risolutamente solitari e terribilmente eleganti.

Comunque non vale. Miseriaccia! Non vale perché dopo un inizio un po' ostico - avevo messo in stand-by la lettura dopo circa 70 pagine (trovavo troppa saccenza autocompiacente nelle due voci narranti, e lentezza nello svolgimento) - l'avevo ripreso in mano e avevo cominciato ad appassionarmi e ad affezionarmi sinceramente a Renée, a capirla... proprio quando ero davvero felice per lei, perché dopo una vita "congelata" stava per aprirsi alla felicità e alla condivisione con un'anima affine... ebbene proprio allora avviene quell'insulso incidente! Mi ha gelata.
Era da tempo che la fine di un libro non mi dava sensazioni così nette, e tristi...

venerdì 5 marzo 2010

cioccolato per strada

Ciokemotion!
In via Lagrange, Torino (dal 4 all'8 marzo)
Una passeggiata in via Lagrange in questi giorni è accompagnata da un incredibile profumo di cioccolata, che pervade tutta la via. Ci sono i gazebo di numerosi negozi e aziende produttrici di cioccolato, animazioni e laboratori cioccolatosi, e la mostra con sculture di cioccolato ricavate da blocchi di 50 kg. Resistere agli assaggi e agli acquisti è praticamente impossibile...


Queste sculture di cioccolato sono davvero sorprendenti. Viste da lontano sembrano normali sculture di legno: il colore è lo stesso, e anche avvicinandosi il dubbio rimane. Le ho osservate da vicinissimo, e soltanto il profumo paradisiaco mi ha convinto della loro vera "natura".

lunedì 1 marzo 2010

sissi

La giovane Elisabetta di Baviera, passata alla storia come l’imperatrice Sissi, è probabilmente una delle figure femminili più famose e amate della storia europea. Importante per l’influenza che esercitò sulla politica dell’epoca, Sissi lasciò un’impronta anche per gli innumerevoli eventi che segnarono la sua vita. Era l’anno 1854 quando la corona si posava sul capo della giovane Elisabetta, che a soli sedici anni si apprestava a diventare Imperatrice di uno dei più grandi e potenti imperi del mondo: l’Impero Asburgico.
Questa è la sua storia. La storia di un incontro e di un amore, quello tra lei e Franz Joseph d’Asburgo, che cambia radicalmente e repentinamente il destino dei due giovani. Ma anche la storia di una ragazzina dalla bellezza selvaggia, dal carattere forte e ribelle, sfrontata e moderna, costretta dalla Storia e dall’amore a diventare rapidamente donna, moglie, madre e Imperatrice.

Costato oltre undici milioni di euro, questo film in due puntate è una coproduzione televisiva senza eguali, realizzata da Publispei per l’Italia, in collaborazione con Rai Fiction, Sunset Austria per l’ORF e EOS Entertainment per ZDF. Nel difficile ruolo della principessa Sissi Cristiana Capotondi; Martina Gedeck interpreta, invece, l’Arciduchessa Sofia e David Rott veste i panni dell’Imperatore Francesco Giuseppe. Nel cast anche Licia Maglietta nel ruolo della Duchessa Ludovica, madre di Sissi, Christiane Filangieri nel ruolo di Nenè, sorella più grande dell’Imperatrice e Katy Saunders nel ruolo di Ida Ferency, dama di compagnia della Principessa. Inoltre, Federica De Cola interpreta Carlotta Del Belgio e Andrea Osvart è nel ruolo di Eugenia moglie di Napoleone III.

Sono oltre 2000 le comparse che hanno partecipato alle riprese ambientate in luoghi storici come la Hofburg di Vienna, il castello e i giardini della reggia di Schönbrunn, il castello di Eckartsau, nella Bassa Austria, il castello di Brunnsee nella Stiria e ancora il castello di Miramare a Trieste e diverse location veneziane. Per le riprese nel castello di Miramare è stata trasportata a Trieste una nave storica, successivamente ormeggiata nelle acque del Mediterraneo. Particolarmente impegnativo è stato l’allestimento di 20 carrozze storiche e l’impiego di più di 100 cavalli. Per la carrozza dorata usata da Sissi e Francesco Giuseppe in occasione del loro matrimonio è stata utilizzata una carrozza originale a sei cavalli del 1740, data in prestito dall’Arcivescovo di Olmütz (Repubblica Ceca).

Il film ha inoltre richiesto l’utilizzo di 700 costumi, la sola Imperatrice indossa più di 50 abiti diversi, appositamente realizzati per lei nelle migliori sartorie italiane, da tessuti comprati nel nostro paese. Per ogni costume sono stati usati 8-10 metri di stoffa, rivisitando in chiave moderna gli abiti originali dell’epoca. Di straordinaria bellezza l’abito da sposa per il quale è stata confezionata una sottogonna che ha visto l’utilizzo di 80 metri di tulle.

Un grandissimo lavoro, insomma, dietro a quella che rappresenta una sfida: raccontare nuovamente, dopo oltre cinquant’anni, la vita, la bellezza e le emozioni di Elisabetta, Imperatrice d’Austria.
(fonte: sito Rai)

Commento a caldo, appena terminato di vedere la seconda e ultima puntata di questa fiction. Non mi è dispiaciuta :) tutt'altro...
Di sicuro non era un compito facile riuscire a far dimenticare i vecchi film con Romy Scheidner (o riuscire almeno a non sfigurare, di fronte a questi "storici" concorrenti). Io ho trovato questa versione molto più accurata e fedele alla storia e alla biografia di Sissi rispetto ai vecchi film, i quali - pur con tutto l'affetto che gli porto, li avrò visti come minimo una volta all'anno da quando ero bambina - erano un po' stile fiabetta, con diversi personaggi macchietta di contorno e battute umoristiche. Molti avvenimenti tragici nei vecchi film non erano stati toccati (ad es. la morte della figlia e l'assassinio di Massimiliano d'Asburgo).
Mi è piaciuto molto il fatto che abbiano girato la nuova fiction proprio nelle location "reali" (Hofburg e Schonbrunn, riconoscibilissimi), e anche la cura e l'attenzione posta a diversi particolari, ad esempio gli attrezzi ginnici di Sissi nella Hofburg (dove sono tuttora visibili due anelli da ginnasta attaccati allo stipite di una porta); la sua ossessione per il peso; le sue famose pettinature - uguali a quelle riportate nei suoi celebri ritratti, uno dei quali, di Winterhalten, Franz Joseph teneva nel suo studio "vero" e abbiamo visto riprodotto nello studio della fiction. Addirittura il cane di Sissi che si intravede nella fiction era proprio della razza che lei aveva nella realtà (un irish wolfhound bianco di nome Shadow).

Cristiana Capotondi come Sissi mi è abbastanza piaciuta, e l'ho trovata fisicamente adeguata al ruolo, cosa che invece non posso dire per David Rott, l'attore che interpreta Franz Joseph: non assomiglia per niente ai ritratti giovanili dell'imperatore, e i truccatori per lo meno avrebbero potuto osare e affibbiargli un paio di baffi.

monday morning

Come cominciare in modo fantastico il lunedì mattina? Arrivare al parcheggio di interscambio con la metropolitana e scoprire che la metro non funziona - e non ti dicono perché - ma bisogna prendere la navetta sostitutiva. Mettersi a correre per recarsi alla fermata di questa benedetta navetta, salirci per il rotto della cuffia e sentirsi dire che è fuori servizio. Quindi scendere e aspettare che arrivi il mezzo giusto.
Nel frattempo, accorgersi di aver perso lo spillone originale scozzese di chiusura appuntato alla gonna a quadri, e cominciare a disperarsi, mandando silenziose maledizioni... Ripercorrere gli ultimi metri fatti (tanto la navetta giusta continua a non arrivare), e sbirciare sul mezzo fuori servizio - ormai con le porte chiuse - sul quale però si era messo piede per 10 secondi, giusto il tempo perché una spilla potesse cadere. Ma non ve n'è traccia...
Tornare indietro verso le scale mobili, e accorgersi che la spilla a forma di spadone è là per terra, piccolina mia, e c'è un tizio che la sta calpestando, ma non importa perché sono felice di averla recuperata, e sembra che non si sia fatta nulla :-)
Salire finalmente su 'sta benedetta navetta sostitutiva, che - piena come un carro bestiame - ci impiegherà 50 minuti per compiere il percorso normalmente coperto dalla metro in 10 minuti. Mettersi il cuore in pace perché tanto sai già che arriverai in ritardo alla riunione con la capa che cominciava alle nove - ma tanto hai avvisato i colleghi e non c'è niente che tu possa fare per velocizzare il percorso.
Bene signori, benvenuti nella settimana che comincia oggi!

(Edit: foto della spilla per Mariabei)