lunedì 27 luglio 2015

conta le stelle se puoi

“..ed il Signore disse ad Abramo guarda il cielo e conta le stelle , se puoi contarle… aggiunse, così numerosa sarà la tua stirpe..”

Moise Levi ha solo ventitre anni la mattina d'estate di fine Ottocento in cui lascia Fossano portandosi dietro un carretto di stracci. Vuole andare a Torino a far fortuna, e non può immaginare che quello sia solo l'inizio di una lunga storia.
Perché Moise possiede un fiuto eccezionale per gli affari e per i sentimenti: darà il via a una florida ditta di commerci nel ramo tessile, e avrà due mogli, sei figli e un'infinità di nipoti.
Dopo la grande guerra mondiale e quel «brutto spettacolo» della marcia su Roma, finalmente la vita di tutti ha ripreso il suo corso. Meno male che nel 1924 a quel «brutto muso di Mussolino» gli è preso un colpo secco, altrimenti la storia di nonno Moise e della sua discendenza sarebbe stata molto diversa. Invece la famiglia Levi - con i suoi amori e i suoi affanni, i suoi commerci e le sue tribolazioni, le grandi cene di Pasqua e i lunghi silenzi delle stanze chiuse - diventa sempre piú numerosa nella casa di via Maria Vittoria, costruita proprio lì dove una volta c'era il ghetto e adesso non c'è piú.

Cosa mi ha portato a leggere questo libro? La curiosità derivante dal fatto di lavorare io stessa vicino ai luoghi in cui viveva la famiglia in esso narrata, la voglia di conoscere le atmosfere di questa strada 100-150 anni fa. E man mano che si legge viene sviluppata una saga familiare...

Ma a un certo punto mi sono sentita spaesata: Mussolini non è davvero morto per uno sciùpun nel 1924, e il suffragio universale anche alle donne non è mica stato dato ad inizio secolo.
Che cosa sta succedendo?  Eh, forse è un espediente narrativo dell'autrice - non posso essermi completamente rincitrullita con la storia - ma per averne la certezza ho dovuto cercare conferma su Internet, e interpretare meglio l'avvertimento che era già scritto sulla quarta di copertina, ma al quale io non avevo prestato troppa attenzione. E' stata un'esplicita scelta della Loewenthal, per non dover parlare della Shoah e delle persecuzioni razziali verso gli ebrei, ma io lettrice mi sono sentita presa in giro, è venuto meno il patto di fiducia che pensavo di aver instaurato col libro a cui avevo deciso di dedicare del tempo.

L'ho capito tardi, quando mi mancavano pochi capitoli, e a quel punto sono arrivata alla fine del libro, ma se ne fossi stata consapevole prima non penso proprio che l'avrei terminato.
Sono rimasta con il dubbio di cosa sia veramente successo alle varie figlie/figli/nipoti di nonno Moise, e a lui stesso, dato che la storia raccontata nelle pagine può tranquillamente essere di fantasia. Ma io che leggo non so che cosa sia vero, e che cosa sia invece fantasia.
E non ho nemmeno capito in quali termini la Loewenthal si collochi rispetto a tutto l'albero genealogico (immagino anch'esso suscettibile di essere in parte "finto"), visto che ad inizio libro avevo capito che si trattasse della storia della sua famiglia.

venerdì 24 luglio 2015

cenerentola il film

Cinderella (2015)
Regia: Kenneth Branagh

E' normale che anche avendo varcato (e non da ieri) la soglia degli "anta" mi sia trovata a godermi questo film come se fossi stata una bimba davanti a un negozio di caramelle? Potenza delle fiabe, o - meglio - della maniera magistrale in cui Kenneth Branagh, nelle vesti di regista, ha trasposto questa versione in carne ed ossa della celeberrima storia di Perrault (prima) e di Disney (dopo).

In effetti molti degli aspetti visivi di questo film ricalcavano il cartone Disney. Confesso che io ho visto per la prima volta il cartone disneyano soltanto quando ero già cresciuta, ma da piccolina possedevo un libro Disney pieno di illustrazioni, con la storia di Cenerentola narrata come veniva sviluppata nel cartone, per cui ho finito per conoscerne le scene piuttosto bene. Il libro lo conservo tuttora gelosamente.

Tornando al film, superato un attimo di disorientamento in cui mi sembrava di essere finita dentro Downton Abbey (sia Lily Rose/Cinderella che Sophie McShea/sorellastra recitano nella serie inglese) e il mini-shock nel ri-digerire il sempre amato (e pianto) King in the North Richard Madden nei panni del principe azzurro Kit - ma sto guardando un film o le mie solite serie tv? - me lo sono davvero goduto senza ritegno.

Belle le scenografie, che hanno dato corpo e vita a quanto mi ero raffigurata per tutta un'infanzia di letture; fantastici i costumi, ricchi e colorati; e meravigliosi e stra-riusciti gli effetti speciali, soprattutto nella scena della trasformazione della carrozza e dei suoi palafrenieri, prima e dopo la mezzanotte.

Ma quello che forse mi è piaciuto di più, vista la mia età, è stata la resa dei personaggi, per niente superficiale, come sarebbe potuta essere in una semplice fiaba (anche se poi non è per niente vero che le fiabe sono semplici).




martedì 14 luglio 2015

the scottish prisoner

I lettori della saga Outlander di Diana Gabaldon troveranno una parentesi di estremo interesse anche in "The Scottish prisoner", che non fa propriamente parte della serie, ma viene di solito inserito nella lista dei libri dedicati a Lord John Grey.
In effetti la figura in primo piano è  Lord John, ma in questo titolo è co-protagonista a tutti gli effetti Jamie Fraser. E se siete lettori di Outlander non credo vi serva altro per spingervi alla lettura.

Cronologicamente, le vicende si svolgono nel 1760 (all'incirca da aprile a fine ottobre), verso la metà di "Voyager" ("Il cerchio di pietre" se fate riferimento alle edizioni italiane), quando Jamie vive a Helwater, come stalliere presso i Dunsany, sotto la responsabilità di Lord John. Il piccolo William è già nato, e ha circa un paio d'anni.

Per Jamie Fraser, rilasciato sulla parola nel remoto Lake District, la vita potrebbe anche andare peggio: non è stato esiliato nelle colonie occidentali a tagliare canna da zucchero, ed è abbastanza vicino al figlio che non può rivendicare come proprio. Ma la sua tranquilla esistenza sta per essere agitata, interrotta prima dai sogni della moglie perduta, Claire, poi dalla comparsa di Tobias Quinn, un irlandese ex-compagno delle sollevazioni giacobite.

Come molti giacobiti sopravvissuti, e non imprigionati, Quinn è ancora dedito alla Causa. Il suo ultimo piano riguarda un'antica reliquia che sarà in grado di radunare gli irlandesi.
Jamie non vuole più averci nulla a che fare - ha giurato di lasciar perdere la politica, la lotta e la guerra. Sino a quando Lord John Grey spunta con una richiesta che lo porterà di nuovo lontano da tutto ciò che ama.

Lord John - aristocratico, soldato e spia occasionale - si ritrova in possesso di un pacchetto di documenti esplosivi che denunciano  un caso schiacciante di corruzione nei confronti di un ufficiale britannico. Ma alludono anche a un pericolo più insidioso. Il tempo è essenziale, man mano che l'indagine spinge Lord John verso l'Irlanda, con uno sconcertante messaggio in versi scritto in "Erse", la lingua degli Highlanders scozzesi. Lord John, che ha gestito dei prigionieri giacobiti quando era governatore del carcere di Ardsmuir, e il duca Hal, suo fratello, pensano che Jamie potrebbe essere in grado di tradurre - ma lui accetterà di farlo?

Presto Lord John e Jamie diventano compagni di indagine sulla strada per l'Irlanda, un paese i cui castelli nascondono segreti, e le cui paludi nascondono le ossa dei morti.

Un ritorno accattivante al mondo creato da Diana Gabaldon, un'altra storia epica che consiglio di procurarsi a tutti gli appassionati di Outlander.
(p.s. Nel momento in cui scrivo non mi risulta che il libro sia mai stato tradotto in italiano.)

giovedì 9 luglio 2015

gli stemmi delle case praghesi

Camminare con il naso per aria nella Città Vecchia di Praga permette di imbattersi, praticamente ad ogni portone, in deliziose (e spesso curiose) decorazioni. Sul frontone di ogni vecchia casa ci sono infatti stemmi, decorazioni e bassorilievi che in passato servivano anche per identificare le varie abitazioni. Soprattutto la Via Nerudova, che sale al vecchio castello, ne è ricchissima.



Il sistema di numerazione civico praghese è passato attraverso vari mutamenti, tanto che ancora oggi la maggior parte degli edifici vecchi mantiene due numeri.
Uno è su placca blu, e rappresenta la numerazione moderna, sequenziale lungo la strada, con i pari da una parte e i dispari dall'altra, come siamo abituati ad usare anche noi. L'altro è su fondo rosso, e indica invece la posizione della casa rispetto al vecchio sistema di numerazione, introdotto a metà Settecento, e di solito non ha alcun collegamento con gli edifici immediatamente vicini.

Ma prima del Settecento la numerazione civica non esisteva proprio, per cui non stupisce che l'individuazione di un edificio avvenisse in maniera "empirica", usando dei riferimenti visivi chiari a tutti.
Spesso si indicavano le case con simboli che avevano attinenza con la professione di chi vi abitava, oppure con qualcosa di naturale o di religioso.
E così, ecco ad esempio, la casa dei tre violini, del calice d'oro, del grappolo d'uva, delle tre rose bianche, al luccio blu, della ruota d'oro e innumerevoli altre... basta avere il tempo di soffermarsi per notare i particolari.

sabato 20 giugno 2015

morte a pemberley

Sono innumerevoli i seguiti di Orgoglio e pregiudizio usciti nel corso del tempo, soprattutto nel corso degli ultimi vent'anni. E anche i lavori che vi si ispirano apertamente. Di questi, alcuni sono arrivati (leggasi: sono stati tradotti) anche in Italia.
Alcuni li ho letti, come ad esempio la trilogia di Pamela Aidan che racconta O&P dal punto di vista di Mr. Darcy, oppure i libri di Carrie Bebris che trasformano i coniugi Elizabeth e Darcy in una specie di coppia detective. E mi sono anche piaciuti. Altri invece mi sono proprio rifiutata di considerarli, come i romanzi che proseguono la storia presentando Darcy nelle vesti di vampiro o di zombie, tsk tsk...

E Morte a Pemberley rientra in questa lunga lista di libri, ma con la particolarità di essere stato scritto non da un'illustre sconosciuta, bensì da P.D. James, che è stata una delle più famose gialliste inglesi. Non ho idea di come siano gli altri suoi libri, perché non li ho mai letti, ma Morte a Pemberley non l'ho apprezzato particolarmente. Non mi lamento della parte gialla, ma non mi è piaciuto come sono stati resi tutti i personaggi di O&P.

Tutti (e sottolineo "tutti") sono molto più scostanti, snob e sostenuti di quanto non fossero stati tratteggiati dalla Austen. La coppia sposata Elizabeth-Darcy manca di una sola scena dove si intraveda anche soltanto un minimo di trasporto e passione. Lo spirito indipendente e orgoglioso di Lizzie poi, in questo libro, è completamente inesistente: lei non sembra nemmeno più lo stesso personaggio, e ha veramente pochissimo spazio nella storia. Darcy invece è molto più presente, e tutto sommato non si allontana troppo dal suo carattere, così come lo conoscevamo. Però anche lui, ugualmente, non mi è piaciuto, mi è parso insipido, poco deciso...
Il colonnello Fitzwilliam invece, che in O&P mi era piuttosto simpatico, qui viene presentato davvero come un grandissimo snob, del tipo sono ufficiale ed erede di un titolo, faccio-io-comando-io. E Wickham viene presentato come un vero e proprio bastardo, un disgraziato fedifrago e approfittatore di fanciulle - a un livello che la Austen non si sarebbe mai sognata...

Non c'è un momento di allegria, di felicità. Le atmosfere, a partire dai boschi circostanti Pemberley, alle stanze e ai tribunali, mi sono sembrate piuttosto cupe, scure e fredde. Insomma, a parte i personaggi nuovi, inventati dalla James (come ad esempio il giovane avvocato Alverston, che corteggerà Georgiana), quelli austeniani mi sono parsi molto snaturati. O magari semplicemente troppo diversi da come me li sono sempre immaginati io.
Troppo diversi per farmi apprezzare questo libro.

lunedì 1 giugno 2015

la reggia ritrovata della venaria reale


La Reggia della Venaria, insieme ai suoi giardini, è stata edificata nel Seicento dal duca Carlo Emanuele II di Savoia come residenza di caccia e di piacere a due passi da Torino, incastrata nel borgo circostante (che prese il nome anch'esso di Venaria Reale): una piccola Versailles. In quei secoli i Savoia si facevano costruire innumerevoli dimore e palazzetti di svago, nei quali si recavano soprattutto per andare a caccia con la corte. Quest'insieme di residenze prese il nome di corona di delizie, ed è un patrimonio che oggi rappresenta una ricchezza dal punto di vista turistico.

Anche la Venaria rientra nell'insieme, ma è tornata ai suoi antichi splendori soltanto da pochissimi anni.


Dopo l'epoca napoleonica, infatti, la Reggia venne trasformata in caserma, i maestosi giardini vennero spianati e trasformati in una piazza d'armi per le esercitazioni militari. Questa destinazione d'uso continuò a lungo sin dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. Quando venne tolto il presidio militare, durato quasi duecento anni, non era rimasto molto dentro al palazzo, grazie ai vandali che nel corso dei decenni (soprattutto dopo le guerre) avevano rubato quello che gli serviva.

Infatti, quando ero ragazzina io, mi ricordo così la Reggia, come un vecchio grande complesso di edifici chiuso e malandato, accanto al quale c'era la caserma dei militari col filo spinato tutto intorno.

Non avrei mai pensato che quel grande palazzone avesse al suo interno degli ambienti simili, ma soprattutto non mi sarei mai immaginata che tutt'intorno, una volta, ci fossero stati dei giardini così elaborati, con linee prospettiche e fontane. Dei giardini purtroppo non era rimasta traccia.


Nel 1999 è partito un ambizioso progetto di restauro, sostenuto anche dall'Unione Europea, che nel giro di pochi anni ha recuperato la Reggia e anche i suoi giardini perduti: sono stati restaurati 100mila metri quadrati di superficie di tutto il complesso, 50 ettari di giardini sono stati ri-tracciati (basandosi su vecchie stampe e addirittura su ricognizioni aeree, grazie a cui hanno individuato gli antichi tracciati) e sono state piantate 200mila piante e piantine. La Reggia è stata aperta al pubblico nel 2007, e da allora offre un percorso di visita permanente, importanti mostre, un centro internazionale per il restauro, spettacoli e concerti nella bella stagione.
Ogni volta che mi torna alla mente lo stato della Venaria soltanto vent'anni fa, e lo paragono con quanto esiste oggi, mi rendo conto che in questo caso è stato compiuto davvero un piccolo grande miracolo.

I giardini al principio erano un po' spelacchiati, perché sono stati ricreati da capo, ma nel corso degli anni sono cresciuti. Pergolati con le rose, aiuole, siepi, orti e piante da frutto hanno di nuovo fatto capolino intorno al palazzo principale. E' stata ricreata una Peschiera, cioè un grande vascone dove durante l'estate i visitatori possono fare su e giù in gondola. E se vogliono girare comodamente nei giardini possono prendere dei calessini che li accompagnano.


E a proposito di gondole, nelle Scuderie della Reggia (adattate a spazio espositivo) viene esposto in permanenza il sontuoso Bucintoro dei Savoia, restaurato anch'esso, e ultimo esempio esistente di imbarcazione veneziana originale del Settecento. I Savoia se lo comprarono nel 1731, e adesso è visibile al pubblico, dopo decenni e decenni in cui anch'esso è rimasto nascosto e derelitto in qualche polveroso magazzino.
E' una barca davvero meravigliosa, e la prima volta che l'ho vista da vicino sono rimasta ad ammirarla affascinata, in tutti i suoi dettagli, per quasi mezz'ora.


giovedì 21 maggio 2015

paddington


In quanto bimba italiana cresciuta negli anni Settanta non possiedo una conoscenza di prima mano dell'orsetto Paddington (se tralasciamo una canzoncina di un telefilm/cartone che non ricordo di aver mai visto, ma che avevo su una cassetta musicale), però da brava anglofila so chi è. E questo è tutto il background con cui mi sono apprestata a guardare "Paddington", l'altra sera.

Credevo che fosse principalmente un film per bambini, e invece ho avuto una bella sorpresa. Il film è davvero delizioso e tenero, molto British e ricco di situazioni esilaranti.


La storia è molto semplice. Un giovane orsetto perde quasi tutta la propria famiglia (e la sua casa nella foresta del Profondo Perù) in seguito a un terremoto. Decide così di andare a Londra, che lo zio Pastuzo gli aveva raccontato essere il luogo da cui tanto tempo prima era arrivato Lord Clyde, un esploratore che gli aveva detto che a "Londra sarebbero sempre stati i benvenuti".
E così l'orsetto parte, armato soltanto di una valigia piena di barattoli di marmellata d'arance, del cappello rosso dello zio, e con un cartellino intorno al collo che dice 'per favore prendetevi cura di questo orso'.
Una volta arrivato a Londra, però, l'orsetto scopre che non è facile trovare rifugio in una casa, e viene accolto (momentaneamente, nelle intenzioni del capofamiglia) dalla famiglia Brown - babbo, mamma e due ragazzini - che gli dà il nome Paddington, avendolo trovato proprio in quella stazione. A casa Brown, Paddington darà il via a una serie di piccoli esilaranti incidenti domestici.
Trovare traccia del vecchio esploratore non sarà facile, e per Paddington potrà anche rivelarsi più pericoloso del previsto...


mercoledì 13 maggio 2015

il negozio dei biscotti


Immaginate di entrare in un grande negozio dove vendono biscotti di varie forme e consistenze, un negozio dove siete letteralmente circondati da scaffali color giallo-sole che straripano di scatole di latta colorate, piccole e grandi. Immaginate che all'ingresso ci siano delle gentili signorine che vi chiedono se volete assaggiare pezzetti di biscotto, olives au chocolat, calissons (pasticcini/biscotti tipici provenzali), oppure bonbon ricoperti di cioccolato: sembra brutto dir loro di no, non credete?
Immaginate anche che se aguzzate la vista e guardate i prezzi vi viene un piccolo colpo, ma non curatevene troppo e proseguite il giro. Un paio di  biscotti, belli pesanti, si possono senz'altro acquistare investendo qualche euro.

Sono entrata per la prima volta in un negozio come questo ad Aix-en-Provence, nella piazza davanti al municipio, credendo di essermi miracolosamente imbattuta in una versione provenzale del Bengodi.

Ma nei giorni successivi, durante il soggiorno in Provenza, mi sono resa conto che si trattava di una catena di negozi (La Cure Gourmande) presente in quasi tutte le cittadine della zona.
E una volta rientrata a casa mi sono documentata, e ho scoperto che in realtà questi negozi sono sparsi anche per il resto della Francia e in Belgio.

Naturalmente, in ogni posto dove lo trovavamo, io e le mie amiche ci facevamo tappa obbligata, ciondolando con nonchalance nel negozio e approfittando degli assaggini gentilmente messi a disposizione, in perfetto stile da turisti-scrocconi... A questo riguardo, ad Aix gli assaggini erano stati molto generosi (o forse si è trattato dell'entusiasmo della prima volta), mentre in altri posti sono stati decisamente microscopici, ma tant'è...


mercoledì 15 aprile 2015

obsession in death

Sono gli ultimi giorni del 2060. Il tenente Eve Dallas del NYPDS negli ultimi due anni ha risolto numerosi omicidi di alto profilo, e ha ricevuto molta attenzione da parte dei media. Lei e Roarke, il suo marito multimilionario, si sono ormai abituati ad essere oggetto di attenzione e pettegolezzi da parte del grande pubblico.
Ma stavolta Eve è diventata l'oggetto dell'ossessione di una persona. Di qualcuno che la trova straordinaria, e pensa a lei in ogni momento della giornata. Qualcuno che pensa che loro due abbiano un rapporto speciale, e che ucciderebbe per lei, ancora ed ancora.
Un'aggressiva avvocatessa della difesa, che era stata avversaria di Eve in aula, è la prima vittima, e purtroppo non è l'ultima. Il messaggio lasciato per Eve sulla scena del delitto le fa venire i brividi (l'assassino si definisce un "suo fedele e leale amico"), ma lei rifiuta di passare l'indagine ad altri. Con un assassino pronto a leggere significati reconditi in ogni sua più piccola mossa, portare avanti le indagini su questo caso sarà una danza psicologica, delicata e pericolosa.

Premetto che l'idea di un assassino alla Dexter, che agisce per punire i "cattivi" dove la giustizia ha le mani legate, non era affatto malaccio. Anche all'inizio di questo libro, ci intravedevo del potenziale. Però poi questo schema qui viene sprecato, soprattutto quando si capisce che questo angelo vendicatore non è un lucido (per quanto folle) individuo con manie di onnipotenza, ma una povera sfigata che si sente incompresa da tutto il mondo, e che trova (a suo parere) in Eve un modello a cui rifarsi. Quindi non ho trovato ben costruita la figura dell'antagonista di Eve: con un villain diverso e di maggior spessore ne poteva venire fuori un libro con più mordente.

Nel complesso è stato più interessante leggere delle varie interazioni fra Eve e la sua cerchia: Nadine, Summerset, Mavis, Mira e Peabody (e Roarke, naturalmente), rispetto alla parte di indagine vera e propria.
In questo libro ci sono molti riferimenti a casi trattati da Eve nel corso dei due anni precedenti, tutti casi trattati nei romanzi precedenti della serie. E' grave che non me ne ricordassi praticamente più nessuno?

venerdì 10 aprile 2015

song of the sea

Irlanda/Lussemburgo/Belgio/Francia/Danimarca, 2014
Regia: Tomm Moore
Il piccolo Ben, che vive in un faro su un isolotto presso la costa irlandese, viene abbandonato dalla madre in occasione della nascita della sorellina Saoirse, e viene cresciuto dal padre.

Quando Saorsie compie sei anni, la bambina, che non ha mai parlato, trova in un baule un prezioso mantello magico, indossando il quale si trasforma magicamente in una piccola foca. Saoirse è infatti una selkie, proprio come lo era la madre, che infatti era tornata dal suo popolo. Le selkie sono figure fantastiche del folklore irlandese e scozzese, donne che si trasformano da foche in esseri umani.
Quando il padre scopre che Saoirse ha trovato il mantello, per paura di perdere anche la figlia dopo l'amata moglie, manda la bambina e il fratello a vivere in città con la nonna paterna, e getta in mare il mantello fatato.

Ai due bambini però non piace vivere in città, e durante la notte di Halloween decidono di tornare a casa al faro. Durante il viaggio, Ben e Saoirse incontrano creature dimenticate di una tradizione e di leggende che stanno scomparendo e scoprono che le canzoni di Saoirse sono la chiave per la loro sopravvivenza. Saoirse, però, non può cantare e nemmeno parlare senza il suo mantello Selkie, che il padre le ha tolto.

Inizia così una corsa contro il tempo per ritrovare il mantello, recuperarlo e salvare gli altri esseri magici come Saoirse, e Ben riuscirà coraggiosamente a comportarsi come il 'miglior fratello maggiore del mondo', proprio come aveva promesso tanti anni prima a sua madre.

Non so se questo film di animazione sia stato distribuito nelle sale cinematografiche italiane. So che è stato presentato al Sottodiciotto Film Festival di Torino, e ad un altro festival romano, ma nella programmazione delle sale normali non mi è capitato di notarlo. Io l'ho visto in lingua originale (senza sottotitoli, che non ho trovato...), per cui non so nemmeno se ne esista una versione doppiata.

E' un peccato, perché è un cartone molto bello e pieno di atmosfera. Ma a parte questo, ciò che mi ha colpito di più sono i disegni, con fondali fissi che sembrano acquerelli, a volte piatti e senza apparente prospettiva, ma molto evocativi. Sembrano le illustrazioni di un libro per bambini. Danno davvero l'idea di un tocco di magico alla storia.

domenica 5 aprile 2015

l'attesa per outlander è finita

Ci siamo, ci siamo! I sei mesi di attesa che ci hanno imposto tra le prime otto puntate e la ripresa della stagione sono finalmente arrivati al termine. A fine settembre sembrava un tempo impossibile da sopportare (è stato addirittura coniato l'hashtag #Droughtlander). E' stata durissima, ma per fortuna la produzione non ci ha lasciati da soli: ogni tanto arrivava una piccola dose di fotografie nuove, piccoli trailer, eventi a cui gli attori partecipavano e a cui seguivano vagonate di foto e filmati, tutti hanno continuato a essere presenti sui social, è stata rilasciata la colonna sonora originale con 13 meravigliosi brani strumentali. Insomma non ci hanno lasciati in astinenza completa. Si sono curati di noi.

 

Commenti alla puntata 1x09 "The Reckoning"
L'episodio è incentrato su Jamie, stavolta è accompagnato dal suo punto di vista e non da quello di Claire (e questa è già una prima bella differenza rispetto al libro). I parallelismi con l'episodio 1x01, e con la narrazione di Claire, sono davvero molto evidenti e voluti (le frasi di Claire e di Jamie cominciano praticamente allo stesso modo: strange the things you remember...) I primi minuti ci mostrano Jamie al salvataggio di sua moglie dentro Fort William, con nuove musiche di Bear McCreary che sottolineano le atmosfere di pericolo. Le note di sottofondo sono sempre protagoniste importanti, non sono mai un semplice accompagnamento. Dopo la sigla iniziale c'è poi una bellissima scena post-sigla in cui Jamie "veste" il suo kilt. Queste scene sono sempre dei piccoli gioiellini, e di solito rappresentano pienamente il senso della puntata.


Fra le varie deviazioni rispetto al libro, ci sono sia le scene con Laoghaire, sia la questione con i due zii MacKenzie, che funzionano molto bene nell'economia complessiva della puntata.

Laoghaire che si avanti con Jamie, gli chiede spiegazioni e anzi gli si offre esplicitamente è creazione dello sceneggiatore (Matt Roberts) e non della Gabaldon (in questo punto della storia), ma è perfettamente coerente, perché tutti noi, lettori e telespettatori, sappiamo che potrebbe essere andata così. La scena è sensata. Mi lascia però un po' perplessa il fatto che Jamie riconosca che è stata lei a mettere i ramoscelli di cattivo augurio, rendendosi così conto della sua inclinazione alla vendetta nei confronti di Claire. Nei libri sembrava che Jamie non ne fosse consapevole - (spoiler alert!) anche perché altrimenti non si spiegherebbe perché, dieci anni dopo, si comporti con lei nel modo che noi lettori ben sappiamo, e odiamo...


La parte di Colum e Dougal ci mostra le divergenze tra i due fratelli attraverso gli occhi di Jamie (cosa che il POV di Claire non avrebbe potuto fare), e fa emergere le qualità di leadership e diplomazia di Jamie. Rispetto al libro, Colum riconosce apertamente con Jamie che avrebbe potuto essere lui il suo successore come laird: chissà se questo avrà ripercussioni future sulla trama?

E grazie a queste qualità, Jamie riesce a risolvere anche la frattura tra lui e Claire, derivata dalla punizione che le ha dato per aver messo in pericolo buona parte del gruppo con la sua disobbedienza. Jamie è abbastanza intelligente e di larghe vedute da sapere che non vuole una moglie sottomessa, che è importante ricucire il rapporto con sua moglie, e che stavolta deve piegarsi lui. Così come non aveva fatto voto di fedeltà a Colum, giura invece lealtà a Claire, facendo voto di non alzare mai più le mani su di lei.


sabato 4 aprile 2015

valmont in versione manga

Chiho Saito, Valmont. Le relazioni pericolose, Planet Manga 
Quando ho scoperto che l'anno scorso era uscita la riduzione manga delle Relazioni pericolose non ho potuto far altro che cercarla in fumetteria. Tempo un giorno e me la sono già letta tutta (si tratta di due soli volumetti).

 

I disegni mi piacciono molto, hanno un tratto molto delicato e Valmont è davvero un gran figo.  Per essere un fumetto è un po' particolare perché tenta di trasporre un romanzo che è in buona parte epistolare, quindi ci sono delle tavole un po' verbose, rispetto a un manga standard, però è ugualmente scorrevole. L'ambientazione è nella Francia del Settecento, e in alcuni momenti mi ha ricordato un po' Lady Oscar...

Non so quanto questo adattamento sia fedele al romanzo di Choderlos de Laclos, poiché io non l'ho mai letto ma conosco soltanto le versioni cinematografiche di Stephen Frears e di Milos Forman (devo porre rimedio a questa lacuna).
Comunque se vi piacciono le ambientazioni storiche e le figure dei libertini irresistibili (e siete in grado di accettare il finale tragico) io ve lo consiglio.