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sabato 1 aprile 2017

visita alla mostra Titanic

Ho visitato Titanic. The artifact exhibition, la mostra sul Titanic attualmente in svolgimento a Torino, unica tappa italiana.

Palazzina Promotrice delle Belle Arti

L'impressione nel complesso è stata positiva e toccante, ma non tutte le aspettative che nutrivo sono state soddisfatte, e adesso cercherò di spiegare il motivo, man mano che vi racconto la visita. Innanzitutto, avevo letto sul web recensioni di persone che avevano visitato l'esposizione altrove, a Las Vegas, Copenaghen, Bruxelles, etc, e avevano detto che il biglietto d'ingresso veniva accompagnato da un talloncino a mo' di carta d'imbarco, con un nominativo di uno dei veri passeggeri, e che a fine del percorso si sarebbe visto se questo nome era fra i sopravvissuti o fra i morti. Un semplice giochino a costo quasi zero, ma che aiutava il visitatore a immedesimarsi nei passeggeri del Titanic. A me qui a Torino non è stato dato nulla, e nemmeno alle altre persone entrate subito prima di me: prima delusione...

Subito dopo l'ingresso c'è poi la possibilità - se ho capito bene - di posare per la famosa foto in stile DiCaprio-Winslet sulla prua della nave, che si può scegliere di acquistare a fine percorso. Non ne sono certa perché non ho visto indicazioni scritte in corrispondenza di quel punto, e quando sono passata io i ragazzi dello staff stavano allegramente chiacchierando dei fatti loro e non ci hanno spiegato nulla, né tantomeno invitato a fare lo scatto.
Accanto ai ragazzi dello staff ho intravisto le audioguide, ma non ho capito se erano comprese o no nel biglietto, già salato di per sé (16 euro). Io in quel momento ero ancora perplessa per la mancanza della "carta d'imbarco", per cui ho proseguito senza audioguida, sperando che girando l'angolo mi avrebbero dato 'sto benedetto talloncino, cosa che però non è avvenuta.
Quindi, appena entrata, mi sono già imbattuta in un'imperdonabile mancanza di informazioni e di non corrispondenza a quanto mi aspettavo di trovare (la carta d'imbarco).

Nella prima saletta espositiva si tratta dell'utilizzo dei rivetti nella costruzione dello scafo. Non tutti furono montati con mezzi automatici, ma nei punti più difficili da raggiungere si fece ricorso all'intervento manuale di uomini e ragazzi. Questa osservazione sembra quasi voler implicare che il lavoro potesse non essere stato fatto bene, ma in realtà il Titanic andrò incontro al suo destino per tutta una serie di sfortune e coincidenze accumulatesi le une sulle altre... non penso che i rivetti da soli siano stati così determinanti.
Successivamente si vedono parte dei progetti e delle mappe dei ponti della grande nave e due modellini in scala, che riproducono con precisione il grande transatlantico.

In una saletta sulla sinistra (altra mancanza che ho notato sono le frecce che indicano il percorso di visita da seguire - per visitare questa saletta son dovuta tornare indietro ) ci sono le storie degli italiani del Titanic. A bordo del bastimento c'erano infatti 37 italiani, di cui soltanto 3 si salvarono. La maggior parte erano camerieri - moltissimi i piemontesi, liguri e lombardi - che erano stati assunti da Luigi Gatti, italiano emigrato in UK; non erano stati registrati come lavoratori sulla nave perché non c'era stato tempo, così Gatti, che non sopravvisse, diede una lettera con tutti i loro nomi a una passeggera che stava salendo su una scialuppa, affinché i loro parenti potessero essere informati della loro fine. C'è la copia de "La Stampa" del 18 aprile 1912, con un paginone contenente le prime notizie che erano arrivate.
Sui pannelli al muro ci sono le storie di molti dei passeggeri italiani, come quella di Sebastiano e Argese, marito e moglie da un paio di mesi e che stavano andando in America: lui non sopravvisse, lei era incinta e nel novembre diede alla luce una piccola che chiamò Maria Salvata. Storie così, come quella dei ragazzini e dei camerieri. Una fotografia che ritrae tutto lo staff dei camerieri insieme al loro coordinatore e al figlioletto di quest'ultimo, scattata al porto di Southampton prima di partire, e portata con sé a terra dal bambino che naturalmente scese prima che la nave salpasse.

corridoio di prima classe
Non volevo riprendere la famigliola nella mia foto, ma non si schiodavano più dal corridoio e io dovevo assolutamente scattare prima che passasse qualche persona dello staff, e non potessi più farla..

Si ritorna nella sala precedente e ci si imbarca in senso figurato transitando su una piccola passerella, poi si passa attraverso quella che è la ricostruzione in scala reale del corridoio con le cabine di prima classe. Storie di persone comuni, ma anche di persone ricche e famose, perché il Titanic non risparmiò nessuno: fra le vittime ci furono milionari come Benjamin Guggenheim, John Jacob Astor IV, Isidor Straus (fondatore del grande magazzino Macy's). La moglie di quest'ultimo decise di condividerne il destino e di non salire sulla scialuppa di salvataggio per stare vicino al marito.

Le scialuppe furono uno dei grandi punti deboli del Titanic. Durante i lavori per la costruzione ne erano state previste 32, ma poi si decise di utilizzare lo spazio disponibile sul ponte in maniera diversa, e ne rimasero soltanto 16, più 4 pieghevoli di tela. A quell'epoca non esisteva una normativa che imponesse una dotazione sufficiente di scialuppe. Le 20 scialuppe esistenti avrebbero avuto una capienza di soltanto 1178 posti, ma in ogni modo le prime vennero calate in acqua con pochissime persone rispetto a quelle che sarebbero potute starci. Ad esempio nelle prime 7 c'erano soltanto 160 persone, su una disponibilità di spazio per 430. Questo anche perché il Titanic era ritenuto così "inaffondabile" che al principio le persone non capirono la gravità della situazione, e preferirono restare a bordo in attesa, piuttosto che sfidare il mare su delle fragili e insicure scialuppe, decisione che si rivelò poi sbagliata, come sappiamo.

Sono esposte diverse banconote recuperate nelle casseforti della nave. Prima del 1912 negli Stati Uniti la moneta veniva emessa sia dal governo federale sia da banche private, e sono stati recuperati esemplari di entrambe le tipologie.

Ponte della nave


Si arriva poi alla ricostruzione di una cabina di prima classe: ampia, spaziosa, con un lettone molto comodo. Nelle teche si vedono rubinetti, lavandini, tappi dei lavelli, e piastrelle dei bagni di bordo.
Nella sala successiva si possono vedere piatti, caraffe, tazze e posate dei diversi servizi disponibili a bordo, differenziati per le varie classi. Ad esempio c'è una coppa di cristallo con il logo White Star Lines usata in prima classe, e poi una caraffa più semplice in vetro usata nella terza classe.

E' sorprendente pensare che questi oggetti così fragili siano sopravvissuti al momento del naufragio rimanendo integri, e che poi abbiano trascorso decenni nelle profonde acque dell'oceano. A vedere alcuni di questi si direbbe che siano nuovi, invece su altri si nota bene la patina del tempo e degli avvenimenti. A parte il logo della White Star, la scritta Titanic non compariva mai su questi oggetti, e questo permetteva di poter riutilizzare le suppellettili su altre navi della compagnia, in caso di necessità. In altre teche ci sono piatti e ciotole a motivi floreali, non facenti parte dei servizi di bordo, ma probabilmente trasportati da qualche passeggero, dei pettini e delle ciotolette porta-cipria o porta-balsami.

Menu dell'ultimo giorno di navigazione
Il menu per la cena dell'ultima sera, nelle sale da pranzo delle diverse classi

Proseguiamo nella visita e arriviamo alle riproduzioni fotografiche della sala fumatori, destinata agli uomini della prima classe, e la sala di lettura, destinata alle donne sempre della prima classe. Si scende nella saletta in basso e, nonostante il dislivello sia naturalmente presente nello spazio espositivo della Palazzina della Promotrice, qui non è stata riprodotto il famoso scalone del Titanic. Ci sono soltanto una foto e due teche con un pezzo di un lampadario e una sputacchiera.
Se, come avevo letto, lo scalone era invece presente nelle mostre all'estero (su Google ne trovate anche diverse foto), non mi spiego perché qui a Torino non abbiano voluto riproporlo: penso che lo spazio ci fosse e comunque i progettisti del percorso potevano sicuramente inventarsi qualcosa. Invece niente, e questa è un'altra delusione.

Proseguiamo per un altro stretto spazio, ed ecco la riproduzione del corridoio di terza classe con una cabina. La sistemazione è spartana rispetto a quanto visto sino a qui, con due letti tipo a castello e una mensola, ma comunque sembrava confortevole. Nel corso della mia vita mi è capitato di dormire in ostelli che avevano un aspetto ben peggiore.

Cabina di terza classe
Riproduzione della cabina di terza classe

Il costo del biglietto per una cabina di prima classe era di 2500 $ (pari a circa 57.000 $ di oggi). Le due suites esistenti costavano addirittura 4500 $ (circa 103.000 $ odierni). Prezzi davvero da capogiro.
I servizi presenti per i passeggeri di seconda classe del Titanic erano comunque analoghi a quelli della prima classe di altre compagnie. Le cabine avevano mobilio in mogano, legno bianco smaltato e piastrelle in linoleum; fra i servizi c'erano l'ascensore, la sala lettura, la biblioteca e la possibilità di fare passeggiate sul ponte. La sala da pranzo di seconda classe aveva 394 posti, per cui si dovevano fare i turni.
Anche le cabine di terza classe erano relativamente care, se rapportate ai costi odierni. Il biglietto costava 40 $ (circa 900 $ ai prezzi odierni) e ci si poteva trovare a viaggiare con altri passeggeri sconosciuti, poiché nella cabina il posto era per quattro persone. Sul soffitto potevano trovarsi tubi e travi, e di sicuro si sentivano rumori e vibrazioni provenienti dalle sale macchine. Però lo standard della White Star Lines era comunque alto rispetto ad altre compagnie, e ad esempio anche in terza classe c'erano materassi veri, e non quelli di paglia. Le vasche da bagno erano soltanto due, per circa 700 passeggeri di terza classe, ma ai tempi erano sufficienti perché in genere si faceva il bagno una volta alla settimana.

Abbandoniamo lo sfarzo dei ponti superiori e nella sala successiva vediamo qual era l'anima della nave, la sala macchine con le fornaci per il carbone. Il Titanic aveva 159 caldaie/fornaci e consumava la quantità folle di 850 tonnellate di carbone al giorno, pari a circa 1,5 kg. di carbone per metro percorso. Considerando quant'era lunga la traversata dell'Atlantico, non riesco nemmeno a fare il conto... Vediamo le fotografie e i nomi di alcuni dei ragazzini che portavano il carbone (trimmers) e di alcuni fuochisti. Il loro lavoro doveva essere davvero infernale.

Dadi di supporto delle gru per le scialuppe di salvataggio
Dadi e bulloni delle gru che sostenevano le scialuppe

Passiamo poi in un corridoio dove veniamo allertati da vari messaggi di altri bastimenti che nel corso della giornata del 14 aprile 1912 segnalavano la presenza di banchi di ghiaccio nella zona. Pare che le vedette del Titanic non disponessero nemmeno dei binocoli, perché nella fretta non erano stati caricati a bordo. La temperatura, sia dell'acqua che dell'aria, verso sera era scesa di molto.

Nell'esposizione il momento dell'impatto laterale con l'iceberg è riprodotto solo da un filmato simulato, che mostra come, dei 15 compartimenti stagni trasversali, 6 siano stati aperti dallo squarcio di 91 metri derivante dall'impatto, e poco alla volta la nave si sia spezzata in due tronconi e sia affondata. Passando oltre, si può toccare con mano una parete di vero ghiaccio, che ci fa rendere conto del gelo di quei momenti. Buona parte delle persone non morirono infatti per annegamento, quanto per assideramento.

Oggetti recuperati del Titanic


In sostanza la mostra non si focalizza particolarmente sul momento drammatico dell'affondamento, ma sugli oggetti ritrovati e recuperati, nonché sulle storie di molti passeggeri.

Nella penultima sala sono esposti oggetti recuperati nei bauli dei passeggeri, come ad esempio banconote, spartiti musicali, un flauto, colletti di camicie da uomo, bretelle, pantaloni, addirittura delle boccette di un fabbricante di profumi di Manchester che fu tra i superstiti: chissà quale fragranza contengono mai oggi!

Panchina - foto tratta da pagina Facebook della mostra
Foto tratta dalla pagina Facebook della mostra, raffigurante una parte delle panchine del ponte
Nell'ultima sala ci sono i pannelli con tutti quanti i nomi dei superstiti e delle vittime, divisi secondo le tre classi. Mi sono presa appunti, e questo è quanto riportano:
Prima classe: 200 salvi e 125 vittime
Seconda classe: 120 salvi e 160 vittime
Terza classe: 180 salvi e 530 vittime
equipaggo: 210 salvi e 690 vittime

I totali però non combaciano con quanto indicava un altro pannello nel corso dell'esposizione, che indicava 705 superstiti e 1523 vittime totali. Addirittura su Google ho trovato una foto di questo pannello (Memorial Wall) in una tappa estera della mostra e questi stessi numeri sono diversi, e non di poco. Com'è possibile? Questo è un altro motivo di lamentela sulla mostra, perché almeno le informazioni fornite sarebbero dovute essere precise, o perlomeno ri-controllate. Sui pannelli qualche errore c'è, non soltanto di grammatica, evidentemente. Nella sala dedicata al carbone un pannello è scritto soltanto in inglese e non in italiano. Più spesso ho notato l'inverso, vale a dire che non sempre c'era la traduzione in inglese.

Piatti ritrovati in un cassone
Piatti disposti in fila, così come sono stati ritrovati in fondo al mare (erano probabilmente impilati in qualche credenza e sono rimasti così per decenni)

E per finire c'è il bookshop, dove non ci sono molti articoli. Da una mostra che sta girando il mondo mi aspettavo un pochino più di scelta. Ci sono t-shirt a 15 euro con due soli soggetti, la planimetria dei ponti oppure la fantomatica carta d'imbarco che qui in mostra non ci hanno dato. Ci sono cuscini allo stesso prezzo, e con riprodotta la solita carta d'imbarco. Ci sono alcuni (pochi) libri a tema Titanic, e uno smilzo catalogo della mostra, di cui non c'è nemmeno scritto il prezzo. Poi ci sono alcuni magneti e portachiavi vari che costano decisamente troppo (dai 7 euro in su). L'unica cosa simpatica che ho visto è la riproduzione di uno dei portacreme/portaciprie che erano esposti.

Il relitto del Titanic è rimasto celato per ben 73 anni, a circa 2 miglia dalla superficie (quasi 4000 mt di profondità), a 400 atmosfere di pressione. E' collocato a 740 km a sud est di Terranova, con la poppa a circa 600 metri dalla prua. Nel 1985 ci fu la prima spedizione di recupero, seguita da molte altre nel corso degli anni. Gli oggetti recuperati erano rimasti per decenni in condizioni di poco ossigeno, nessuna luce, 4000 atmosfere. Sono stati stabilizzati dopo il recupero per evitare la loro degradazione: sono stati desalinizzati, asciugati, e sottoposti a protezione e manutenzione, ovviamente in funzione del determinato tipo di materiale di cui sono fatti. I reperti recuperati ad oggi sono circa 5500. Tutti gli oggetti esposti in questa mostra erano conservati in apposite teche vetrate, con particolari condizioni di umidità (circa 32%) e temperatura (circa 65° F)

Però per la nave, lo scafo che rimane in fondo all'oceano, non si può fare niente, perché viene costantemente erosa da batteri che si nutrono di ferro. Il relitto è ricoperto da rustiches, ghiaccioli di ruggine che sono habitat di batteri e funghi. Gli scienziati calcolano che fra 40-90 anni lo scafo crollerà su se stesso.

P.S. Lungo tutto il percorso espositivo vi è costante divieto di fare fotografie e/o filmati. Ovviamente tutti i visitatori avevano il telefonino e ho visto che praticamente quasi tutti ogni tanto "rubavano" qualche immagine. L'ho fatto anch'io, con risultati qualitativamente non eccelsi. Con un biglietto così caro trovo assurdo il divieto di foto non ad uso professionale.

mostra Titanic a Torino


Titanic. The artifact exhibition
Torino, Palazzina Promotrice delle Belle Arti
18 marzo 2017 - 25 giugno 2017 prorogata al 21 luglio 2017


In mostra pezzi autentici della nave, oggetti originali di proprietà dei passeggeri, la ricostruzione in scala reale di una cabina di prima classe e una di terza classe, il celebre ponte principale, reperti e filmati dell'epoca.
Oggi quegli oggetti compongono l'essenza di una mostra itinerante che ha commosso e continua a commuovere tutto il mondo. Uno straordinario successo che ha già affascinato oltre 25 milioni di visitatori e che per la primissima volta in assoluto arriva in Italia, con la produzione di Dimensione Eventi, su licenza Premier Exhibitions.
Si sentirà il rombo delle caldaie della nave e una parete reale di ghiaccio farà comprendere le condizioni di freddo delle prime ore del mattino del 15 aprile 1912. Le audioguide racconteranno la collisione con l'iceberg e l'affondamento della nave dei sogni. Il percorso museale terminerà con il Memorial Wall e l'elenco di tutti i passeggeri, tra dispersi e salvati, nel viaggio del Titanic.


In un post successivo vi racconto la mia visita. Sappiate che se cercate informazioni su Google relativamente alle precedenti tappe di questa mostra (ad esempio a Las Vegas, Copenaghen o Bruxelles) potrete vedere foto o sentir raccontare di parti della mostra che qui a Torino non sono state allestite. La versione torinese è molto più ridotta (nonostante il biglietto non lo sia).

mercoledì 19 ottobre 2016

toulouse-lautrec in mostra a torino

Toulouse-Lautrec. La Belle Époque
Palazzo Chiablese, Torino
 22 ottobre 2016 - 5 marzo 2017

Dopo mesi di notizie discordanti a proposito di annullamento definitivo e/o di rinvii vari, si apre finalmente in città questa benedetta mostra, annunciata mesi fa e sempre rimandata.
Con circa 170 opere, tutte provenienti dalla collezione dell’Herakleidon Museum di Atene, si apre a Palazzo Chiablese una grande retrospettiva dedicata a Toulouse-Lautrec, l’aristocratico bohémien considerato il più grande creatore di manifesti e stampe tra il XIX e XX secolo.

Il percorso illustra l’arte eccentrica e la ricercata poetica anticonformista e provocatoria - tra le più innovative tra Ottocento e Novecento - di uno degli artisti oggi più apprezzati e ammirati; un’anima da "artista tormentato" fin dall’infanzia e non adeguatamente "riconosciuto", seppur pervaso da un fortissimo slancio ottimista e dalla consapevolezza della bellezza della vita. Una bellezza semplice, dai contorni volutamente sfumati e da vivere in momenti dissoluti, dai colori forti e spregiudicati e priva di abbellimenti, nei disegni come nelle tinte. Nessuno, dopo di lui, è stato in grado di rendere così "perfetto" il volto dell’imperfezione. È questo il suo stile.

 In mostra litografie a colori (come Jane Avril, 1893), manifesti pubblicitari (come La passeggera della cabina 54 del 1895 e Aristide Bruant nel suo cabaret del 1893), disegni a matita e a penna, grafiche promozionali e illustrazioni per giornali (come in La Revue blanche del 1895) diventati emblema di un’epoca indissolubilmente legata alle immagini di Toulouse-Lautrec.


giovedì 24 marzo 2016

da poussin agli impressionisti

Da Poussin agli Impressionisti. Tre secoli di pittura francese dall'Ermitage
Torino, Palazzo Madama
11 marzo - 4 luglio 2016

Dopo infiniti rinvii di data, si è finalmente aperta a Palazzo Madama una grande mostra dedicata alla storia dell’arte francese. Capolavori straordinari che rispecchiano l’evolversi del gusto artistico in Russia e la passione per l’arte francese, e al contempo testimoniano l’amore per l’Italia di molti dei pittori in mostra.
Una selezione di oltre 70 opere dalle collezioni del prestigioso Museo dell’Ermitage di San Pietroburgo (la cui collezione di pittura francese conta oltre duemila dipinti, la più vasta raccolta al di fuori della Francia) per una mostra che illustra la storia della pittura francese dal 1600 alla fine dell’Ottocento, dall’avvento delle accademie fino alla nuova libertà della pittura en plein air proposta dagli impressionisti.

L’esposizione intreccia tutti i grandi temi della pittura moderna – dai soggetti sacri a quelli mitologici, dalla natura morta al ritratto, dal paesaggio alla scena di genere – e delinea la storia della fortuna dell’arte francese in Russia: le ragioni storiche e culturali del successo di alcuni generi accademici, rispetto all’impegno sociale delle correnti realiste; il gusto raffinato di Caterina II che nel 1772 si aggiudicò gran parte dei dipinti raccolti a Parigi dal celebre amateur francese Pierre Crozat negli anni a cavallo tra il Sei e il Settecento; gli acquisti alla moda dei ricchi aristocratici russi nell’Ottocento, le riorganizzazioni dei musei nel Novecento in seguito alla Rivoluzione d’Ottobre.

Il percorso in mostra, articolato in 12 sezioni per un totale di circa 50 artisti, si apre con le influenze caravaggesche di Simon Vouet, prosegue attraverso il destino dei grandi maestri del classicismo, da Philippe de Champaigne ai sommi Poussin e Lorrain; attraversa la nuova libertà della pittura di Watteau, Boucher e Fragonard, per approdare al ritorno all’antico di Greuze e alla poesia venata di Romanticismo di Vernet e Hubert Robert; il neoclassicismo di Ingres si intreccia al nuovo sentimento del paesaggio che si affaccia con Croot e all’affermazione dell’Impressionismo con Renoir, Sisley, Monet, Pissarro, fino all’apertura verso le avanguardie moderne con Cézanne e Matisse.

domenica 13 dicembre 2015

matisse e il suo tempo

Matisse e il suo tempo
Torino, Palazzo Chiablese
12 dicembre 2015 - 15 maggio 2016


Le opere in mostra a Palazzo Chiablese di Torino provengono dal Centre Pompidou di Parigi. Sebbene il titolo ponga in rilievo soprattutto Matisse, in realtà ci sono anche molti altri lavori di suoi contemporanei: un buon ritratto dello spirito del tempo dei primi anni del XX secolo. In totale si tratta di 50 opere di Matisse, e di altri 47 capolavori di artisti del calibro di Picasso, Renoir, Bonnard, Modigliani, Mirò, Derain, Braque, Marquet e Léger.


La scelta di indicare Matisse nel titolo della mostra è dovuta principalmente a un criterio quantitativo, anche se, come si può vedere, l'esposizione è ben più ricca. La mostra pone comunque un forte accento sulla carriera di Matisse, il cui stile pittorico ha lasciato un segno indelebile nella storia dell’arte contemporanea.
Matisse, una delle personalità artistiche più affascinanti del Novecento, durante tutta la sua carriera è stato capogruppo dei fauves, osservatore critico del cubismo, discepolo di Signac, Renoir e Bonnard, rivale di Picasso, maestro d’accademia e infine precursore di un'arte che anticipa l’espressionismo astratto newyorkese.


Il percorso espositivo è articolato in dieci sezioni, organizzate secondo un percorso cronologico, che permette di scoprire Matisse fin dagli esordi fino ai suoi ultimi momenti, senza però dimenticare gli approfondimenti tematici:
- I “Moreau” (gli esordi di Matisse e i suoi legami d’amicizia con i condiscepoli dell’atelier di Gustave Moreau all’École des Beaux-Arts)
- Il periodo del Fauvismo
- Polo Nord – Polo Sud. Matisse e il Cubismo (la scoperta e lo scontro artistico con il Cubismo di Braque e Picasso)
- Gli anni di Nizza, riletture (le prime forme di Impressionismo)
- Il pitture delle odalische (il viaggio in Marocco e le influenze della cultura del luogo)
- Il desiderio della linea. Matisse e il Surrealismo
- Dipingere la pittura. Gli atelier di Matisse
- Matisse, Renoir e la “Danza” di Barnes
- Il Modernismo. La svolta degli anni Trenta
- Il lascito di Matisse all’Astrattismo. L’ultimo Matisse


giovedì 3 dicembre 2015

luci d'artista


Si possono coniugare la tradizione delle luminarie natalizie e l'arte contemporanea? La risposta è sì, e a Torino lo fanno da ormai quasi 20 anni, nel periodo che precede il Natale.
La città di Torino ha dato un'etichetta altisonante alle classiche illuminazioni natalizie, chiamandole "Luci d'Artista". In effetti le diverse installazioni realizzate con la luce sono state ideate e progettate da vari artisti contemporanei, italiani e stranieri, anche di fama, quindi possono tranquillamente essere etichettate come "opere d'arte".

Regno dei fiori: nido cosmico di tutte le anime, di Nicola De Maria
Ogni anno, intorno al periodo autunnale in cui torna l'ora solare, si vedono gli omini del Comune che montano le illuminazioni, spesso con l'ausilio di camion e gru. E' una scadenza particolare, perché da quel momento in poi, quando la sera uscirò dall'ufficio, ci sarà buio fitto a causa del cambio dell'ora. Grazie alle Luci d'Artista, però, il tragitto fino alla metropolitana sarà almeno ravvivato da questi colori ed effetti luminosi.

La cosa intelligente delle Luci d'Artista torinesi è che vengono riciclate e re-inventate ogni anno. Di solito le vie e le piazze coinvolte nella manifestazione sono sempre le stesse, quasi tutte in zona centrale, ma di anno in anno le luci vengono ricollocate in una via differente rispetto all'anno prima, ovviamente anche in funzione di come si riescono ad adattare alla fisionomia della strada.
Ad esempio, le scritte della favola narrata da Mainolfi uno degli anni passati erano collocate in via Carlo Alberto, l'anno scorso in via Lagrange, e quest'anno in via Garibaldi.
Anche se il grosso delle opere viene riproposto anno dopo anno, con ogni nuova edizione c'è però in genere anche una new entry. Opere che vanno e opere che vengono, dunque.

Alcuni allestimenti sono davvero scenografici e mi piace sempre rivederli, anno dopo anno.
Il mio preferito in assoluto era il "Tappeto volante" di Buren, che di solito veniva allestito davanti al Municipio: un reticolato di lanterne rosse e blu disposte in maniera regolare a circa 8-9 metri da terra. Davvero suggestivo camminarci sotto. Peccato che quest'anno non sia stato riproposto.

Tappeto volante, di Daniel Buren
Sono molto pittoreschi anche gli allestimenti che riproducono, sulle volte delle gallerie di passaggio, le costellazioni e i cieli stellati.

L’energia che unisce si espande nel blu, di Marco Gastini
Simpatiche, invece, le installazioni che propongono colombe che tendono nel becco un nastro luminoso rosso, oppure quelle che narrano una favola tramite diverse frasi colorate appese lungo la via (la favola di Mainolfi che ho citato prima).

Volo su..., di Francesco Casorati
Se vi trovate a passare per Torino in questo periodo, e l'arte contemporanea vi interessa, o se più semplicemente queste luminarie artistiche vi incuriosiscono, procuratevi una mappa con la dislocazione delle varie opere. Potrete farvi una bella passeggiata esplorativa, naturalmente nelle ore serali-notturne, quando le luci sono accese! Avete tempo sin dopo l'Epifania.

Noi, di Luigi Stoisa

venerdì 25 luglio 2014

uomini e lupi

Centro uomini e lupi Il Centro Uomini e Lupi si trova a Entracque, in provincia di Cuneo, presso la sede del Parco Naturale delle Alpi Marittime. E' composto di due sezioni, che si possono visitare separatamente l'una dall'altra, ma che consiglio vivamente di vedere entrambe. La parte espositiva si trova nel centro del paese, mentre il centro faunistico si trova leggermente fuori, sulla strada di San Giacomo, vicino alla sede operativa del Parco.

Il centro faunistico comprende un'area recintata di circa otto ettari in cui sono ospitati alcuni esemplari di lupi. Si tratta di lupi che non potrebbero vivere in libertà, perché hanno subito dei gravi incidenti, e stanno quindi seguendo un percorso di riabilitazione, oppure perché sono già nati in cattività, e quindi non sarebbero in grado di sopravvivere autonomamente.

La visita si sviluppa in un "tunnel" chiuso, composto da diversi ambienti che presentano il lupo dal punto di vista naturalistico.

Il personaggio inventato di Caterina, giovane fotografa naturalista appassionata di lupi, conduce il visitatore alla scoperta del lupo e del suo comportamento, attraverso una serie di filmati e narrazioni presentati in cinque ambienti: il laboratorio fotografico, la biblioteca/salotto, la cucina della casa di Caterina, il bosco e un rifugio di montagna. In ogni ambiente, suoni e filmati ci immergono nel mondo del lupo, rappresentato principalmente da Ligabue.
Anche se Caterina è un personaggio di fantasia, la storia che ci racconta, quella del giovane lupo Ligabue, i cui spostamenti nel 2004 vennero seguiti dall'appennino emiliano sino alla zona del parco, è invece reale (e dal finale, come spesso avviene in natura, purtroppo tragico).

Al termine del tunnel, dopo aver osservato una davvero realistica riproduzione di una tana di lupo (completa di lupetti addormentati, fatti talmente bene che sembrano davvero veri - il corpicino si muove come se respirassero!), si arriva alla scala che porta alla torretta di avvistamento, la quale si erge in mezzo allo spazio recintato. La torretta è alta tre piani, e se si è fortunati si può avvistare uno dei lupi che vivono nel centro. Attualmente sono ospiti fissi un maschio e una femmina, Ormea ed Emilia.

Anche un'altra giovane lupa, Hope, è ospite della struttura, dopo essere stata vittima di un incidente a Pragelato nel dicembre 2013: l'animale è stato miracolosamente recuperato, ha dovuto subire alcune operazioni piuttosto invasive alle zampe, e adesso si trova qui in convalescenza, in attesa di capire cosa verrà deciso per il suo futuro, ma è tenuta separata dalla coppia.

L'avvistamento dalla torretta di uno dei lupi presenti nel centro non è comunque scontato, anche se ormai Emilia e Ormea sono relativamente abituati ai visitatori. Durante la mia visita, purtroppo, non sono riuscita ad avere questa fortuna... ci speravo molto...

Il centro espositivo in paese è invece caratterizzato dalla narrazione di un vecchio cantastorie, nonno Prezzemolo, che racconta le storie legate al lupo ai suoi nipotini. Ci sono quattro sale, in ciascuna delle quali si assiste a una proiezione. Le sale sono molto originali e scenografiche.
Si entra nella torre azzurra dell'orologio, che svetta sulla piazzetta, e si sale al primo piano. Si comincia dalla buia Tenda delle Favole, rischiarata in un angolo dalla stufa accesa sulla quale sono state stese ad asciugare le calze di lana, mentre sullo schermo passano le immagini dei boschi bui e delle storie di nonno Prezzemolo, durante la veillà. In una storia il lupo feroce attacca le persone, mentre in un'altra il lupo è invece l'incarnazione dell'anima defunta di un uomo che torna per proteggere la moglie. Salta subito all'occhio che non è così facile capire se il lupo è "buono" o "cattivo"...

Si sale poi all'Officina delle Biciclette, dove innumerevoli biciclette riempiono ogni angolo (e il soffitto) della stanzetta dietro all'orologio, e dove nonno Prezzemolo, ciclista over the world, insieme ad altri personaggi, illustra le leggende e le credenze mitiche sul lupo nei vari paesi e culture del mondo, nel corso del tempo.
Si passa poi alla Galleria dei Ritratti, dove si ci accomoda su vecchi divani e poltrone, e si ascoltano le storie che si incrociano di contrabbandieri, cacciatori, e vecchie comari della valle. E poi si accede alla Grotta, una specie di caverna con due fessure simili agli occhi del lupo, dove si ascoltano i commenti pro e contro il lupo da parte delle guardie del parco, degli allevatori, e degli escursionisti. Ne viene fuori una morale niente affatto scontata: il lupo non è né buono né cattivo: il lupo attacca altri animali perché vuole così il suo istinto, perché quella è la parte che gli è stata assegnata nella grande rappresentazione del ciclo della vita.
Avviandosi verso l'uscita, si passa infine in uno spazio di documentazione-biblioteca.

Il Centro è stato aperto nel 2010, e mi ha davvero stupito: non mi aspettavo di trovarlo così coinvolgente e ben fatto. Ha un'impostazione molto francese (se questo aggettivo può voler significare qualcosa in ambito espositivo-didattico), con una narrazione poetica e immaginifica, senza intenti didascalici di parte. E' una visita che consiglio senza dubbio alle scolaresche delle elementari e delle medie, nonché alle famiglie, ma anche agli adulti, sia a chi il lupo lo conosce già dal punto di vista etologico-naturalistico, sia a chi è incuriosito e ne vuole sapere un po' di più. Magari mi avessero portata da piccola a vedere un posto così! Credo che mi sarei dedicata anima e corpo a saperne di più su questi magnifici animali, e chissà, magari da queste ricerche infantili ne sarebbero anche potute discendere scelte di studi e di mestiere diversi...

Sito web: www.parcoalpimarittime.it/la-visita/punti-d-interesse/centro-uomini-e-lupi

la torretta di avvistamento
il centro faunistico in località strada san giacomo
panorama verso Entracque

mercoledì 26 marzo 2014

mostra preraffaelliti a torino

Preraffaelliti. L’Utopia della Bellezza
Torino, Palazzo Chiablese
19 aprile - 13 luglio 2014


Dalla Tate Gallery di Londra arriveranno 70 opere a Torino: Everett Millais, Dante Gabriel Rossetti, Ford Madox Brown, William Hunt, John Williams Waterhouse saranno in mostra per ricordarci cosa sia la bellezza, o meglio l’utopia della bellezza, con opere che esercitano oggi più di ieri un fascino irresistibile. La mostra è promossa dal Comune di Torino con il sostegno della Direzione Regionale Beni Culturali Piemonte, del Polo Reale e del Sole 24 Ore Cultura.

La contemporaneità del tema sulla bellezza è sottolineato dal concetto di “utopia”, che nell’arte contemporanea è stato superato, a volte contestandolo. La Confraternita dei Preraffaelliti, invece, prendeva la bellezza molto sul serio, e supportati dal critico Ruskin e da poeti come Baudelaire, Keats, Tennynson e Blake, di cui Rossetti nel 1847 acquistò il quaderno di appunti, riuscirono a trarre liberamente ispirazione da altri del passato come Shakespeare e Dante per opporsi ai cambiamenti del loro tempo.

Nelle opere dei Preraffaelliti risalta subito l’attenzione per la figura femminile immersa in una natura rigogliosa, minuziosa e realistica; ma sia la natura che la donna erano il tramite per la comprensione di una dimensione immaginaria e utopica.

Sempre più importante fu il ruolo delle modelle, vere e proprie muse ispiratrici, difficili da sostituire dopo averle rese immortali. Christina, Annie, Jane, Elizabeth pur con diverse caratteristiche fisiche cominciarono nella delirante ricerca dell’Utopia dei Preraffaelliti a somigliarsi tutte e nella loro tragedia umana a diventare un tutt’uno con la natura circostante. Lontani dallo sfarzoso Rinascimento rappresentato da Raffaello, lo stile celebrava la bellezza per la bellezza, libera da ogni fine.

Nei disegni preparatori che sono conservati alla Tate Gallery di Londra, la musa più amata prima da Millais, che la ritrasse quasi fedelmente nell’Ophelia (1852) e poi da Dante Gabriel Rossetti, fu Elizabeth Siddal, una giovane sarta londinese, poi moglie del pittore. La donna, affetta da depressione, è la protagonista dei famosi Guggums (vezzeggiativo con cui l’artista la chiamava), in cui il volto si ripete ossessivamente abbozzati durante attimi di “noia vigile”, come l’avrebbe definita Baudelaire, in cui Rossetti riusciva a percepirne la malinconica bellezza, candida e fragile nello stesso tempo, ma il dono più alto che la vita potesse offrire all’umanità. La bellezza svela il lato oscuro nella decadenza. L’utopia è nella purezza impossibile, sempre minacciata interiormente da un “verme invisibile”, che la deturpa rendendola impura.

Ma come per i Preraffaelliti, anche per Rossetti il concetto di bellezza subirà molte evoluzioni riscontrabili in pittura. La donna languida dal collo di cigno, contornata da lunghi capelli rossi, unico essere di una dimensione tra il sonno e la veglia, divenne sempre più persa in pensieri inconfessabili. La donna-nottambula, cede il posto alla donna dalla bellezza ambigua, demoniaca dalle labbra turgide; una vampira alla ricerca di piacere solipsistici.
Rossetti trasforma la donna in idolo: diventa più minacciosa, carnale, barocca, con una presenza fisica meno eterea, a metà tra il volto dolce della Siddal e quello dell’amante Jane Morris, moglie di William Morris, di una durezza virile.

In mostra, anche sezioni che trattano della rappresentazione del sacro da parte dei membri della Confraternita, della poesia, di aspetti della vita quotidiana, della raffigurazione del paesaggio dal vero.
Sito web http://www.mostrapreraffaelliti.it/


Elenco delle opere esposte a Torino:


Dante Gabriele Rossetti, Ecce Ancilla Domini! (The Annunciation) 1849‑50
Dante Gabriele Rossetti, Sancta Lilias 1874
Dante Gabriele Rossetti, Carlisle Wall (The Lovers) 1853
Dante Gabriele Rossetti, Dante's Vision of Rachel and Leah 1855
Dante Gabriele Rossetti, Dante's Dream at the Time of the Death of Beatrice 1856
Dante Gabriele Rossetti, Mary Nazarene 1857
Dante Gabriele Rossetti, St Catherine 1857
Dante Gabriele Rossetti, The Blue Closet 1857
Dante Gabriele Rossetti, The Adoration 1858‑64
Dante Gabriele Rossetti, Arthur's Tomb 1860
Dante Gabriele Rossetti, Dantis Amor 1860
Dante Gabriele Rossetti, Aurelia (Fazio's Mistress) 1863‑1873
Dante Gabriele Rossetti, Beata Beatrix c.1864‑70
Dante Gabriele Rossetti, How Sir Galahad, Sir Bors and Sir Percival Were Fed with the Sanct Grael; but Sir Percival's Sister Died by the Way 1864
Dante Gabriele Rossetti, Monna Pomona 1864
Dante Gabriele Rossetti, Roman de la Rose 1864
Dante Gabriele Rossetti, The Beloved ('The Bride') 1865‑6
Dante Gabriele Rossetti, Monna Vanna 1866
Dante Gabriele Rossetti, Proserpine 1874
Dante Gabriele Rossetti, Lear and Cordelia 1849‑54
William Holman Hunt, Cornfield at Ewell 1849
William Holman Hunt, The Haunted Manor 1849
William Holman Hunt, Claudio and Isabella 1850
William Holman Hunt, The Awakening Conscience 1853
William Holman Hunt, The Lady of Shalott, engraved by J. Thompson published 1857
William Holman Hunt, Cornfield at Ewell 1849
John Everett Millais, Christ in the House of His Parents ('The Carpenter's Shop') 1849‑50
John Everett Millais, The Order of Release 1746 1852‑3
John Everett Millais, Study for 'Christ in the House of His Parents' c.1849
John Everett Millais, The Disentombment of Queen Matilda 1849
John Everett Millais, Mrs James Wyatt Jr and her Daughter Sarah c.1850
John Everett Millais, Mariana 1851
John Everett Millais, Ophelia 1851‑2
John Everett Millais, The Vale of Rest 1858‑9
Elizabeth Eleanor Siddal, Lady Affixing Pennant to a Knight's Spear c.1856
Elizabeth Eleanor Siddal, Sir Patrick Spens 1856
William Davis, A Day's Sport at Bidston Hill c.1865
Frederick Sandys, Oriana 1861
William Dyce, Pegwell Bay, Kent - a Recollection of October 5th 1858 ?1858‑60
Arthur Hughes, Aurora Leigh's Dismissal of Romney ('The Tryst') 1860
Arthur Hughes, The Eve of St Agnes 1856
Henry Wallis, Chatterton 1856
Henry Wallis, Study for 'Chatterton' c.1856
Henry Wallis, The Room in Which Shakespeare Was Born 1853
William Morris, La Belle Iseult 1858
Ford Madox Brown, Jesus Washing Peter's Feet 1852‑6
Ford Madox Brown, Lear and Cordelia 1849‑54
Ford Madox Brown, Chaucer at the Court of Edward III 1856‑68
Ford Madox Brown, 'Take your Son, Sir' ?1851‑92
Ford Madox Brown, The Hayfield 1855‑6
Ford Madox Brown, Carrying Corn 1854‑5
Ford Madox Brown, The Brent at Hendon 1854‑5
Ford Madox Brown, Our Lady of Good Children 1847‑61
Simeon Solomon, Sappho and Erinna in a Garden at Mytilene 1864
Simeon Solomon, A Youth Relating Tales to Ladies 1870
Robert Braithwaite Martineau, The Last Day in the Old Home 1862
John Roddam Spencer Stanhope, Thoughts of the Past exhibited 1859
Frederic George Stephens, Mother and Child c.1854
Charles Allston Collins, May, in the Regent's Park 1851
Thomas Seddon, Jerusalem and the Valley of Jehoshaphat from the Hill of Evil Counsel 1854‑5
William Bell Scott, The Eve of the Deluge 1865
John Brett, Glacier of Rosenlaui 1856
George Price Boyce, Landscape at Wotton, Surrey: Autumn 1864‑5
George Price Boyce, A Girl by a Beech Tree in a Landscape 1857
Charles Allston Collins, Convent Thoughts 1853
Frederic George Stephens, Mother and Child 1864
Sir Edward Coley Burne-Jones, Sidonia von Bork 1560 1860
Sir Edward Coley Burne-Jones, Clara von Bork 1560 1860
Sir Edward Coley Burne-Jones, Love and the Pilgrim 1896‑7
Sir Edward Coley Burne-Jones, Clerk Saunders 1861
Sir Edward Coley Burne-Jones, Vespertina Quies 1893
Sir Edward Coley Burne-Jones, The Temple of Love (date not known)


(link al video su YouTube - tolto embed per evitare rogne con la Cookie Law)

martedì 15 ottobre 2013

renoir in mostra a torino

Sta per aprirsi una mostra che non mancherò sicuramente di visitare. Renoir è stato forse uno dei primi artisti che ho imparato ad apprezzare, già da ragazzina, complice un grande poster appeso nella mia stanza, che raffigurava tante riproduzioni - in piccolo - dei suoi dipinti. Questi quadri mi sono perciò diventati molto familiari, e anche se ho già avuto la possibilità di ammirarli dal vero nei musei parigini nei quali sono normalmente conservati, sono curiosa di vederli esposti tutti insieme, a due passi da casa.

Renoir. Dalle collezioni del Musée d'Orsay e dell'Orangerie
Torino, Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea
(23 ottobre 2013 - 23 febbraio 2014)

Il Musée d’Orsay e il Musée de l’Orangerie di Parigi, che conservano la collezione più completa al mondo dell’opera di Renoir, hanno accettato di privarsi per quattro mesi di una sessantina di capolavori, per dare vita a una straordinaria rassegna che documenta tutta l’attività di questo grandissimo pittore, testimoniando i momenti più significativi.

Con questa esposizione si vuole percorrere la complessa evoluzione del percorso artistico di Renoir – attivo per oltre un cinquantennio tanto da produrre oltre cinquemila dipinti e un numero elevatissimo di disegni e acquerelli –, evidenziando la grande varietà e qualità della sua tecnica pittorica e i diversi temi affrontati. Nell’arco della sua vita, Renoir si misura infatti con la sperimentazione della pittura en plein air, fianco a fianco con l’amico e collega Monet, portando al tempo stesso a compimento opere in atelier.
La mostra torinese si articola nelle seguenti sezioni:

L’età della Bohème
Dopo l’ammissione all’Ecole des Beaux-Arts nel 1862, Renoir conosce e frequenta Alfred Sisley, Frédéric Bazille e Claude Monet, con cui soprattutto condivide sessioni di pittura en plein air a Fontainebleau o alla Grenouillère nei dintorni di Parigi. Sono di questo periodo alcuni suoi ritratti di conoscenti e amici: William Sisley (1864), Frédéric Bazille (1867), Claude Monet (1875), esposti in questa sezione con due opere dello stesso Bazille, il suo studio (1870) e un ritratto dello stesso Renoir (1867), e uno di Monet.
Renoir sceglie le sue protagoniste da ogni estrazione sociale: borghesi, operaie, ballerine, tutte rivestite da una grazia speciale e da un’impalpabile bellezza che rievocano i modelli femminili dell’arte settecentesca.

La “recherche heureuse du côté moderne”
Qui troviamo cinque opere dedicate a uno spaccato della società moderna e ai nuovi divertimenti dei parigini, dai balli alle escursioni in campagna: inarrivabile è La balançoire (1876) ovvero L’altalena, dove le magnifiche figure della donna, del giardiniere e della bambina accanto all’altalena si stagliano in un giardino dai colori vivissimi. I tocchi di colore stesi per piccole macchie rendono l’effetto della luce solare filtrata attraverso le foglie, creando un’atmosfera di vibrazione cromatica e luminosa, che ne fa una delle massime espressioni della pittura impressionistica en plein air.

“Le métier de paysagiste” (Renoir)
La collezione di opere di paesaggio di Renoir del Musée d’Orsay è probabilmente la più bella al mondo.
Questa sezione ne presenta dieci, che ripercorrono un esteso arco cronologico, comprendente il viaggio ad Algeri effettuato dall’artista nel 1881. Relative a questo soggiorno nordafricano troviamo esposte: Campo di banani, Paesaggio algerino e La moschea, dove Renoir dipinge palme baciate dal sole, giardini privati e orti dal sapore esotico. Le altre tele rappresentano splendide vedute dove si percepisce la grande attrazione del maestro per l’acqua, il verde e i giardini, fonte continua di ispirazione.

Infanzia
I bambini, spesso i suoi figli o figli di amici, sono molto presenti nell’opera di Renoir.
Queste nove opere esposte fanno a gara con i ritratti femminili nel regalarci istantanee di volti infantili carichi di poesia: dal bellissimo pastello su carta Ritratto di ragazza bruna seduta, con le mani incrociate (1879), al dipinto Fernand Halphen bambino (1880) in un serioso ritratto abbigliato da marinaretto, dalla deliziosa Julie Manet (1887) a una tenera Maternità (1885), al Ritratto del figlio Pierre (1885) dalla collezione della GAM.
Il celeberrimo capolavoro Jeunes filles au piano (1892) è stato il primo dipinto di Renoir a entrare nelle collezioni di un museo francese. Accanto ad esso è esposta un’altra splendida tela: Yvonne e Christine Lerolle al piano (1897-1898 circa) e due soggetti legati alla musica: il famoso ritratto di Richard Wagner, ritratto a Palermo nel corso di un memorabile incontro tra Renoir e il compositore tedesco, e quello di Théodore de Banville (entrambi del 1882).

“Beau comme un tableau de fleurs”
Piccola sezione di opere straordinarie: i bouquet di Renoir sono magistrali nella tecnica e nei colori, è uno dei temi dove l’artista sperimenta maggiormente.

“Le nu, forme indispensable de l’art”
È una sezione capitale della mostra, con opere fondamentali nella carriera di Renoir, che aveva sempre manifestato un profondo interesse per l’arte italiana rinascimentale, ammirando le opere di Raffaello, Tiziano, e il barocco nordico di Rubens, da cui assimila le forme morbide e languide e un cromatismo pieno, che fanno parte della sua cifra stilistica riguardo al modo di trattare la figura femminile.
In mostra, cinque tele spettacolari, tutte dipinte nell’ultimo periodo della sua vita, tra il 1906 e il 1917, fra cui Grand nu (1907), La toilette (Donna che si pettina) (1907-1908), Nudo di donna visto di spalle (1909).

L’eredità delle Bagnanti
All’ultimo fondamentale capolavoro di Renoir, Le bagnanti (1918-1919), è dedicata la “chiusura” della mostra. Il quadro è emblematico delle ricerche effettuate dall’artista alla fine della sua vita. Qui vi celebra una natura senza tempo, da cui ogni riferimento al contemporaneo è bandito. Le bagnanti sono da considerarsi il testamento pittorico di Renoir. Queste figure devono anch’esse molto ai nudi di Tiziano e Rubens, tanto ammirati da Renoir.

In mostra sono esposti anche gli strumenti di lavoro dell’artista: tavolozza, scatola di colori, pennelli, inseparabili attrezzi del grande maestro. Sino all’ultimo aveva lavorato alle sue Bagnanti, facendosi legare i pennelli alle dita ormai deformate dall’artrite reumatoide. Renoir muore il 3 dicembre 1919, ucciso da un’infezione polmonare.

martedì 23 luglio 2013

fotografie naturalistiche

Wildlife Photographer of the Year 2012
Torino, Museo Regionale di Scienze Naturali
(5 luglio - 8 settembre 2013)

La nuova edizione della mostra Wildlife Photographer of the Year raccoglie oltre cento immagini, vincitrici nelle 18 categorie del concorso indetto dal Natural History Museum di Londra in collaborazione con il BBC Wildlife Magazine e giunto ormai alla sua 48esima edizione.

Il premio, che si tiene ogni anno dal 1964, è senz’altro il più prestigioso al mondo nel suo genere, e in questa edizione ha visto la partecipazione di oltre 48.000 concorrenti provenienti da 98 paesi. In ognuna delle categorie, sono stati selezionati i vincitori da una giuria di stimati esperti e fotografi naturalisti.

Il premio più ambito, il Veolia Environnement Wildlife Photographer of the Year, è stato assegnato al fotografo canadese Paul Nicklen per la sua fotografia Bubble-jetting emperor, un’immagine spettacolare di pinguini imperatori, nel loro caotico mondo sottomarino, scattata nel Mar di Ross, in Antartide. Paul è rimasto immobile, con le gambe bloccate nel ghiaccio, aspettando i pinguini. Improvvisamente gli uccelli sono saltati fuori dalla profondità e, con le dita congelate, il fotografo ha catturato questa incredibile immagine. «Questa immagine - secondo il parere espresso dalla giuria - ti trascina per un attimo nel privato mondo dei pinguini imperatori: un caos infinito e perfettamente organizzato».

Photo by Paul Nicklen

La mostra si articola in un percorso che comprende varie categorie:
- Animali nel loro ambiente
- Comportamento animale: uccelli
- Comportamento animale: mammiferi
- Comportamento animale: tutti gli altri animali
- ll mondo subacqueo
- Ritratti di animali
- Natura in città
- Natura in bianco e nero
- Visioni creative della natura
- Paesaggi incontaminati
- Fotogiornalismo
Tre premi speciali:
- animali in estinzione
- interazione tra l’uomo e il mondo naturale
- migliore portfolio di sei immagini scattate da fotografi di età non superiore ai 26 anni
In più tre categorie Junior riservate a fotografi di età compresa tra i 15-17 anni, tra gli 11-14 anni e per fotografi di età inferiore ai 10 anni.
Photo by Steve Winter

Photo by Pal Hermansen

Photo by Kim Wolhuter

Photo by Larry Lynch

Photo by Daniel Eggert

Photo by Anna Henly

Photo by Frits  Hoogendijk