Visualizzazione post con etichetta illustrazioni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta illustrazioni. Mostra tutti i post

mercoledì 19 ottobre 2016

toulouse-lautrec in mostra a torino

Toulouse-Lautrec. La Belle Époque
Palazzo Chiablese, Torino
 22 ottobre 2016 - 5 marzo 2017

Dopo mesi di notizie discordanti a proposito di annullamento definitivo e/o di rinvii vari, si apre finalmente in città questa benedetta mostra, annunciata mesi fa e sempre rimandata.
Con circa 170 opere, tutte provenienti dalla collezione dell’Herakleidon Museum di Atene, si apre a Palazzo Chiablese una grande retrospettiva dedicata a Toulouse-Lautrec, l’aristocratico bohémien considerato il più grande creatore di manifesti e stampe tra il XIX e XX secolo.

Il percorso illustra l’arte eccentrica e la ricercata poetica anticonformista e provocatoria - tra le più innovative tra Ottocento e Novecento - di uno degli artisti oggi più apprezzati e ammirati; un’anima da "artista tormentato" fin dall’infanzia e non adeguatamente "riconosciuto", seppur pervaso da un fortissimo slancio ottimista e dalla consapevolezza della bellezza della vita. Una bellezza semplice, dai contorni volutamente sfumati e da vivere in momenti dissoluti, dai colori forti e spregiudicati e priva di abbellimenti, nei disegni come nelle tinte. Nessuno, dopo di lui, è stato in grado di rendere così "perfetto" il volto dell’imperfezione. È questo il suo stile.

 In mostra litografie a colori (come Jane Avril, 1893), manifesti pubblicitari (come La passeggera della cabina 54 del 1895 e Aristide Bruant nel suo cabaret del 1893), disegni a matita e a penna, grafiche promozionali e illustrazioni per giornali (come in La Revue blanche del 1895) diventati emblema di un’epoca indissolubilmente legata alle immagini di Toulouse-Lautrec.


venerdì 10 aprile 2015

song of the sea

Irlanda/Lussemburgo/Belgio/Francia/Danimarca, 2014
Regia: Tomm Moore
Il piccolo Ben, che vive in un faro su un isolotto presso la costa irlandese, viene abbandonato dalla madre in occasione della nascita della sorellina Saoirse, e viene cresciuto dal padre.

Quando Saorsie compie sei anni, la bambina, che non ha mai parlato, trova in un baule un prezioso mantello magico, indossando il quale si trasforma magicamente in una piccola foca. Saoirse è infatti una selkie, proprio come lo era la madre, che infatti era tornata dal suo popolo. Le selkie sono figure fantastiche del folklore irlandese e scozzese, donne che si trasformano da foche in esseri umani.
Quando il padre scopre che Saoirse ha trovato il mantello, per paura di perdere anche la figlia dopo l'amata moglie, manda la bambina e il fratello a vivere in città con la nonna paterna, e getta in mare il mantello fatato.

Ai due bambini però non piace vivere in città, e durante la notte di Halloween decidono di tornare a casa al faro. Durante il viaggio, Ben e Saoirse incontrano creature dimenticate di una tradizione e di leggende che stanno scomparendo e scoprono che le canzoni di Saoirse sono la chiave per la loro sopravvivenza. Saoirse, però, non può cantare e nemmeno parlare senza il suo mantello Selkie, che il padre le ha tolto.

Inizia così una corsa contro il tempo per ritrovare il mantello, recuperarlo e salvare gli altri esseri magici come Saoirse, e Ben riuscirà coraggiosamente a comportarsi come il 'miglior fratello maggiore del mondo', proprio come aveva promesso tanti anni prima a sua madre.

Non so se questo film di animazione sia stato distribuito nelle sale cinematografiche italiane. So che è stato presentato al Sottodiciotto Film Festival di Torino, e ad un altro festival romano, ma nella programmazione delle sale normali non mi è capitato di notarlo. Io l'ho visto in lingua originale (senza sottotitoli, che non ho trovato...), per cui non so nemmeno se ne esista una versione doppiata.

E' un peccato, perché è un cartone molto bello e pieno di atmosfera. Ma a parte questo, ciò che mi ha colpito di più sono i disegni, con fondali fissi che sembrano acquerelli, a volte piatti e senza apparente prospettiva, ma molto evocativi. Sembrano le illustrazioni di un libro per bambini. Danno davvero l'idea di un tocco di magico alla storia.

sabato 9 novembre 2013

il mondo di sarah kay


Le bambine degli anni '70 e '80 (ma credo anche quelle nate dopo) ricorderanno sicuramente le inconfondibili illustrazioni di Sarah Kay.
I suoi soggetti sono immediatamente riconoscibili per la loro capacità di ispirare dolcezza e tenerezza. Un tratto delicato e uno spiccato gusto per la decorazione, danno vita a una miriade di bambine che si aggirano per una fattoria che non vediamo, ma sappiamo essere dietro l'angolo. E mentre le bambine di Sarah Kay se ne vanno in giro con dei fiori in mano, giocano con un cane o un gatto, fanno un pic-nic o semplicemente ramazzano per terra, chi le osserva non può fare a meno di sognare e immaginare di essere lì con loro. Come se fosse possibile con un disegno tornare indietro nel tempo, a quando si era bambini e il mondo sembrava più semplice e più bello.
Le illustrazioni di Sarah Kay decorano calendari, quaderni, etichette, libri, poster, adesivi, biancheria, capi di vestiario e molti altri oggetti distribuiti in tutto il mondo.

L'autrice di questi fortunati disegni è molto riservata. Infatti non rilascia interviste e le notizie che si hanno su di lei sono pochissime. Anche cercando maggiori informazioni su Google, sono riuscita a trovare ben poco.

Pare che, da sempre appassionata di disegno e pittura, l’australiana Sarah Kay decida di studiare arte e già a vent'anni riesca a farsi assumere in un'agenzia pubblicitaria. La sua vita sembra percorrere binari prestabiliti, quando  un giorno sua figlia si ammala gravemente e Sarah non sa cosa fare per cercare di distrarla. La prima cosa che le viene in mente è disegnare. In quel momento allora pensa a quale può essere il soggetto migliore per confortare la bambina malata e con la memoria torna alla fattoria di suo nonno. La serenità e il senso di sicurezza che provava allora, quando era piccola e le sembrava di vivere un'epoca magica, quasi un'età dell'oro, tutto questo le viene in soccorso. E con la sua straordinaria abilità lo riversa in magnifici disegni che aiutano la bimba a stare meglio. Poco dopo Sarah decide di provare a vendere questi disegni e trova così un editore di biglietti di auguri, il quale vede i disegni, li apprezza e decide di comprarli. La prima volta Sarah ne venderà venti, che l'editore deciderà di utilizzare per una serie di biglietti di auguri di compleanno.
In poco tempo andranno tutti a ruba e per Sarah sarà l'inizio di una carriera di grande successo.
Le notizie più aggiornate dicono che oggi Sarah Kay abita in un sobborgo di Sidney, distante dal frastuono e dal caos della metropoli. Ha due figli, Adam e Allison, e naturalmente una casa con un magnifico giardino.
Su un sito ho trovato l'indicazione secondo cui dietro al nome d'arte di Sarah Kay ci sarebbe l'artista e illustratrice Vivien Kubbos, ma anche su di lei non ho trovato molte informazioni, per cui prenderei questa notizia con beneficio d'inventario. Non ho trovato conferme, ma nemmeno smentite.

Una curiosità. Nel corso nelle ricerche sul web, ho scoperto che recentemente la DeAgostini ha messo in commercio delle action figures da collezione (e dal prezzo caruccio...) che rappresentano le bambine di Sarah Kay, mentre annaffiano un fiore, trasportano una cesta di mele, leggono un libro, fanno colazione in mezzo a un prato, portano a spasso il cagnolino, etc. Le statuine sono alte circa dodici centimetri - prodotte a tiratura limitata - e sono in resina dipinta a mano, precise in ogni dettaglio, per poter restituire al meglio la magia delle illustrazioni originali.

giovedì 14 marzo 2013

habemus nuovo sfondo

Volevo apportare qualche leggero cambiamento, soprattutto al background... e per adesso ho scelto questo, un po' più floreale e primaverile. Però non sono convinta dell'effetto complessivo e degli abbinamenti di colore: quando avrò un attimo di tempo cercherò di migliorarlo.

sabato 10 novembre 2012

il mondo delle cronache

Mappa del mondo delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, di George R. R. Martin.


venerdì 25 febbraio 2011

animali in arte


Animali in arte
L'Arcadia della biodiversità

Museo Regionale di Scienze Naturali, Torino
(28 gennaio-27 febbraio 2011)


Il lavoro artistico di Maurizio Boscheri costituisce un approccio interessante all'analisi e alla percezione dell'universo floro-faunistico. La serie di 50 dipinti presentati in mostra, infatti, rappresenta un insolito approccio per conoscere la vita animale che, in luoghi lontani, scorre inviolata.

"Animali in arte, l'Arcadia della biodiversità" sembra raccogliere un mondo onirico in cui il confine tra reale e irreale, difficilmente percepibile, è talmente labile da disorientare l'osservatore. Gli animali sono dipinti con un realismo quasi fotografico e i dettagli sono estremamente curati e minuziosi. I paesaggi in cui questi si trovano, invece, sembrano illustrare un universo fantastico, slegato dalla realtà. I soggetti e i contesti si raccordano però con armonia, grazie ai cromatismi esasperati che sottolineano la carica emotiva e suggestiva delle tele.

I formati delle tele sono svariati: alcuni pannelli hanno un taglio orizzontale o verticale che li vedrebbe benissimo collocati sulle pareti del salotto di casa.
Sono rimasta a lungo davanti a un pannello raffigurante "Raganelle e Ibiscus", ad osservare il contrasto degli occhioni rossi sul corpicino da cartone animato delle raganelle, e la composizione simpatica e divertente delle figurine rappresentate. Altri pannelli, dal taglio verticale (ad esempio "Sifaka di Verreaux", mi hanno ricordato moltissimo le tele di Klimt, con la forte presenza di dorature belle cariche, polveri metallizzate, lamine e glitter, decorazioni astratte sullo sfondo dell'immagine, di una figura "stirata". Molto belli davvero, hanno catturato a lungo il mio sguardo.



E nella prima parte della sala tutte le tele sono dedicate alle tigri (e ai grandi felini in genere), le quali hanno gli occhi dolcissimi e l'espressione mansueta e delicata (sicuramente molto più di quanto non l'abbiano nella realtà).

La mostra, prima di Torino, è già stata ospitata con successo in numerose sedi e città, tra cui Trento, Roma e Dubai.
Sito dell'artista: www.maurizioboscheri.it



martedì 4 maggio 2010

sabato 20 marzo 2010

la principessa e il ranocchio

La principessa e il ranocchio è un film molto carino e originale, ma per essere un lavoro Disney vi ho trovato atmosfere più dark e cupe rispetto ai soliti standard. Credo che se l'avessi visto da piccola alcune scene - il cattivo Facilier (che mi ha stranamente ricordato Adriano Celentano, mah!!) e le sue evocazioni delle ombre demoniache del voodoo, la scena nel cimitero e la morte di uno dei personaggi di contorno - mi avrebbero turbata non poco. Un po' come la strega di Biancaneve :-)
Quando il film è uscito - lo scorso autunno - le recensioni sottolinearono con insistenza come si trattasse forse del primo cartone Disney ad avere una protagonista di colore. Segno dei tempi, sulla scia della nuova presidenza USA. Non ho fatto particolarmente caso a quest'aspetto (nel senso che il colore della pelle di un personaggio animato non mi sconvolge per nulla), ma ho trovato molto originale l'ambientazione: New Orleans e il bayou circostante, negli anni '20.

Tiana è una giovane cameriera, con una mentalità intraprendente ed emancipata, che sin da bambina coltiva il sogno che era stato anche quello del padre, cioè quello di aprire un proprio ristorante, dove offrire buoni piatti e buona musica jazz. Per una serie di circostanze, finisce casualmente per baciare Naveen, un principe trasformato in ranocchio da un amuleto voodoo di un diabolico e malvagio imbroglione, e si ritrova lei stessa tramutata in rana! I due hanno caratteri inizialmente piuttosto in conflitto: lei abituata a lavorare duro per guadagnarsi ciò che desidera, lui viziato e pigro com'è d'uso per i principi, e dedito solo a canti e balli.

Ma trasformati in ranocchio e ranocchia, e sbattuti di colpo nella palude, i due finiscono per diventare compagni d'avventura e collaborare per sopravvivere (la palude è un posto assai pericoloso per le due bestiole). Con l'aiuto di Louis, un alligatore appassionato di musica jazz, e di Raymond, una lucciola romantica e sognatrice, Tiana e Naveen riescono ad arrivare dalla vecchia Mama Odie, che gli rivela come fare per tornare umani: il principe rospo dovrà baciare una principessa. E dove trovarne una? Sembra che ai fini della rottura dell'incantesimo anche la figlia del cosiddetto Re del Mardi Gras di New Orleans possa andare bene, in fin dei conti è una "principessa" per quel giorno di festeggiamenti, sino a mezzanotte. Però il tempo scorre, e qualcosa va storto. Nonostante la "principessa" baci il ranocchio sullo scoccare della mezzanotte, sia Tiana che Naveen non riacquistano il loro aspetto umano. Pare quindi che i due siano destinati a rimanere rane...

Ma le difficoltà della loro avventura hanno tirato fuori il meglio di entrambi, e i due nel corso della storia si sono scoperti innamorati, e decidono di restare insieme, sposandosi. Alla fine della cerimonia, celebrata dalla vecchia Mama Odie, dopo il rituale "vi dichiaro ranocchio e moglie", Naveen bacia Tiana, che ormai è divenuta una vera principessa, e l'incantesimo si spezza, riportando la coppia al suo vero aspetto umano. Tiana riuscirà a comprare i locali e a mettere in piedi il ristorante dei suoi sogni, e il suo principe le darà una mano in sala e sul palco dei musicisti. Mmmhhh... mi vien da pensare che non ci sono soltanto i principi dei cartoni che svolgono queste attività, ahimé...

La prima mezzora del cartone, ambientata fra gli umani, ha un ritmo più lento. Dopo la trasformazione la vicenda si trasferisce nella natura della palude, si fa più divertente e fiabesca, con alcune scenette davvero comiche.
Per saper davvero donare la felicità agli altri, attraverso il piacere della cucina (e realizzare quindi il suo antico sogno), Tiana dovrà prima conoscere la felicità per sé, attraverso l'amore, e capire che un sogno non è davvero bello se non è condiviso con qualcuno.

venerdì 26 febbraio 2010

presto che è tardi

Esce finalmente la prossima settimana nelle sale cinematografiche l'ultimo film del geniale Tim Burton: "Alice in Wonderland".



Alice è un personaggio creato dalla penna dello scrittore Lewis Carroll nel 1865, ma nel film di Burton non è una bambina, bensì una ragazza cresciuta. Soffocata dalla mentalità delle donne aristocratiche della Londra vittoriana, è alle prese con il suo matrimonio, organizzato a sua insaputa dalla madre con un arrogante aristocratico. Ma rincorrendo un coniglio bianco Alice tornerà nel mondo incantato in cui era già stata da bambina. Insomma si tratta di un sequel della storia che conosciamo, e che - ad esempio - abbiamo anche visto trasposta in una versione a cartoni animati della Disney (1951).


Questa versione è stata girata con attori veri e in 3D. Alice è interpretata dalla quasi debuttante Mia Wasikowska, mentre la regina di cuori e il cappellaio matto hanno i volti, rispettivamente, di Helena Bonham Carter, moglie di Burton, e da Johnny Depp, suo attore feticcio.

mercoledì 3 febbraio 2010

sabato 23 gennaio 2010

la favola nera di coraline

Coraline sospirò. - Tu proprio non capisci, vero? - disse - Io non voglio tutto ciò che desidero. Nessuno lo vuole. Non veramente. Che divertimento sarebbe, se potessi avere tutto ciò che desidero, senza problemi? Non avrebbe nessun valore. E poi che succederebbe?


Un giorno la piccola Coraline si accorge che una porta interna di casa sua è apparentemente sbarrata da un muro di mattoni. Cosa ci sarà oltre quella porta? Un giorno scopre che al di là della porta si apre un corridoio scuro, e alla fine del corridoio c'è una casa esattamente speculare, identica alla sua, dove trova due persone simili ai suoi genitori - l'altra madre e l'altro padre - che hanno però un
comportamento molto più accondiscendente e, piccolo particolare, due bottoni al posto degli occhi.
Due personaggi decisamente inquietanti, soprattutto l'altra madre, che cercano di convincere Coraline a rimanere nel loro mondo e a farla diventare una di loro. Anche perché sembra impossibile tentare di tornare indietro.
Ma grazie a un gatto e a un sassolino con il buco Coraline riuscirà a tornare nel suo mondo, salvando dal pericolo i suoi veri genitori e le anime di altri bambini che erano rimasti intrappolati oltre lo specchio.

Si tratta del primo libro di Neil Gaiman che leggo. L'autore ha scritto sia romanzi sia graphic novels (ad esempio "The sandman"), e fra i suoi titoli sono da citare anche "Neverwhere", "American Gods" e "Stardust".
Di “Coraline” è stato realizzato anche un film d'animazione (diretto da Henry Selick, autore insieme a Tim Burton del mitico "“The Nightmare before Christmas“), ed esiste anche la graphic novel (disegnata da P. Craig Russell). Il romanzo è accompagnato dalle cupe ed immaginifiche illustrazioni in bianco e nero di Dave McKean.

Una storia spaventosa destinata ai bambini, che incute un po' di timore anche a noi grandi. Oltre la porta la realtà è doppia, e confonde il concetto di bene e male. Gaiman stesso sostiene che “i bambini lo leggono come un’avventura. Gli adulti come un incubo“. Un buon libro per ragazzi è meritevole di essere letto anche dagli adulti, e anzi esce da questa stretta classificazione per diventare semplicemente un Libro e basta.

sabato 2 gennaio 2010

diario di campagna


Quando ero bimba, mia zia un anno mi regalò un'agenda che aveva trovato in allegato a una rivista - "Grazia", se ricordo bene - e che conteneva tanti piccoli deliziosi disegni di fiori, foglie, arbusti e uccellini. Tutte quelle illustrazioni mi accompagnarono per diverso tempo ed entrarono a far parte delle immagini legate ai miei ricordi d'infanzia.

La scorsa estate, in un meraviglioso Bed & Breakfast in cui sono stata nei pressi di Edimburgo, ho scoperto casualmente che esisteva un libro completo contenente tutte quelle illustrazioni, insieme a molte altre, accompagnate da testi e citazioni poetiche. Sul comodino accanto al letto si trovavano infatti alcuni libri da leggere, ed è stata davvero una sorpresa (un po' come sentire il profumo delle madeleines di proustiana memoria) ritrovare questi disegni, raccolti in un volume che i gestori del b&b avevano regalato alla loro figlia quand'era bambina (come recitava la dedica in prima pagina).

Il libro - "The Country Diary of an Edwardian Lady" - è il diario autentico di una giovane donna del primo Novecento, scoperto per caso nella biblioteca di una quieta casa di campagna inglese, interamente scritto a mano ed edito in facsimile.
Edith Holden (1871-1920) ha annotato in parole e disegni la flora e la fauna della campagna inglese attraverso il ciclo delle stagioni.
Nei suoi acquerelli rivivono scene campestri, gli umori della terra, il trascorrere delle stagioni.
I fiori, gli insetti, gli uccelli e le altre piccole creature che popolano la campagna si uniscono alle annotazioni quotidiane della signora inglese, alle minuziose osservazioni botaniche, alle poesie predilette, ai detti popolari della saggezza contadina.


In Italia il libro è stato pubblicato dalla Mondadori, col titolo di "Diario di campagna di una signora inglese del primo Novecento". Ed è uno dei titoli che spero di trovare, prima o poi, in italiano o in inglese, su qualche bancarella dell'usato.